“Morir cantando”: la curiosa guida di Giovanni Chiara all’opera lirica

Opera lirica, questa sconosciuta? Musica361 vi presenta la semplice guida dello scrittore e saggista Giovanni Chiara per scoprire un genere musicale appassionante anche se ancora poco frequentato.

Intervista a Giovanni Chiara, autore di Morir cantando (o cantando giorire)
Morir cantando (o cantando gioire), Edizioni Quattro, 2017

Estate è tempo di musica e festival in tutta Italia, non solo pop ma anche lirici, dall’Arena di Verona a Torre del Lago Puccini. Per tutti coloro che ignorano il genere o che non si sono mai avvicinati credendolo troppo elevato, ecco una facile e divertente guida dello scrittore milanese Giovanni Chiara, autore di romanzi tradotti in diverse lingue (Premio Bagutta Opera Prima, 2000) e autore teatrale (Premio Fersen, 2003), già collaboratore per diversi periodici e pubblicazioni di saggistica.

Interessato alla divulgazione musicale relativa al campo dell’opera lirica – dal 2011 ha una rubrica fissa sul mensile Artecultura – ha da poco pubblicato per le edizioni Quattro Morir cantando (o cantando giorire), nel quale racconta con freschezza e disinvoltura tutto quello che riguarda questo genere: opere, melodrammi, voci, performance, scenografie, rielaborazioni, libretti e molto altro.

Come nasce l’interesse per la lirica?
È un interesse che ho sempre avuto fin da bambino, ho sempre ascoltato musica lirica. Nell’immediato dopoguerra il sabato pomeriggio veniva sempre trasmessa alla radio un’opera lirica. Il mio interesse allora dipendeva anche dal fatto che l’alternativa, sull’altra frequenza, fosse Sorella radio, la radio per gli infermi, programma dai toni populisto-sepolcrali strappalacrime presentato da Beniamino Gigli…Così mi sono trovato la lirica nelle orecchie e poi piano piano l’ho approfondita. A 13 anni ho visto alla Scala la mia prima opera lirica, Il Poliuto (1959) con una certa Maria Callas: più che della Callas però, che vedevo a malapena perché avevo un posto in fondo alla platea, ricordo la forte emozione di essere alla Scala, cosa che a quell’età per me già significava qualcosa.

E presumibilmente da allora questo interesse viene coltivato di anno in anno fino a sfociare nella stesura di Morir Cantando. Tante sono le pubblicazioni sulla lirica: qual è la caratteristica di questo testo?
Nel panorama delle pubblicazioni esistenti la mia vuole essere una guida con più chiavi di lettura, pensata cioè per categorie di persone diversamente interessate alla lirica, dal critico feroce a colui che sia completamente digiuno. La caratteristica è duplice: anzitutto lo stile è scorrevole e accattivante, perché è fondamentale farsi leggere con chiarezza e disinvoltura da tutti. E poi c’è veramente tutto: contestualizzo ogni opera riportando ogni dettaglio, dal nome del paroliere alla data e il luogo della prima messinscena, scoprendo pure altarini solitamente nascosti. Nelle pagine ripercorro esaustivamente le tappe salienti della storia operistica moderna, rievocandone personaggi, libretti, partiture, esecuzioni, performance, battaglie con la censura, eventi traumatici – come la minaccia della ghigliottina per Cimarosa o l’aggressione fascista di Toscanini a Bologna – fino a curiosità e più frivoli aneddoti relativi a illustri frequentatori quali Foscolo e Stendhal, sempre debitamente lontano da pomposità accademiche o infiniti elenchi da biografie musicali. Mi sono rifatto comunque a testi di non facile reperibilità, articoli, ma anche a memoria: da bambino ascoltavo alla radio La classe unica, trasmissione nella quale si parlava, tra i vari temi culturali, anche del mondo della lirica.

“MoriIntervista a Giovanni Chiara, autore di Morir cantando (o cantando giorire)
Giovanni Chiara, scrittore di romanzi tradotti in diverse lingue e autore teatrale.

Qualche consiglio pratico a chi sia interessato ad addentrarsi in questo mondo?
Il primo invito al neofita è l’ascolto dell’opera lirica nelle sedi propizie. Anche la lirica è “vittima” del mercato discografico – mi riferisco ai supporti (CD, DVD) finalizzati alla fruizione casalinga: ciò che spesso neppure i melomani più accaniti riescono a capire è che quelle voci che si sentono attraverso mixaggi microfonici non corrispondono mai alle vere voci che, sarà banale dirlo, si possono ascoltare solo in teatro. E ascoltarle in teatro può rivelare grandissime sorprese: io stesso ho assistito a spettacoli che venivano registrati e riascoltando l’incisione ho scoperto sopranini, che dal vivo a malapena si sentivano, diventare ascoltabilissimi o al contrario cantanti con una bella “canna”, come si suol dire, sminuiti a livello di altri. Insomma tenere presente che il microfono e la sala di incisione hanno il loro ruolo, proprio come per i cantanti pop.

“Morir cantando”: la facile e curiosa guida di Giovanni Chiara all’opera lirica
Maria Callas (New York, 2 dicembre 1923 – Parigi, 16 settembre 1977)

Quindi anche nel caso di mostri sacri come la Callas il mito viene “rimasterizzato”?
Senza dubbio. La Callas è stata una grande cantante ma non viene certo valorizzata dalle riproduzioni che abbiamo. Il mito che dura ancora oggi è nato proprio da coloro che l’hanno vista dal vivo in teatro. La voce della Callas aveva una qualità piuttosto acidula e non proprio empatica: bastava però che alzasse un braccio, cosa che all’epoca non si usava fare, e immediatamente diventava teatro. Per questo viene ricordata di più rispetto alla sua rivale Renata Tebaldi, che aveva una voce decisamente più bella ma, secondo la prassi del tempo, era statica in scena. In poche parole la Callas era un’attrice che cantava benissimo.

A cosa è importante porre attenzione per affinare il gusto in campo lirico?
Per quanto le arie rappresentino il momento più piacevole e accattivante, è importante ascoltare ogni opera per intero dato che, come una tragedia o una commedia, essa ha una storia compiuta. L’opera lirica è prima di tutto uno spettacolo teatrale che chiaramente va considerato dalla prima all’ultima battuta. E, possibilmente, sarebbe importante ascoltarne più versioni: per ogni opera esistono non solo diverse interpretazioni ma anche diverse regie.

Quanto è importante la regia in un’opera lirica?
Si consideri che su un CD ogni cantante interpreta senza alcuna regia. In teatro, per fortuna o purtroppo, la regia c’è. La regia dell’opera lirica, che fino a qualche decennio fa non aveva peso, è un elemento piuttosto moderno. Toscanini ad esempio era solito dare solo qualche indicazione tipo “lei soprano stia ferma lì, lei tenore le vada incontro e già che si trova canti”: questa era la regia! Col tempo invece se ne è capita l’importanza: se un’opera come La Bohème, che viene continuamente riproposta come tutte le opere di repertorio, fosse sempre presentata in una sola determinata versione si fossilizzerebbe e il pubblico si stancherebbe. Senza la regia l’opera morirebbe. Il problema però è che i registi devono anche giustificare se stessi: per questo spesso si vedono versioni per lo meno discutibili, come certe Carmen o Dongiovanni che gridano vendetta…Ci sono registi anche molto famosi che rovinano le opere – e non a costo zero dato che l’opera lirica costa! – così come certe regie invece hanno il merito di valorizzare e rinnovare il prodotto originale: un’arma a doppio taglio.

Intervista a Giovanni Chiara, autore di Morir cantando (o cantando giorire)
Teatro alla Scala, Milano

Sopra si è parlato dell’emozione della prima volta alla Scala di Milano. Quanto conta il luogo o location come l’Arena di Verona o Torre del lago Puccini per fruire dell’opera lirica?
Il maestro Claudio Abbado, nel periodo sessantottino, voleva portare l’opera nelle fabbriche con tanto di cantanti e orchestra della Scala. Operazione sbagliatissima dal mio punto di vista: semmai si devono portare gli operai alla Scala! Un conto è ascoltare un’opera lirica in catena di montaggio, un conto alla Scala! La Scala è la Scala come l’Arena di Verona è l’Arena di Verona: anche l’ambito fa parte dello spettacolo, non lo si può decontestualizzare. Persino durante l’intervallo è importante trovarsi in ambienti esclusivi, nel prezzo del biglietto è compreso anche questo. Bisognerebbe fare qualche piccolo sacrificio economico in più per andare a teatro più spesso.

Dove risiede la forza dell’opera lirica, più nelle storie o nelle musiche?
Le storie, strampalate e scandite da tempistiche assurde, sono di una banalità spaventosa. Ricalcano, per modalità, la sceneggiata napoletana: l’amore non sboccia ma esplode, l’odio porta forzatamente alla morte all’ultimo sangue, non ci sono vie di mezzo. Questa semplicità esasperata deriva dalla volontà di dare precedenza alla musica. Detto questo bisogna considerare i gusti e i singoli casi: La Bohème ad esempio conquista per la storia, di Turandot rapisce la musica bellissima.

Un limite però, a detta di molti spettatori inesperti, può essere la non immediata comprensione delle parole cantate.
In realtà c’è una questione storica a riguardo che vi invito a cercare nel libro (sorride soddisfatto). Diamo sempre comunque per scontato che generalmente si possano capire poco le parole nell’opera, altrimenti non sarebbe possibile il canto lirico. Senza contare che molte opere sono in lingue straniere: la parte emozionale è basata quasi completamente sulla musica.

“Morir cantando”: la facile e curiosa guida di Giovanni Chiara all’opera lirica 4
Don Giovanni – Particolare di locandina

L’immedesimazione è sempre una caratteristica importante per ogni spettatore. In quale personaggio adora o ha adorato immedesimarsi tra le vicende delle diverse opere liriche ascoltate?
Senza dubbio Don Giovanni, personaggio estremamente affascinante quanto umano: in lui c’è vigliaccheria ma anche una grandezza data da una sana mancanza di iposcrisia. La sua essenza di malandrinaggine e viltà che lo ha contraddistinto in vita si risolve in punto di morte proprio quando rifiuta l’ipocrisia del pentimento per rimanere fedele alla sua natura. E poi chiaramente lo scelgo per il successo con le donne: “Viva le femmine, viva il buon vino trionfo e gloria d’umanità!”

Qual è l’accoglienza e il ruolo artistico-culturale della lirica oggi?
Esistono iniziative molto meritorie che tentano di divulgarla ed estenderla a strati più ampi della popolazione, come quei pacchetti per turisti, non necessariamente melomani, che comprendono una serata all’Arena di Verona o l’operazione di Rai5 che tutte le domeniche mattine trasmette un’opera lirica, poi replicata ogni martedì pomeriggio.

Come viene percepita oggi la lirica rispetto, ad esempio, al dopoguerra?
L’opera lirica, attività artistica cortigiana nata nei salotti della nobiltà e dei signori, non è mai stata popolare e continua a non esserlo. Detto questo, in determinati periodi storici figure di operisti di forte impatto quali Donizetti, Verdi o Rossini, hanno contribuito a dare un certo appeal alla lirica nei confronti del popolino il quale, dato che non poteva assistere alle rappresentazioni a teatro, ha comunque assorbito questi elementi di rimbalzo. In questo senso la forza dell’opera lirica è risieduta nella capacità di rendere popolari determinate arie operistiche, tanto più in tempi in cui non esisteva la musica leggera. E così anche presso le classi meno abbienti e culturalmente modeste, per non dire di analfabeti, si sono diffuse quelle trame da sceneggiata napoletana o motivi come La donna è mobile! Ma al di là di questi casi la lirica è nata come leggerezza per i nobili e così è rimasta: uno spettacolo d’élite ancora oggi.

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Luca Cecchelli
Luca Cecchelli

Laureato in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Milano con una tesi in linguistica italiana e da sempre interessato al mondo dello spettacolo, scrive per diverse testate e rubriche di teatro e musica, parallelamente all’attività di ufficio stampa. Cinefilo quasi attore, scrittore, critico, melomane e appassionato conoscitore di musica rock, è assiduo frequentatore di sale e concerti oltreché batterista per passione presso alcune formazioni.

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