A volte ritornano

Non sarà sfuggito alle persone interessate al settore del teatro musicale in Italia che parecchi titoli allestiti (o programmati) nelle ultime stagioni hanno un denominatore comune: si tratta di musical ispirati, più o meno liberamente, a film di cassetta di qualche decennio fa.

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La locandina del film del 1977 diretto da John Badhamcon.

Si tratta di spettacoli che, già quando sono stati scritti, nascevano proprio per cavalcare l’onda della nostalgia e si rivolgono essenzialmente a platee più televisive che teatrali, il che di per sé non sarebbe poi necessariamente un male: strappare dal divano e dal telecomando persone in genere poco abituate alla magia del palcoscenico è uno dei modi con cui si può ricostruire un pubblico che è andato lentamente assottigliandosi. Dirty Dancing, Fame, Blues Legend (che intendeva “omaggiare” i Blues Brothers), Footloose, Sister Act, The Bodyguard, La Febbre del Sabato Sera… di nuovo Footloose (verranno proposte non una ma due distinte versioni dello stesso titolo a distanza di pochi mesi l’una dall’altra: una a Bologna dalla BSMT nell’ambito del A Summer Musical Festival e l’altra come produzione Stage Entertainment Italia a Milano) l’elenco è ad un pelo dall’effetto inflazione.

Ne ho parlato con il produttore Lorenzo Vitali che, dopo il successo di Jersey Boys che ha appena concluso le repliche al Teatro Nuovo di Milano ed è in attesa di ripartire in tournée in autunno, ha anche messo in allestimento una nuova edizione de La Febbre del Sabato Sera che debutterà il prossimo dicembre.

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Perché proprio la Febbre?
Jersey Boys è andato fin oltre le nostre aspettative grazie all’apprezzamento della critica e al passaparola del pubblico che lo ha molto gradito ma sapevamo che era un titolo rischioso che non potevamo considerare di cassetta, mentre invece la scelta de La Febbre del Sabato Sera è diretta conseguenza del fatto che essendo passati più o meno cinque anni da quando è stato rappresentato a Milano e pressappoco il doppio dal suo ultimo tour nazionale, ho ritenuto che fosse il momento giusto per riproporlo in scena. E sembra sia così, tanto che con la prevendita già attiva, solo in pochi giorni siamo già a circa 3.500 biglietti venduti malgrado si vada in scena dal 9 dicembre.

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Lorenzo Vitali.

Ma non si rischia di concentrarvi tutti solo su un’unica tipologia, di esaurire il genere facendo pensare al pubblico che il musical sia solo questo?
Ora ti parlo a titolo personale: sai che c’è un progetto, e vedremo se andrà in porto, di portare Memphis in Italia. E comunque io di spettacoli negli anni ne ho fatti molti e molto diversi tra loro, alcuni sono andati molto bene e altri invece no. Il primo in assoluto che ho prodotto, pensa, è stato Il Violinista sul tetto con Moni Ovadia con canzoni in yiddish, che penso ancora sia stato un vero piccolo gioiello di cui vado molto fiero. Poi c’è stato un Fame nei primi anni Duemila, e poi via via fino all’ultimo in ordine di tempo, Jersey Boys con la regia di Claudio Insegno, che del resto dirigerà anche La Febbre.

Squadra che vince non si cambia, che è un po’ come dire che è giusto che ci siano alternanza e varietà nell’offerta ma che in definitiva la vera discriminante deve essere solo tra teatro fatto bene e teatro fatto male.
Quando si sceglie un titolo devi comunque pensare che produrrà un utile, non siamo filantropi. Come va uno spettacolo lo puoi sapere solo il giorno dopo la Prima. Però ovviamente anche i musical di cassetta hanno una precisa ragione d’essere e devono avere una loro dignità che devi rispettare quando li metti in scena.

Concludendo, possiamo dire che il produttore è ovviamente un imprenditore, ma che ha delle specifiche responsabilità?
Il produttore è sicuramente un imprenditore non sano. Se fosse sano investirebbe i soldi di uno spettacolo in un appartamento, che poi potrebbe affittare per produrre utile. E invece sceglie di proporre un prodotto che non ha mai una reale garanzia di riuscita. Però sì: è comunque un imprenditore che ha delle responsabilità verso il suo ipotetico futuro cliente, che in questo caso è il pubblico. Ed essendo Musica361 una rivista dedicata alla musica posso dirti fin da adesso che anche La Febbre come Jersey verrà fatta con orchestra e musica dal vivo, e non perché mi piaccia spendere di più, ma perché il tipo di risultato che si ottiene con questo investimento garantisce una qualità migliore allo spettacolo. Perché è vero che la gente trainata da un titolo forte viene a vedere lo spettacolo, ma se poi scegli di fare una media o lunga tenitura, se non hai offerto un spettacolo buono, il pubblico non lo consiglia agli amici e di certo non torna a teatro ad applaudirlo di nuovo.

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Lucio Leone
Lucio Leone

Giornalista e architetto, ha maturato numerosi anni di esperienza in campo editoriale e della comunicazione. Collabora con diverse testate scrivendo di spettacolo, arte, musica e teatro, e conduce da due stagioni il programma radiofonico MusicalOnTheRadio. È membro delle Giuria di Qualità di due tra i più importanti riconoscimenti rivolti al teatro musicale: PrIMO – Premio Italiano del Musical Originale e OIM – Oscar Italiani del Musical. Per i tipi di Reportage ha scritto il libro Canto di Natale ed altri Racconti.

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