La Differenza: «Siamo ripartiti dal passato per disegnare il futuro»

Noi di Musica361 abbiamo intervistato La Differenza, band in uscita con un nuovo album.

La Differenza: la band pubblica Il tempo non d(esiste)
La Differenza: la band pubblica Il tempo non d(esiste).

Riprendere il passato per descrivere il contesto storico che oggi ci circonda e disegnare il nostro futuro. Questo è l’obiettivo de “Il tempo non d(esiste)“, il nuovo album de La Differenza che si è raccontata ai microfoni di Musica361.

Nel vostro quinto album, dal titolo “Il tempo non (d)esiste”, riprendete canzoni del passato e le presentate in una luce differente. Come mai questa scelta?
Ci siamo voluti concentrare sulla storia della musica italiana. Avevamo voglia di approfondire la bellezza del repertorio meno conosciuto di grandi big del nostro paese: siamo ripartiti dal passato per disegnare il nostro futuro.

Come brano di presentazione avete lanciato “Tira a campare” di Edoardo Bennato. Ha qualcosa in più delle altre?
È il brano che più di ogni altro descrive il contesto storico attuale. Edoardo Bennato l’aveva scritta per Napoli, ma secondo noi oggi è perfetta per l’Italia intera. La canzone è bellissima e si adatta perfettamente alle nostre corde. Edoardo Bennato ha cantato e suonato l’armonica nel brano. Ci è sembrato il modo migliore per iniziare questa nuova avventura.

L’unico inedito è “Molecolare”. Perché avete fatto questa scelta?
Molecolare” è una canzone scritta da Davide Di Maggio, una delle più belle penne della musica leggera italiana e dal nostro cantante Fabio Falcone. Sentivamo la necessità di inserire una canzone inedita all’interno di un album come questo. Molecolare rappresenta senza ombra di dubbio il nostro sguardo verso il futuro, verso il nostro prossimo disco, di sicuro di inediti.

La Differenza: la band pubblica Il tempo non d(esiste)Per questo disco avete collaborato con artisti molto importanti. Come è stato lavorare insieme a loro?
Per noi è stato molto importante: ci siamo dovuti confrontare, abbiamo dovuto alzare l’asticella, ci siamo trovati a relazionarci con artisti che hanno fatto la storia della musica italiana. All’inizio non è stato facile, poi mano a mano che l’album prendeva forma, le cose sono cambiate, ci siamo divertiti tantissimo a inciderle e alla fine avremmo voluto non finisse mai.

Tra i vari personaggi, c’è qualcuno con il quale avete preferito lavorare? Se si, perché? Raccontateci qualche aneddoto.
Il pomeriggio trascorso insieme ad Eugenio Finardi ce lo porteremo dentro per molti anni. Eugenio è entrato in studio, ha cantato buona la prima la sua parte in “Trappole” poi è tornato in sala regia e abbiamo iniziato a chiacchierare di musica. Tempo utile per il lavoro cinque minuti, tempo utile alla successiva discussione cinque ore.

Avreste voluto cantare con qualche altro artista?
Si e non è escluso che possa succedere in futuro. Questo per noi è stato il primo esperimento, ma ci siamo resi conto che alle volte è più facile collaborare con i veri grandi artisti della musica italiana che con degli emergenti con un piccolo grande successo alle spalle. I veri grandi non hanno paura di confrontarsi e anzi danno tutto loro stessi facendoti sentire alla loro altezza.

Farete un tour per promuovere il disco?
Sì, siamo già in tour e continueremo per tutta l’estate e poi porteremo quest’album anche nei club. Sul nostro canale Facebook ufficiale puoi seguire tutte le date.

Altri progetti dopo l’uscita di questo album?
Sicuramente un nuovo disco di inediti e tanta musica dal vivo, che è come sempre la realtà che più di ogni altra ci rappresenta e ci rende felice di far parte di questa grande famiglia, quella della musica italiana.

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Camilla Dalloco
Camilla Dalloco

Laureata in Lettere all’Università degli Studi di Milano, scrivo per passione e leggo per diletto, fin da piccola. Curiosa, eterna sognatrice ed amante dei viaggi: vorrei fare della mia più grande passione un vero e proprio lavoro perché “il mestiere del giornalista è difficile, carico di responsabilità, con orari lunghi, anche notturni e festivi, ma è sempre meglio che lavorare”.

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