Imparare a valutare col cuore e non con gli schemi: parola al Maestro Vessicchio

Siamo abituati a vedere il Maestro Peppe Vessicchio serio e rigoroso ma in questa chiacchierata si scopre un uomo semplice, sensibile e fortemente legato ai suoi affetti.

Imparare a valutare col cuore e non con gli schemi: parola al Maestro Vessicchio di Mauro Caldera
Peppe Vessicchio (© Foto: www.sanremo.rai.it).

E’ il maestro per eccellenza del Festival di Sanremo, diventato ormai un’istituzione. Dietro alla folta barba e a un atteggiamento dimesso si nasconde un uomo di grande umanità e di forte sensibilità. Caratteristiche quasi poetiche cercano di definire il Maestro Peppe Vessicchio.

Dopo l’assenza nella prima serata dell’ultimo Festival di Sanremo, mercoledì è finalmente arrivato, facendo contenti i telespettatori che si chiedevano che fine avesse fatto. #ilcasovessicchio è diventata una vera e propria campagna sul web che si chiedeva che fine avesse fatto il maestro. Peccato che l’applauso a lui dedicato abbia un po’ oscurato l’arrivo di Patty Pravo.

Che vita conduce il maestro Vessicchio?
E’ difficile da dire: sono contento che il web abbia avuto questa reazione per me, considerato il fatto che io non sono in rete, non ho Facebook né Twitter. Ho capito che ho tanto bisogno di vita reale così come mi sono accorto che le piante hanno un’anima ed è come se ci parlassero. Sono molto affascinato da quello che ho intorno e penso che la prima rivoluzione, se vogliamo cambiare qualcosa in meglio, comincia proprio da dove sei. Noi dobbiamo operare nella nostra realtà, qualunque essa sia per portare il nostro contributo.

Ci parli della tua famiglia?
Mia figlia si occupa di televisione come autore. E’ l’unica persona che riesce a farmi ridere con le lacrime: è una dinamite di ironia e quando arriva lei arriva un tornado. Mia nipote, che ha 19 anni, è il contrario: è riflessiva, come me, e segue da vicino quello che faccio. E’ affascinata dal mondo musicale: vive di musica ascoltandola tutto il giorno, poi suona e canta.

Cos’è per te Sanremo?
Il Festival di Sanremo è una sorta di festa comandata. Anche la mia famiglia vive nella ritualità questa trasferta nella riviera. A volte mi segue la moglie, altre volte mia nipote o mia figlia. E’ un appuntamento che scandisce la nostra vita.

Hai mai saltato qualche edizione?
Sono mancato quattro volte. Non lo cerco: mi chiamano!

Quali sono i tuoi valori di base?
Credo molto nella politica etica: faccio quello che vorrei che gli altri facessero. Comincio a farlo, anche se gli altri non lo fanno. Ho insegnato in famiglia che se qualcuno non saluta è fondamentale continuare a farlo sempre.

Sei sempre così calmo e riflessivo?
Chi mi conosce sa che nella maggior parte dei casi sono così. Qualche volta mi capita di perdere la calma ma subito dopo cerco di capire perché sta accadendo: c’è sempre un motivo.

Ti sei mai chiesto perché sei diventato il personaggio “Peppe Vessicchio”?
Ho scoperto che Virginia Raffaele ha un seguito enorme in rete: le vogliono bene. A me piace moltissimo: non l’ho mai vista una volta fuori dall’esercizio delle sue funzioni. Lei, con gran passione ha portato avanti il suo linguaggio e lo aggiorna perché è la sua prima esigenza. Noi siamo in un’era di presenzialismo assoluto: c’è gente che vuole esserci a tutti i costi, a volte senza nemmeno una ragione precisa. Addirittura i politici, a volte fanno a botte a costo di essere presenti. A me è capitato di brillare per assenza e questo è un segnale per tutti coloro che amano quello che fanno, vivendo realmente l’amore per la propria materia.

Ricordi la prima volta a Sanremo?
Il primo esordio fu nel 1985 con Zucchero quando cantava Canzone triste; allora accompagnavamo gli artisti per un lavoro di supporto tecnico e morale, anche perché cantavano su base musicale. La prima volta a Sanremo con l’Orchestra è stata nel 1990: venni con La nevicata del ‘56 di Mia Martini.

Sanremo rischia di diventare talent o riuscirà a mantenere la sua natura?
Secondo me, come talent, considerato quello che ha tirato fuori negli ultimi dieci anni, non è che abbia funzionato molto: non ricordo quasi nulla, neanche tra le vittorie della categoria dei big. L’era di Giorgia, di Bocelli e della Pausini mi sembra tramontata. Oggi abbiamo scoperto che il talent ha realmente funzionato e negli ultimi 12 anni noi ci ritroviamo ad avere personaggi che rimarranno sulla scena del canto-spettacolo anche in futuro come Alessandra Amoroso, Emma, Marco Mengoni, Noemi e la Michelin. Anche Scanu è un portento sia dal punto di vista vocale sia della tenacia. Sono cantanti che possiamo dire essere figli del talent che ha realmente proposto nuove leve.

Parlando di Talent, ritornerai nella nuova edizione serale di Amici?
Resto un consulente del programma. Dopo più di dieci anni di collaborazione con il programma si sono creati dei veri legami ma quest’anno non è previsto che abbia un ruolo fisso all’interno della produzione.

Hai qualche progetto che bolle in pentola?
Quest’anno ho un tour che parte ad aprile che durerà fino ai primi di luglio. Tocchiamo 12 città italiane con il mio gruppo I Solisti del Sesto armonico. Visiteremo anche ospedali e centri anziani. Nei nostri concerti, la domenica mattina ci dedicheremo alla solidarietà occupandoci di quelle persone che non possono raggiungerci nei teatri.

Chi è per te Maria De Filippi?
Maria è una donna che, dove è scesa in campo, ha sempre ottenuto risultati: ha un intuito assolutamente unico. Riesce a fare una televisione che ognuno può valutare se bella o meno, ma è altamente funzionale. Quando è scesa in campo nel settore musicale ha cercato di ottenere il meglio in quella direzione e ci è riuscita. Ha un orecchio superiore e una sensibilità unica. L’unico punto discordante è che le piacciono di più le voci rotte che quelle limpide.

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Mauro Caldera
Mauro Caldera
Giornalista, creativo, scrittore, autore e conduttore televisivo. Nasce come pedagogista e insegnante. Oggi scrive di televisione, musica e spettacolo, svolge attività di ufficio stampa, progetta format per emittenti radio-televisive e contenuti autorali per case editrici.
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