Etichette361: Rivoluzione Dischi, nuovo faro indipendente

Il produttore Alessandro Forte racconta Rivoluzione Dischi, nuova realtà nel panorama discografico indipendente italiano.

Un intrigante velo di mistero dietro l’etichetta romana Rivoluzione Dischi, che ha come direttore artistico Alessandro Forte, produttore italiano protagonista del successo di Galeffi. Linea artistica variopinta, su differenti generi. Roster folto (Scrima, The Castaway, Aiello, Xavier, Bora, Astenia, LK e Svevo Susa), che sta già riscuotendo i primi risultati importanti, nonostante la giovane età di questa realtà. Scopriamo meglio un nuovo faro nell’underground italiano.

Etichette361: Rivoluzione Dischi

Come nasce Rivoluzione Dischi?

La label è gestita da due amministratori che vogliono mantenere l’anonimato, i quali mi hanno contattato per iniziare il progetto dopo il successo del disco “Scudetto” di Galeffi che ho prodotto. Sono stato monitorato e mi è stato assegnato il ruolo di direttore artistico e produttore. Nell’etichetta c’è anche Ludovico Lamarra (bassista de “Il Muro del Canto”), che si occupa del management. Ho proposto, tra i vari artisti, Scrima e adesso stiamo puntando su di lui. È andato molto bene: il primo singolo “Sofia” è ancora nella playlist Indie Italia di Spotify e da pochi giorni è uscita “Elisa”, che ci fa ben sperare.

Capita spesso di parlare di streaming in questa rubrica. Da direttore artistico, che rapporto hai con la musica digitale?

Adesso è tutto digitalizzato, c’è una forte crisi sulle vendite e sul download. Stiamo puntando molto sullo streaming con la nostra etichetta, fare risultato sulle piattaforme è un grande goal per noi. Oggi Spotify è la forma di promozione e distribuzione fondamentale per tutti gli artisti.

Visto che hai parlato di Scrima in Indie Italia, qual è l’iter che deve seguire un artista per poter entrare in una playlist così importante?

Sia Indie Italia che Scuola Indie sono gestite da algoritmi. Il consiglio che mi capita di dare ai ragazzi è quello di essere promotori di se stessi: molto attivi sui social, indipendenti, che vadano oltre a un discorso vecchio stampo sulla promozione discografica. Instagram sta soppiantando Facebook, quindi è molto importante avere una comunicazione originale, unica, che parta prima di tutto dall’artista. Il pubblico ha sempre più interesse a interagire con chi canta e chi suona. È cambiato molto il mercato da questo punto di vista, un tempo un artista era inavvicinabile: lo vedevi, lo idolatravi. Era difficile entrare in contatto con lui. Oggi puoi scrivergli in direct e ricevere subito risposta. Tornando sulle playlist, sicuramente ci sono anche dei termini tecnici di indicizzazione e poi la potenza dell’etichetta ha la sua valenza. Comunque, il parterre di contatti che crea ogni artista è centrale, quanto suonare all’interno di locali inseriti in determinati circuiti. In questo modo sarà possibile farsi notare dagli addetti ai lavori e aver maggior facilità d’ingresso a una playlist molto ascoltata.

Rimanendo su questo argomento, il MIA – Musica Indipendente Associata sta lottando per far ottenere agli indipendenti gli stessi diritti delle multinazionali. Tu aderisci alla causa, pensi che ci sia ancora meritocrazia nella musica digitale?

Nella vita servirebbe sempre meritocrazia. Soltanto che oggi la situazione è così tanto sotto gli occhi di tutti che paradossalmente viene accettata. Ad esempio, ci sono artisti che non hanno tour all’attivo e magari entrano al primo posto in una playlist, o scalano le classifiche dal giorno alla notte. Non c’è neanche il tempo che l’algoritmo riesca ad elaborare il risultato per ottenere tutto ciò. Quindi, è chiaro che ci sia qualcosa che non torna talvolta. Sarebbe necessario avere maggiore trasparenza e sincerità in virtù della bellezza di ciò che facciamo. Perché un nome di un determinato calibro non merita di essere messo in maggior rilievo rispetto a un artista minore, che magari ha un prodotto più valido.

Quindi serve una regolamentazione.

Manca una regolamentazione e anche dei competitor che rendano il mercato più aperto. Da associato del MIA, insieme all’associazione vogliamo dare gli stessi diritti a tutti coloro che intervengono nella scena musicale. C’è una bolla di sapone che presto scoppierà. Esiste un confronto continuo tra la vecchia e la nuova discografia indipendente, dove però, a volte, di indipendente c’è poco e nulla. Parliamoci chiaro, nel momento in cui un’etichetta è sostenuta da una major che ne cura le edizioni e la distribuzione come fa a chiamarsi “indipendente”. Un altro fattore molto importante è conoscere i propri diritti legali quando si vive la discografia, anche da artisti. Mi è capitato di lavorare con persone che non sanno cosa siano le royalties o le edizioni. Se non conosci ciò che ti spetta di diritto nel momento in cui non percepisci nulla è tardi. Proprio per questo motivo l’offerta del MIA è molto interessante. Tra i punti è presente anche la proposta della rendicontazione analitica dei diritti d’autore, a discapito di quella odierna (forfettaria), una vera rivoluzione.

E su questa parola torniamo a parlare di Rivoluzione Dischi. In che modo viene svolto il lavoro di talent scouting e qual è la linea artistica?

Il reclutamento degli artisti avviene tramite materiale che viene mandato via mail a rivoluzionedischi@gmail.com oppure ci capita di conoscere persone che ci stimolano artisticamente e con le quali imbastiamo nuovi progetti. Ad esempio, Galeffi fu un allievo della scuola di musica dove insegno a Roma, rimase deluso da un’esperienza musicale televisiva tanto da voler smettere di cantare. Io lo andai a cercare, lo forzai a continuare e adesso ha avuto il percorso che tutti conosciamo. Scrima, allo stesso modo, mi è stato presentato da un fotografo che lavora nell’ambiente discografico (Matteo Casilli). Ci siamo visti e mi sono innamorato dei suoi pezzi. La particolarità di Rivoluzione Dischi è che abbiamo progetti molto differenti tra loro, dalla musica elettronica all’indie. L’idea è quella di creare una famiglia di artisti che si aiutino tra loro, com’era nella vecchia ideologia delle case discografiche.

Ludovico Lamarra (a sinistra) e Alessandro Forte (a destra)
Ludovico Lamarra (a sinistra) e Alessandro Forte (a destra)
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Andrea De Sotgiu
Andrea De Sotgiu
Laureato in Comunicazione, appassionato di musica e di tecnologia. Se qualcosa nasconde una dietrologia non si darà pace finché non avrà colmato la sua sete di curiosità, che sfogherà puntualmente all'interno dei suoi articoli.
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