Il “Brasil” di Mario Biondi

Profumo e colori del Brasile nel nuovo disco di Mario Biondi, intitolato proprio “Brasil”. È un album dedicato al mondo culturale brasiliano che, si sa, appassiona Biondi da sempre.

Il "Brasil" di Mario Biondi
Mario Biondi a Rio de Janeiro. Foto: Marcos Hermes ©

Prodotto a Rio de Janeiro, “Brasil” è un viaggio in tutte le pieghe della musica brasiliana (con brani in portoghese, italiano, francese e inglese) attraverso canzoni inedite e grandi classici che non tralasciano il sapore soul e funk con cui Mario Biondi da sempre arricchisce i suoi brani.

Stiamo ascoltando alcuni pezzi: che effetto ti fa risentirli?
Riascolto questo progetto e ritrovo tutto quello che ho imparato dagli artisti che mi hanno insegnato cos’è il territorio brasiliano. In questo disco ho cercato di rappresentare il Brasile che piace a me, da anni.

Nell’album non hai messo i brani più noti che conosciamo della musica brasiliana.
La musica brasiliana oggi è contaminata, al suo interno senti soul, funk, bossa nova, ma quando la ascolti percepisci chiaramente la sua radice. In questo disco il Brasile esce forte.

Nella tracklist di “Brasil” troviamo il classico “Luiza”
Mi ero ripromesso anni fa di cantarla. È un brano impegnativo, è come cantare “Volare” in Italia. In qualsiasi modo tu lo faccia è difficile, ma sono contento del risultato.

“Smooth operator” come si inserisce in questo album?
Questo brano è uno standard, che ha caratterizzato i miei anni ’80, in cui ero un ragazzo. C’erano il fascino, il carisma e l’eleganza di Sade in questa canzone, che mi sono rimaste addosso da allora.

E il brano che hai portato al Festival, “Rivederti”, come si colloca nell’insieme dell’album?
Tornando indietro tirerei via la versione bossa nova che c’entra meno col progetto “Brasil”. Invece “Rivederti” nella sua forma originale, cioè come l’ho portata a Sanremo, non ha dissonanze rispetto al progetto. Però rispetto chi le trova.

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Mario Biondi a Rio de Janeiro. Foto: © Marcos Hermes

Che cosa hai lasciato fuori da questo album?
Qualche brano resta sempre fuori dai miei dischi. Alcuni restano demo, non so se saranno usati in futuro. Da “Brasil” sono rimasti fuori pezzi sulla linea funk-soul, non ballad.

Per la prima volta ti esibirai al Palalottomatica a Roma (il 17 maggio) e al Forum di Assago (il 20 maggio).
Sì, sono molto emozionato di suonarci e, prima di tutto, di mettere in atto la parte dal vivo del mio lavoro in cui inserirò 5 o 6 brani di questo disco; adatterò al sound brasiliano un po’ di miei vecchi brani, che si prestano a queste sonorità. Stiamo cercando di fare un palco denso di strumenti vintage, più chitarre, più piani elettrici. Sarà un bel palco “arredato”.

I palchi internazionali sono casa tua. Il 5 luglio a Londra sarai impegnato nella prima data del tour all’estero.
Diciamo che noi italiani andiamo all’estero solo con belcanto e lirica, ma non è del tutto vero. Bocelli e Il Volo portano a casa indubbiamente dei risultati eccellenti, ma in Inghilterra sono 10 anni che ho la soddisfazione dei miei bei sold out. Gli inglesi sono miei sostenitori.

Una curiosità: quante volte sei stato in Brasile?
Sono stato a Rio la prima volta in studio nel 2009. Come tutto il sud del mondo è un po’ Napoli, un po’ Palermo, un po’ Catania, un po’ Reggio Calabria. Mi piace molto e le persone sono molto amichevoli. Ogni tanto ti dicono di stare attento e percepisci a volte dell’insicurezza. Il Brasile, come sappiamo, è un paese di contrasti fortissimi.

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Francesca Binfaré
Francesca Binfaré
Giornalista, si occupa di musica, spettacolo e viaggi; parallelamente svolge attività di ufficio stampa. Autrice e conduttrice radiofonica dal 1989. Ha vissuto qualche tempo a Dublino, ma non ha mai suonato al campanello di Bono. Ha visto i "duri" Metallica bere un the e Slash senza l’immancabile cilindro. Affezionata frequentatrice del Festival di Sanremo e dei meandri del Teatro Ariston.
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