“Giorgio Gaber, Sandro Luporini e la generazione del ’68”

#Notedicarta: Giorgio Gaber, Sandro Luporini e la generazione del ’68” di Fabio Barbero

“Giorgio Gaber, Sandro Luporini e la generazione del '68”
Giorgio Gaber

Tutti sanno chi sia stato Giorgio Gaber ma molti, soprattutto tra i lettori under quaranta, non conoscono Sandro Luporini, eclettico artista che ha condiviso con Gaber quasi 30 di attività professionale come autore dei testi del teatro canzone che ha caratterizzato il lavoro del cantautore, commediografo, attore, cabarettista, chitarrista e regista teatrale meneghino.

Innanzitutto, va detto che, in Italia, il teatro canzone l’hanno inventato proprio Gaber e Luporini tant’è che lo stesso Gaber, quando gli chiedevano se ci fossero altri che facessero quel suo mestiere, rispondeva di no. In effetti, in quell’alba degli anni ’70 quello che facevano era unico.

Gaber e Luporini, simbioticamente, hanno rappresentato e raccontato il personale e il politico delle generazioni che hanno visto da un lato cambiare radicalmente il mondo e dall’altro rimanere intatta la dimensione della solitudine esistenziale.

“Giorgio Gaber, Sandro Luporini e la generazione del '68”
Giorgio Gaber e Sandro Luporini

Stiamo parlando principalmente di quella generazione del ’68 e del movimento socioculturale che si è venuto a creare nel decennio successivo, gli anni ’70.

In diverse occasioni Luporini ha raccontato del suo primo incontro con Gaber, incontro quasi casuale, almeno per Luporini «C’eravamo già incrociati al Bar Sempione di via Procaccini, dove abitavo e la casa di Giorgio non era distante.

Poi arrivò quel pomeriggio, mi vide in Galleria ed entrò. Fu in quel momento che ebbe inizio il nostro rapporto. Sto parlando dei primi anni Sessanta. Sapevo che suonava.

Un giorno si presentò in galleria con la chitarra e strimpellò un po’ di note, accompagnandole con la voce. Gli dissi “Mica male, Giorgio”. E lui, molto timidamente, mi ringraziò e poi disse che gli sarebbe piaciuto dar vita a un progetto comune.

Voleva che lo aiutassi a scrivere i testi per la sua musica. E lì compresi la prima cosa che Gaber possedeva: una grande modestia.

Credeva fermamente nel suo lavoro di musicista, ma conosceva perfettamente i suoi limiti letterari. Ha impiegato anni prima di sentirsi su quel piano meno insicuro».

Da questo Barbero parte con il suo lavoro, questo “Giorgio Gaber, Sandro Luporini e la generazione del ’68” edito da Arcana, e lo fa analizzando il decennio creativo di Gaber-Luporini attraverso gli spettacoli di teatro canzone che, palco dopo palco, hanno attraversato l’Italia intera: “Il Signor G” (1970-1972), “Dialogo fra un impegnato e un non so” (1972-1973),

“Giorgio Gaber, Sandro Luporini e la generazione del '68” - cover
“Giorgio Gaber, Sandro Luporini e la generazione del ’68” – book cover

“Far finta di essere sani” (1973-1974) e poi “Anche per oggi non si vola” (1974-1976), “Libertà obbligatoria” (1976-1978) e “Polli d’allevamento” (1978-1979) sino al primo spettacolo degli anni Ottanta, “Anni affollati” (1981-1982), quello che si presenta come, contemporaneamente, elemento di rottura e di continuità del lungo lavoro realizzato nel decennio precedente.

Si tratta di 432 pagine che tracciano una lunga e puntuale analisi dei testi partoriti da Luporini e sapientemente rimaneggiati e musicati da Gaber che, proprio nella generazione che dai due attori fu messa “al microscopio”, divennero un simbolo.

In realtà nel volume sono pochi i contenuti esplicitamente musicali e, quando sono presenti, sono semplicemente accennati.

Il lavoro di Barbero è stato quello di esaminare principalmente i testi, restituendo, nel contempo, la dovuta centralità alla figura di Sandro Luporini.

Imponente la ricerca documentale compiuta dall’autore con svariate decine di citazioni da interviste, recensioni, altri libri, con un meticoloso sfruttamento delle note a piè di pagina che approfondiscono e dettagliano il testo, divenendo esse stesse, parte attiva del testo.

Ancora una volta, per fortuna, un libro che non si può definire “leggero” ma che restituisce, dal punto di vista filosofico-sociale, un utile spaccato culturale di una generazione, quella che poi, sempre per voce di Gaber, dopo essersi interrogata sul significato del concetto politico di destra e sinistra, entrerà nella più grande crisi esistenziale possibile, quella della sua “Qualcuno era comunista”.

Sandro Luporini con Giorgio
Giorgio Gaber e Sandro Luporini

Barbero ha annunciato che «questo primo volume è sugli anni ’70, poi vorrei farne altri due, sugli anni ’80 e ’90». Non ci resta che attendere, intanto abbiamo questo piccolo gioiello non solo da leggere ma da usare come stimolo per riascoltare il teatro canzone di Gaber e Luporini.

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Roberto Greco
Roberto Greco
Giornalista. Nel tempo si è occupato di musica, teatro e cinema. Studioso di storia contemporanea, scrive per diverse testate occupandosi di cultura, costume e società.
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