Louis Berry, il fenomeno di Liverpool

Intervista a Louis Berry da Liverpool che sogna di spiccare il volo verso le classifiche internazionali. Le premesse per riuscirci ci sono: è bastata qualche canzone per farsi notare da pubblico e critica. Non ci resta che aspettare il disco.

Intervista a Louis Berry da Liverpool
Louis Berry.

Conoscete Louis Berry? Ha pubblicato un gruzzolo di canzoni, la più recente delle quali è “Restless“. Il noto critico e conduttore radiofonico inglese Zane Lowe l’ha definito “the next hype”, grazie al suo primo singolo “45“, e questo giustifica la dose di curiosità che accompagna l’attesa sull’uscita del suo album.

A proposito, quando arriverà?
A settembre, forse.

Louis, hai un modo di porti schietto e diretto, nella musica e anche adesso.
Non mi piacciono le maschere. Non mi interessa indossarne una, e anche nelle canzoni voglio scrivere di cose che conosco, esperienze dirette o comunque di una realtà che ho vissuto. Mi piace dire la verità.

Sincerità. Quasi tutti i cantanti la pongono in cima alla lista degli ingredienti dei loro album.
Però nelle classifiche, oggi, a mio parere non ci sono brani che nutrono davvero l’anima.

In che senso?
Dopo averli ascoltati ti resta fame. Fame di arricchirti. Secondo me perché tanti sono interpreti, anche ottimi, ma le canzoni sono scritte da gruppi di autori che si riuniscono e mettono nel testo tutti i loro contributi. Non credo che così facendo si racconti la verità della vita di qualcuno. Del resto, non tutti i pittori sono Van Gogh.

Ho letto che hai dichiarato di voler diventare il più grande artista del mondo.
Il più grande artista maschile, sì. Dimmi perché non avrei dovuto dirlo. Lo penso, è il mio sogno e io nutro i miei sogni.

Mi racconti la storia del banjo?
È stato un regalo di mio padre (eroinomane, la madre ha sempre tenuto Louis lontano dai guai anche se qualche passo falso lui l’ha fatto, nda). Un banjo per principianti. A me non interessava cantare cose che piacessero agli altri, ma che andassero bene a me. Ho iniziato così, poi ho recuperato la vecchia chitarra di mio nonno e ho imparato a suonarla. La musica mi ha tirato fuori da alcuni guai e situazioni sbagliate in cui mi stavo infilando. E sto realizzando il sogno che mio nonno non è riuscito a concretizzare.

Allora è stato tuo nonno a ispirarti a diventare musicista…
In parte, ma non avevo mai pensato di diventarlo. E’ successo per caso: mi sono detto «Se lo fanno gli altri, posso farlo anche io». La musica mi ha salvato la vita: ho fatto cose sbagliate, adesso va molto meglio.

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Francesca Binfaré
Francesca Binfaré
Giornalista, si occupa di musica, spettacolo e viaggi; parallelamente svolge attività di ufficio stampa. Autrice e conduttrice radiofonica dal 1989. Ha vissuto qualche tempo a Dublino, ma non ha mai suonato al campanello di Bono. Ha visto i "duri" Metallica bere un the e Slash senza l’immancabile cilindro. Affezionata frequentatrice del Festival di Sanremo e dei meandri del Teatro Ariston.
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