Davide Alpino, tanto successo molto ok

In ascesa verso i piani alti della musica elettronica, insieme a Riccardo Patruno il loro duo Maximals ha appena firmato per la Protocol Recordings di Nicky Romero.

Incontro Davide Alpino per l’intervista nella sua Savona e, come sempre, noto fin da subito l’umiltà di questo ragazzo, la consapevolezza di aver fatto bene finora, ma anche di dover fare ancora molta strada, nonostante alcune delle sue tracce siano state suonate da dj importanti e ascoltate davvero da tante persone.

Sei di Savona, non di una metropoli italiana come Milano, Torino o Roma. Quanto ha influito questo fattore nel costruirti una carriera?
Sicuramente più difficoltà che successi all’interno della città, perché non ci sono molti posti in cui puoi essere valorizzato ed è più tortuoso entrare nel giro. Si fa fatica a iniziare, non basta la passione: io ho iniziato con le feste private, ho suonato in qualche locale ed è andata bene, poi ho perso un po’ il giro per altri fattori. Non è stato facile emergere.

Davide-AlpinoIn Liguria, la tua città natale può essere considerata un polo della musica elettronica visti tutti i nomi che ha partorito negli ultimi anni?
Soprattutto per quanto riguarda la produzione sono emerse diverse realtà. Quando ho iniziato a produrre nel 2011, invece, era molto in voga fare i DJ, poiché era più difficile avere a disposizione una buona tecnologia per le produzioni.

È per le difficoltà savonesi di cui hai parlato che hai deciso di intraprendere una carriera da produttore?
Ho sempre saputo che mi sarebbe piaciuto produrre, perciò mi sono buttato, un tempo usavo FL Studio (ndr software per le produzioni, ad oggi Davide Alpino utilizza Ableton Live). Appena ho aperto quel programma ho capito che quella sarebbe stata la mia strada. Prima ancora di produrre, comunque, ho iniziato facendo il DJ, perché saper mettere i dischi è importante e mi piace ancora molto andare a suonare nei locali. Ad oggi sembra essersi invertita la tendenza, le nuove leve partono dalla produzione e poi si mettono a fare i DJ, quindi un ragazzo giovane e molto bravo nelle produzioni non è detto che sia molto abile dietro la console.

La tua prima popolarità è nata suSoundcloud, tanto che, questo sito, ti ha portato alle etichette discografiche estere. Secondo te il web è il tempio meritocratico della musica?
Il web a volte valorizza i tuoi meriti. Parlando del mio caso, mi sono guadagnato la mia credibilità utilizzando Soundcloud e soprattutto i social, che ormai sono diventati fondamentali per chi fa il nostro lavoro. Su queste piattaforme è necessario costruirsi un’immagine, le persone devono riconosce quello che sei, non basta soltanto fare musica, cosa che invece interesserebbe maggiormente a noi produttori. Il rovescio della medaglia del web è quando alcuni personaggi appaiono come star quando la realtà è un’altra. Vengono dati meriti, quindi, anche a chi non li ha, ma questo succede in tutti i campi. Il web non è esente dalle ingiustizie. Se vuoi guadagnarti il rispetto del tuo pubblico in maniera pulita ce la puoi fare impegnandoti, per quanto mi riguarda ci ho messo sei anni a farmi un nome, mentre ci sono persone che magari vedono i palchi del Tomorrowland (ndrFestival di musica elettronica), hanno qualche soldo da investire, comprano un produttore che gli fa una traccia studiata e ci mettono sicuramente meno di me.

Però quando arrivi a livelli alti se non sei capace non so quanto si possa stare a galla.
Infatti penso che tutte le persone che siano ad altissimi livelli abbiano l’esperienza che gli ha permesso di arrivare in alto, anche perché prima o poi i nodi vengono al pettine, chi ha scelto la strada più facile sicuramente crollerà. È un po’ come quando un ragazzo vince un reality in televisione, quanto può durare? Uno o due anni, poi se non sei capace a reinventarti, se non sai dimostrare quello che vali, finisce li.

Hai sempre avuto contratti con etichette discografiche estere, pensi che l’Italia creda poco nel proprio patrimonio elettronico?
Penso che manchi la voglia di investire sull’artista. All’Italia appartengono dei pezzi di storia della musica elettronica, ma ad oggi le etichette storiche di un tempo non ti garantiscono più la stessa disponibilità e promozione. Il mercato italiano è stato sorpassato dal mercato olandese, che è molto più aperto. Ci sarebbe da rifondare la cultura del talent scout in casa propria.

Sei passato da un genere come il “melbourne-bounce”, con una bassline molto presente, a delle tracce più studiate ed eleganti che riprendono il funky. Raccontaci la tua evoluzione.
Un buon produttore deve essere capace a fare tutti i generi. Poniamo il caso di entrare nel giro delle ghost produzioni e ti viene richiesta una traccia diversa dal solito, devi saperla fare. Bisogna saper esplorare. Quando ero in fase di sperimentazione ho cercato di avvicinarmi a tutta la Big Room, grazie al mio amico MorganJ, considerato un pioniere in Italia della bounce, ho prodotto tante tracce di quel genere. L’attuale cambiamento è dovuto al fatto di aver deciso di fare musica che, oltre a far ballare in maniera sconsiderata chiunque, debba piacermi anche con le cuffiette. Magari qualcosa di più pesante non è sempre ascoltabile.

Arriviamo all’attualità, adesso hai iniziato con il tuo collega Riccardo Patruno il progetto Maximals, che sta riscuotendo tanto successo. Come è nata la vostra collaborazione, diventata ora un duo?
Abbiamo iniziato a collaborare nel 2012 e poco dopo ho firmato il mio primo disco insieme a lui. Essendo la prima traccia l’abbiamo intitolata First One. Sul discorso dei titoli si potrebbe dire molto visto che dare un nome alle tracce è sempre un dilemma. Successivamente abbiamo continuato su binari paralleli, da solisti ogni tanto collaboravamo. Nel 2015 abbiamo fatto una nuova traccia insieme che è andata molto bene, veniva suonata tanto e abbiamo deciso di imbastire seriamente un progetto in duo. Il disco con Blasterz uscito a Febbraio 2016 ha dato il via ufficiale alle nostre produzioni.

Avete ufficialmente firmato un contratto con la Protocol Recordings, etichetta discografica di Nicky Romero. Cosa dobbiamo aspettarci da questo contratto? C’è già qualche traccia pronta?
Verso settembre potrebbe muoversi qualcosa, ma non c’è ancora nulla di ufficiale. Quello che possiamo dire è che uscirà una traccia in collaborazione con Dumbers. Avevo iniziato questa collaborazione quando ancora non era completamente in piedi il duo Maximals, poi Riccardo si è aggiunto in corsa e adesso c’è questo accordo con Protocol che ci rende molto orgogliosi. La traccia è incentrata maggiormente sulle sonorità che stavo sviluppando da solista, quindi con un ritorno della chitarra funky. Il prossimo step è produrre un pezzo che permetta a Protocol di pubblicare una traccia dei Maximals in solitaria.

Aspettiamo quindi questa ID (ndrtraccia senza nome). È possibile che qualcuno la stia già suonando in qualche set?
È difficile perché è veramente un’anteprima, solo alcuni Top DJ la stanno suonando live, tra cui Nicky Romero che l’ha già suonata in diversi festival e al Sensationall’Amsterdam Arena ha aperto il suo set proprio con quella.

Quest’estate i Maximals suoneranno da qualche parte?
Stiamo chiudendo accordi per le nuove date, ma per tutte le informazioni vi rimandiamo alle nostre pagine social.

A proposito di social, voi avete un hashtag ricorrente che è #TeamOk. Cosa c’è dietro?
#TeamOk è nato quando Nicky Romero ha suonato la nostra ID al Nameless Festival. Sinceramente come stato di Facebook non sapevo cosa scrivere, perciò ho scritto “Ok”. Da questo è nato il nostro hashtag, che ha avuto molto seguito dopo il grande successo all’Holi Fusion di Torino insieme ad EttaMatters. Ormai tutti sanno che dietro il nostro “ok” c’è il riconoscimento del nostro lavoro.

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Andrea De Sotgiu
Andrea De Sotgiu

Laureato in Comunicazione, appassionato di musica e di tecnologia. Se qualcosa nasconde una dietrologia non si darà pace finché non avrà colmato la sua sete di curiosità, che sfogherà puntualmente all’interno dei suoi articoli.

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