Floraleda Sacchi: l’arpa, il nuovo album e i successi musicali

Arpista e compositrice, Floraleda Sacchi ha dato vita ad un nuovo concept album del tutto personale. Si tratta di #Darklight, nel quale ha unito un mezzo elettronico ad uno acustico.

Floraleda Sacchi: intervista
Floraleda Sacchi.

Classe 1978, Floraleda Sacchi è un’arpista e compositrice italiana famosa a livello internazionale. Si è esibita sui palchi di tutto il mondo, portando a conoscere la sua particolare musica attraverso uno strumento del tutto inusuale. Floraleda, infatti, unisce un mezzo acustico ed uno elettronico, per potersi esprimere nel migliore dei modi. Il suo ultimo lavoro è #Darklight, un concept album estremamente personale, grazie al quale l’artista ha potuto raccontarsi fino in fondo.

Sei una delle più interessanti arpiste a livello internazionale. Come mai la scelta di uno strumento musicale così inusuale?
Quando l’ho scelto ero piccola e non sapevo fosse inusuale. Mi sono innamorata del suono e della bellezza, senza pensare ad altro.

È difficile imparare a suonare questo strumento? Quali sono i consigli che ti senti di dare ai giovani che vogliono imparare l’arpa?
È uno strumento complesso, ma a differenza di altri regala anche subito delle soddisfazioni. Ci sono vari livelli di difficoltà a seconda dei vari tipi di arpe. Sicuramente l’arpa celtica o quella sudamericana, che sono più piccole, con meno corde e non richiedono l’uso dei piedi, sono più semplici da suonare, ma ci si può fare musica bellissima. L’arpa da concerto, che è quella che si vede in orchestra e che può essere acustica o elettrica, è sicuramente più impegnativa fisicamente, tecnicamente ed economicamente. Credo che si debba partire da uno strumento più semplice e poi scegliere il tipo di arpa in base a quello che si vuole suonare.

Ti sei esibita in tutto il mondo. Quali sono il luogo e il pubblico che ti hanno dato più emozioni? Perché?
I pubblici sono diversi e danno emozioni diverse. Di solito ho ottimi rapporti con tutti e mi sento fortunata ad essere sempre ben accettata e amata.

Nel tuo nuovo album “#Darklight” hai lavorato con uno strumento acustico e con l’elettronica. Che cosa dà in più ai tuoi brani l’unione di questi due mezzi?
Utilizzo un’arpa acustica elettrificata, quindi amplificata, e il suono è elaborato in tempo reale con varie tecniche. In più c’è l’elettronica che consiste in suoni campionati e paesaggi sonori elaborati in vario modo. Unire questi mezzi mi da la possibilità di ampliare le possibilità espressive in generale e personalizzarle in maniera totale.

Floraleda Sacchi: l'arpa, il nuovo album e i successi musicali 1Il tuo album è affiancato da un libro. Ci spieghi nel dettaglio di che cosa si tratta?
Ho iniziato descrivendo brano per brano il lavoro che avevo fatto e cosa significava per me quella musica: il pubblico ha sempre interesse in questo. Poi ho continuato e ho aggiunto una sezione con delle mie considerazioni sulla musica. #Darklight è un concept album, dunque personale: ho pensato di dover ricalcare questo non solo nella musica, ma anche nel progetto nel suo insieme.

Hai vinto diversi premi in competizioni musicali. Ti aspettavi questo successo?
Sono sempre andata ai concorsi musicali non pensando a niente: entravo suonavo e poi andavo a fare un giro. Non mi sono mai fermata ad ascoltare altri concorrenti perché non volevo avere una mia opinione o un paragone. Se vai ti metti in gioco e accetti quello che ha da dire la giuria, anche se non sei d’accordo. Quindi è meglio prendere la cosa nel modo più distaccato possibile e pensare solo a suonare il tempo richiesto al meglio, senza aspettarsi nulla.

Se non avessi scelto l’arpa, quale altro strumento ti sarebbe piaciuto suonare?
Il violoncello.

Come passerai la tua estate?
Sono in viaggio per vari concerti in Canada, Italia, Svizzera, Francia e Austria, ma qualche giornata di ozio al mare non potrà mancare.

Condividi su:
Camilla Dalloco
Camilla Dalloco
Laureata in Lettere all'Università degli Studi di Milano, scrivo per passione e leggo per diletto, fin da piccola. Curiosa, eterna sognatrice ed amante dei viaggi: vorrei fare della mia più grande passione un vero e proprio lavoro perché "il mestiere del giornalista è difficile, carico di responsabilità, con orari lunghi, anche notturni e festivi, ma è sempre meglio che lavorare".
Top