Niccolò Fabi, l’essenzialità per comunicare meglio nel nuovo album “Una somma di piccole cose”

Intervista a Niccolò Fabi: il nuovo disco, scritto e registrato in solitudine, è un regalo per il cantautore romano e un “farmaco” dedicato alle persone che combattono per la vita.

«Qui dentro c’è robetta, da produttore ho pensato che per il mio tipo di linguaggio, che non è mai troppo violento e il mio modo di cantare, mai troppo esplicito, fosse meglio avere silenzio intorno»: il lavoro di sottrazione estrema di Niccolò Fabi per il suo ultimo disco ha reso “Una somma di piccole cose” un gioiello di essenzialità, che va oltre il concept album di un cantautore che vuole ancora, dopo vent’anni, farsi ascoltare, forse con più attenzione di prima.

Intervista-Niccolò-Fabi-Una-somma-di-piccole-cose
Niccolò Fabi (Foto © Shirin Amini).

Il disco, pubblicato con Universal il 22 aprile, propone nove tracce, che spaziano dalle canzoni d’amore (“Una mano sugli occhi”; “Le chiavi di casa”) ai brani più propriamente dedicati all’ecologia (“Ha perso la città”; “Filosofia agricola”), dalla ninna-nanna (“Facciamo finta”) alla cover degli Hellasocrate (“Le cose non si mettono bene”), fino a “Vince chi molla”, traccia che lo stesso Fabi definisce «uno psicofarmaco».

Dopo due anni con il trio “I padroni della festa”, un disco così essenziale è una reazione?
Era l’unica scelta possibile per tante convergenze. I due anni con Daniele (Silvestri) e Max (Gazzè) sono stati due anni bellissimi e molto intensi, in un gruppo è più divertente, si cazzeggia e diminuiscono le responsabilità. È stato un carico enorme in termini di suggestioni e esperienze, che da solo non avrei fatto: ha significato un viaggio in Africa, quindici giorni nei club di Europa, suonare nei palazzetti in Italia, all’Arena di Verona. La standing ovation all’Arena di Verona è un riconoscimento che, se ti arriva al 20°anno di carriera e non al primo, è quasi un premio alla carriera.

Quali sono le altre convergenze?
Negli ultimi cinque anni ho avuto conferme che prima non avevo; queste, unite al momento di collettività con Daniele e Max, mi hanno reso necessario un momento per sputare fuori tutto quello che avevo accumulato. Non mi ero praticamente mai fermato da “Ecco” (album del 2012, ndr), che aveva una sua innaturale estroversione, perché avevo il desiderio di allontanarmi da un momento terribile [la perdita della figlia piccola nel 2010, per una meningite fulminante, ndr]. C’erano davvero tante cose, una somma di dolore e anche di gioia derivante dal momento forse più bello della mia carriera: avevo bisogno di un tempo tutto mio, senza nessuno né distrazioni.

“Una somma di piccole cose” suona molto essenziale perfino per la tua cifra stilistica.
È stato un regalo per me, anche perché mi sono detto “O lo faccio ora o non lo faccio mai più”, anche perché so che dev’essere ascoltato da vicino e approfitto del momento favorevole, di maggiore vicinanza del pubblico. Qui dentro c’è robetta, ho tolto tutti gli artifici possibili e ridotto all’osso gli strumenti. Da produttore ho pensato che per il mio tipo di linguaggio, che non è mai troppo violento e il mio modo di cantare, mai troppo esplicito, fosse meglio avere silenzio intorno. Le stesse cose possono perdersi nella confusione o risultare più emozionanti e comprensibili senza rumore di fondo.

Hai detto che vorresti che questo disco venisse usato come farmaco, perché?
Recentemente ho scoperto per caso che la mia canzone “Costruire” (da “Novo Mesto”, 2006) è stata usata in psicoterapia e ho letto molti commenti bellissimi su come le mie canzoni, e quella in particolare, fossero stati rimedi e sostegni forti nella vita di chi testimoniava in momenti importanti. Anche io da ascoltatore so quanto alcuni dischi in certi momenti della mia vita siano stati fondamentali come farmaco, come soffio per far ripartire l’aereo. Per me la musica e la natura sono due farmaci più importanti per ritrovare equilibrio: la musica lo fa restituendo uno stato d’animo umano facendoti sentire compreso e uguale agli altri, la natura lo fa in modo diverso, è un respiro eterno.
Vince chi molla” è a tutti gli effetti uno psicofarmaco, qualcosa che ho utilizzato veramente per le ragioni per le quali si assumono ansiolitici e serotoninergici, quelle molecole che ci aiutano a ricollocare la nostra percezione dal baratro alla positività. Questo disco è dedicato a tre miei amici che non stanno bene, e a tutte le persone che combattono per la loro vita, per le quali ascoltare un disco può essere veramente un farmaco per la nostra vitalità. Sarei felice se questo disco venisse usato per ciò che è stato fatto, come un balsamo.

L’eco-sostenibilità è uno stile di vita?
Essere sostenibile non è un gesto, una campagna, una canzone che parla di ecologia, tutte cose che hanno un tempo di vita tendenzialmente minore rispetto a un esempio che pratichi ogni minuto, non solo per le canzoni che scrivi, ma anche in quello che emerge ciò che fai e che sei: diventa una traduzione pratica, un linguaggio. Ciò che trasmetti è un’esplicitazione maggiore di uno slogan. Il mio percorso è stato più lungo di altri, perché non amando gli slogan, ho dovuto essere prima credibile come persone per fa r sì che ciò che dicevo tra le righe diventasse chiaro.

I testi funzionano perfettamente anche senza melodia, come hai fatto?
Per me è sempre stata una priorità conservare la musicalità nei testi. Questo disco è stato proprio scritto e registrato in due mesi, prima di entrare in quella casa io non avevo niente. Ho evitato di registrare qualsiasi cosa, ho preparato solo un po’ di accordi, di giri, mi sono portato qualche libro e appunto. Quando “ho aperto le gabbie”, gli accordi e i giri sono andati a scontrarsi con gli appunti scritti, ho visto che tra loro si accendeva una magia naturale, così ho registrato tutto lì. Le parole sono già uscite con quella levigatezza da funzionare con la melodia, ma anche senza musica. Con l’esperienza, so già che un certo tipo di metrica nelle parole si adatta più facilmente alla mia ritmicità, negli anni sono diventato più istintivo, ma solo perché per me era una priorità.

Una-somma-di-piccole-cose-Niccolò-Fabi
Una somma di piccole cose è il nuovo album di Niccolò Fabi, in uscita il 22 aprile.

Puoi dirci qualcosa del tour, della scaletta e dei nuovi musicisti (Alberto Bianco, Damir Nefat, Filippo Cornaglia, Matteo Giai)?
A ogni tour aumentano le canzoni, mentre io preferisco tenere costante la durata dei concerti: non per pigrizia, ma visto che il mio repertorio è molto, non reggo più di 2 ore né fisicamente né emotivamente. Ovviamente suonerò le canzoni nuove, ma non so quante e in quale momento del concerto. Ho la presunzione di credere che il mio pubblico avrà piacere ad ascoltare i nuovi brani, perché sono l’esaltazione di quella caratteristica che negli anni è stata poi di me apprezzata di più. Faccio lacrimare, però è un concerto anche vitale, energico, per quanto intenso. Ho un gruppo completamente nuovo, perché la mia “banda” storica era entusiasta, ma erano impegnati in modo impossibile da coordinare per un tour. Avevo visto un concerto di Alberto Bianco di qualche mese prima. Anche lui è un cantautore e io adoro circondarmi sul palco di altri cantautori, hanno un modo di interpretare le canzoni da musicisti cantautori e non da musicisti strumentisti. Mi aveva colpito il suo gruppo, anche per gli equilibri e l’atmosfera tra loro, così ho fatto la telefonata e ora stiamo facendo le prove. Siamo tutti galvanizzati, anche perché sono bravissimi e mi sembra che le canzoni vengano bene. Sarà una bella scaletta, un viaggione: portatevi qualche fazzoletto e una pancera per attutire i colpi.

Tracklist di “Una somma di piccole cose”

01. Una somma di piccole cose
02. Ha perso la città
03. Facciamo finta
04.Filosofia agricola
05. Non vale più
06. Una mano sugli occhi
07. Le cose non si mettono bene
08. Le chiavi di casa
09. Vince chi molla.

Print Friendly, PDF & Email

Ti potrebbero interessare:

Cecilia Uzzo
Cecilia Uzzo
Da quando ho imparato, non ho più smesso di parlare, nemmeno quando dormo. Catapultata da un altro mondo, vivo attraverso una dimensione fatta di viola, di musica, cinema, romanzi e viaggi, (troppo) spesso mentali. Mina vagante di professione, curiosa di natura, sognatrice per passione, scrivo di tutto quello che amo e pure di più.
Top