Fatevi guarire dalla “Rock Therapy” di Massimo Cotto

Confidando da sempre nel potere terapeutico della musica il giornalista astigiano prescrive pillole di rock per curare ogni malanno esistenziale dalle pagine suo ultimo libro, “Rock Therapy”. Provate anche voi, non ci sono controindicazioni.

Rock Therapy di Massimo Cotto, pillole di rock per curarsi
Massimo Cotto, autore di “Rock Therapy” (2017)

Massimo Cotto, prolifico giornalista e critico musicale con alla spalle una bibliografia di oltre 60 libri, nonché una delle voci più intriganti di Virgin Radio, continua a ribadirlo da anni: «Oltre che la colonna sonora del nostro quotidiano credo fermamente che il rock possa essere il più efficace dei rimedi. Se siamo fortunati ci salva la vita, nella peggiore delle ipotesi ci migliora la giornata».

Principio assunto a vera filosofia, anzi terapia, nella sua ultima produzione, Rock Therapy. Il sottotitolo in particolare recita «Rimedi in forma di canzone per ogni malanno o situazione»: non si tratta dunque dell’ennesimo manuale di canzoni fondamentali ma più propriamente di una sorta di vero “ricettario” costituito da «pillole di rock da ingerire a seconda delle circostanze e dei malesseri (o malumori o malanni). E poiché una sola canzone a volte non basta per guarire, propongo una terapia completa, associando più brani fino a formare un percorso, sapendo che comunque, se non dovesse funzionare, si può sempre buttare tutto nel cestino e cambiare medico, o seguire la brillante alternativa dell’autoprescrizione», spiega Cotto nell’introduzione (pp. 11-12).

Il libro si apre in tre grandi sezioni Mal d’essere, Mali di stagione e Mal di giornata, ciascuna suddivisa in una decina di capitoli, e ogni capitolo racchiude più pillole: quelle per curare il mal di gola come Rock and roll all nite dei Kiss «nata per essere cantata a squarciagola» o per il mal d’amore, quelle antidepressive ma anche antirughe come My generation degli Who «perché la giovinezza non è un fattore anagrafico» e persino canzoni per curare l’artrite o per favorire la concentrazione.

Rock Therapy di Massimo Cotto, pillole di rock per curarsi
La copertina del libro “Rock Therapy”, Marsilio 2017

In totale ben 344 canzoni con precise proprietà terapeutiche e un cappello introduttivo in cui Cotto spiega il criterio nella scelta del brano secondo il bisogno al quale risponde o il disturbo che può sanare: «Alcune canzoni sono adatte a momenti di fragilità e aiutano a elaborare un dubbio che ha messo in discussione le nostre certezze, altre valgono per tutte le stagioni, altre ancora possono funzionare in precisi momenti: se ad esempio voglio portare a cena la donna che desidero ardentemente da due anni non metto su Nick Drake…altrimenti ci suicidiamo entrambi! (Ride)».

Il bello di questa “terapia” è che ogni canzone scelta viene pure storicamente contestualizzata ricostruendo l’ambiance della vicenda compositiva con aneddoti, curiosità e riflessioni su personaggi, episodi e luoghi: si scopre allora che Across the universe (1969) nacque dalla penna di Lennon dopo un litigio con la moglie Cynthia o che Elton John confessò personalmente a Cotto che in un periodo di grande difficoltà di dipendenza dalle droghe ascoltava Don’t give up (1986) di Peter Gabriel e Kate Bush trovando la forza per andare avanti. «Questo libro fa comprendere il potere della musica, quell’energia che ti entra nell’anima dove non arrivano la mente le medicine e la terapia e ti fa capire che puoi ancora farcela o che qualcosa può ancora succedere», aggiunge Cotto.

Più delle storie in sé però è la brillante ed entusiasta scrittura dell’autore a regalare narrazioni coinvolgenti capaci di restituire, in poche righe, le emozioni di un’epoca, tanto da risultare apprezzabili anche per chi poco conosce il rock: quelle storie che il giornalista astigiano ci ha da tempo abituato ad ascoltare sfoggiando una perizia musicale davvero invidiabile attraverso uno stile solo apparentemente modesto e informale. Forse perché Cotto, come lo ha definito Gian Paolo Serino, “non è un critico musicale: è un poeta-romanziere che ha seguito la voce anziché la penna”.

Perché allora non verificare l’efficacia della cura? Che poi funzioni o meno, avrete avuto l’occasione di vivere un eccitante viaggio sulle note del rock. D’altra parte, come diceva Pete Townshend, se “il rock non eliminerà i tuoi problemi, ti permetterà di ballarci sopra”.

The Who My generation « Perché la giovinezza non è un fattore anagrafico»

Print Friendly, PDF & Email

Ti potrebbero interessare:

Luca Cecchelli
Luca Cecchelli

Laureato in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Milano con una tesi in linguistica italiana e da sempre interessato al mondo dello spettacolo, scrive per diverse testate e rubriche di teatro e musica, parallelamente all’attività di ufficio stampa. Cinefilo quasi attore, scrittore, critico, melomane e appassionato conoscitore di musica rock, è assiduo frequentatore di sale e concerti oltreché batterista per passione presso alcune formazioni.

Top