Terraforma, tra sostenibilità e sperimentazione

Dicono sia un festival, ma Terraforma è Terraforma, è unico.

Il nome stesso è il termine più vicino a ciò che rappresenta, cioè plasmare un ambiente rendendolo vivibile per l’uomo. Nulla a che fare con tutti gli altri eventi sotto la dicitura “festival”. È un’esperienza multisensoriale, concettuale e ricca di cultura e ricercatezza.

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Terraforma, a Milano dall’1 al 3 Luglio 2016 (Foto © Vivicorriere).

Tutti appellativi che, normalmente, nell’immaginario collettivo, non associamo alla parola festival.
Io amo la techno, l’elettronica e la musica nella sua totalità, ma più passa il tempo e più sento di non aver nulla in comune con la maggior parte dei personaggi che vengono attirati dai miei artisti preferiti (che seguo ormai da più di dieci anni); dal tipo che, chiamandoti “zio”, elemosina alcol e tabacco manco fossi uno dei re magi con oro incenso e mirra, al ragazzino alto più o meno come te quando facevi l’album panini, che ti minaccia perché secondo lui hai adocchiato la sua tipa che sembra una miniatura di Carmela Soprano.

Nasce proprio da questa sensazione la voglia di andare alla ricerca di situazioni dove elettronica, cultura, sperimentazione e bella gente siano magicamente riunite in un unico posto. Se, poi, alla ricetta aggiungiamo eco-sostenibilità, è amore a prima vista.

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Foto © Your own guide.

Ambientato nel magnifico parco di Villa Arconati, vicino Milano, dall’1 al 3 luglio, tra musica, workshop , performance, percorsi di ascolto e talk immersi nel verde, Terraforma ti trasporterà in un’altra dimensione quasi fantastica, in perfetta armonia con la natura.

Uomo, suono e alberi sono in simbiosi. Basti pensare che nel 2014, data in cui si è svolta la prima edizione, è partito un progetto di riqualificazione boschiva che avanza di anno in anno.

Sono anche presenti isole ecologiche per la raccolta differenziata, perché Terraforma non si lascia alle spalle sporcizia e distruzione degne di Attila il flagello di Dio (come qualsiasi altro festival), ma al contrario lascia arte, alberi e pulizia.

Perché non solo ad ogni edizione il numero degli alberi aumenta grazie al progetto di riqualificazione del parco, ma aumenta anche il numero di opere artistiche create ad hoc per l’evento.

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Terraforma: molto più di un Festival (Foto © GQ Italia).

Questo è “solo” il contesto ma chi ricopre il ruolo da protagonista è senza dubbio la musica, con line up ricercate come film d’essai.

Artisti che tracciano un percorso, partendo dalle prime luci del mattino con sonorità jazz e ambient, fino ad arrivare alla cassa in 4\4 tipica della techno, che echeggia nelle ore più buie.

Tra i venti artisti coinvolti quest’anno spiccano Charlemagne Palestine, pianista minimalista newyorkese, Brian Sherwood che, con un cognome del genere, non può che trovarsi a suo agio tra le fronde degli alberi del parco, mentre fonde post-punk e elettronica.

Sicuramente una delle figure più particolari arriva dalla Norvegia e sotto il nome di Biosphere produce brani ambient inserendo campionamenti dal circolo polare artico, unendo le sue due passioni, alpinismo e musica.

Francesco Cavaliere propone una combinazione, tendenzialmente analog, di suoni, voci e materiali. A proporre sonorità piu “spinte” ci pensa Donato Dozzy, uno dei producer techno nostrani più acclamati.

I ragazzi di Threes, associazione culturale no profit, sono riusciti a creare qualcosa di unico e in controtendenza con la proposta odierna, fatta dalle solite line up sentite e risentite; sono riusciti a dar vita ad una creatura che brilla di luce propria. Ci e gli auguriamo che brilli ancora per molto, illuminando il cielo della musica elettronica italiana, pieno di meteore destinate a spegnersi.

Articolo di Mattia Volpe.

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