Musica a Teatro: Roberto Caccavo

Roberto Caccavo (& Co.) ovvero: come grazie al teatro le fiabe possono diventare jazz

Musica a Teatro: Roberto Caccavo
Siamo attori, abituati a immedesimarsi in altro: si deve traghettare le nostre esperienze su canali diversi (Foto © Paolo Stucchi)

Roberto Caccavo è un attore eclettico e versatile di teatro e cinema. Formatosi a Benevento con Ruggero Cappuccio e Claudio Di Palma del Teatro Segreto ha lavorato in teatro, tra gli altri, con Angelo Savelli della compagnia Pupi e Fresedde, Riccardo Massai di Archetipo, Italo Dall’Orto, KanterStrasse, Gli Omini, Carlina Torta, Saverio Tommasi e Maurizio Lombardi.

È membro stabile della compagnia Teatro popolare d’arte del Teatro delle Arti di Lastra a Signa diretta da Gianfranco Pedullà, prendendo parte alle maggiori produzioni: Re Lear, Marcovaldo, Trilogia dopo Salò (drammaturgia di Massimo Sgorbani), Falstaff e l l’inedito Un’opera da quattro soldi, attualmente in produzione.

L’approdo sul grande schermo arriva nel 2014 con il film Mi chiamava Valerio dove veste i panni del grande ciclista Fausto Coppi. Viene poi chiamato a far parte del cast della commedia Bianco di Babbudoiu dei fratelli Manca.

Per la tv Roan Johnson lo sceglie per interpretare il proprietario di un nightclub nella serie I Delitti del Barlume. Nel 2020 ottiene il ruolo di giornalista nel nuovo film L’incredibile storia dell’Isola delle Rose di Sydney Sibilia.

È protagonista del thriller psicologico Anja – Real Love Girl, di Paolo Martini e Pablo Benedetti, in concorso ai David di Donatello 2021. È ideatore insieme a Francesco Giorgi e Marco Natalucci del format teatral musicale per bambini e adulti Fiabe Jazz.

La mia solita domanda per iniziare il discorso, e cioè: Che musica ascolti?

Non sono un ascoltatore seriale di musica, direi piuttosto un fruitore occasionale. Adoro ascoltarla in radio mentre guido. Nel privato solitamente mi oriento verso il cantautorato italiano: da De Gregori a Niccolò Fabi, passando per Bobo Rondelli e arrivando a Calcutta e Brunori Sas.

Sono stato un fervente fan di Elio. Prediligo la musica suonata e scritta bene con testi che possano aprirmi mondi paralleli, che sappiano farmi ridere, commuovere, o semplicemente rilassare. Ogni tanto mi ascolto anche un po’ di Miles Davis. Mi piace cantare le arie delle opere insieme a mia figlia e mia moglie.

Ho visto che ultimamente fai spettacoli in cui la musica è molto presente, anzi fondamentale, hai sempre fatto così? A giudicare dalle brevi note biografiche non mi sembra…

No, non ho sempre fatto così. Anche se negli anni ho partecipato con una certa frequenza a progetti “musicali” e ho cercato percorsi formativi che andassero anche in quella direzione: ricordo con affetto le lezioni sulla voce con Gabriella Bartolomei. All’epoca, volendo approfondire il nesso tra parola e suono, venni a sapere che la Bartolomei abitava vicino a casa mia.

Non aspettai un attimo, la chiamai e le chiesi di diventare mia Maestra, fu un’esperienza tra le più importanti della mia vita artistica. Risalendo ancora più in là nel tempo non posso non ricordare io ventenne nei due anni di scuola laboratoriale a cura di Ruggero Cappuccio e Claudio Di Palma del Teatro Segreto e di quel sudato spettacolo finale, il Manfred, al teatro comunale di Benevento con le musiche originali del maestro Roberto Soldatini, anche quello un connubio fortissimo tra teatro e musica.

E ancora la trilogia shakespeariana per la regia di Riccardo Massai al teatro comunale di Antella dove la musica aveva un ruolo cruciale anche grazie al contributo della direttrice Johanna Knauf. In seguito ci sono state tante altre occasioni delle più variegate tipologie.

Tra queste, ad esempio, la performance sensoriale Il salone di Z*** con Il Teatro dell’Elce in cui facevamo immergere due spettatori bendati alla volta nelle atmosfere sonore di un salone di barbiere per il tempo di una barba e in cui cantavamo una serenata popolare a cappella.

E poi il mio incontro con il poliedrico attore e regista Maurizio Lombardi e la nascente compagnia Piccoli Briganti con cui abbiamo messo in scena due mitiche commedie musicali di successo: Who’s Biancaneve? e Peter Pan (produzione Magnoprog). Con Maurizio ci siamo letteralmente divertiti a costruire spettacoli originalissimi che ricordavano un po’ l’esperienza dei Monty Phyton, il Trio Marchesini-Solenghi-Lopez ma anche gli indimenticabili classici di Garinei e Giovannini.

Grazie a lui da quel momento tutte le volte che mi hanno proposto di cantare in uno spettacolo non mi sono mai tirato indietro. Poi da quando sono entrato a far parte stabilmente della Compagnia Popolare d’Arte del teatro di Lastra a Signa diretta da Gianfranco Pedullà ho approfondito ancora di più questa mia indole: la poetica di Pedullà fonde infatti il teatro con la musica.

Tra gli ultimi lavori della compagnia voglio citare la trilogia su Pasolini, il Falstaff e un’originalissima Opera da quattro soldi, attualmente in lavorazione, per la regia e drammaturgia di Pedullà e con le musiche e le canzoni originali di Francesco Giorgi, con il quale ho ideato le nostre Fiabe Jazz.

Musica a Teatro
Roberto Caccavo: mi divido tra teatro e cinema, ma in questi tempi bisogna reinventarsi (Foto © Paolo Stucchi)

Ecco, arriviamo alle Fiabe jazz, com’è nata l’idea?
L’idea di Fiabe Jazz è nata all’interno della compagnia teatro popolare d’Arte di Lastra a Signa dal mio incontro con l’eclettico polistrumentista e cantante Francesco Giorgi, e successivamente si è avvalsa dell’insostituibile talento di Marco Natalucci.

Insieme abbiamo sviluppato un format teatral musicale (o musical teatrale) per famiglie che potesse ogni volta adattarsi alle fiabe più celebri. Ne è venuta fuori un’esperienza unica che da ormai tre anni sta riscuotendo un successo sempre crescente, riuscendo a fidelizzare nel tempo un numero importante di spettatori che ad oggi, nonostante la pandemia, ci segue in tutte le nostre uscite: dico ad oggi perché, a partire dal blocco dei teatri a causa del covid, abbiamo portato avanti svariati progetti, dai podcast delle “Fiabe Jazz sonore” al progetto seminariale per bambini prodotto dalla Biblioteca delle Oblate di Firenze che ci ha visti impegnati per una serie di incontri streaming intorno alla figura di Gianni Rodari (progetto che ci ha così entusiasmati da darci lo spunto per un nuovo format firmato sempre Fiabe Jazz).

E come sono state accolte?

Molto bene. I nostri spettacoli sono molto richiesti e la stessa fiaba è ogni volta diversa proprio perché è il format che lo richiede: ci divertiamo a far rivivere, attraverso situazioni comiche esilaranti, celebri fiabe utilizzando solo pochi costumi, qualche parrucca, pochissimi oggetti e la musica dal vivo con canzoni originali.

È per questo che si chiama Jazz: perché su una struttura drammaturgica ben consolidata ci divertiamo a improvvisare. Fiabe jazz è a mio modo di vedere una commistione ideale tra teatro e musica. Io preparo una prima drammaturgia e Francesco costruisce le canzoni ad hoc.

Poi attraverso le prove e la scrittura di scena collettiva riusciamo a formalizzare e a mettere a punto lo spettacolo che andremo a presentare al pubblico.

Fiabe Jazz è così diventato un marchio e il pubblico ha cominciato a fidarsi di noi. La sigla iniziale sempre uguale per ogni replica ormai è cantata da buona parte degli spettatori. Il coinvolgimento dei grandi e piccoli è assicurato.

L’anno scorso siamo anche riusciti a produrre un CD con tutte le canzoni delle fiabe jazz fino ad allora realizzate. Insomma per fortuna il lavoro non ci è mancato. E con i tempi che corrono tutto questo è oro che cola.

Progetti futuri?
Di progetti futuri ne ho diversi. Mi divido tra teatro e cinema. Ma al momento, come tutti noi del settore, poche cose concrete. È tutto così “liquido” e incerto che ho imparato a non aspettarmi troppo.

È ormai più di un anno che non incontriamo il pubblico, quello vero, nei teatri. Tutto questo manca terribilmente. E non ci è dato sapere quando le cose cambieranno. Nel frattempo continuiamo a programmare spettacoli in streaming e progetti “da lontano” con la speranza di ritornare presto alla normalità.

I teatri, e tra questi anche il nostro di Lastra a Signa, hanno cercato di reagire a questo fermo con una forza e una voglia di esserci nonostante tutto che se ci penso mi commuovo. Ci siamo rimboccati le maniche e ci siamo reinventati, o meglio, abbiamo traghettato le nostre esperienze su altri canali, cercando di mantenere intatta la nostra dignità di artisti.

Al momento abbiamo l’agenda piena da maggio in poi di repliche Fiabe Jazz e nuove produzioni, tra cui appunto l’importante Opera da quattro soldi, un’operazione che, per numero di attori e di musicisti, va senz’altro in controtendenza rispetto ai progetti attuali di molte altre realtà. Incrociamo le dita.

Roberto Caccavo
Con Francesco Giorgi e Marco Natalucci abbiamo sviluppato il format musical teatrale di Fiabe jazz, che ci sta dando tante soddisfazioni (Foto © Marina Masini)

Hai sicuramente incuriosito molti, ci lasci qualche indicazione più precisa se vi si vuole seguire?

Molto volentieri. Chi volesse essere aggiornato sulle nostre prossime iniziative può seguirci su Facebook (Fiabe Jazz – IL GRUPPO) e Instagram o sul sito della compagnia (www.teatropopolaredarte.it). Inoltre si possono recuperare tutti gli episodi dei podcast delle nostre fiabe sul nostro canale #spreaker, #spotify e #applepodcast, ecco i link:

– Aladino e la lampada magica

https://open.spotify.com/episode/6ZznpHr8f4Bki2LiOmh1Fc?si=hCWxTlvKTIuwHjmT9CoGBw

– Cappuccetto Rosso

https://open.spotify.com/episode/0DbdIvw4ngEejbvhizZX6x?si=q30bAAC3SuifQRJmwjnGGg

– I vestiti nuovi dell’imperatore

https://open.spotify.com/episode/0qKfh1mfY7rrfokS0hbAYy?si=uUHkMIgzTDuwY_J0e6tTpg

Articolo a cura di Sergio Scorzillo 

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