Gianni Sabbioni, il bassista BaROCKo di Verona

Musica361 incontra Gianni Sabbioni detto Il Sabbio, il bassista veronese in bilico tra Jazz e Barocco.

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Il Sabbio, all’anagrafe Gianni Sabbioni.

Lui, Gianni Sabbioni, chiamato a Verona “Il Sabbio”, se la ride mentre tiene in braccio uno dei miei gatti.

Se la ride perché, se metti due bassisti in una stanza, la serietà di solito si butta giù dalla finestra. Ma se la ride anche perché Il Sabbio è uno dei musicisti più umili che conosca, nonostante un curriculum musicale lungo quanto una tovaglia.

Classe ’67, inizia tutto con l’amore per l’hard rock (Sabbath, Ozzy, Deep Purple, Iron Maiden). Qual è stato il tuo percorso?
Da ragazzino strimpellavo la chitarra. Però su Tv Sorrisi e Canzoni leggevo sempre le formazioni dei gruppi, e c’era questo strumento, il basso. Poi ne ho preso in mano uno ed è cambiato tutto.

Nasce così la passione per le basse frequenze, gli studi con Daccò – colonna dell’armonia e grande musicista jazz italiano – a Milano nell’88. E poi?
E poi, dopo aver tentato l’università, giusto per pro-forma, mi sono iscritto al conservatorio e ho scoperto il contrabbasso e la musica barocca. Con Alberto Rasi e Stefano Veggetti. Ho iniziato a suonare con orchestre e ensemble di mezzo mondo. Ho girato il mondo in quegli anni, dal ’97 fino al 2012. La musica barocca pagava molto bene e ho avuto la soddisfazione di suonare sotto la direzione di Fabio Biondi nell’orchestra Europa Galante. Ma anche Tom Koopman, Gabriele Cassone, Roberta Invernizzi. Sono stati anni intensi.

Ma anche Jazz, Blues e Rock. Non a caso ti definisci “ex-contrabbassista barocco ora votatosi definitivamente al rock. (Quando glielo ricordo scoppia a ridere.)
Quello è un amore che non muore mai. A dire il vero non ho mai smesso di suonare la musica del diavolo. Dall’86 all’88 ho suonato con Rudy Rotta, facendo da spalla a gente come B.B.King, Tracy Chapman e John Lee Hooker. E poi i festival Jazz, dove ho incontrato un sacco di grandi musicisti, troppi per menzionarli tutti. Il Jazz ha occupato tutti gli anni ’90 e ancora rimane un grande amore.

Io sono fissato, quindi la domanda la faccio anche a te. Ma di musica si riesce a vivere? (Per un attimo diventa serio – cosa rara per Sabbioni)
Si, io ci vivo. Faccio l’insegnante da tanti anni (non a caso i bassisti di Verona hanno Il Sabbio come riferimento – ndr), ma adesso è comunque dura. Gli allievi una volta erano tanti e c’era tanta passione. Ora ci sono molte più realtà e contestualmente molti meno studenti, visto che internet è la nuova, grande scuola. Solo che tante volte è una scuola molto superficiale – diventa tutto performativo, senza alcuna comprensione profonda dell’armonia e della ritmica. Ci sono comunque i concerti di musica barocca, soprattutto quelli di organizzazioni estere. Il mondo della classica è vivo, anche se qua in Italia siamo tornati indietro per quanto riguarda il trattamento degli artisti.

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Gianni Sabbioni al Club Il Giardino.

Verona ha avuto una scena musicale di tutto rispetto. Come vedi adesso la situazione?
Durante gli anni ’90 c’erano un sacco di locali. Si suonava jazz, c’era il Posto, l’Invidia, il Madrugada. Verona era una bella scena, c’era fermento. Adesso la situazione è molto diversa: tantissimi gruppi fanno cover, non tanto per incontrare il favore del pubblico, quanto quello dei locali. Purtroppo il mestiere del musicista è considerato quasi accessorio, un hobby. Molti gestori utilizzano la leva della musica da vivo come semplice mezzo per riempire il locale, non per offrire un servizio culturale. Ovviamente ci devono guadagnare anche loro, ma subordinare tutto al rastrellamento del pubblico ha i suoi limiti.

Però a Verona c’è la storia magica di Giamprimo, del Giardino (famoso club veronese, divenuto tempio della musica progressive – ndr.).
E infatti il suo è tutto amore. Il locale è piccolo, in periferia, ma dal Giardino sono passati nomi come Tony Levin, gli Osanna, i Creedence e tanti altri. Il settore non è certo commerciale, ma lui con la passione ha creato un circolo virtuoso. È gentilissimo e tratta i musicisti come amici ospiti, non come vacche da mungere. Ora come ora la musica per i locali non è un investimento che rende subito. Ma col tempo, se ti specializzi, diventi un punto di riferimento. E Il pubblico arriva indipendentemente dal gruppo, perché si fida del nome del locale. Certo, una volta le condizioni erano diverse, la crisi ha picchiato duro. Adesso investire nella musica dal vivo è più impegnativo. Inoltre, e qua mi attirerò delle antipatie, c’è un problema di professionalità: la presenza di molti gruppi giovani e inesperti che chiedono cachet molto bassi tende ad abbassare il livello remunerativo di tutti. I gestori così fanno cassa e chiedono, talvolta pretendono ,che sia tu a portarti il pubblico, altrimenti non pagano nemmeno. Praticamente si è invertito il gioco delle parti. Se vedi, nella musica classica – visto l’impegno necessario per poter suonare in certi contesti – questo problema esiste in misura molto minore. Non ci si improvvisa musicista classico, pertanto il mercato è più sano.

A questo punto lancio la domanda vigliacca.

Sabbio, la situazione a Verona pian piano sta cambiando. E dei vari contest televisivi, format come X-Factor e simili, che ne pensi?
Il Sabbio mi guarda, e dice qualcosa di irripetibile, poi scoppia a ridere. Chiudo il registratore e mi riprendo il gatto, che nel frattempo gli si era addormentato in braccio.

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Alberto Della Rossa
Alberto Della Rossa

Sono un lettore onnivoro e schizzinoso, un musicista imbarazzante e copywriter per professione, uno di quegli oscuri figuri che scrivono descrizioni insensate sulle etichette dei vini, ad esempio. Nel tempo libero poi continuo a scrivere racconti e narrativa.

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