Jolly Mare, elettronica d’autore

Jolly Mare, con Mechanincs LP dà uno scossone non solo all’elettronica nostrana, lontana anni luce da un lavoro d’autore come il suo, ma alla musica nella sua totalità.

Jolly-Mare-Mechanincs-LPAll’inizio pensi, si è bloccato agli anni 80, non è cresciuto, sindrome di Peter Pan , il Michael Jackson italiano. Poi continui ad ascoltare, vai avanti, ne vuoi sempre di più, la curiosità sale, finché non ti sbrani l’intero LP e ti sembra siano passati 30 secondi, e lì capisci; è un genio!

È andato indietro, fino alla metà degli anni 80, ha preso l’italo disco a braccetto e l’ha portata a fare un giro nel 2016. Ha quell’aria da nerd, che non sa bene il perché si trovi dietro una consolle davanti a migliaia di persone invece che dietro ad una cattedra o una scrivania (ha una laurea ingegneristica).

Ti lascia quell’aura di dubbio misto a curiosità, ma ascoltando la sua arte, tutto è chiaro e lampante, tutto ha senso, la sua musica, il suo nome e il suo stile, come i pezzi di un puzzle che si incastrano alla perfezione con naturalezza e sincerità.

L’album scomposto in ogni suo singolo suono non è nulla di nuovo, sono tutte cose già sentite,  ma messe insieme con una maestria tale da creare qualcosa di completamente nuovo e originale, un album che trasuda stile da ogni singolo beat, lo definirei un album ipnoticamente stiloso.

Fabrizio Martina, questo il suo vero nome , dopo l’esperienza alla Red Bull Music Accademy , dove conosce e collabora con  Thundercat, non cavalca l’onda della notorietà ottenuta, ma si prende tempo per assemblare queste 11 tracce in un album di debutto col botto, lasciando tutti a bocca aperta portando qualcosa di nuovo in un mercato saturo di commercialate fatte con lo stampino.

Jolly-Mare-MechanincsDentro “Mechanics”, oltre l’italo disco che è un pò il fil rouge di questo LP, puoi sentirci di tutto: dai Daft Punk al pop, al cantautorato italiano; la traccia 8 “Steam Engine” ha sentori che sfiorano la detroit techno.

Il suono caldo proviene  da un lavoro tendenzialmente analogico, che va a favore di un groove unico e a dir poco pazzesco, un groove d’altri tempi, difficile da trovare oggi come oggi, tantomeno da un artista nostrano.

Fabrizio, oltre a questo LP, ha rilasciato altri dischi degni di nota tra cui dei remix (definiti da lui lifting) di pietre miliari della canzone italiana, come “A me piace o blues” di Pino Daniele.

Abbiamo capito che, Jolly Mare, ci farà ballare “da Trieste in giù”, tanto per citare un altro mostro sacro della nostra cultura musicale. Ci vorrebbero più Jolly Mare in questo oceano di musica senza una vera identità, con occhi solo per il mercato e le vendite, gente che scrive ma non ha nulla da dire.

Articolo di Mattia Volpe.

Jolly-Mare

Redazione
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