Intervista a Omar Pedrini, “artigiano” della musica

Intervista a Omar Pedrini: «la musica è “mia moglie”, le altre arti e la cultura in generale le “mie amanti!»

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Omar Pedrini.

Qual è stato il motivo primario che ti ha avvicinato alla musica e come ti sei avvicinato a questa forma d’arte?
Io credo che ci sia un vero disegno, a noi sconosciuto, ma che, comunque, accomuna i componenti di una stessa famiglia e non per una questione di dna, ma  per un insieme di cuore, di sensibilità e d’amore, un disegno superiore che fa sì, che pur svolgendo attività diverse, ci si ritrovi sullo stesso sentiero. Parlo ovviamente di musica, di passione per la musica. Il mio bisnonno era un operaio insegnante di clarinetto e faceva il liutaio nei weekend. Ogni figlio da piccolo riceveva uno strumento (mia nonna suonava la chitarra, il nonno la cornetta, mia madre cantava per hobby e mio figlio Pablo suona già in una band. Anche la piccola Emma Daria promette bene)

Perché e quando hai sentito l’esigenza di scrivere?
Mio padre, ripeto, amava anche la poesia oltre alla musica. Sappiamo tutti che l’Arte pura ingloba poesia, musica, pittura. Spesso i poeti scrivono libri facendo sempre poesia e il loro linguaggio è musica. Il ritmo del verso, della frase è musicale, musicale è anche la pennellata del pittore. Tutto ciò che ha origine dall’anima si trasmette attraverso l’arte, ogni forma d’arte.  Anch’io scrivo i miei testi, oltre alla musica. Non per niente ho fatto il liceo classico! Da sempre ho bisogno di mettere su carta o in musica le mie cose.

È di indubbio valore anche la tua attività come operatore culturale, che ti ha visto nelle vesti di direttore artistico, autore di musiche da film, attore di teatro. Alternare l’attività di cantautore con quella di operatore culturale, seppur collegandole tra loro, è stata una necessità e un desiderio che hai sempre avuto, oppure, come spesso accade anche ad altri tuoi colleghi,queste attività sono nate da passioni e attitudini che hai scoperto di avere nel tuo percorso umano e professionale?
Bella domanda. Difficile però rispondere. Diciamo che la musica è “mia moglie”. Le altre arti e la cultura in generale le “mie amanti”. Il mondo della musica ti offre un mondo di opportunità. Hai la possibilità di confrontarti con realtà diverse, programmi differenti. Ti puoi cimentare con lavori nuovi e metterti alla prova. Fare esperienze è un arricchimento, uno sfidare te stesso. Ma, poi, è la musica il vero centro della mia vita.

Nel tuo precedente disco hai cantato storie e profili di quelle che definirei ”anime invisibili”. Con la tua sensibilità sei riuscito a entrare nell’anima di persone che spesso vengono emarginate da una società troppo veloce e troppo stereotipatache non ha il tempo di soffermarsi ad ascoltare il loro disagio eil loro dolore. Seppur per motivazioni diverse hai avvertito anche tu, nel corso della tua carriera e nel tuo percorso umano, la necessità di essere ascoltato di più?
Mi rendo conto che non si può raggiungere tutti con un prodotto che mira soprattutto alla qualità, ma se reggo da venticinque anni, forse la mia è stata una scelta giusta. Beh, a volte si, lo ammetto, ma non ne faccio una questione fastidiosa. Mi piace fare riflettere far scoprire storie che non sono di dominio pubblico: anime invisibili,appunto. “La maledizione degli uomini è che essi dimenticano” (Merlino Excalibur). Io voglio che resti viva la memoria dei nostri padri: un popolo senza radici non ha futuro!

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Omar Pedrini.

Mi piace attribuire al tuo modo di fare musica il termine ”artigiano”. I tuoi dischi, tecnicamente parlando, sono come il vino che si compra e si trova solo da certi contadini e non nei grandi Ipermercati. Questo dimostra la qualità della tua musica e dei tuoi dischi.Questo ad un artista di spessore come te può fare sicuramente piacere; c’è però un rovescio della medaglia, a tuo parere?
Hai ragione dico spesso che faccio i dischi come si fa il buon vino. Beh, a volte devo rinunciare ad un pubblico più numeroso, ma ripeto, non è un problema: sono già molto fortunato ad aver fatto delle mie passioni il mio lavoro e la pacchia dura da 25 anni!!!

Il cinema quanto ha inciso sulla tua vena artistica? Se tu fossi un regista direi che potresti essere l’Olmi del Rock. Quanto fondamentali sono state le tue radici e i tuoi luoghi, nel contaminare le tue produzioni?
Trovo che il Cinema sia  una forma d’arte completa, in cui puoi calarti come autore, attore, regista e ovviamente autore delle musiche, della colonna sonora. Amo il cinema sono un cinefilo compulsivo. Purtroppo il tempo è poco e i figli mi lasciano spesso con l’acquolina in bocca perché non posso spesso andare al cinema. Ho collaborato a qualche film come attore e come autore delle musiche.

Quando potremo ascoltare la tua nuova fatica discografica? C’è un tema conduttore che la caratterizza?
Se tutto va bene a settembre! Sto facendo la spola tra Milano-Brescia-Londra-Manchester per le registrazioni… sono eccitatissimo!! Come sta succedendo un po’ a tutti oggi, anch’io sento l’esigenza di scrivere di me, della mia vita, dei miei affetti, del mio lavoro. La vita di ogni uomo è un oceano che raccoglie acque limpide, a volte un po’ più oscure, a volte mirabili. Tutto della nostra vita è sempre un regalo: anche il dolore, la sofferenza possono essere visti come un dono, in quanto ci aiutano  a comprendere meglio gli altri, coloro che soffrono e che forse sono stati molto meno fortunati di noi. Il mio disco quindi rifletterà anche in veste musicale questi miei concetti.

Articolo di Alessio De Bernardi

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