Daniele Silvestri, un funambolo alla ricerca di equilibrio

Quasi un mese dall’uscita del disco, Acrobati resiste nelle posizioni alte delle classifiche e il tour nei teatri, appena cominciato, vanta 13 sold-out: dal pensiero di Philippe Petit ai giochi di parole di Caparezza, Daniele Silvestri ha trovato la quadra tra politica e poesia.

Daniele Silvestri, un funambolo alla ricerca di equilibrio
Daniele Silvestri (© Foto: Daniele Barraco).

È davvero un equilibrio dinamico, “come per andare in bicicletta”, quello dell’ultimo album di Daniele Silvestri, dal titolo fortemente programmatico, Acrobati.

Uscito lo scorso 26 febbraio, ha esordito al primo posto nella classifica iTunes e Fimi dei dischi più venduti. Un debutto con il botto, sostenuto da 13 date sold out sulla trentina prevista per il tour nei teatri e dall’assestamento al quinto posto delle classifiche a distanza di quasi un mese. Niente male, per un album arrivato cinque anni dopo S.C.O.T.C.H. e dopo l’avventura a tre “Il padrone della fest” con Max Gazzè e Niccolò Fabi.

Un disco di cui Silvestri sentiva la necessità di emozionarsi, di sorprendersi, tanto da decidere di entrare in studio di registrazione soltanto con degli appunti e dei musicisti scelti, per “seminare” in totale libertà: il risultato di quei primi tre giorni a Lecce sono state 21 tracce, di cui diciotto sono entrate nella scaletta di Acrobati. Che vanta parecchie collaborazioni, da Caparezza (La guerra del sale) – “Con Michele era una vita che si voleva lavorare insieme, ma siamo due timidi. Sull’onda del momento iniziale di spensieratezza, avevo tra le mani un giro strumentale particolarmente adatto a stuzzicare la curiosità di Michele, insieme all’idea embrionale di giocare con la parola Sale e chi meglio di lui?” – a Dellera (Un altro bicchiere; Spengo la luce), ai Funky Pushertz (Bio-Boogie), a Diego Mancino (L’orologio), a Diodato (Pochi giorni; Alla fine) – “l’intervento di Antonio è molto delicato, è un contributo d’anima”.

La stessa modalità libera e funambolica è stata applicata al momento di scrittura, affrontata da Silvestri in modo inedito, acrobatico, senza cercare di piegare alle strutture della canzone le parole e la musica, in un vero e proprio “flusso magmatico”.

Nel disco, nonostante il tentativo di evitarne la “dittatura”, di attualità ce n’è tanta, anche se trattata diversamente dal solito. “Ho un’età per cui mi sento meno in diritto di raccontare troppo il presente, a 47 anni non ho più quello spirito di battaglia che ho avuto. Ho cercato di allargare l’orizzonte , lo sguardo, di raccontare storie e di portare lo spettatore altrove, di metterlo nella condizione più fanciullesca dell’ascolto, lontano dall’immanente, dall’immediato, dal dibattito e dalla politichetta quotidiana. È un disco più poetico che politico, anche se parlare di storie da lontano e di emozioni, è politica, anche se in maniera meno esplicita”.

Del resto, ammette il cantautore spiegando lo spirito di Acrobati: “È un tempo storico in cui siamo tutti un po’ funambolici nel cercare un equilibrio, tra la preponderanza del presente, dell’oggi e del quotidiano nelle nostre vite, nei nostri tempi e nella nostra confusione con una scarsa capacità, che non ci viene proposta e non viene aiutata, di proiettare una speranza di progetto in avanti. Il disco è pieno di questo sentimento ma rivendica anche la capacità mostruosa che abbiamo di continuare a camminare nonostante si sia continuamente esposti in mezzo ai venti o si proceda in mezzo alle nuvole, non vedendo la destinazione né il punto di partenza. Il disco fa questo, ti porta in mondi diversi, in un equilibrio dinamico”.

Daniele-Silvestri-Acrobati
La copertina di Acrobati, il nuovo album di Daniele Silvestri.

Nella splendida copertina di Paolo De Francesco, c’è anche un acrobata vero, l’artista francese Philippe Petit, omaggiato nei versi della titletrack, perché Silvestri condivide l’invito a “disobbedire alla gravità come atto di ribellione creativa, come crimine artistico”.

Al pensiero di Petit, si associa forse la lezione di Gaber [“Per vivere davvero bisogna spesso andarsene lontano e ridere di noi come da un aeroplano”, da Ipotesi di una Maria, ndr].

Da qui, il desiderio di elevarsi di Daniele, di cambiare prospettiva per guardare le cose, quelle stesse che lo fanno innamorare e arrabbiare nello stesso tempo: “Disobbedire alla gravità non credo che sia grave/ Non puoi chiamarla libertà finché non rischi di cadere”.

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Cecilia Uzzo
Cecilia Uzzo
Da quando ho imparato, non ho più smesso di parlare, nemmeno quando dormo. Catapultata da un altro mondo, vivo attraverso una dimensione fatta di viola, di musica, cinema, romanzi e viaggi, (troppo) spesso mentali. Mina vagante di professione, curiosa di natura, sognatrice per passione, scrivo di tutto quello che amo e pure di più.
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