Edda dell’Orso, la voce che ha accompagnato le musiche di Morricone

Edda Dell’Orso è una delle interpreti più famose delle musiche di Ennio Morricone. In questa intervista ci racconta del suo lavoro e della sua collaborazione del Maestro, premiato agli ultimi Oscar.

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Edda dell’Orso (Ph Festival internazionale Castelfidaro, 2007).

Agli Oscar 2016 vince la colonna sonora di Ennio Morricone: la sua musica è una delle espressioni più alte che tocca l’anima, specie se la voce che la interpreta riesce a far sognare. Abbiamo incontrato una delle voci più famose dei film del Maestro: quella di Edda Dell’Orso.

Da piccola voleva fare la ballerina e poi si è indirizzata verso il pianoforte. Con il canto ha sempre espresso tutta se stessa definendolo come un’esigenza di vita che le ha permesso di comunicare con la sua voce eterea in volo leggero verso il cielo.

Chi è per lei Ennio Morricone?
Un genio musicale.

Come vi siete conosciuti?
Cantavo nel coro dei Cantori Moderni; ho cominciato dai cori dove ogni tanto serviva qualche voce solista. Non solo il Maestro ma anche altri mi chiamavano per farmi fare delle parti. Da C’era una volta il West hanno iniziato a contattarmi in molti: quello è stato il film che mi ha fatto conoscere nell’ambiente.

Perché il Maestro ha scelto proprio lei?
Perché avevo una voce particolare: sembrava uno strumento con delle vibrazioni molto strette. Probabilmente ha avvertito che cantavo veramente credendoci e che lo facevo con l’anima. Cantare era per me vita: l’esigenza dello spirito. Probabilmente gli è arrivata anche la mia spiritualità. Non è solo una questione di voce anche perché di belle voci ce ne sono tante: è forse una questione di particolarità, quel dono che Dio mi ha dato e gliene sono grata.

Com’è stato lavorare con Ennio Morricone?
E’ stato molto bello! Lui è una persona gentile, molto seria e precisa. E’ anche molto esigente, ma se è per questo lo ero anch’io con me stessa sulle mie prestazioni: non ero mai contenta di quello che facevo. Lui voleva le cose fatte bene, sia dall’orchestra sia dalle voci.

Come definirebbe il maestro con qualche aggettivo?
Preciso, gentile, esigente, un grande musicista: un genio!

C’è un aneddoto che ricorda del suo lavoro con Ennio Morricone?
Io ho partecipato al film “Scusi facciamo l’amore”: ricordo che il regista, Vittorio Caprioli, voleva una voce che fosse sensuale. Morricone aveva detto che ci sarebbe voluta un’attrice o una “poco di buono”: ha poi scelto me perché sapeva che mi sarei immedesimata bene con la mia professionalità. Ho interpretato diversi tipi di voce, passando dalle classiche a quelle più sperimentali e posso dire di aver toccato sia il sacro sia il profano.

Fuori dal lavoro avete stretto amicizia?
Il nostro è stato un rapporto di musica e basta. Non ci incontravamo spesso: lo vedevo quando andavo in sala di registrazione e oltretutto non avevamo molto tempo per chiacchierare se non del pezzo che dovevo interpretare.

Cosa prova ad essere la voce ufficiale del Maestro?
Abbiamo collaborato davvero molto anche se c’è da dire che lui ha utilizzato tante altre voci oltre alla mia. Non ho ancora realizzato ora e non mi sembra vero. Quando sento la mia voce d’un tempo mi fa sempre un certo effetto e mi commuovo: è come se l’avessi fatta in un’altra vita. E’ una sensazione strana che non so nemmeno spiegare. C’è anche da dire che mi riascolto raramente.

Qual è la colonna sonora che sente più sua?
Dei brani di Morricone, a parte quelli più famosi come “Giù la testa”, “C’era una volta il West”, “Metti una sera a cena”, “C’era una volta in America”, posso dire che tutte le musiche sono sempre state molto belle. Se devo proprio dire il brano che mi è piaciuto di più è “In un sogno il sogno” tratto dal film “La donna invisibile”. E’ un brano che mi è particolarmente caro, non so perché…ma è così.

Cantare è per lei…
Per me cantare è metterci l’anima e il cuore, credendoci profondamente. Dire “credere” è poco: io vivevo con la musica che era un’esigenza del mio animo…una volta.

E oggi?
Premetto che un tempo c’era molto più lavoro sia con il coro sia come solista al punto che non stavo quasi mai a casa. C’erano tante belle musiche e io ne ero affamata: ho messo tutta la mia vita nel cantare. Adesso non canto più ma non ne sento neanche più il bisogno, dal punto di vista dell’anima. Oggi sono soddisfatta della mia vita perché mi godo la famiglia. Quando cantavo avevo i figli piccoli e quasi non avevo il tempo per educarli: fortunatamente c’erano i miei genitori e ci pensavano loro. Adesso finalmente posso dedicarmi ai miei nipoti e posso dire di godermi la famiglia.

Qualcuno in famiglia ha ereditato le sue doti artistiche?
In famiglia tutti cantano bene e sono intonati. C’è una nipote che vorrebbe cantare: la figlia di mio figlio.

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Mauro Caldera
Mauro Caldera

Giornalista, creativo, scrittore, autore e conduttore televisivo. Nasce come pedagogista e insegnante. Oggi scrive di televisione, musica e spettacolo, svolge attività di ufficio stampa, progetta format per emittenti radio-televisive e contenuti autorali per case editrici.

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