Eric Clapton: 7 classici per prepararsi al documentario “Life in 12 bars”

In occasione del docu-film “Life in 12 bars” sulla carriera di Eric Clapton, al cinema il prossimo 26, 27 e 28 febbraio, Musica361 ripercorre attraverso 7 celebri brani alcune tappe fondamentali della storia del chitarrista inglese che hanno contribuito a fondare il mito di ‘Slowhand’.

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Eric Clapton dal vivo nel 1974

La carriera di Eric Clapton, cominciata con esibizioni di strada in Inghilterra, è irregolare, costellata da diverse collaborazioni e spesso caratterizzata da influenze blues ma anche da brani più orientati al pop rock. Dopo il periodo dei supergruppi, presente in formazione con gli Yardbirds, i Bluesbreakers di John Mayall, i Cream con Ginger Baker e Jack Bruce e i Blind Faith con Steve Winwood, band con le quali raccoglie i suoi primi successi, pubblica nel 1970 Eric Clapton, suo album di debutto come solista: da quel momento prosegue consolidando sempre più il suo mito di chitarrista virtuoso che, nonostante i problemi di salute e le dipendenze, non è mai stato intaccato. Tra i numerosi brani amati dai fan e conosciuti da generazioni ecco 7 imprescindibili canzoni-simbolo la cui storia sarà presto toccata e approfondita con inedite curiosità nel nuovo documentario nelle sale la prossima settimana.

Sunshine of your love (1967) – Uno dei riff di chitarra più famosi della storia del rock con l’inizio dell’assolo che accenna al celebre standard Blue Moon di Richard Rodgers: si tratta del singolo di punta estratto dal secondo disco dei Cream, Disraeli gears (1967). Pare che sia stato ispirato dalla partecipazione di Bruce e Clapton al concerto di Jimi Hendrix al Teatro Saville di Londra. Jimi Hendrix renderà a sua volta omaggio al brano eseguendone una cover.

While my guitar gently weeps (1968) – Canzone composta da George Harrison e pubblicata nel famoso White Album dei Beatles. Durante le sessioni di quell’album il clima tra i Beatles era teso e così Harrison invitò l’amico Clapton inizialmente a passare la giornata in studio con la band per “stemperare gli umori” e alla fine gli fu proposto di dare il suo contributo alla canzone, evento eccezionale per il quartetto di Liverpool. La canzone è ricordata proprio per il famoso assolo di Gibson Les Paul, classificato dalla rivista Guitar World come 42° assolo migliore del mondo. Harrison ricambiò suonando in Badge, contenuta nell’album Goodbye dei Cream.

Presence of the lord (1969) – Canzone contenuta nell’unico e omonimo album dei Blind Faith con in copertina la maliziosa ragazzina nuda. Il fotografo battezzò quello scatto tra l’innocente e il morboso con “fede cieca”, spunto che diede il nome a questo super gruppo nato dai cocci dei Cream (Eric Clapton, Ginger Baker), dei Traffic (Steve Winwood) e dei Family (Rich Grech). Gli elogi più sentiti alla pubblicazione del disco furono proprio per questa ballata blues di Clapton, la cui fama era al massimo in quel periodo.

Layla (1970) – Pubblicata nell’album Layla and Other Assorted Love Songs col gruppo Derek & The Dominoes, il brano è costituito dalla prima parte segnata dal celebre riff di Clapton e Duane Allman mentre la seconda dalla melodia al pianoforte di Jim Gordon. Dedicata all’amore all’epoca ancora non corrisposto di Clapton per Pattie Boyd, moglie del suo amico George Harrison, la canzone è ispirata alla storia del poeta orientale Nezami che narra di una principessa costretta a sposare un uomo diverso da colui che era perdutamente innamorato di lei, causando la pazzia di quest’ultimo. Ebbe poco successo quando uscì ma col tempo ottenne buoni riscontri al punto da diventare un classico: nel 2004 la rivista Rolling Stone l’ha collocata al 27º posto nella lista delle 500 migliori canzoni di tutti i tempi. Nel 1992 una versione acustica fu inserita nell’album MTV Unplugged.

I shot the sheriff (1974) – Un brano reggae composto originariamente da Bob Marley nel 1973 che divenne popolare grazie alla più famosa cover di Eric Clapton contenuta nel suo album 461 Ocean Boulevard (1974).

Cocaine (1977) – Delle diverse versioni di questo brano scritto e registrato da J.J. Cale nel 1976 per l’album Troubadour, rimane oggi la più conosciuta quella di Clapton nell’album Slowhand (1977). Una canzone contro la droga (“If you wanna get down, down on the ground, cocaine” / “se vuoi cadere, cadere per terra, cocaina”) anche se in parte ambigua, tanto che Clapton ha aggiunto nei concerti dal vivo le parole “that dirty cocaine” (“quella sporca cocaina”) per sottolinearne il messaggio anti-droga. Clapton ha comunque sempre sostenuto che è preferibile una canzone contro la droga in maniera allusiva piuttosto che diretta, in modo da garantire un effetto maggiormente dissuasivo rispetto ad un messaggio moralistico.

Wonderful Tonight (1977) – Dall’album Slowhand, insieme a Cocaine, uno dei brani più amati di Clapton. La sera del 7 settembre 1976 Eric Clapton e Pattie Boyd avrebbero dovuto presenziare alla festa in onore di Buddy Holly organizzata annualmente da Paul e Linda McCartney ma dato che Pattie impiegava troppo tempo per prepararsi Eric, dopo averle detto in maniera spazientita «Sei meravigliosa ma dobbiamo andare o faremo tardi!», scese in salotto prese la chitarra e suonò con rabbia e frustrazione creando questo brano in una decina di minuti. Per questo inizialmente la ritenne una canzone da non tenere in considerazione ma poi incoraggiato dal parere positivo degli amici decise di tenerla.

Tears in Heaven (1994) – Ballata pubblicata nel 1992 e scritta con Will Jennings dedicata al figlio Conor, avuto dalla showgirl italiana Lory Del Santo e morto a soli 4 anni nel 1991 cadendo dal 53º piano di un palazzo a New York. Il singolo, tra quelli di maggior successo dello stesso Clapton, gli valse nel 1993 tre Grammy Awards: Canzone dell’anno, Registrazione dell’anno e Miglior interpretazione vocale maschile.

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Luca Cecchelli
Luca Cecchelli
Laureato in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Milano con una tesi in linguistica italiana e da sempre interessato al mondo dello spettacolo, scrive per diverse testate e rubriche di teatro e musica, parallelamente all’attività di ufficio stampa. Cinefilo quasi attore, scrittore, critico, melomane e appassionato conoscitore di musica rock, è assiduo frequentatore di sale e concerti oltreché batterista per passione presso alcune formazioni.
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