Thema: «Senza la fantasia il mondo sarebbe il nulla più totale»

Thomas Moschen ha raccontato l’esperienza dei Thema a Musica361: dall’album d’esordio fino alla loro partecipazione al Festival Show

Thomas Moschen ha raccontato l'esperienza dei Thema
Thomas Moschen e i Thema.

La band formata da Thomas Moschen, Stefano Parmigiani, Raffaele Littorio, Mattia Missagli e Luca Ferrara fa una musica che è una via di mezzo tra quella impegnata e quella spensierata, parlando dell’amore, protagonista indiscusso dei loro brani. Thomas si è raccontato a Musica361, parlando a nome dei Thema: ecco tutto quello che c’è da sapere sui cinque componenti

A settembre uscirà il vostro album d’esordio. C’è una canzone alla quale siete più affezionati?
Ho scritto praticamente quasi tutto ed è un po’ difficile. Se proprio devo portare il pensiero del gruppo in assoluto penso “Accendo la fantasia” perché è la canzone che dà il titolo all’EP di maggio cha portato ad accendere la fantasia. Senza la fantasia il mondo sarebbe il nulla più totale.

L’amore è il protagonista indiscusso dei vostri brani. Come mai avete deciso di puntare su questo tema in particolare?
Attraverso la nostra musica rappresentiamo un po’ noi stessi: vogliamo essere una via di mezzo tra la musica impegnata e la musica spensierata. I testi sono anche molto autobiografici -veri e semplici- e quando uno deve evadere, deve far accendere la fantasia, facendolo attraverso il sentimento più grosso che è l’amore. Parlare di politica e di problemi esistenziali non è il nostro intento: noi vogliamo fare musica per gente che l’ascolta in macchina e a casa per divertirsi, per volare con la fantasia per quei tre minuti.

Quest’estate ci esibire sul palco del Festival Show. Vi aspettavate di vincere i casting?
No assolutamente perché è nato tutto per caso. Per gioco abbiamo partecipato: ci siamo iscritti e alla fine siamo passati. Non ce lo aspettavamo, anche se in quello che facciamo ci crediamo fortemente perché altrimenti non saremmo qui a parlare in questo momento: se non ci crediamo noi è difficile che qualcuno possa credere in quello che facciamo. Credo che quando ci si butta in queste cose con la spensieratezza giusta si affrontano nel modo migliore e vengono meglio perché si è più veri e rilassati: se ti diverti, diverti, se ti emozioni, emozioni.

Torniamo proprio al vostro inizio. Ci racconti come è nata la band?
Ero in un locale dove suonavo quella sera e mi sono messo a parlare con Mattia -il bassista- e Luca -il batterista- e abbiamo voluto mettere giù le mie idee. Poi, abbiamo deciso che ci servivano altri due chitarristi. I miei compagni sono veramente musicisti con la M maiuscola.

Thomas Moschen ha raccontato l'esperienza dei ThemaIl vostro stile è un mix tra pop/rock ed elettronica. Avete dei modelli di riferimento quando fate la vostra musica?
I modelli di riferimento sono i nostri ascolti e le nostre esperienze: se prendiamo questi di ognuno di noi, tocchiamo tutti i genere. Credo che chi fa pop sia quello che è più aperto verso la musica: non snobba nulla e apprezza le cose di qualità di ogni genere.

Cosa pensate riguardo ai talent musicali? Vi piacerebbe partecipare?
È un discorso che non abbiamo mai affrontato, non perché snobbiamo i talent, ma perché crediamo un po’ più nel discorso artistico. Se quest’ultimo funziona in un talent ben venga, non chiudiamo le porte a nessun tipo di possibilità. Ovviamene dobbiamo sentirci artisti, altrimenti preferiamo continuare a suonare nei pub.

Quali sono i vostri progetti per quest’estate, prima dell’uscita del disco?
Ufficialmente c’è solo il Festival Show. Penso che avremmo altre date nell’hinterland milanese e nel Lazio, però non c’è niente di sicuro.

E per dopo avete già nuove idee?
Si, l’unica cosa che non ci manca sono i pezzi: per certi versi avremo già un altro album.

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Camilla Dalloco
Camilla Dalloco

Laureata in Lettere all’Università degli Studi di Milano, scrivo per passione e leggo per diletto, fin da piccola. Curiosa, eterna sognatrice ed amante dei viaggi: vorrei fare della mia più grande passione un vero e proprio lavoro perché “il mestiere del giornalista è difficile, carico di responsabilità, con orari lunghi, anche notturni e festivi, ma è sempre meglio che lavorare”.

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