Davide Verazzani racconta Neil Aspinall, “L’ Ultimo Beatle”

Davide Verazzani ci porta dietro le quinte del mito dei Beatles attraverso la testimonianza inedita di un personaggio poco conosciuto persino ai fan ma fondamentale: Neil Aspinall.

Davide Verazzani racconta Neil Aspinall, “L’ Ultimo Beatle”
Davide Verazzani e “L’Ultimo Beatle” (2017)

Drammaturgo, sceneggiatore, storyteller, attore e naturalmente scrittore, queste le qualifiche per descrivere Davide Verazzani, autore del libro “L’ultimo Beatle”: «Sono nato nel 1965, nove giorni prima dell’uscita dell’album Rubber Soul, che è sagittario come me».

Sebbene non abbia potuto essere un fan della prima ora e paradossalmente abbia conosciuto i Beatles quando già non esistevano più, da quel momento Verazzani, come molti, ha cominciato a interessarsi alla vicenda dei fab four. E negli anni comincia a fantasticare sull’idea di «portare in scena un monologo che raccontasse la storia dei Beatles ma dal punto di vista di un personaggio che ne avesse condiviso la storia in prima persona. Scartati il manager Brian Epstein e il produttore George Martin mi sono imbattuto nel poco noto Neil Aspinall, una vera scoperta: da road manager a CEO della Apple Corps è stata una figura fondamentale per il quartetto di Liverpool e sempre più cercando notizie su di lui mi si è aperto un altro mondo sull’universo Beatles».

Lavorando su Neil Aspinall scrive e porta in scena con successo il monologo La versione di Neil (Una vita con i Beatles) e così la Bietti Editore gli commissiona una biografia su Aspinall: vede così la luce “L’ultimo Beatle” nel quale Verazzani ci svela il protagonista di una vita incredibile, dall’infanzia nella stessa scuola insieme a Paul McCartney e George Harrison, al ruolo di road manager dei Beatles dal 1959, passando poi per la relazione e il figlio avuto dalla madre del suo migliore amico Pete Best, primo batterista della band, il matrimonio con la pronipote di Mary Pickford, una delle fondatrici della United Artists, la nomina di presidente della Apple Corps in qualità di amministratore degli affari del gruppo dal 1968 e la realizzazione dell’imponente Beatles Anthology. «Fino a un anno prima della morte nel 2008 è stato l’angelo custode dei Beatles», spiega Verazzani, «qualsiasi cosa avessero bisogno lui gliela faceva avere».

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Copertina “L’ultimo Beatle” (2017)

Nonostante tale ruolo non è mai stato pubblicato, prima de “L’ultimo Beatle”, un libro su di lui: «Non esiste una sua sola riga o intervista rilasciata da Aspinall per tutto il periodo dell’esistenza dei Beatles, né fonti precise, libri o interviste significative. Il mio libro si basa sulla sterminata bibliografia, che ogni vero fan dei Beatles dovrebbe avere, dalla quale ho ricostruito le parti più importanti della vita di Neil: quello che non ho trovato nei libri e che le persone con cui ho parlato non mi hanno rivelato, l’ho ricostruito in maniera coerente a quanto già sapessi. Ho avuto il privilegio di conoscere persino Susan, la vedova, che nonostante il supporto morale non mi ha voluto mettere a disposizione altro perché fedele alla riservatezza del marito. È stata una sfida scrivere di lui ma nel libro emerge un’immagine veritiera e non gossippara».

Il titolo, “L’ultimo Beatle” deriva dalla convinzione di Verazzani che Aspinall sia stata l’ultima persona ad aver creduto al sogno Beatles. Neil lascia la Apple nel 2007 perché costretto a sottoscrivere un accordo extra giudiziale con Steve Jobs, citato in giudizio per la terza volta, accordo però imposto dal consiglio di amministrazione della Apple (Paul, Ringo e le vedove di George e John): «La Apple Corps nacque per garantire le istanze e i diritti dei Beatles. Quando persino i Beatles gli chiesero di svendere il loro marchio all’innovazione rampante Neil capì di appartenere ad un altro mondo. Mi è venuto in mente come titolo “L’ultimo Beatle”, per sottolineare che presumibilmente si sentisse come l’ultimo dei Mohicani».

Un’occasione per conoscere molti aneddoti sia riguardo Aspinall che i Beatles: «La vita di Neil non avrebbe avuto senso senza i Beatles e viceversa: la mia testimonianza rappresenta un punto di vista diverso sugli stessi Beatles come gruppo e come rockstar, il punto di vista di chi per mestiere doveva prendersi cura di loro. Ho cercato di analizzare e sottolineare quale fosse il suo lavoro all’interno dei Beatles, riassumibile nell’espressione “Prendersi cura” (Take care) come scoprirete nel libro. Quello che doveva fare era proprio prendersi cura di loro, in qualsiasi situazione». In particolare la foto di copertina con John Lennon e George Harrison sorridenti spinti alle spalle da Neil Aspinall  rende bene l’idea di questo ruolo: «Erano quasi non curanti dei pericoli che correvano in una sorta di superomismo tipico della gioventù. E Neil, pur coetaneo, si rendeva perfettamente conto di tali pericoli: qui come si vede li porta via dalla folla prendendosi cura di loro. Un’immagine perfetta».

Sfogliando le pagine di questa bibliografia romanzata si percepisce un grande senso di gratitudine: «Sembra quasi che Neil non faccia altro che ribadire “grazie per avermi fatto vivere questo tipo di vita”. Questo è il modo in cui ho cercato di mettere insieme queste pagine raccontando una persona semplice come noi trasformata dal contatto con la divinità. In parte questa considerazione riguarda anche me, non solo perché i Beatles mi hanno permesso di scrivere questo libro ma anche perché in parte quello che sono lo devo a loro. In questo senso “L’ultimo Beatle” vuole essere il mio personale ringraziamento ai Beatles. E a Neil naturalmente».

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Luca Cecchelli
Luca Cecchelli
Laureato in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Milano con una tesi in linguistica italiana e da sempre interessato al mondo dello spettacolo, scrive per diverse testate e rubriche di teatro e musica, parallelamente all’attività di ufficio stampa. Cinefilo quasi attore, scrittore, critico, melomane e appassionato conoscitore di musica rock, è assiduo frequentatore di sale e concerti oltreché batterista per passione presso alcune formazioni.
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