Sono una sognatrice perché dai sogni parte tutto

Roberta Faccani ci racconta l’importanza di essere musicisti  e non solo cantanti, di studiare i classici e di lasciarsi incuriosire dagli arrangiamenti. Ci parla anche di talent e non si tira indietro a dare consigli alle nuove leve della musica.

Roberta Faccani, Sono una sognatrice
Roberta Faccani.

Nel viaggio tra lo studio di registrazione e casa facciamo una bella chiacchierata al telefono con Roberta Faccani che, con una voce squillante e un sorriso che si sente dalla voce, si rende disponibile a “lasciarsi scoprire” come artista e come persona soprattutto.

Data la sua poliedricità parto subito col chiederle come ama definirsi e lei mi risponde così: «In realtà io non posso dire cosa faccio ma posso dirti che sono una indefessa sognatrice perché dai sogni parte tutto. Non mi pongo limiti, sempre tenendo conto delle cose che so fare perché, ahimè, non sono una tuttologa. A livello artistico io nasco come cantante ma poi ho scoperto di avere un dono anche nello scrivere, ho trovato una mia tecnica vocale da insegnare ai ragazzi che si approcciano a questo mestiere e sempre  mi sono trovata bene nella polivalenza» e così iniziamo la chiacchierata che continua così:

Cosa consigli ai tuoi ragazzi?
Quando si studia non bisogna solo pensare al successo, ad arrivare in TV ed essere primi in classifica

Perché hai deciso di insegnare alle nuove leve?
Quando ero ragazzina, ad Ancona che è la mia città natale, non c’era nemmeno una scuola di canto, non si sapeva dove battere la testa per imparare e quindi ci si doveva spostare e andare fuori dalla propria città, questo è stato il motivo ed un’esigenza mia.

Vedi differenze tra la generazione dei ragazzi “di una volta” e quelli di oggi?
Vedo molti ragazzi ma quelli che hanno davvero voglia di studiare e prepararsi sono davvero pochi. Vogliono il successo subito e non vogliono investire sulla loro formazione. Il talento però non è solamente legato ad una bella voce ma è un talento mentale, una predisposizione a focalizzare la propria vita per uno scopo. In molti poi manca anche la cultura musicale, non c’è la curiosità di scoprire cosa c’è dietro ad un autore, non c’è la voglia di studiare i classici e così si perdono la possibilità di capire l’evoluzione e le strategie degli arrangiamenti nella storia della musica. In cuor mio io non sono mai stata solo una cantante ma una musicista nella testa.

Parlando di talenti, faresti la giudice in un talent musicale?
Lo farei subito anche perché lavorare con i giovani ti mantiene giovane. Mentre insegni impari e quindi cresci anche tu e non bisogna mai sentirsi arrivati. Credo anche di aver trovato la chiave di accesso alla freschezza della gioventù basata sulla curiosità e la passione

Qual è la prima cosa che diresti ai tuoi ipotetici “talenti”?
Andatevi a studiare i grandi classici del passato. Se mi parli di cantautori devi sapere da dove arriva il cantautorato, devi sapere che lo dobbiamo a Mogol e a tutti i grandi autori. Quando mi sento dire che “almeno tu nell’universo” è un pezzo di Elisa mi vengono i brividi. Se non conosci questa storia sarai un mero esecutore da Karaoke ma mai un interprete.

Però, a suo tempo, Fiorello con il Karaoke ha portato la musica nelle case di tutti…
Fiorello è un grande ed è un professionista fantastico, quella trasmissione però ha fatto pensare che tutti potessero cantare, io dico che la musica è di tutti ma non per tutti. La musica nasce da qualcosa che hai dentro, a volte anche un mal di vivere, ma chi fa il cantante ha una cosa che gli gira dentro che non piò tacere. Da piccolina ricordo che durante i compiti in classe io mi canticchiavo dei motivetti nella testa ed ero puntualmente distratta…

Quando hai iniziato a cantare?
Cantavo Minnie Minoprio a 3 anni..

Roberta Faccani Ti interessa il successo?
Beh più che interessarmi, credo di poter dire che io me lo merito, lo merito per il talento che io credo di avere e anche per tutti i sacrifici che ho fatto. Non vorrei essere fraintesa come presuntuosa ma ritengo che tutti quelli che fanno le cose per bene, che hanno la voglia di non fermarsi mai, di crescere, di migliorarsi meritino un premio, un riconoscimento.

Come sono arrivati i Matia Bazar nella tua vita?
Credo che loro avessero già nelle loro idee una progettualità a tempo determinato, non solo con me ma con tante altre persone. Hanno avuto 5 cantanti e anche un cambio abbastanza costante di musicisti. Forse io sono stata un precursore che, se avessero avuto tempo di aspettare, sarebbe stata la modernità perché le voci oggi sono verso il rock come avevo io… ma credo di essere arrivata un po’ troppo presto rispetto ai tempi.. almeno i loro…

È rimasto dell’amaro in bocca da quell’esperienza?
Io vivo sempre le mie esperienze come un percorso, credo davvero che se doveva andare così, doveva andare così. Non ho mai intenzione e voglia di fermarmi sul passato

Sono d’accordo con te, parliamo di futuro…  cosa c’è nei tuoi progetti?
Posso spararla grossa? Io voglio rimanere nella storia della musica leggera italiana. Non so come farò ma credo di avere ancora qualcosa da raccogliere quindi al momento non so se arriverà dal successo di una canzone o da un talent, un musical, un film o un ritorno a San Remo.

Il segreto di questo lavoro?
Ci vuole tanta umiltà ma non una falsa modestia

Cosa insegni nelle tue masterclass?
Intanto faccio prendere coscienza ai ragazzi che tutti gli artisti hanno un grande ego, chi inizia questo mestiere è perché ama avere un pubblico, desidera le persone lo amino. Ricordo che io ho capito di voler essere su di un palco in un negozio di musica con un disco in mano di Ramazzotti, ho pensato “io voglio un giorno cantare su un palco proprio come lui”

Visto che mi pare di capire che sei una persona che è cosciente della sua parte spirituale, dove vorrebbe andare la tua anima artistica in questo momento?
A ricevere un bel riconoscimento da parte della critica e poi a fare la giudice di un talent perché così avrei la possibilità di farmi conoscere anche come persone e non solo come artista. Non potrei mai andare ad un talent di cucina perché sono proprio negata in cucina e sbaglierei anche l’uovo al tegamino (sorride)

Abbiamo iniziato con i sogni, chiudiamo con il tuo sogno più ricorrente
Sogno ad occhi aperti molto spesso e, lo dico con sincerità, sogno belle interviste come la tua, quelle che scavano dentro e vanno oltre le apparenze

Articolo di Sandro Marenco.

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