Punk for Business: «Questo sarà il primo vero Market Sound»

Dal 4 giugno al 7 agosto ai Mercati Generali di Milano avrà luogo la seconda edizione del Market Sound 2016, evento organizzato dall’agenzia Punk for business.

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Tomaso Cavanna, presidente della Punk for Business.

Parliamo con Tomaso Cavanna, presidente e amministratore delegato, insieme ai suoi due executive producers Massimo Babini e Simona Muti.

Ricordate a Milano nel 2013 il concerto dei Kasabian in piazza del Duomo per Bacardi o il Vertical Stage per Samsung con gli artisti che suonavano dai balconi di un palazzo in corso Europa? Sono solo alcuni esempi dei singolari eventi musicali organizzati dalla Punk for Business, agenzia che esprime già nel nome la voglia di rompere gli schemi.

Si tratta degli stessi “punk” milanesi che hanno sovvertito le regole anche l’anno scorso durante i mesi di Expo con l’Estathè Market Sound allestendo un festival di sei mesi in una location inedita ricavata da un’area riqualificata all’interno dei Mercati Generali di via Lombroso coniugando musica, street food e intrattenimento. Risultato? 400.000 presenze, più di 200 artisti, 30 appuntamenti a ingresso gratuito e tanti tornei sportivi.

A testimonianza di quanto a Tomaso e compagni piaccia indubbiamente osare, eccoci a pochi giorni dalla sfida della seconda edizione.

Alla vigilia della seconda edizione del Market Sound si sente tanta adrenalina. Probabilmente anche per la recente esperienza del “Wired Next Fest” ai Giardini Montanelli di Milano, altro importante evento realizzato con il contributo della tua agenzia. Ennesima prova dell’affermazione della Punk for Business come una delle nuove realtà di riferimento per eventi musicali in Italia?
Spero di sì. Vincere anche l’appalto per Wired ha certamente rappresentato un altro riconoscimento e motivo di orgoglio per la mia agenzia. È stato bellissimo soprattutto realizzare un concerto unico nella storia dei Subsonica per celebrare i loro 20 anni di carriera alla presenza di tutti gli artisti che hanno collaborato con loro, dai Bluvertigo a Cristina Donà. Samuel e compagni avevano già annunciato l’anno scorso che avrebbero realizzato qualcosa del genere ma francamente non speravo di riuscire ad occuparmene io…(sorride soddisfatto) Stiamo ambiziosamente cercando di affermarci sempre più, non solo in Italia ma anche a livello internazionale: il mio sogno sarebbe un giorno di non avere competitor nel settore brand entertainment events. E adesso la prossima tappa sarà la seconda edizione del Market Sound!

Il Market Sound è una vostra creatura concepita nell’anno di Expo in una location inedita e precedentemente semi-abbandonata: intanto come è nato questo progetto e proprio in questa location?
Per una congiunzione astrale. La Punk for Business ha partecipato e vinto ad un bando di Sogemi e del Comune di Milano per la gestione di un’area all’interno dei Mercati Generali di via Lombroso: noi ce ne siamo interessati perché reputavamo quello spazio molto vendibile proprio nell’anno di Expo e in tema di food. Sempre in quel periodo il nostro addetto preposto della ricerca di bandi ci segnalò anche una gara di Ferrero: il brief era di presentare un evento stile Festivalbar con tantissimi artisti concentrati in un’unica giornata al Sud Italia. La mia socia presentò inizialmente una prima proposta esattamente in linea col brief per tre città del sud. Poi a me venne l’idea di presentare in gara una seconda ipotesi proponendo, per lo stesso budget, non un giorno ma sei mesi, non al Sud ma Milano, non un concerto ma almeno 80, vale a dire uno su due in 160 giorni di apertura location. Abbiamo vinto anche questa gara e sfruttando le opportunità offerte da queste due vittorie, quella del brand Ferrero e quella del bando comunale, è nato il Market Sound. Una scommessa…

Vinta! Il bilancio della prima edizione del Market Sound è stato molto positiva con più di 400.000 persone in 6 mesi: il segreto del successo?
La cura di ogni particolare. In questo mestiere non ci si può permettere di essere approssimativi: l’evento è specchio di un brand che ti sta affidando la sua immagine a livello pubblico. E lavorare con multinazionali enormi come Samsung, Becks o Ferrero è sempre un’impresa molto importante e delicata. L’operazione per il gruppo Ferrero è stata certo vincente però, ricordo sempre, possibile grazie anche al sostegno dello stesso brand. Cosa che vale per tutti i nostri eventi.

C’è un momento legato alla prima edizione di Market Sound di cui sei più orgoglioso?
Il fatto che in conclusione del festival i Subsonica abbiano spontaneamente deciso di chiudere il loro tour fissando la loro ultima tappa con una festa al Market: è stato un bel segno di riconoscimento da parte di una delle nostre top band italiane.

E di questa edizione invece cosa è più motivo di vanto?
Mi ha riempito d’orgoglio, a seguito della prima edizione, veder molti artisti scegliere il Market tra le tante altre location milanesi. Ad esempio si è presentato da me in ufficio Manuel Agnelli degli Afterhours in persona, insieme al suo violoncellista Rodrigo D’Erasmo, a spiegarmi che l’anno scorso aveva visitato il Market e che gli era piaciuto al punto da volersi esibire qui. Ancora più incredibile poi è aver riscontrato questa attenzione non solo da parte di artisti italiani ma anche internazionali come i Tame Impala, band vincitrice dei Brit Awards, o Neil Young che abbiamo tentato di avere fino all’ultimo nel 2015 e che quest’anno ci ha ricontattato per confermare la sua presenza. Considera che il Market Sound è solo alla seconda edizione, voglio dire non è il Coachella Festival!

Questa seconda edizione sarà indubbiamente più ricca riguardo al contenuto artistico: cosa è cambiato rispetto alla prima?
Più esperienza e tempismo. Nel 2015 purtroppo a causa di ritardi burocratici abbiamo cominciato a contattare gli artisti solo da febbraio, per questo siamo partiti un po’ “zoppi”: per avere big internazionali in cartellone come Neil Young o i Chemical Brothers full band bisogna muoversi con minimo un anno di anticipo. E quest’anno partendo col booking tra novembre e dicembre appena terminato il Market 2015, siamo riusciti ad avere oltre a Vinicio Capossela, Clementino e Fabio Treves anche Bad Religion e Offspring. Sul nostro sito c’è comunque solo una parte degli artisti già confermati: ci saranno ancora tante sorprese. In un certo senso comunque questa sarà la prima vera edizione del Market Sound.

Oltre a Offspring e Bad Religion parteciperanno molti altri gruppi della scena punk tra cui Good Riddance, Lagwagon e Pennywise: un mini festival punk che in qualche modo segna un legame con una agenzia che si chiama non a caso Punk for Business?
Non è farina del mio sacco, potrebbe più probabilmente trattarsi di un’idea dei promoter italiani: forse hanno visto bene dal punto di vista del marketing che un’agenzia che si chiama Punk For Business portasse ad un festival gruppi punk, perché no. Chiederò ai punkrockers che verranno cosa ne pensano!

Punk festival a parte il Market Sound mira a diventare un appuntamento fisso a Milano?
Assolutamente, l’ambizione è quella: se arrivo a 90 anni spero di vedere ancora il Market Sound! La Punk for Business ha fatto un investimento su otto anni però credo che si potrà cominciare a stilare un primo vero bilancio non prima dei prossimi quattro. Non bisogna essere ingordi: è importante rendersi conto in che luogo stiamo lavorando e soprattutto che mi sto occupando di un lavoro che non è esattamente il mio. Anche se aver lavorato 12 anni in Sony e Universal mi ha aiutato a dare ossigeno alla creatività, sono ben conscio di non avere ancora tanta esperienza in questo settore e che debba ancora imparare con molta umiltà. Il brand della mia agenzia è orientato su eventi per aziende: rispetto al nostro core business il Market Sound è un format. Non voglio però che diventi un evento standardizzato ma che possa dare sempre il massimo: dovrà essere sempre più accattivante e migliorare sempre più, con l’obbiettivo e la promessa di avere una novità diversa ogni anno. E spero di poterci riuscire sempre meglio anche grazie all’entrata di nuovi soci che fanno il nostro stesso lavoro e che ci permetteranno di sostenere ancora questo sogno.

Il Market Sound e gli eventi musicali della Punk for Business hanno la caratteristica di essere sempre originali se non quasi inediti: in che modo cerchi nuove idee?
Non sono un promoter musicale, faccio eventi: per quello che riguarda il mio mondo tutto è ispirazione, contaminazione, stimolo. Mi piace andare a vedere di tutto per capire come migliorare i miei eventi: prender ispirazione equivale a rigenerarsi. Succhio come una spugna da concerti, mostre e persino dalla Biennale d’arte. Un padiglione d’arte può essere un’enorme fonte di ispirazione. Come possono esserlo le location di Piano City, un concerto dei Muse o il museo di archeologia di Otranto: magari vedi qualcosa che hanno fatto 2000 anni fa e la declini ai giorni nostri…

Non sarai un promoter musicale ma più che mai come in questi anni ti stai occupando di musica: come vedi la situazione relativa alla cultura musicale nel nostro paese?
Dico solo che basta andare in Francia o in Inghilterra per capire quanto sia tutelata e vissuta la musica e poi rendersi conto di quanto possiamo essere indietro in Italia. Se ne può aver conto già dalle ore in cui viene insegnata alla scuola inferiore: tot ore in Inghilterra, tot ore in Francia…e da noi in Italia una sola col flauto dolce! Una delle idee che avevo avuto per sensibilizzare la questione in questo senso era di creare insieme ad un po’ di agenzie musical oriented in Italia il flash mob più grande al mondo. Tutti a suonare il Bolero con il flauto dolce delle medie e gli striscioni: “per favore, la musica non è solo il flauto!”

Prima parlando degli ospiti di punta di questa edizione hai citato Neil Young, protagonista anche del famoso Coachella Festival insieme ai padri della musica rock inglese e americana: ti piacerebbe realizzare un evento simile con i padri della musica leggera italiana?
Sarebbe un evento bellissimo ma che vedo ancora difficile da realizzare: in Italia non siamo ancora pronti.

E se invece per ipotesi potessi realizzarlo chi contatteresti per primo?
Senza ombra di dubbio Adriano Celentano, personaggio dal quale non si può prescindere per quanto riguarda la storia della musica italiana: è stato un precursore, forse il primo a cambiare veramente il modo di suonare in Italia. E poi da lì comincerei a mettere insieme tanti altri, chissà (pensa)…

L’Estathè Market Sound 2015 è stato definito “Il festival dei record”. Dato che l’obbiettivo è sempre migliorarsi, con questa seconda edizione volete battere “Il festival dei record”?
Bella domanda (sorride)…Più che un altro record da battere ho un sogno: che tutto possa continuare a proseguire in questa maniera. È già da quattro anni, quando abbiamo realizzato il primo evento nel maggio 2012 a Venezia, che mi sembra di vivere un sogno. Abbiamo cominciato in due e oggi siamo più di 20. Da allora la salita: per una agenzia neonata come la nostra i primi due anni sono sempre i più travagliati in assoluto, a cominciare dalla diffidenza delle banche. Adesso invece ci aspettiamo un po’ di discesa: la nostra credibilità aziendale e finanziaria sta crescendo sempre di più, senza contare che grazie al Market Sound diamo da lavorare a 1500 persone. In un certo senso in questo momento è quasi come vivere una rinascita: tutto sta andando così bene che spero continui in questa direzione.

Per tutte le date e info relative a concerti, eventi e intrattenimento: www.marketsound.it.

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Luca Cecchelli
Luca Cecchelli
Laureato in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Milano con una tesi in linguistica italiana e da sempre interessato al mondo dello spettacolo, scrive per diverse testate e rubriche di teatro e musica, parallelamente all’attività di ufficio stampa. Cinefilo quasi attore, scrittore, critico, melomane e appassionato conoscitore di musica rock, è assiduo frequentatore di sale e concerti oltreché batterista per passione presso alcune formazioni.
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