Vedere la Musica: Gianni Brucculeri

In viaggio con Gianni Brucculeri: fotografo dei ritratti sinceri

Vedere la Musica: Gianni Brucculeri
La fotografia è arte, non perfezione (Foto © Gianni Brucculeri)

Gianni Brucculeri, ama i ritratti sinceri, lontani dai “magheggi” che ci offre la tecnologia. Oggi, il mio obiettivo è lui, il ritrattista per eccellenza, che non ama essere fotografato. Gianni, giovanissimo, è attratto dalla fotografia e inizialmente, solo per hobby.

Ben presto, però, capisce che la fotografia gli è entrata dentro e che pretende da lui molto di più.

Diplomato in arti grafiche, per molti anni si è occupato di fotogiornalismo e i suoi servizi sono apparsi sui migliori magazine del mondo. Ha collaborato con molte produzioni cinematografiche e firmato moltissime campagne pubblicitarie.

Oggi Gianni si lascia fotografare dalle mie parole in un’altra tappa di questo viaggio, all’avventura e senza prenotazioni, alla ricerca di volti che possano raccontarsi anche senza parole.

Gianni Brucculeri, come diventi fotografo?

Sono stato attratto dalla fotografia ancora giovanissimo, un punto di vista dal quale guardare al mondo, che ben presto si è trasformato in un mestiere al quale non ho potuto sottrarmi.

Non è stato facile, non avendo nessun appoggio in quest’ambiente e ho fatto una bella gavetta accontentandomi di diversi lavoretti per sopravvivere.

Ogni passo, ogni esperienza ha contribuito a fare di me quello che sono e a formare la mia sensibilità artistica.

Quali sono stati i tuoi esordi?

Negli anni ’70, ’80 c’erano diverse agenzie che offrivano possibilità disparate dal cinema, la moda, la politica. Roma offriva molto e ho lavorato per passione, proprio sui set cinematografici, anche gratuitamente per imparare e per “fame” di conoscenza.

A un certo punto sono state le mie immagini a portarmi alle agenzie più importanti e a permettermi di seguire moltissime storie, dalla cronaca al reportage, la politica, gli scoop, il cinema e tra i tanti, ho seguito il Papa e il Re Umberto. Le fotografie a un certo punto, mi hanno introdotto alle agenzie giuste, parlando al posto mio.

Gianni Brucculeri
“La mia firma è liberare, il cuore, lo stato d’animo, senza filtri emotivi, cercando la sincerità” (Foto © Gianni Brucculeri)

Come ti definiresti?

Un ritrattista, un cacciatore di anime. Prima erano i reportage ad attirarmi, ma da una decina d’anni, è il ritratto, il posato ad affascinarmi.

Il ritratto in fotografia cerca l’anima della persona e regala emozioni fortissime. Quando riesco a trovare il modo di entrare nel mondo interiore di chi sto fotografando, è meraviglioso.

Mi accorgo, istintivamente, se la persona riesce a comunicare i suoi colori, se è a proprio agio, oppure intimidito.

Mi piace cercare il dialogo con il soggetto e quando piano piano si trova la strada e il dialogo giusto, tutto diventa più semplice. Mi piace il ritratto sincero, che non sia artefatto.

In che modo riesci a entrare nel “mondo interiore” del tuo soggetto?

Cerco di incontrare la persona in anticipo, proprio per comprendere come si muove la spontaneità, si coglie anche facendo due chiacchiere con in mano una tazzina di caffè, per vedere i gesti, il modo di muovere le mani.

I primi scatti sono esplorativi, poi quando vedo arrivare la naturalezza, sparisce la tensione e viene fuori la persona.

Importante è scardinare le diffidenze, per varcare la soglia del privato. Nonostante gli sforzi, può succedere che non si riesca proprio, per un’impenetrabilità propria del soggetto. Il risultato, quindi, non è mai scontato.

 

Gianni Brucculeri fotografo
L’imperfezione crea la bellezza, l’immagine irripetibile (Foto © Gianni Brucculeri)

Non bado alla tecnica in maniera ossessiva, ma lascio che l’istinto, la magia, la sensibilità, abbia il sopravvento. Il mio stile in realtà è poco costruito e non significa perfezione, ma riuscire a interpretare, quello scatto, come fa un bravo interprete con la canzone.

Bisogna sentire e interpretare. Mettersi in gioco. Ogni personaggio, ogni ritratto è diverso: perché è il momento, è l’attimo colto, la personalità e lo stato d’animo, a essere protagonista. Non servono filtri, ma la capacità di catturare anche un velo di malinconia, o un guizzo d’ironia. Quello è l’attimo perfetto, come il volo di una farfalla, è magia.

“Viaggi meravigliosi e sorprendenti che posso fare attraverso uno sguardo, la luce o l’ombra di un volto”

Che viaggio sarebbe quello con Gianni Brucculeri?

Ho fatto reportage in tutto il mondo, viaggiato moltissimo e oggi i miei itinerari sono alla scoperta di sentimenti, emozioni. Viaggi meravigliosi e sorprendenti che posso fare attraverso uno sguardo, la luce o l’ombra di un volto.

Ci sono pittori molto tecnici, ma succede che poi arrivi davanti a una tela che ha solo una riga e ti arriva nello stomaco. La fotografia è la stessa cosa. E’ arte, non perfezione.

Com’è cambiato il lavoro del fotografo e quanto è difficile?

Oggi a livello editoriale il fotografo è diventato l’ultima ruota del carro, mentre una volta si lavorava tutti insieme, per trovare lo scatto ideale, in uno scambio energetico e creativo molto stimolante. I tempi cambiano, irrimediabilmente e occorre adattarsi, purtroppo.

Gianni sei il fotografo dei Vip: quanto è difficile ritrarre persone dello spettacolo?

Le persone abituate a fare spettacolo, o a recitare, spesso trovano delle difficoltà davanti alla macchina fotografica, dove devono senza parole, senza recitare, mostrarsi per come sono e istintivamente rimangono bloccati.

Vedere la Musica: Gianni Brucculeri

È un lavoro molto diverso quando, invece, il protagonista è un modello che sa ovviamente come muoversi, è bello e da solo riempie la foto, sa già quali sono gli sguardi per quel servizio e s’immerge in quel concept.

Invece gli attori, o i personaggi dello spettacolo, hanno bisogno di un copione o di un microfono ed è come se li volessimo ritrarre senza trucco e questo li mette in seria difficoltà.

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Il ritratto in fotografia va alla ricerca dell’anima e regala emozioni fortissime introducendoci in un mondo meraviglioso (Foto © Gianni Brucculeri)

Quanto è difficile “immortalare” Gianni Brucculeri?

Difficilissimo! Non sono a mio agio e questa è una delle ragioni per cui capisco la situazione e le difficoltà che incontrano i miei soggetti. Tempo fa, sono stato coinvolto in un progetto, dove ero ripreso e il giorno della prima, mi guardavo, incredulo, senza riconoscermi.

Mi sono messo le mani sugli occhi, ripetendo tra me e me, che non ero io. Neanche la voce sembrava appartenermi e il disagio non era per come mi vedevo, ma nel non “ritrovarmi” in quelle immagini.

Questa mia difficoltà, mi aiuta a comprendere quanto sia difficile farsi fotografare e come, per qualcuno, sia istintivo sentirsi a proprio agio e per altri, una vera impresa.

È importante la musica nel tuo lavoro?

Quando lavoro, la musica è fondamentale, è vita. Aiuta moltissimo durante gli shooting creativi e ritengo che sia una delle espressioni più alte dell’arte. Mi accompagna sempre e da sempre.

Ringrazio Gianni e Patrizia Brucculeri, per avermi permesso di intraprendere questo viaggio, attraverso gli sguardi e le emozioni di tanti volti.

Un grazie speciale a Patrizia per avermi raccontato un Gianni inedito e la possibilità di vedere da vicino anche la loro storia nella quale la fotografia, ha messo lo zampino: galeotto, infatti, fu lo studio del padre di Patrizia dove s’incontrarono per non lasciarsi più.

Un incontro casuale, voluto dal destino, per un amore che li ha resi complici nella vita e nel lavoro.

Articolo a cura di Paola Ferro

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