Alla scoperta di “Vola Alè!”, quattro chiacchiere con Artù

La nostra intervista al cantautore romano, in uscita con il suo terzo progetto discografico anticipato dal singolo “Ti voglio”, inedito firmato da Rino Gaetano

Artù
Alessio Dari, in arte Artù, al suo terzo progetto discografico in uscita venerdì 25 maggio, intitolato “Vola Ale!”

Ciao Alessio, benvenuto su musica361. “Vola Ale!” è il tuo nuovo album in uscita venerdì 25 maggio, da quale idea iniziale sei partito?
Sono partito da un’idea e da un momento di confusione che sto vivendo, mi sono accorto di aver perso ogni punto di riferimento, sia religioso che politico, e che la forza dobbiamo trovarla dentro di noi, è l’essere umano che salverà l’umanità stessa, nessun altro. Il disco parla proprio di questo: voliamo verso un nuovo mondo con coraggio, altrimenti restiamo fermi con i nostri problemi e le mille difficoltà.

Ad anticipare il disco il singolo “Ti voglio”, brano incompiuto di Rino Gaetano. Cosa ti lega alla sua figura?
Una grande stima e, per certi versi, un modo simile di intendere la vita e la musica. Rino è stato un precursore dei tempi, non solo dal punto di vista delle sonorità sempre attuali, ma nei testi ha anticipato e messo a fuoco quei problemi che non si sarebbero mai risolti. E’ stato il primo a parlare degli ultimi, mentre adesso sembra quasi una moda, anche se il pubblico lo capisce e se ne accorge se tratti un determinato argomento per retorica o perché lo senti particolarmente tuo.

Come valuti la situazione dell’attuale mercato discografico?
C’è un ricambio continuo di mode, le classifiche si svuotano un po’ come facciamo con i vestiti nell’armadio. In questo scenario non mi ci trovo benissimo, ma nel mio piccolo cerco di fare quello che credo sia giusto, quello che sento di fare e se funziona bene, altrimenti ritorno a fare il grafico come facevo prima, perché per la voglia di fare musica è superiore alla smania di ottenere successo.

Tra il circuito indie e quello mainstream, tu dove ti collochi?
Al centro, mi troverai sempre in mezzo, non perché io non voglia schierarmi, ma sono due mondi che non mi appartengono allo stesso modo. Potrebbero definirmi un ibrido, più semplicemente non mi piacciono le etichette. Poi, parliamone, chi è indie oggi? Dal momento in cui vieni distribuito da una major non puoi più definirti così. I veri artisti indie sono quelli che ancora non conosciamo e sono chiusi nella loro cameretta a scrivere canzoni.

Per concludere, qual è il tuo personale obiettivo?
Il mio obiettivo è raccontare le cose con leggerezza, alla gente manca il tempo per mettersi ad ascoltare e comprendere realmente una canzone. Cerco di fare pezzi che non richiedono una grande concentrazione, che puoi ascoltare ovunque anche mentre stai facendo qualcos’altro. Poi, ovvio che se ti metti ad analizzare le parole ci puoi trovare cose che prima non avevi percepito. Oggi c’è la tendenza a voler essere complicati a tutti i costi,  io preferisco la strada della semplicità, come a dire: scanzonati si nasce e profondi si diventa.

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Nico Donvito
Nico Donvito
Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.
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