Ezio Bosso incanta il Cilea di Reggio Calabria con le sue 12 stanze

Il concerto di Ezio Bosso a Reggio Calabria è stato il racconto di una vita insieme alla musica avvolto in un fascio di luce.

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Foto © Francesco Di Costanzo.

Un intreccio di note e spartiti, di musica e parole che cattura l’ascoltatore catapultandolo in un mondo immaginario in cui a comandare è solo l’anima di un compositore d’eccezione.

Il concerto di Ezio Bosso al teatro “Francesco Cilea” di Reggio Calabria trascina il pubblico in un viaggio ricco di emozioni. Quelle stesse sensazioni vissute dall’artista torinese affetto da una malattia neurodegenerativa progressiva, che non ne limita affatto la sua creatività. Anzi.

È un vero e proprio successo quello della tappa reggina del tour “La dodicesima stanza“, primo disco da solista. Ezio Bosso è stato premiato con il “Riccio D’Argento” di Gerardo Sacco come miglior live dell’edizione 2016 della kermesse artistica “Fatti di Musica” promossa da Ruggero Pegna e giunta alla sua trentesima edizione.

Autore del film “Io non ho paura” di Gabriele Salvatores della celebre colonna sonora per la quale è stato anche candidato al David di Donatello, Ezio Bosso, torinese di origine ma londinese di adozione, dei suoi 45 anni oltre 40 li ha già dedicati al mondo musica, suo fedele alleato nella battaglia contro la malattia.

Colto interprete ed autore originale, ogni sua esecuzione diventa creazione lasciandosi trasportare ad occhi chiusi in quel mondo fiabesco che sembra trattenerlo. Le sue dodici stanze sono ispirazioni autentiche fatte di preghiere e poesie che scandiscono il suo percorso di vita e l’esistenza di ognuno di noi.

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Foto © Francesco Di Costanzo.

Dalla prima stanza in cui si nasce e che nessuno ricorda fino alla dodicesima in cui quella memoria riaffiora e dalla quale si può ricominciare. Dodici stanze fatte di aule, celle, stanze-rifugio e stanze-ricordo, le camere di Emily Dickinson e le sale d’attesa d’ospedale. Stanze che ci avvicinano alle persone, stanze in cui si condivide qualcosa e in cui la libertà di ognuno chiede ulteriore spazio.

Ezio Bosso onora i maestri Chopin e Bach attraverso i loro preludi e le suite. Il suo compagno ed amico di sempre è il pianoforte che accarezza e percuote tra un brano e l’altro come fosse una sua creatura. Quel pianoforte che non lo ha mai lasciato solo nemmeno dopo la brutta malattia.

Ezio Bosso lascia spazio e libertà alle note racchiudendo così in poche parole il suo intervento di apertura rivolto all’utilizzo dei cellulari durante il concerto. Parole che testimoniano l’ironia dell’artista dettata dalla grande forza d’animo.

Vi consento di utilizzare il cellulare a patto che togliate il flash e mettiate il silenzioso. Se ne sento qualcuno vibrare o suonare ve lo prendo e rispondo io…così imparate…

Articolo di Vincenzo Comi.

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Foto © Francesco Di Costanzo.

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