Franco Fasano: quella canzone per Nino Manfredi

Musica361 ripercorre col cantautore e compositore Franco Fasano tutta la storia di “Non lasciare Roma”, un inedito che ancora oggi continua a intrecciare la vita dell’autore ligure e dell’attore romano.

Franco Fasano con Musica361
Franco Fasano (Foto © www.francofasano.eu).

Il 16 dicembre 2014 veniva pubblicata “Non lasciare Roma” canzone inedita incisa da Nino Manfredi nel 1999. Il brano ha una storia incredibile: nasce il secolo scorso da un’idea di Mario Panzeri e rimane abbozzata per decenni finché poi, riscoperta da Franco Fasano, viene completata insieme al pianista Claudio Zitti. Una storia che continua fino ai giorni nostri come racconta Fasano.

Andiamo per tappe: intanto come ha scoperto questo inedito?
Per festeggiare il successo della mia canzone per bambini Katalicammello nell’estate del 1997 incontrai a casa mia gli autori torinesi Grottoli e Vaschetti. In quell’occasione, chiacchierando, Vaschetti ricordò di quando io avevo presentato entrambi a Mario Panzeri, l’autore di Papaveri e papere e Nessuno mi può giudicare per la Caselli. E tra un ricordo e l’altro mi raccontarono di alcuni brani rimasti inediti tra cui anche una certa Non lasciare Roma senza baciare una romana, canzone per le sale da ballo sullo stile di Arrivederci Roma abbozzata da Panzeri, credo già alla fine degli anni ’50. Quel pomeriggio me la fecero sentire per la prima volta e subito mi colpì: era un successo nascosto in un cassetto. Le mancava il ritornello, così mi misi a sviluppare musica e testo completandola. Chiamai poi Claudio Zitti e gli dissi: “Vuoi diventare famoso? Prendi questa canzone e falla cantare a sette romani che chiameremo I sette re di Roma!

E avete trovato i sette re?
Qualche tempo dopo mi richiama Claudio: “Senti Franco, non so se riesco a trovare gli altri sei, però un re te l’ho trovato”. Accadde una specie di miracolo: Zitti aveva lasciato non so come la cassetta con la registrazione a casa di Nino Manfredi, che lo aveva richiamato dicendogli “Ahò ma che è sto capolavoro?!” Così nel 1999 Manfredi la incise insieme a Zitti su un dat, un nastro digitale. La canzone però di fatto rimase sempre un provino: per motivi sconosciuti non riuscirono a mettersi d’accordo. Poi per il Giubileo del 2000 qualcuno propose questa canzone come colonna sonora di uno spot dell’Alitalia nel mondo ma anche in quel caso niente di fatto. Persino l’allora sindaco Rutelli suggerì di presentarla durante una serata ai fori imperiali ma in quel caso fu Zitti a non essere favorevole perché aveva un altro progetto.

Quale?
Voleva che questa canzone andasse a Sanremo con Nino Manfredi ospite. Riuscì ad avere un appuntamento con Pippo Baudo che, secondo alcune voci che mi furono riportate, disse: “La canzone è bellissima però ci vorrebbe un’idea migliore”. Allora Claudio andò a casa di Alberto Sordi che era già malato e gliela fece ascoltare. E Sordi disse: “Questa canzone è un capolavoro. Io posso rendermi disponibile massimo tre volte: una volta in studio per registrarla, una a Sanremo e una a Domenica In. Non chiedetemi di più però perché non sto bene”. Claudio Zitti purtroppo però non riuscì a fissare un altro appuntamento con Baudo, si finì sotto Natale e alla fine non venne cantata neanche da Alberto Sordi. Pensate cosa è mancato alla storia della musica italiana.

Neanche Sanremo. Che fine ha fatto la canzone?
Chiunque la ascoltasse continuava a dirmi: questo è un capolavoro, non può rimanere inedito. In particolare, grazie all’interesse di Cristiano Di Calisto, due anni fa mi arrivò una telefonata di Erminia Manfredi, la moglie di Nino: “Mi hanno raccontato una storia bellissima su una canzone, vorrei saperne di più”. Io che oramai a distanza di anni avevo perso le speranze non potevo crederci. Ho incontrato Erminia e le ho raccontato tutta la storia; lei si rivelò molto interessata a pubblicare il brano cantato da Nino ma in quel periodo era impegnata ad allestire una mostra sulla carriera di Manfredi a Palazzo Braschi e in più avrebbe dovuto partecipare ad una proiezione del film restaurato “Pane e cioccolata” a Los Angeles. Aveva poco tempo insomma e allora le dissi: “Se lei mi autorizza me ne occupo io”. Così grazie a Gianna Bigazzi, moglie di Giancarlo, abbiamo prodotto il brano proprio come se Nino fosse con noi.

Come è stato rimetter le mani sul nastro cantato da Manfredi?
Abbiamo riaperto e riascoltato quel nastro quasi facendoci il segno della croce. Era ancora intatto: abbiamo digitalizzato la voce e poi convocato un’orchestra di 40 elementi. Gianna propose anche di creare un video e di parlarne a Carlo Conti che presentava il festival due anni fa. A Conti piacque l’idea però anche quell’anno, per altri motivi, con grande raccapriccio la proposta sfumò. Si parlò comunque della canzone che venne pubblicata, vennero anche realizzati un paio di servizi per il tg e qualcosa si trova ancora su YouTube ma in realtà il brano continua a rimanere un inedito di Nino Manfredi.

E qui pare finire la storia della canzone. Ma non la storia che lega lei e la famiglia Manfredi…
Io abito da 12 anni a Roma con la mia compagna. L’anno scorso mio figlio Emanuele ha deciso per la prima volta di venire a Roma per trascorrere con me, la sorellina Dalia e la mia compagna il Natale. Quando è arrivato in stazione a Milano il treno per Roma era in ritardo. Nell’attesa si è accorto di un pianoforte in uno degli ambienti della stazione e si è seduto a suonare un pezzo scritto da lui: e mentre suonava si avvicinò un po’ di gente ad ascoltarlo. Poi finalmente arrivò il treno e mi raggiunse a Roma. La sera del 25 dicembre, verso le 23, mentre eravamo tutti a riposarci sul divano mio figlio lesse ad alta voce un messaggio: “Un’amica mi chiede se quello al pianoforte in questo video su YouTube sono io”. Mi fece vedere il video e ci rendemmo conto che si trattava proprio di Emanuele: qualcuno lo aveva ripreso in stazione mentre suonava e poi aveva caricato il video. Quando ce ne siamo accorti era a 21.000 visualizzazioni e alle 2 del mattino aveva superato le 100mila. Controllai il nome dell’autore di questa ripresa: si trattava di un certo Alberto Simone. Cercando su facebook scoprii una cosa impressionante.

Chi era?
Si trattava del marito della figlia di Nino Manfredi, un importante autore di fiction. Gli scrissi perché volevo assolutamente conoscerlo; lui per prima cosa si scusò con me perché credeva che volessi lamentarmi per le riprese credendo che mio figlio fosse minorenne. Poi ci siamo dati appuntamento e conosciuti di persona il 4 di gennaio di quest’anno. Gli parlai pure della canzone Non lasciare Roma ma non ne sapeva nulla: seguiva poco l’Italia essendo sempre “pendolare” tra Roma e Los Angeles. E la favola non finisce qui.

Conclusione?
Il video di Emanuele è stato visto da tantissime persone, anche da Caterina Caselli con la quale lo scorso maggio ha firmato un contratto discografico. Caterina in persona, con mia gioiosa meraviglia, dopo aver visto il filmato, ha preso un aereo ed è andata a parlare con Alberto Simone. Non ho mai voluto influenzare Emanuele nella scelta di questo mestiere: la cosa più bella di tutta questa storia è che non c’è stato alcun “click” comprato e soprattutto neppure, nella maniera più assoluta, la mia mano.

Forse un segno di riconoscenza di Nino Manfredi?
Chissà. Sarebbe bello pensarlo. E in questo caso “Grazie Nì”.

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Luca Cecchelli
Luca Cecchelli
Laureato in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Milano con una tesi in linguistica italiana e da sempre interessato al mondo dello spettacolo, scrive per diverse testate e rubriche di teatro e musica, parallelamente all’attività di ufficio stampa. Cinefilo quasi attore, scrittore, critico, melomane e appassionato conoscitore di musica rock, è assiduo frequentatore di sale e concerti oltreché batterista per passione presso alcune formazioni.
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