Grande successo per il lancio di piccoli talenti nella puntata zero del got talent ABEO’s

Abeo’s got talent

ABEO’s got talent è il nome della prima edizione del talent dedicato al mondo junior, dai 6 agli 11 anni, organizzato dall’associazione ABEO che si prende cura dei bambini malati oncologici attraverso iniziative di sostegno e di animazione durante il percorso di degenza.

Una finale che ha raccolto le migliori 13 esibizioni su 24 semifinalisti. Arti varie: dal canto alle arti circensi, alla danza ai musicisti fino ai performer atletici. Nell’attuale società mediatica, che riflette spesso l’esibizionismo, talvolta forzato e scontato, ABEO’s got talent si è distinto per la sua originalità di contenuti; le proposte dei singoli partecipanti hanno visto presenti anche le famiglie in supporto, a dimostrazione che “insieme si può'” coltivare talenti e passioni.

Grande qualità di esibizioni sul palco del Teatro Ariston di Mantova dove la giuria ha decretato il primo posto assegnato al batterista in erba Giacomo Capisani, il secondo alla danzatrice Anita Scaravaggi e il terzo posto ad Acro Airone, gruppo femminile di ginnastica artistica.

I tre vincitori hanno rispettivamente ricevuto in premio borse di studio del valore di €uro 500, 300 e 200. Non si sono aggiudicati il podio, seppur meritevoli, Mattia Caramaschi che, assieme al papà si ė esibito in un originale numero di arti circensi, facendosi piccolo piccolo all’interno di un trolley.

Che dire della fresca originalità e personalità della piccola Aurora Bernardelli, che, pur senza aver portato un’esibizione di tecnica perfetta, ha saputo comunicare una grande personalità artistica di fronte ad un pubblico di 450 persone.

Un messaggio importante ė uscito da questa prima importante edizione: ė relativa la posizione in classifica quando, nonostante la gara ė presente la passione è la voglia di mettersi in gioco, mettendo in secondo piano l’agonismo fine a se stesso.

La serata ė stata brillantemente animata da due conduttori d’eccezione, ormai accreditati ad honorem dall’Associazione: Armando Madella e Mary Artioli.

Gaia Gozzi da Xfactor, Julia Rose e Anna Lupi sono state le ospiti della serata, portando sul palco la musica come testimonianza dì sensibilità verso l’impegno sociale di ABEO.

Il ricavato della serata andrà a sostegno dei vari progetti dell’associazione.

Dopo quattro anni tornano sulla scena musicale i Baustelle con l’album “L’amore e la violenza”, preceduto dal singolo di successo “Amanda Lear” e, da febbraio, in un tour che attraverserà tutta Italia.

Il lato violento dell’amore. Il grande ritorno dei Baustelle.
I Baustelle.

Nasce dall’idea di un occidente in guerra “L’amore e la violenza”, il nuovo album  dei Baustelle,  uscito il 13 gennaio. Da lì la sequenziale scelta di scrivere “canzoni d’amore in tempo di guerra”, una fuga musicale di dodici brani , di cui due strumentali, che il gruppo formato da Francesco Bianconi, Rachele Bastreghi e Claudio Brasini utilizza come mezzo per descrivere questi tempi difficili che stiamo vivendo.

«Quando penso a questo disco l’aggettivo che mi viene in mente con più frequenza è colorato» afferma Francesco Bianconi. «Volevamo fare un disco di canzoni pop che non sentiamo mai alla radio, un disco di canzoni pop che non temano di rivelare una propria eccitante complessità».

Il settimo lavoro del gruppo fiorentino formatosi nel 1996, che a detta di Francesco Bianconi è anche il loro disco più libero, ha quasi il sapore di una sfida: quella di poter scrivere canzoni tanto intime e private in un violento contesto bellico. «Un disco oscenamente pop: è musica che non si vergogna di esibire la propria libertà. In questo senso è colorato: nella maniera in cui gioca a essere libero. Chi l’ha detto che non si può far suonare Haydn e Moroder nella stessa stanza? Dipende dal modo in cui li fai suonare, e dal coraggio che hai nel lasciarli provare».

A quatto anni di distanza dall’ultimo album “Fantasma” i Baustelle tornano in radio con il singolo “Amanda Lear” che la band senese ha presentato con un post su Facebook: «Amanda Lear ha un plot molto semplice: lei ama lui e lui ama lei, ma lei ripete ogni giorno che “niente dura per sempre”. Lui prende la massima di lei abbastanza alla lettera e decide di tradirla con la prima che passa. Il tutto è volutamente scomposto e raccontato fra presente e flashback, perché, ormai lo sanno tutti, ci sono sempre piaciute le canzonette-sceneggiatura. E Amanda Lear che c’entra? È una donna magnifica, una parola tronca spettacolare, e una azzardata similitudine (l’amore è come un LP di disco music, si balla il lato A, si balla il lato B, e chi s’è visto s’è visto). Amanda Lear c’entra e non c’entra, c’è e non c’è, come ogni Dio che si rispetti».

Il lato violento dell’amore. Il grande ritorno dei Baustelle. 1
I Baustelle sono tornati con L’amore e la violenza.

Oltre l’uscita del nuovo album, che ha già riscosso gran consenso di critica e pubblico, ci sarà un tour che porterà i Baustelle in teatri prestigiosi di tutto il territorio nazionale: la data zero il 26 febbraio a Foligno (Auditorium S. Domenico) per proseguire poi il 4 marzo a Varese (Teatro Apollonio), il 5 marzo a Trento (Auditorium S. Chiara), il 6 marzo a Firenze (Teatro dell’Opera), il 13 marzo a Roma (Auditorium Parco della Musica / Sala S. Cecilia), il 14 marzo a Bologna (EuropAuditorium), il 15 marzo a Pesaro (Teatro Rossini), il 20 marzo a Milano (Teatro degli Arcimboldi), il 28 marzo a Venezia (Teatro Goldoni), il 29 marzo a Tomezzo (Udine, Teatro Candoni), il 7 aprile a Torino (Teatro Colosseo), il 12 aprile a Genova (Teatro Piazza Delle Feste / Anteprima Supernova), il 13 aprile a Massa (Teatro Guglielmi), il 18 aprile a Bari (Teatro Petruzzelli), il 19 aprile a Pescara (Teatro Massimo), il 21 aprile Napoli (Teatro Augusteo).

L’atteso ritorno di una rock band che ha dimostrato ancora di saper raccontare sfaccettature di contemporaneità in maniera attenta e innovativa, attraverso uno stile modernamente rétro.

A distanza di due anni dal cd L’equazione il cantautore Antonio Maggio ritorna sulla scena musicale con il nuovo brano Amore Pop che anticipa il suo terzo album, la cui uscita è prevista per marzo 2017.

Amore Pop: il ritorno di Antonio Maggio
Amore Pop: il ritorno di Antonio Maggio.

Vincitore della prima edizione di X factor con il gruppo Aram Quartet e del festiva di Sanremo giovani nel 2013 , il cantate salentino ci racconta in questa video-intervista gli esordi della sua carriera, le prime band, i primi concerti , l’esperienza con gli Aram Quartet, il trionfo sanremese e la realizzazione dei suoi album fino ad arrivare all’ultimo progetto discografico. Un Antonio Maggio 2.0 forte e consapevole, pronto a tornare sul mercato musicale più maturo sia sul fronte artistico che personale.

Sempre sulla breccia, ha attraversato più generazioni musicali ed è sempre attuale: è da poco uscito il nuovo album di Fausto Leali intitolato “Non solo Leali”.

Non solo Leali di Fausto LealiUn progetto composto da 10 duetti di cui 9 “al maschile” e uno d’eccezione, con la grande Mina.

La scintilla che ha acceso questa bomba creativa è nata durante una pizza in cui è stata lanciata la sfida di un album di soli duetti: Fausto si è sin da subito messo in gioco facendo partire la grande macchina discografica, dove la scelta dei brani è stata proposta direttamente dagli artisti coinvolti.

In attesa del Tour è previsto un primo calendario di lancio nei teatri del Triveneto: nel mese di dicembre lo potremo ascoltare il 7 al Teatro Salieri di Lignago (Vr), l’8 al Teatro Eden di Treviso, il 9 al Teatro Monfalcone di Gorizia e il 10 al Teatro Palladio di Fontaniva (Pd). Anche in questo caso c’è la novità: Fausto inaugura questo primo lancio salendo sul palcoscenico di teatri, mai calcati prima.

Una voce possente: qual è il segreto?
Per quanto riguarda la voce non ho mai abbassato le tonalità. A chi, che cantavo cinquant’anni fa, è la stessa di oggi. Le corde vocali sono muscoli che vanno tenuti sempre in allenamento continuo.

Come vedi la musica oggi?
Anche adesso esistono le canzoni e le voci: diversi stili e diverse situazioni anche se oggi la musica si è un po’ mescolata.

Un carriera con tanti duetti: ce ne vuoi parlare?
Di duetti ne ho fatti parecchi. Il più importante è stato quello con Mina nell’86, poi ho fatto alcuni pezzi con Loredana Bertè, due brani con Anna Oxa (quello di Sanremo e un altro che abbiamo portato al Festival Europeo), poi ho duettato con Luisa Corna e in ultimo con Teo Teocoli, in un brano di natura assolutamente ironico che si intitola Le donne allungano la vita.

Fino al tuo attuale progetto, nato per caso durante una pizza…
Due anni fa, il mio discografico e oggi produttore ha lanciato l’idea di un disco intero fatto di duetti: detto e fatto. Il primo pensiero è stato quello di Mina. Il suo sì è stato una dose di adrenalina che mi ha dato la forza e la volontà di chiamare tutti gli altri artisti all’appello.

Non solo Leali: 10 duetti d’autore
Fausto Leali.

Come hai fatto a scegliere questa “rosa” di artisti?
Sono tutti miei amici; mi piaceva l’idea di portarli in un mio progetto. L’unico, che ancora non conoscevo personalmente, anche per ovvie questioni anagrafiche è Clementino, che oggi, oltre a stimare artisticamente è diventato un amico.

Quanto è importante fare riferimento alla musica internazionale?
Sin da piccolo ascoltavo la radio, in particolare Claudio Villa e i classici napoletani. A 14 anni, quando ho iniziato a suonare, dovendo far ballare la gente, seguivo un repertorio che si chiamava “Cento motivi” fatto di brani classici, tutti americani. Quella musica ha iniziato a possedermi tanto da arrivare a Ray Charles e alla musica nera fino all’arrivo dei Beatles: da quel momento è uscito il mio stile.

Come sono nati i tuoi duetti? Non avete quasi mai cantato contemporaneamente…
Quando è stato possibile, nel caso di Enrico Ruggeri e Tony Hadley, abbiamo lavorato contemporaneamente. Con Alex Britti abbiamo fatto la base insieme, poi, dopo averla studiata l’abbiamo incisa separatamente. Con Ranieri non ci siamo incontrati per un’ora. Con Mina abbiamo fatto le voci separate ma il missaggio l’abbiamo fatto assieme a Lugano. Duetti diversi, incisi con tempi e modalità differenti.

Quando hai contattato gli artisti, ricordi una loro risposta originale che ti ha colpito?
Due anni fa ho scritto a Mina: Oh mia Regina, per i miei settant’anni avrei deciso di fare un disco di duetti e vorrei ci fossi anche tu. Se mi dirai di sì partirò con coraggio ad invitare gli altri colleghi.

Quale la sua risposta?
Ciao Campione (come mi chiama lei), di duetti non ne faccio più (e ha fatto seguire una serie di puntini…). In quei puntini ho visto la mia morte. La frase non era finita perché continuava con… però per te la regola salta! Sono a tua completa disposizione. Sentiamoci e decidiamo assieme il brano.

Sanremo è sempre Sanremo?
Sì! L’unica cosa che un po’ distoglie il pubblico dal Festival della Canzone italiana sono gli intermezzi dedicati agli ospiti e tutto quello non c’entra con la gara. Capisco però che lo show sia diventato televisivo.

Salterai a cavallo se dovesse arrivare l’invito di Carlo Conti?
Se arriverà, salterò a cavallo per un semplice motivo: non mi sono mai sentito così sicuro con il brano che ho da proporre.

Come vedi l’orizzonte musicale dei giovani?
Ci sono molti ragazzi che vorrebbero fare questo lavoro anche se sanno che non è facile. Una volta, le Case Discografiche investivano sui giovani perché avevano maggiori entrate dalla vendita dei dischi dei Big. Oggi un’etichetta che non vende più i milioni di copie non ha più quei budget a disposizione. Nascono così i Talent. C’è una grande delusione nei giovani, che partono in migliaia per arrivare a pochissimi selezionati. Di Mengoni, Emma o Amoroso ce ne sono pochi; sono quelli che negli ultimi anni sono riusciti a seminare e a fare qualcosa.

Nella tua famiglia, quanti seguono la tua arte?
Solo mio figlio: faremo sicuramente qualcosa assieme.

Sei scaramantico?
No, non sono superstizioso; rispetto all’ambiente sono sicuramente un caso anomalo.

Stadio: “Tutti Contro Tutti” è il nuovo singolo della band regina all’ultima edizione del Festival di Sanremo.

Stadio-Tutti-Contro-TuttiTutti Contro Tutti”(feat. Vasco Rossi) è il nuovo singolo degli Stadio cheè in radio da venerdì 8 luglio, supportato dal video realizzato da Fabio Masi, il regista cresciuto nella factory di Blob e già autore del video “Quante volte” di Vasco Rossi. Il brano, scritto da Gaetano Curreri e Saverio Grandi, è interpretato dagli Stadio con un’incursione dello stesso Vasco. Una vera e propria sorpresa, come racconta Gaetano Curreri: “Me l’ha fatta Vasco la sorpresa! Quel giorno che è venuto a trovarmi in studio mentre stavo registrando il brano e lo stavo cantando. Improvvisamente si è alzato dal divano, è entrato in studio, si messo le cuffie poi …”alla faccia”…lo ha cantato lui il ritornello, quella frase che evidentemente sentiva nelle sue corde: «Non c’è più vergogna, hai le spalle al muro. Non vince il più bravo ma il più furbo di sicuro». Buona alla prima, naturalmente, l’incursione del Blasco è stata registrata e ovviamente è rimasta. È un cameo quel ritornello, e arriva al momento giusto !!!”.

L’album “Miss Nostalgia”, 15esimo album di studio della band bolognese, prodotto da Saverio Grandi e Gaetano Curreri e pubblicato lo scorso 12 febbraio, si può definire il disco della maturità artistica, “la summa del lavoro e delle esperienze fatte fino a qui” ha dichiarato Curreri. Molti i brani inediti da ricordare: “L’Autunno ti Dona” con le parole di Giorgio Riccardo Galassi, Noi come voi  di Lucio Dalla e Gaetano Curreri, brano del 1983, in versione cover arrangiata dal maestro Beppe D’Onghia  con  il sax originale di Lucio Dalla, “Tutti contri Tutti” con l’incursione di Vasco… oltre l’ormai famosissima “Un gi

L’intervista a Gaetano Curreri

Stadio –  ecco le prossime date del tour estivo 2016

  • 11 luglio – Roma, Cavea Auditorium Parco della musica
  • 14 luglio – Marostica (VI), Piazza degli scacchi
  • 15 luglio – Mirano (VE), Summer Festival
  • 17 luglio – Varallo (VC), Festival Alpaa
  • 22 luglio – Agira (CT), Fashion Village
  • 29 luglio – Trestina (città di Castello)
  • 30 luglio – San Gimignano (SI), Piazza Duomo
  • 1 agosto – Bisceglie (BA), Arena del  Mare
  • 9 agosto – Anzio (RM), Villa Adele
  • 11 agosto – Poggiorsini (BA)
  • 12 agosto  – Galatina (LE), Quartiere fieristico
  • 16 agosto – Forte dei Marmi, Villa Bertelli
  • 17 agosto –  Marina di Castagneto (LI), Arena Bolgheri
  • 19 agosto – Porto Recanati (MC), Arena B. Gigli
  • 20 agosto – Cattolica, Arena della regina
  • 23 agosto – Marciana Marina, Piazza Vittorio Emanuele
  • 1 settembre – Mantova, Piazza Castello
  • 2 settembre – Sanremo, Teatro Ariston
  • 7 settembre – Piacenza, Piazza dei cavalli
  • 9 settembre – Sesto San Giovanni, Carroponte
  • 17 Settembre – San Biase (Lamezia Terme), Piazza 5 Dicembre

Un giovane avvocato esperto in diritto d’autore con un passato da artista che lo rende sensibile agli aspetti della tutela della creatività: è Simone Aliprandi che conosciamo in questa intervista.

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Simone Aliprandi.

Simone Aliprandi è un avvocato trentasettenne da sempre attivo nell’ambito del diritto d’autore e più in generale in tutti gli aspetti giuridici legati al mondo della creatività e della tecnologia. Ha inoltre all’attivo varie pubblicazioni su questi temi ed è spesso in giro per l’Italia per tenere corsi di formazione e seminari. Ha un sito profesionale (www.aliprandi.org) e un blog sempre aggiornato e denso di contenuti interessanti (www.aliprandi.blogspot.it).

Come mai hai scelto di occuparti proprio di diritto d’autore e di diritto delle nuove tecnologie?
Come spesso accade, prima di diventare un avvocato sono stato un creativo a mia volta. Ho un passato da musicista, da giornalista per testate locali e negli anni dell’università ho avuto anche un mio programma nella radio della mia città. Questo mi ha portato, al momento della scelta del piano di studi della facoltà di giurisprudenza, ad orientarmi verso il settore del diritto d’autore e del diritto della comunicazione. Ed ora che ho avviato la mia attività professionale, questo mio passato mi permette di avere una discreta sensibilità rispetto alle esigenze e ai problemi che mi sottopongono i miei clienti.

Però in un certo senso questo tuo “passato” da creativo è anche un po’ “presente”. Infatti oltre all’attività più strettamente di consulenza sei molto attivo anche nell’ambito della divulgazione, con pubblicazioni, articoli, conferenze, videotutorial…
Sì credo che diffondere informazioni corrette e ben strutturate su questi temi sia il modo migliore per aumentare la consapevolezza degli artisti e quindi avvicinarli il più possibile al lavoro che svolgo, trasmettendo loro fin da subito la passione e l’attenzione che vi dedico. Pubblicare libri, articoli e filmati (come ad esempio le mie videopillole sul diritto d’autore) è poi il miglior modo per dimostrare massima padronanza dei temi trattati e anche per crearsi una buona rete di contatti sui social media.

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Il libro di Simone Aliprandi: “SIAE: Funzionamento e Malfunzionamenti”.

Normalmente come operi? Ricevi i clienti in studio o sei disponibile anche da remoto?
La professione forense sta cambiando molto in questi anni e nel mio settore sono davvero pochi i casi in cui il cliente chiede il classico colloquio in studio. Buona parte dei contatti provengono dal web e anche buona parte del lavoro può essere svolta da remoto attraverso scambi di email, documenti condivisi, call su Skype. Anche lo studio legale con cui collaboro è uno studio legale atipico e basato su un modello più smart e fluido. Siamo quattro professionisti indipendenti, ognuno con la propria partita IVA e con una propria sede professionale, ma ci presentiamo dietro un unico “brand” (Array.eu) e lavoriamo in team (anche condividendo uno spazio comune sul modello coworking) tutte le volte che l’incarico professionale lo richiede.

Quali sono i tipi di incarichi su cui si concentra di più la tua attività professionale?
Negli ultimi anni sono aumentate le richieste di redazione e verifica di termini d’uso e privacy policy per siti e per piattaforme web, complice la “new wave” di aziende e progetti legati al mondo della diffusione di contenuti e servizi su Internet. C’è poi tutta l’attività più classica di redazione e verifica di contratti di ingaggio e di cessione diritti per autori (intesi in senso ampio, quindi anche di sviluppatori di software e webdesigner) e di artisti interpreti ed esecutori.

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Simone Aliprandi.

E quali invece i temi più caldi per la tua attività di docenza e divulgazione?
Beh, senza dubbio negli ultimi mesi la parola chiave è stata “SIAE”. Siamo infatti in un delicato periodo di transizione che potrebbe finalmente portare al superamento di un modello di intermediazione dei diritti ormai obsoleto e troppo burocratizzato. Non a caso il mio ultimo libro (Siae: funzionamento e malfunzionamenti. La gestione collettiva del diritto d’autore in Italia) è proprio dedicato al mettere in luce i malfunzionamenti del sistema SIAE. Inoltre, in queste settimane sono stato coinvolto in varie iniziative di divulgazione e sensibilizzazione legate all’entrata in vigore della Direttiva Barnier sulle società di gestione collettiva.


Questo articolo è rilasciato nei termini della licenza Creative Commons by-sa 4.0 International Hiperlink “http://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/”.

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Edda Dell’Orso è una delle interpreti più famose delle musiche di Ennio Morricone. In questa intervista ci racconta del suo lavoro e della sua collaborazione del Maestro, premiato agli ultimi Oscar.

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Edda dell’Orso (Ph Festival internazionale Castelfidaro, 2007).

Agli Oscar 2016 vince la colonna sonora di Ennio Morricone: la sua musica è una delle espressioni più alte che tocca l’anima, specie se la voce che la interpreta riesce a far sognare. Abbiamo incontrato una delle voci più famose dei film del Maestro: quella di Edda Dell’Orso.

Da piccola voleva fare la ballerina e poi si è indirizzata verso il pianoforte. Con il canto ha sempre espresso tutta se stessa definendolo come un’esigenza di vita che le ha permesso di comunicare con la sua voce eterea in volo leggero verso il cielo.

Chi è per lei Ennio Morricone?
Un genio musicale.

Come vi siete conosciuti?
Cantavo nel coro dei Cantori Moderni; ho cominciato dai cori dove ogni tanto serviva qualche voce solista. Non solo il Maestro ma anche altri mi chiamavano per farmi fare delle parti. Da C’era una volta il West hanno iniziato a contattarmi in molti: quello è stato il film che mi ha fatto conoscere nell’ambiente.

Perché il Maestro ha scelto proprio lei?
Perché avevo una voce particolare: sembrava uno strumento con delle vibrazioni molto strette. Probabilmente ha avvertito che cantavo veramente credendoci e che lo facevo con l’anima. Cantare era per me vita: l’esigenza dello spirito. Probabilmente gli è arrivata anche la mia spiritualità. Non è solo una questione di voce anche perché di belle voci ce ne sono tante: è forse una questione di particolarità, quel dono che Dio mi ha dato e gliene sono grata.

Com’è stato lavorare con Ennio Morricone?
E’ stato molto bello! Lui è una persona gentile, molto seria e precisa. E’ anche molto esigente, ma se è per questo lo ero anch’io con me stessa sulle mie prestazioni: non ero mai contenta di quello che facevo. Lui voleva le cose fatte bene, sia dall’orchestra sia dalle voci.

Come definirebbe il maestro con qualche aggettivo?
Preciso, gentile, esigente, un grande musicista: un genio!

C’è un aneddoto che ricorda del suo lavoro con Ennio Morricone?
Io ho partecipato al film “Scusi facciamo l’amore”: ricordo che il regista, Vittorio Caprioli, voleva una voce che fosse sensuale. Morricone aveva detto che ci sarebbe voluta un’attrice o una “poco di buono”: ha poi scelto me perché sapeva che mi sarei immedesimata bene con la mia professionalità. Ho interpretato diversi tipi di voce, passando dalle classiche a quelle più sperimentali e posso dire di aver toccato sia il sacro sia il profano.

Fuori dal lavoro avete stretto amicizia?
Il nostro è stato un rapporto di musica e basta. Non ci incontravamo spesso: lo vedevo quando andavo in sala di registrazione e oltretutto non avevamo molto tempo per chiacchierare se non del pezzo che dovevo interpretare.

Cosa prova ad essere la voce ufficiale del Maestro?
Abbiamo collaborato davvero molto anche se c’è da dire che lui ha utilizzato tante altre voci oltre alla mia. Non ho ancora realizzato ora e non mi sembra vero. Quando sento la mia voce d’un tempo mi fa sempre un certo effetto e mi commuovo: è come se l’avessi fatta in un’altra vita. E’ una sensazione strana che non so nemmeno spiegare. C’è anche da dire che mi riascolto raramente.

Qual è la colonna sonora che sente più sua?
Dei brani di Morricone, a parte quelli più famosi come “Giù la testa”, “C’era una volta il West”, “Metti una sera a cena”, “C’era una volta in America”, posso dire che tutte le musiche sono sempre state molto belle. Se devo proprio dire il brano che mi è piaciuto di più è “In un sogno il sogno” tratto dal film “La donna invisibile”. E’ un brano che mi è particolarmente caro, non so perché…ma è così.

Cantare è per lei…
Per me cantare è metterci l’anima e il cuore, credendoci profondamente. Dire “credere” è poco: io vivevo con la musica che era un’esigenza del mio animo…una volta.

E oggi?
Premetto che un tempo c’era molto più lavoro sia con il coro sia come solista al punto che non stavo quasi mai a casa. C’erano tante belle musiche e io ne ero affamata: ho messo tutta la mia vita nel cantare. Adesso non canto più ma non ne sento neanche più il bisogno, dal punto di vista dell’anima. Oggi sono soddisfatta della mia vita perché mi godo la famiglia. Quando cantavo avevo i figli piccoli e quasi non avevo il tempo per educarli: fortunatamente c’erano i miei genitori e ci pensavano loro. Adesso finalmente posso dedicarmi ai miei nipoti e posso dire di godermi la famiglia.

Qualcuno in famiglia ha ereditato le sue doti artistiche?
In famiglia tutti cantano bene e sono intonati. C’è una nipote che vorrebbe cantare: la figlia di mio figlio.

Il vocal coach è un allenatore della voce, non è semplicemente un insegnante di canto ma ne rappresenta il passo successivo, inteso come passaggio ad un livello più avanzato.

Presupponendo di aver ormai raggiunto una certa maturità nella tecnica ci si rivolge alla figura del Vocal Coach per conseguire una più ampia padronanza della musicalità, con lo scopo di compiere il passaggio da “studente” a “performer”. Giancarlo Genise, vocal coach per Artskool ci racconta i retroscena di questo affascinante lavoro.

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Giancarlo Genise, Vocal coach.

 

In cosa consiste il lavoro del vocal coach?
È una sorta di estensione dell’insegnante di canto: una figura che unisce la tecnica vocale al piano psicofisico. Un vocal coach cura il cantante nella sua performance prima, durante e dopo, osservandone la voce, l’alimentazione, le condizioni fisiche e mentali da un punto di vista scientifico e collabora con un foniatra di riferimento (nel nostro caso il Dott. Franco Fussi di Ravenna). Ma non solo, il nostro compito è anche quello di creare delle sinergie di collaborazione, incontri didattici con Big della canzone, con case discografiche, autori e compositori, uffici stampa, e tutto quel che riguarda lo showbiz. In sintesi se volessimo scomporre questa figura potremmo dire che un vocal coach si occupa di Voce e corpo, voce e mente, voce ed anima.

Come sei arrivato a fare questo lavoro?
Il lavoro del vocal coach nasce da un’esigenza personale. Ho studiato canto ed insegnato canto ma a causa di una paralisi facciale non riuscivo a recuperare piena potenza vocale. Da qui dopo una visita con il mio foniatra ho incontrato Danila Satragno che con la sua metodologia vocalcare e la sua preparazione è riuscita a darmi un ottimo recupero. Rimasto affascinato ho scelto di prendere parte a tutti gli studi metodologici per poter fare questo lavoro.

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L’insegnante di chitarra Simone Aiello con Giancarlo Genise.

Chi sono i tuoi clienti?
I nostri clienti sono ragazzi che vogliono fare della musica il loro lavoro ma anche attori e Big della canzone Italiana. Molti nomi che si rivolgono a me e ad Artskool (che è stata presente alla scorso festival di Sanremo in assistenza ai cantanti) ma anche tante persone che trovano il piacere nel liberare la voce per affrontare le proprie paure o per riuscire ad essere più sicuri di se stessi.

Qual è il compito più importante di un vocal coach?
È quello di esserci h24 per chiunque. Sempre pronti con una valigia in caso di emergenza per un pre-concerto o per delle registrazioni in Studio.

E le difficoltà che incontri?
La difficoltà che incontro maggiormente è rappresentata dai blocchi mentali dei miei clienti (“Non posso”, “Non ci riesco”), situazione che viene affrontata con delle tecniche di PNL .
Personalmente però mi trovo in difficoltà quando ascolto delle voci splendide, cantanti davvero diventati bravi, demoralizzati perché non selezionati da un talent oppure da una casa discografica.
Si può essere grandi professionisti con anni di studio nella ricerca della perfezione e poi magari ci si vede oltrepassare a una selezione da qualcuno meno competente e ci si domanda perché.
Qui, la parte più difficile nel comunicare ad un ragazzo che mi chiede consigli e dovergli spiegare che a renderlo artista sono un insieme di fattori e forse quel famoso fattore X e che non si tratta solo di bellezza o perfetto uso della voce ma semplicemente di univocità. Molti cantanti poi, non si accorgono che quasi per un effetto di “osmosi” risultano dei timbri vocali o personalità già viste.

Raccontaci una tua giornata tipo
La mia giornata è sempre piena di imprevisti, difficile organizzarla al meglio, comunque sveglia alle 8 del mattino e alle 10 sono operativo per l’inizio delle lezioni. Dopodiché ci sono tutte le variabili della giornata, il cantante che rimane senza voce, l’artista che arriva all’ultimo secondo perché non riesce o si sente insicuro nell’affrontare un brano in studio di registrazione,

Chi vuole fare il tuo lavoro che percorso deve intraprendere?
Indubbiamente la conoscenza musicale, ma anche molta gavetta che spazia dai palchi , ai locali , alla Tv e ai Tour come corista, ma anche la curiosità per tutto quel mondo che non riguarda solo la voce. Corsi di PNL corsi di movimento del corpo, studio sull’alimentazione ma anche convention e seminari intensivi scientifici di anatomia. Ci sarebbe molto e molto altro ancora da poter scrivere a raccontare sulla vita di un vocal coach ma forse scriverlo non potrebbe suscitare la meraviglia nel poterla vivere da vicino.

Siamo abituati a vedere il Maestro Peppe Vessicchio serio e rigoroso ma in questa chiacchierata si scopre un uomo semplice, sensibile e fortemente legato ai suoi affetti.

Imparare a valutare col cuore e non con gli schemi: parola al Maestro Vessicchio di Mauro Caldera
Peppe Vessicchio (© Foto: www.sanremo.rai.it).

E’ il maestro per eccellenza del Festival di Sanremo, diventato ormai un’istituzione. Dietro alla folta barba e a un atteggiamento dimesso si nasconde un uomo di grande umanità e di forte sensibilità. Caratteristiche quasi poetiche cercano di definire il Maestro Peppe Vessicchio.

Dopo l’assenza nella prima serata dell’ultimo Festival di Sanremo, mercoledì è finalmente arrivato, facendo contenti i telespettatori che si chiedevano che fine avesse fatto. #ilcasovessicchio è diventata una vera e propria campagna sul web che si chiedeva che fine avesse fatto il maestro. Peccato che l’applauso a lui dedicato abbia un po’ oscurato l’arrivo di Patty Pravo.

Che vita conduce il maestro Vessicchio?
E’ difficile da dire: sono contento che il web abbia avuto questa reazione per me, considerato il fatto che io non sono in rete, non ho Facebook né Twitter. Ho capito che ho tanto bisogno di vita reale così come mi sono accorto che le piante hanno un’anima ed è come se ci parlassero. Sono molto affascinato da quello che ho intorno e penso che la prima rivoluzione, se vogliamo cambiare qualcosa in meglio, comincia proprio da dove sei. Noi dobbiamo operare nella nostra realtà, qualunque essa sia per portare il nostro contributo.

Ci parli della tua famiglia?
Mia figlia si occupa di televisione come autore. E’ l’unica persona che riesce a farmi ridere con le lacrime: è una dinamite di ironia e quando arriva lei arriva un tornado. Mia nipote, che ha 19 anni, è il contrario: è riflessiva, come me, e segue da vicino quello che faccio. E’ affascinata dal mondo musicale: vive di musica ascoltandola tutto il giorno, poi suona e canta.

Cos’è per te Sanremo?
Il Festival di Sanremo è una sorta di festa comandata. Anche la mia famiglia vive nella ritualità questa trasferta nella riviera. A volte mi segue la moglie, altre volte mia nipote o mia figlia. E’ un appuntamento che scandisce la nostra vita.

Hai mai saltato qualche edizione?
Sono mancato quattro volte. Non lo cerco: mi chiamano!

Quali sono i tuoi valori di base?
Credo molto nella politica etica: faccio quello che vorrei che gli altri facessero. Comincio a farlo, anche se gli altri non lo fanno. Ho insegnato in famiglia che se qualcuno non saluta è fondamentale continuare a farlo sempre.

Sei sempre così calmo e riflessivo?
Chi mi conosce sa che nella maggior parte dei casi sono così. Qualche volta mi capita di perdere la calma ma subito dopo cerco di capire perché sta accadendo: c’è sempre un motivo.

Ti sei mai chiesto perché sei diventato il personaggio “Peppe Vessicchio”?
Ho scoperto che Virginia Raffaele ha un seguito enorme in rete: le vogliono bene. A me piace moltissimo: non l’ho mai vista una volta fuori dall’esercizio delle sue funzioni. Lei, con gran passione ha portato avanti il suo linguaggio e lo aggiorna perché è la sua prima esigenza. Noi siamo in un’era di presenzialismo assoluto: c’è gente che vuole esserci a tutti i costi, a volte senza nemmeno una ragione precisa. Addirittura i politici, a volte fanno a botte a costo di essere presenti. A me è capitato di brillare per assenza e questo è un segnale per tutti coloro che amano quello che fanno, vivendo realmente l’amore per la propria materia.

Ricordi la prima volta a Sanremo?
Il primo esordio fu nel 1985 con Zucchero quando cantava Canzone triste; allora accompagnavamo gli artisti per un lavoro di supporto tecnico e morale, anche perché cantavano su base musicale. La prima volta a Sanremo con l’Orchestra è stata nel 1990: venni con La nevicata del ‘56 di Mia Martini.

Sanremo rischia di diventare talent o riuscirà a mantenere la sua natura?
Secondo me, come talent, considerato quello che ha tirato fuori negli ultimi dieci anni, non è che abbia funzionato molto: non ricordo quasi nulla, neanche tra le vittorie della categoria dei big. L’era di Giorgia, di Bocelli e della Pausini mi sembra tramontata. Oggi abbiamo scoperto che il talent ha realmente funzionato e negli ultimi 12 anni noi ci ritroviamo ad avere personaggi che rimarranno sulla scena del canto-spettacolo anche in futuro come Alessandra Amoroso, Emma, Marco Mengoni, Noemi e la Michelin. Anche Scanu è un portento sia dal punto di vista vocale sia della tenacia. Sono cantanti che possiamo dire essere figli del talent che ha realmente proposto nuove leve.

Parlando di Talent, ritornerai nella nuova edizione serale di Amici?
Resto un consulente del programma. Dopo più di dieci anni di collaborazione con il programma si sono creati dei veri legami ma quest’anno non è previsto che abbia un ruolo fisso all’interno della produzione.

Hai qualche progetto che bolle in pentola?
Quest’anno ho un tour che parte ad aprile che durerà fino ai primi di luglio. Tocchiamo 12 città italiane con il mio gruppo I Solisti del Sesto armonico. Visiteremo anche ospedali e centri anziani. Nei nostri concerti, la domenica mattina ci dedicheremo alla solidarietà occupandoci di quelle persone che non possono raggiungerci nei teatri.

Chi è per te Maria De Filippi?
Maria è una donna che, dove è scesa in campo, ha sempre ottenuto risultati: ha un intuito assolutamente unico. Riesce a fare una televisione che ognuno può valutare se bella o meno, ma è altamente funzionale. Quando è scesa in campo nel settore musicale ha cercato di ottenere il meglio in quella direzione e ci è riuscita. Ha un orecchio superiore e una sensibilità unica. L’unico punto discordante è che le piacciono di più le voci rotte che quelle limpide.

Nella settimana di apertura di Musica361 abbiamo incontrato i vincitori del Festival di Sanremo edizione 1997: i Jalisse.

Fiumi di parole…prima o poi ci portano via!
i Jalisse in concerto (© Foto Roberto Prognesi).

Ricordate il brano dal titolo “Fiumi di parole”? Assieme a Fabio Ricci e Alessandra Drusian dei Jalisse torniamo indietro di qualche anno e con loro cerchiamo di capire cosa volesse comunicare la canzone che li ha portati sul grande podio del Teatro Ariston. Ritenteranno Sanremo?

Di cosa parla la canzone?
Fiumi di parole era dedicata ai discografici, quelli che quotidianamente contattavamo per far sentire i nostri brani e che, puntualmente, si perdevano in chiacchiere per giustificare un “non mi interessa”. Poi grazie a Carmen Di Domenico è diventata una comunicazione di coppia, dove si parla tanto senza arrivare alle conclusioni, quando un silenzio più complice potrebbe aiutare.

Com’è nata?
Sul balcone del nostro appartamento in affitto in via Calimno a Roma, sotto una pianta di mandarini. Almeno l’idea del testo, perché la musica è nata nello studio di Fabio nella stessa casa, con un inglese approssimativo, tanto per fermare la melodia.

Quali sono le motivazioni che vi hanno spinto a proporla a Sanremo?
Arrivavamo dal Sanremo giovani di Novembre del 1995 con il brano “Vivo”; passammo la selezione per la sezione giovani a Sanremo 1996 con il brano “Liberami” che ci permise di arrivare di diritto tra i giovani del Sanremo 1997 con Fiumi di Parole. Una selezione lunghissima e complicata.

Vi aspettavate la vittoria?
Nonostante la grande semina, arrivati al Festival 1997 non ci considerava nessuno. Il lunedì andai personalmente al Comune di Sanremo – Servizio affissioni manifesti, con 30 plance e 130.000 lire circa, chiedendo di affiggere i nostri manifesti tra i tanti che ogni anno vengono esposti sul lungomare. Non un giornalista che ci facesse un’intervista. Appena fatta la prima esibizione del martedì in cui passammo a big, esplose la stampa e si accesero i riflettori.

Qual è il passo della canzone che vi piace di più e perché?
Non sapremmo: tutto il brano ha una sua storia da raccontare ed è tutto legato. Anche le pause ed i momenti di respiro servono per lanciare qualcosa. Sicuramente il bridge, o special, o parte che si voglia chiamare, è un momento di tensione per la voce di Ale che entra nel classico, per gli archi che la sostengono, per le parole che dice e che racchiudono la chiave del brano.

Quanto è attuale il suo testo, oggi?
Ci dicono che sia un sempreverde, cantato e fischiettato in tutto il mondo (secondo una indagine della società Dante Alighieri e riportata da un famoso quotidiano). E’ un modo di dire, anche divertente.

Fiumi di Parole è stata tradotta in altre lingue: quali e che riscontro ha ottenuto?
E’ tradotta in spagnolo da Heriberto Noppeney per il mercato ispanico; è in Cina, in Russia, in Australia…. Beh cosa posso dirti? E’ il nostro biglietto da visita che ci fa girare il mondo.

Perché, secondo voi, Fiumi di Parole, oggi si sente ancora nelle radio?
Per quello che ti dicevo, è un evergreen che fa parte di un periodo storico. Conta anche il suo arrangiamento, sempre attuale.

A chi dedichereste questa canzone e il suo messaggio?
A quelle persone che promettono senza scrupoli, sapendo che non accadrà mai, ma anche a tutte le buone persone che, attraverso le parole, fanno compagnia a qualcuno. Fiumi di parole non è un’accusa ma un modo simpatico per dirsi: “Hai finito? Bene, andiamo avanti!”

Ritornereste a Sanremo?
Perchè no? Anzi, dopo l’applauso in sala stampa al passaggio del nostro brano durante la prima serata del Festival, abbiamo capito che non siamo stati dimenticati. Una giornalista ha lanciato per scherzo la proposta di una “petizione” per raccogliere adesioni a sostegno del ritorno dei Jalisse a Sanremo 2017 ed hanno aperto una pagina su facebook (Riportiamo i Jalisse a Sanremo) che raccoglie adesioni. Mi piace che la proposta arrivi dalla gente, da coloro che ci hanno sempre sostenuto. Sarebbe bello se Carlo Conti ascoltasse questo desiderio e quindi un posto al Festival fosse deciso dalla gente. Il prossimo anno festeggeremo anche il ventennale di Fiumi di parole e quest’anno stiamo promuovendo il Sanremo Live Songs tour, dedicato ai successi della canzone italiana arrangiati in versione moderna. Sarà un segnale?

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