Musica a Teatro: Cinzia Leone “coinvolgo il Pubblico”

Cinzia Leone: la mia storia emotiva è legata alla musica degli anni ‘70  e ‘80

Musica a Teatro: Cinzia Leone "coinvolgo il Pubblico"
Devi arrivare a trovare il tuo senso. Che è un percorso di crescita. 0gnuno si scontra ogni giorno con i mostri che si crea…io ci lavoro con questo, forse avrei dovuto fare la psichiatra più che l’attrice (Cinzia Leone ©2017 Jurek Kralkowski)

Ha esordito con Polvere di stress. Tra i suoi spettacoli teatrali più famosi, RodimentiPoche idee ma molto confuseOutlet, e Nutella amara, scritta con Corrado Guzzanti e Francesca Reggiani. È autrice dei suoi spettacoli, diversi dei quali scritti in collaborazione con Fabio Mureddu. Raggiunge il successo in trasmissioni tv di Serena Dandini come La TV delle ragazzeScusate l’interruzione, Avanzi e Tunnel, grazie alle esilaranti imitazioni di Francesca DelleraEdwige FenechAnna OxaMarisa Laurito e Sabrina Salerno. Al cinema ricordiamo  in particolare le sue partecipazioni in Parenti serpenti di Mario Monicelli e Le finte bionde di Carlo Vanzina, divenuti nel tempo due ruoli cult.

Ma il teatro è la sua vera casa….

Iniziamo parlando del lavoro dell’attore, ad esempio da quello che si chiama “panico da palcoscenico”, e che provo anche io, ancora, dopo anni, a volte. Cosa ne pensi? Cambia con gli anni e l’esperienza?

All’inizio della carriera lo provi meno perché c’è la spinta di far sapere al mondo quanto sei bravo e hai quella leggerezza e quella creatività pura che ti fa più libero e “incosciente”, quando poi invece cominci a camminare sulla via… e ti rendi meglio conto anche delle aspettative del pubblico, beh dopo diventa veramente più difficile, ti viene più paura, il terrore di riuscire a dimostrare il tuo valore. Ma sono tutti percorsi che fanno parte della vita. Devi arrivare a trovare il tuo senso.

Che è un percorso di crescita. 0gnuno si scontra ogni giorno con i mostri che si crea…io ci lavoro con questo, forse avrei dovuto fare la psichiatra più che l’attrice, nel mio materiale c’è moltissima materia così, virata sempre però in un linguaggio leggero, comico. Ad esempio sul rapporto con la madre, sulla disidentificazione dalla madre, sulla cultura della paura di questa società, con cui abbiamo sempre a che fare.

Nel tuo teatro la musica che ruolo ha?

La musica nel mio teatro è stata inglobata nello stesso linguaggio dei miei spettacoli. In linea di massima ha seguito il linguaggio che era proprio della comicità, al servizio insomma della mia comicità.

Con le persone con cui ho lavorato ho cercato sempre questo….in “Rodimenti” ad esempio ho cercato la chiave di interpretazione ironica anche musicale di un discorso che avrebbe potuto essere impegnativo e disturbante, tranne in pochi momenti in cui andavo di verità ,e allora lì parlava il cuore del musicista…

“Rodimenti” era un discorso sulla aggressività, e portando il tema in una chiave popolare tendevo a un rito liberatorio, una specie di preghiera….per cercare di liberarsi dalle gabbie…

I nostri piccoli, non troppo piccoli, rodimenti quotidiani, quelli che ci fanno andare fuori di testa e ci fanno star male (ingorghi, ansia di dimagrimento, matrimoni sbagliati..) derivano da altro, da una “non” presa di coscienza che invece chiedevo al pubblico con ironia di tenere presente e cercare. Alla fine spiegavo che il “rodimento” nasceva dalle rabbie rimaste senza risposta della vita.

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Io non sono per il teatro estetico, abbatto qualunque forma di parete (Cinzia Leone ©2017 Jurek Kralkowski)

Come hai lavorato con i musicisti?

Scrivevamo insieme. Man mano che io scrivevo anche loro componevano. Sai, io non sono per il teatro estetico, abbatto qualunque forma di parete, entro sempre in scena dalla platea, e in scena sono sola, senza elementi teatrali, e poi vado sul palcoscenico, che comunque è un luogo di privilegio. In genere lo spettacolo è sempre un approfondimento su cui ho riflettuto e propongo in chiave comica, il comico è il mio veicolo privilegiato. E il pubblico è sempre coinvolto.

La musica che ascolti?

Adoro la musica in generale. Il jazz mi piace ascoltarlo dal vivo, ma non è un tipo di musica che in genere ascolto da sola. Mi piacciono le contaminazioni. Massive attak, incognito…ho un amico che ha un bar, e che è un appassionato, e che spesso mi fa ascoltare dei pezzi che non conosco che sono strepitosi. Certo i Pink Floyd ogni tanto me li metto. Pur essendo figlia di un tenore e una madre malata di lirica, non è quella una musica che ascolto. Io con quella ci sono cresciuta ma la mia storia emotiva è legata alla musica degli anni ‘70  e ‘80.

Cantanti di ora che ti piacciono particolarmente?

Mah in particolare nessuno…Ascolto molto la radio. Adoro anche ballare per cui tutti i pezzi ballabili li amo alla follia. Quando ho preso in giro le fiction le musiche erano ironicamente prese da quel tipo di tappeto sonoro…che in genere è ripetitivo…la stessa solfa…. Che noia! Invece in “Poche idee molto confuse”, che ho preso da un aforisma di Flaiano, c’era un tema che era bellissimo, ballabile, una ricerca un po’ “fighetta”, diciamo. Molto azzeccata.

Ti piace il musical?

Non è un genere che avrei potuto fare. Ho lavorato per trent’anni in modo pazzesco ma quello non mi è mai venuto in mente. Non ho il culto, certo mi sono piaciuti “Rocky Horror”, “Aggiungi un posto a tavola”, ma per il mio percorso non l’ho mai considerato. Mi aggancia di più la Parola come espressione dell’Io, di Noi.

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il comico è il mio veicolo privilegiato. E il pubblico è sempre coinvolto (Foto © Marco Piraccini)

Quando e come ti vediamo in Teatro?

Prossimamente spero succeda qualcosa, di lavorare al più presto, ce n’è bisogno. Attualmente sto portando in giro “il Peggio di Cinzia Leone”, un insieme di brani tratti da “Disorient express” e “Mamma sei sempre nei miei pensieri”, sui rapporti familiari e soprattutto sulla contraddizione della democrazia. Mi piace essere sempre aggiornatissima, sul presente. L’iperinformazione ha completamente azzerato la realtà. Siamo orfani di realtà. Ti informerò subito sui miei prossimi appuntamenti in teatro.

Articolo a cura di Sergio Scorzillo

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