Dentro la canzone: Dario Gay “Le nuvole”

Dario Gay: Quando cambiare una lettera significa cambiare vita

Nel brano “Le Nuvole” racconta una storia vera di omofobia

Dario Gay "Le nuvole"
Dario Gay e Mauro Coruzzi Inno della pettegola (Foto © Valerio Faccini)

La poesia è tra le più dirette forme di espressione comunicativa, filtrata solamente da metafore e altre figure retoriche che in realtà ne esaltano il profondo legame con la vita. Vita da cui trae ispirazione per esternare sentimenti, stati d’animo e fatti. Ma quando capita che si incontri con la musica assistiamo a qualcosa di meravigliosamente vero ed autentico, perché vero è ciò che viene narrato.

Dario Gay è un cantautore che si è fatto notare poco più che ventenne da Rita Pavone e Teddy Reno per voce e capacità di scrittura, un autore importante (ha scritto anche per Ruggeri che definisce suo mentore) capace di usare le parole con maestria, restituendo attraverso di esse un sapore dolce o amaro a seconda dell’oggetto del brano.

“Le nuvole” ad esempio è in grado di emozionare e scuotere le coscienze, ponendo al centro un tema purtroppo sempre attuale come quello dell’omofobia. Dario presentò questa canzone nel 2002 all’Europride Song Contest di Colonia in coppia con l’artista transgender L.A. Cristiana, riportando a casa il ricordo di una meravigliosa esperienza e il terzo posto in classifica.

Dentro la canzone: "Le nuvole"
Dario Gay (Foto © Marie Colosimo Sakamoto)

Il testo de “Le Nuvole” è molto forte. Perché?

Si, ho scelto parole dirette per raccontare una storia realmente accaduta e che purtroppo continua ad essere estremamente attuale.

Quindi non c’è niente di autobiografico?

Fortunatamente non ho vissuto i problemi di questo ragazzo che invece a soli 16 anni venne cacciato di casa dai genitori perché dichiaratosi omosessuale. Nel brano racconto la storia di uno dei miei amici più cari (purtroppo prematuramente scomparso) che una volta ritrovatosi per strada ha saputo reagire, chiedendo ospitalità ad un amico e proseguendo gli studi fino a costruirsi una posizione importante nella moda.

C’è stato un successivo avvicinamento con la famiglia?

Dopo circa 20 anni i suoi familiari lo hanno cercato e lui è riuscito a perdonarli.

Quante nuvole hai visto nella tua vita?

Ce ne sono di molti tipi. Alcune sono leggere e bianche, io le chiamo le nuvole dei sogni, mi piace immaginare che nascosta fra loro ci sia qualche persona che ho amato e che ora mi stia guardando, anzi cerco di riconoscerne il volto.

In generale per me le nuvole rappresentano un pensiero positivo, io poi sono un’ottimista che cerca di sorridere sempre.

Poi certo, ci sono state anche molte nuvole che hanno oscurato il mio cammino. Ad esempio negli anni ’70 e ’80 il tema dell’omosessualità non era trattato come oggi, esistevano già correnti per la libertà sessuale ma la mentalità comune era molto più chiusa di quella odierna.

Quanto era difficile dichiararsi omosessuale?

Molto. Infatti io non ci tenevo a farlo e a sigillare questa mia decisione fu la casa discografica di allora che addirittura decise di cambiare il cognome da GAY in GAI, proprio per timore che qualcuno potesse risalire alla mia vera identità.

 

Dentro la canzone: Dario Gay "Le nuvole" 3
Dario Gay (Foto © Marie Colosimo Sakamoto)

È stata dura?

Si, al tempo convivevo col mio compagno ma agli occhi del pubblico doveva passare solo come un amico (fu così anche a Sanremo), mentre la mia famiglia era al corrente di tutto.

Quando hai deciso di riprenderti la tua “Y”?

Dopo qualche anno ho voluto riappropriarmi della mia vita, oltre che del mio vero cognome. Nel 2001 mi è stato chiesto di fare l’inno ufficiale del Gay Pride e in quell’occasione ho fatto coming out smettendo finalmente di nascondermi.

Cosa pensi dell’attuale dibattito intorno al ddl Zan?

Sono favorevolissimo. È vero che esiste già una legge che tutela le vittime di violenza ma non è completa e trovo giusto prevedere un inasprimento delle pene anche per l’incitamento all’odio. Dovremmo procedere all’adozione del ddl Zan senza nessuna ingerenza esterna.

Hai collaborato, tra gli altri, con Milva. Che ricordo hai della “Pantera di Goro”?

Ci siamo conosciuti a Sanremo nel 1990 e nei primi anni 2000 abbiamo iniziato a collaborare. Per un periodo ho seguito la sua produzione, ci vedevamo tutti i giorni così è nata una bella amicizia. Di lei ho un ricordo bellissimo. Lavorare con Milva è stato divertente, sapeva mettersi al servizio della musica con umiltà e rispetto. Era una bella persona.

Dentro la canzone: Dario Gay "Le nuvole"
Dario Gay e Platinette (Foto © Iwan Palombi)

Progetti?

Dopo “L’inno della pettegola” insieme a Platinette, con cui vorrei realizzare altre cose, ora intendo fare un album da solista. Sto aiutando in qualità di regista Giovanna nel suo nuovo progetto. Una grande casa cinematografica mi ha commissionato regia e montaggio di un docufilm su un cantante di cui ancora non posso anticipare niente. Sono anche impegnato nella produzione del pezzo di un giovane artista.

Inoltre, siccome sto preparando duetti con artisti spagnoli, irlandesi e brasiliani, non escludo affatto l’idea di realizzare un album con sole collaborazioni internazionali.

Articolo a cura di Sara Chiarei

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