The Italian Tenors, la musica italiana spopola in Australia

Evans Tonon, uno dei componenti del gruppo The Italian Tenors, ci racconta come la musica italiana sia amata nel mondo e come la Germania supporti i progetti musicali che arrivano dal Bel Paese.

The Italian Tenors: intervista a Evans Tonon
Evans Tonon.

Ho conosciuto Evans durante la registrazione di uno spot commerciale per un noto marchio italiano di birra. Abbiamo condiviso molti momenti di pausa tra una ripresa e l’altra, ci siamo divertiti ma soprattutto abbiamo condiviso le nostre passioni. Il tutto inizia quando eravamo nella sala trucco e parrucco ed Evans canticchiava. Mi giro verso di lui e gli chiedo “ti piace cantare?” e da lì iniziò il suo racconto. A distanza di qualche anno ho deciso di incontrarlo per farmi raccontare il percorso fatto e i suoi progetti futuri perché le persone oneste, quelle che si preparano, che studiano e soprattutto quelle che non smettono mai di crederci vanno premiate, a loro è doveroso dare visibilità.

L’ultima volta che ti ho visto eri sulla rete nazionale tedesca ZDF insieme ad altri due ragazzi italiani… cosa mi sono perso Evans?
In effetti nel 2012 ha preso vita quel progetto musicale di cui ti parlavo quel giorno mentre sorseggiavamo birra sul set ed è nato ufficialmente il gruppo The Italian Tenors.

Raccontami meglio
Io e Sabino, uno dei tre componenti, avevamo lavorato in diverse produzioni operistiche al Teatro Regio di Torino e, quando avevo saputo che un produttore tedesco avrebbe volentieri sostenuto un progetto che coinvolgesse cantanti lirici nella reinterpretazione di famose canzoni italiane, decidemmo di proporci, insieme a Mirko (il terzo) che avevamo incontrato brevemente qualche mese prima a un’audizione. Sia Sabino che io avevamo sempre avuto il desiderio di usare la nostra formazione classica per andare al di là dell’opera in senso stretto. Sabino ha un’anima molto pop, anche con canzoni di sua composizione. Io sono invece particolarmente appassionato ai grandi standard della canzone degli anni ’50 e ’60 (sia italiana che americana).

Un progetto italiano con lo scopo di diffondere la nostra cultura musicale che però trova i fondi e il supporto in Germania?
Si, è così… The Italian Tenors nasce in Germania ed è distribuito da Universal Germany. Il primo album, uscito nella primavera del 2012 si chiamava That’s Amore, da uno dei brani che avevamo interpretato. La caratteristica che ci differenziava e tuttora ci differenzia da altri gruppi di tenori, è che la maggior parte dei nostri brani sono effettivamente molto pop, e apparentemente lontani dalla vena “lirica” che ci si aspetterebbe. Canzoni di Umberto Tozzi come Gloria, e Gente di mare, o Piccola e Fragile di Drupi, Bello e Impossibile della Nannini, Se Bastasse una canzone e Adesso Tu di Eros Ramazzotti, o Mamma Maria, vengono accostate a grandi classici come Parla più piano, Arrivederci Roma, Caruso, Con te partirò, già interpretate da celebri cantanti lirici. Da precisare che a dispetto del nome del gruppo io sono in realtà un baritono, cosa abbastanza necessaria a garantire una completezza di colori all’interno delle nostre interpretazioni. Nel 2014 è uscito il secondo album, intitolato Viva la Vita, sempre distribuito dalla Universal Germany.

So che avete avuto un grande successo all’estero, dove avete suonato fino ad oggi?
Dal 2012 ad oggi abbiamo cantato principalmente in Germania e in Svizzera, con qualche concerto in Austria, in Estonia, in Inghilterra e in Croazia. Abbiamo preso parte a decine di trasmissioni televisive, quasi tutte per la TV tedesca, partecipando a diversi programmi come ospiti insieme a Umberto Tozzi, a Drupi, e a vari artisti di altri paesi. A settembre siamo stati in Australia per una tournée di tre settimane che ha avuto un enorme successo nelle città di  Sydney, Melbourne, Canberra e Perth.

The Italian Tenors, la musica italiana spopola in Australia
The Italian Tenors.

Grande successo all’estero ma siete ancora poco conosciuti nel panorama musicale italiano, perché secondo te?
Per quanto riguarda l’Italia c’è anche da dire che è forse un paese in cui la commistione tra pop e lirica è stata vista con un certo sospetto. L’Italia è la patria del belcanto, dell’opera, e i melomani non amano vederla contaminata. I più giovani forse solo negli ultimi tempi si stanno incuriosendo di fronte all’offerta di musica moderna interpretata da chi ha una formazione classica. Quindi da un lato c’è un discorso pratico di gestione del progetto, che richiede tempi tecnici e lavoro di marketing, dall’altro un mercato che forse non è ancora così incuriosito. Altri artisti cosiddetti crossover, come Bocelli o il trio Il Volo, seppur noti, non riscontrano in Italia lo stesso successo che vivono altrove.

Trovi differenze tra la gestione della musica all’estero e in Italia?
Il discorso è un po’ quello della domanda sopra ma aggiungerei alle valutazioni il fatto che in Italia è molto forte l’identificazione di una canzone con il suo primo interprete. Questo ha sempre fatto storcere un po’ il naso di fronte a interpretazioni nuove di grandi classici. In America, per esempio, i grandi classici vengono reinterpretati in continuazione. La cover è nella natura delle cose, specialmente per quanto riguarda i grandi standard. In Italia temo ci sia una sorta di preconcetto nei confronti di chi fa cover. Forse meno oggi di ieri, ma un po’ c’è. Per gestire la musica, come per gestire qualsiasi prodotto artistico, credo ci voglia molta creatività. E in questo i paesi che notoriamente esprimono maggiore creatività, sono quelli che hanno anche maggior successo nel proporla e promuoverla. Il contenuto creativo (la musica) ha bisogno di un contenitore all’altezza di tale creatività (promozione).

Ti esibisci solo con il gruppo o anche da solista?
Parallelamente alle esibizioni con gli Italian Tenors io continuo la mia attività come cantante lirico, e ho da qualche tempo creato un gruppo con cui interpreto le grandi canzoni degli anni ’50 e ’60 di cui sono un grande appassionato.

Ti esprimi meglio in gruppo o come solista?
Amo entrambe le situazioni. Cantare da solo mi permette di essere completamente autonomo nelle scelte artistiche e nel modo in cui mi presento al pubblico. Ma cantare in gruppo rende sicuramente più vario e dinamico uno spettacolo.

Quando canti come solista con chi condividi il palco?
Il gruppo è formato da me, come unica voce, talvolta affiancato da Francesca Lanza, un soprano lirico (straordinaria Regina della Notte nel Flauto Magico di Mozart) che condivide con me la passione per questo repertorio. Mi accompagnano tre musicisti che contano su una preparazione sia classica che jazz e sono: Gilberto Bonetto al pianoforte, Ferdinando Vietti al  violoncello e Diego Vasserot alla tromba.

Qual è l’idea che sta dietro a questa formazione?
Ho voluto con questo progetto “spingere” un po’ l’idea di crossover, che gli Italian Tenors rappresentano con il mescolamento di pop e lirica, usando la mia vocalità classica per interpretare dei classici che spesso nascevano per il cinema o per il teatro musicale per diventare in molti casi standard del repertorio di jazzisti e cantanti swing. Avendo notato quanto il pubblico internazionale ami la canzone italiana, il nostro obiettivo è di produrre dei brani che mettano insieme tutti questi elementi: melodia distintamente italiana, vocalità classica che si affaccia a uno stile moderno, arrangiamenti originali e sofisticati.

Evans e i Babaarum, citazione a Sinatra?
In effetti ho voluto chiamare il gruppo Evans e i Babaarum dove Babaarum è un termine usato in un duetto nel film “High Society”, da Frank Sinatra e Bing Crosby per citare i famosi Babà al rum.

Con i Babaarum potremo vederti anche in Italia?
Si, con loro ci esibiamo in Italia e in Europa e stiamo finalmente per completare la produzione di un album. Di alcuni brani già registrati esistono anche i video delle registrazioni fatte in studio, e i nuovi brani comprenderanno anche un paio di inediti su cui stiamo al momento lavorando.

Cosa vedi nel tuo futuro artistico?
Il progetto The Italian Tenors è già lanciato, ora si tratta di osservarne e gestirne l’evoluzione. Il mio progetto solista invece spero possa essere un capitolo importante nei prossimi anni della mia carriera musicale.

Chi è Evans quando scende dal palco?
La prima cosa che mi viene in mente è: zio di nove nipoti. Non ho figli miei ma sento un forte legame con tutti i miei nipoti e cerco di passare con loro molto tempo portandoli al cinema, cucinando insieme a loro. Quelle sono due delle mie passioni, il cinema, dove vado almeno due volte alla settimana e la cucina. Mi piace anche molto scrivere e ho avuto il piacere di vedere alcuni miei racconti pubblicati su riviste letterarie. Queste sono le cose a cui dedico molto del mio tempo libero, quando non sono impegnato a elaborare nuovi progetti o provare per dei concerti.

Hai duettato con artisti importanti? Con chi vorresti cantare?
Non ho ancora avuto la fortuna di duettare con artisti importanti, se posso sognare ad occhi aperti direi Tony Bennett e Michael Bublé tra gli artisti americani che interpretano il mio repertorio; mentre Arisa, tra gli artisti italiani, è una delle cantanti che mi affascinano di più e con cui credo mi divertirei molto.

Qual è il pezzo che avresti voluto cantare tu?
Un pezzo degli anni ’50, il repertorio che mi diverto a cantare, che avrei voluto interpretare è Tu vuo’ fa’ l’americano di Carosone, e che ho oggi in repertorio. In epoca più recente uno dei grandi brani di Lucio Dalla, di cui invidio la capacità poetica nello scrivere i testi, è per esempio Caruso interpretata con Pavarotti, ma anche Felicità, o La Sera dei Miracoli.

Hai mai pensato di partecipare ad un talent show per farti conoscere?
Avevo fatto una selezione per X-Factor molti anni fa, quando mi dissero che mi avrebbero considerato se avessero deciso di sfruttare una voce “classica”. All’epoca non c’era ancora molto interesse per questo genere di commistioni e non ne venne fuori nulla, forse dovrei riprovare ora che si vedono sempre più cantanti con una impostazione vocale classica esibirsi in altri repertori.

Articolo di Sandro Marenco.

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