Davide Shorty: «La musica deve rendere profondamente umani»

X Factor, percorsi musicali a Londra, esperienza in band e da solista, il suo nuovo album: ecco che Davide Shorty racconta qualcosa in più di sé e della sua musica.

Intervista a Davide Shorty: da X Factor al nuovo album
Intervista a Davide Shorty: da X Factor al nuovo album.

La musica fa parte della sua vita: ha fatto parte di diverse band, ha avuto esperienza come solista, ha partecipato all’edizione 2015 di X Factor e si è trasferito a Londra per intraprendere un nuovo percorso. Stiamo parlando di Davide Shorty, un cantante appassionato soprattutto di black music e che sta portando in giro per l’Italia e per l’Europa il suo nuovo lavoro, Straniero.

Hai fatto parte di più band e canti anche da solista. In quale veste ti senti più a tuo agio?
Entrambi in realtà, non ho una preferenza. Da solista sono io a dirigere la faccenda, suoniamo le mie canzoni, é divertente, ma ho addosso un sacco di pressione e responsabilità (sono un perfezionista e sono anche un po’ rompiscatole). Facendo parte di una band di solito c’é un direttore musicale (che non sono io) che coordina la faccenda. Mi diverto in entrambi casi tantissimo, basta che si faccia bella musica!

Nel 2010 ti sei trasferito a Londra per intraprendere una nuovo percorso musicale, hai fondato la band Retrospective For Love e hai collaborato con artisti internazionali. Che cosa ti porti dietro da questa esperienza? Hai dei rimpianti?
Nessun rimpianto. Piuttosto sono molto grato. Ho avuto la fortuna di poter lavorare tanto, di studiare, e di sudare per raggiungere i miei piccoli grandi traguardi, nulla é scontato. Non mi sento arrivato, anzi, c’é ancora tantissimo da fare e da imparare, e sempre ce ne sarà, noi siamo piccolissimi messi accanto alla musica. Londra mi ha dato l’opportunità di stare a contatto con tante culture e tanti approcci diversi, sicuramente mi ha reso aperto e curioso.

Nel 2015 hai partecipato a X-Factor e ti sei classificato terzo. Se tornassi indietro, rifaresti l’esperienza nel talent? Se ti chiedessero di cambiare qualcosa in X-Factor cosa cambieresti?
Non cambierei nulla dell’esperienza in sé. Sono nate tante belle amicizie ed ho imparato tantissimo professionalmente. Il post é stato molto stancante, fisicamente e psicologicamente, non ho mai pensato di fare musica per la fama: l’esposizione alla massa mette i nervi a dura prova. Ma si sa, fortunatamente la vera musica é fuori dalla televisione.

Il 24 febbraio è uscito Straniero, il tuo primo album da solista. In cosa ti senti straniero, cosa è per te straniero?
Straniero é uno status, per me significa mettersi alla prova, abbracciare la propria diversità, essere curiosi e felici di contaminarsi, ma soprattutto coltivare la passione per la ricerca. Io sono fiero di essere straniero ovunque, mi sento un cittadino del mondo.

Intervista a Davide Shorty: da X Factor al nuovo album
Intervista a Davide Shorty: il nuovo album

Il tuo disco vanta collaborazioni con Daniele Silvestri e la sua band, la band romana ThrowBack, il rapper Tormento e il rapper underground Johnny Marsiglia. Quanto è stato importante lavorare con artisti di questo calibro? Cosa è cambiato nella tua musica dopo queste esperienze?
Ho sempre collaborato con tantissime persone e tendo a circondarmi di gente più forte di me per mettermi alla prova. Queste ultime collaborazioni sono state determinanti. Daniele e Tormento sono due miti assoluti, sono cresciuto ascoltando la loro musica: poter condividere con loro l’amicizia e la musica é davvero un dono. Con Johnny siamo praticamente cresciuti insieme, anche se parallelamente (eravamo in crew rivali), ad un certo punto ci siamo voluti un gran bene ed il resto é venuto da sé. I ThrowBack sono stati determinanti per Straniero, ho preso in prestito la loro sezione ritmica (Emanuele Triglia al basso e Davide Savarese alla batteria) per la mia Straniero Band che ha suonato tutto il disco. Siamo diventati una vera e propria famiglia. Martina Cori é una cantante ed una songwriter meravigliosa e sono sicuro che collaboreremo ancora molto presto.

Nella tua musica unisci la tecnica del rap alle melodie ed armonie del soul. Cosa ti ha portato a fare questa scelta?
La mia musica é un concentrato di quello che ascolto e che mi ha formato. Raramente scelgo, mi lascio guidare dall’istinto.

La tua passione è la black music. Ti ricordi un momento particolare in cui hai capito che questo era il tuo vero interesse?
Sono cresciuto ascoltando hip hop, jazz, funk e soul e sono attratto dal groove, che per me é un magnete. Da piccolo, quando ascoltavo Stevie Wonder e Donny Hathaway avevo i brividi dappertutto. Il mio vero interesse é fare e scoprire musica che lasci un segno su di me e su chi l’ascolta, poco importa il genere o la matrice. La musica deve rendere profondamente umani, deve unire. A me interessa stare insieme.

Cosa farai per rendere diversa la tua estate?
Per la terza estate consecutiva la mia musica mi sta portando in giro per l’Italia e per l’Europa. Sarò prima in tour con Straniero e poi con Mr Jukes (progetto solista di Jack Steadman, cantante dei Bombay Bicycle Club). Tutto questo é una benedizione: ogni estate non può che essere diversa!

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Camilla Dalloco
Camilla Dalloco

Laureata in Lettere all’Università degli Studi di Milano, scrivo per passione e leggo per diletto, fin da piccola. Curiosa, eterna sognatrice ed amante dei viaggi: vorrei fare della mia più grande passione un vero e proprio lavoro perché “il mestiere del giornalista è difficile, carico di responsabilità, con orari lunghi, anche notturni e festivi, ma è sempre meglio che lavorare”.

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