Gli Yombe sono un duo molto interessante, che propone una musica di gusto internazionale. Il loro nuovo lavoro discografico si intitola “Goood”.

Yombe
Foto: © Fabrizio Vatieri.

Gli Yombe sono una coppia nella vita e sul palco. Il produttore Alfredo Maddalulo e la songwriter Cyen propongono un mix di elettronica, new soul e pop contemporaneo con un tocco particolarmente elegante.

Ex membri dei Fitness Forever, gli Yombe sono nati a Milano nel 2015 e si sono fatti subito notare per la loro particolare personalità. Il loro primo album ufficiale si intitola “Good”. Li abbiamo incontrati.

Dal vostro progetto sembra chiaro che vi interessi l’arte in varie forme. Quali aspetti artistici appassionano entrambi, oltre alla musica?
Alfredo: Il mio percorso formativo è stato artistico, ho frequentato il liceo artistico e l’accademia di belle arti, dove ho anche insegnato nel corso di progettazione di spazi sonori. Il mio approccio a quello che faccio, quindi, è a 360 gradi: studio un progetto nella sua totalità. Nel pop in particolare penso sia importante curare una serie di aspetti utili a dare un carattere più incisivo a un progetto. Noi quando scriviamo una canzone pensiamo già alle suggestioni visive del video e degli aspetti anche grafici di tutto quello che verrà.

Cyen (il suo vero nome è Carola, nda): La mia formazione è diversa. Io sono una grande lettrice, ho studiato storia e filosofia. La parte grafica del progetto Yombe principalmente la cura Alfredo, ma sto attenta anche io ai dettagli. Come è stato, ad esempio, per la scelta del nome. Volevamo sceglierne uno che avesse un significato di una certa rilevanza per noi, abbinandolo a lettere graficamente belle.

Veniamo al vostro nome…

A: Yombe ha un suono percussivo molto interessante. Il nome ci è venuto in mente durante la visita di una mostra al Mudec (il Museo delle Culture di Milano, nda), sull’arte africana. C’erano queste meravigliose statuine d’ebano di donne che, in senso lato, significano anche maternità. In più richiamano un certo esotismo portato dalle culture lontane. In quel periodo stavamo buttando giù idee musicali, unendo elementi di elettronica con kalimbe e xilofoni di legno di origine africana. Scegliere il nome Yombe è stato chiudere il cerchio di quello che stavamo facendo.

La musica proposta dagli Yombe ha un sapore internazionale.

C: Ascoltiamo dischi strumentali, musica italiana e anglosassone, pop, musica black e anche classica. Ci rapportiamo al panorama internazionale, facciamo un lavoro certosino perchè è un ambiente molto competitivo e bisogna essere all’altezza del confronto.

Yombe, guarda la nostra videointervista:

“L’anticristo” è il nuovo album dei Decibel, pubblicato dopo la partecipazione al Festival di Sanremo. Un disco che dice molte cose, a cominciare dalla copertina.

Decibel, "L'anticristo": La musica non è salto in alto, è personalità
Decibel. Foto: © Riccardo Ambrosio

“L’anticristo” è l’album di inediti di Enrico Ruggeri, Silvio Capeccia e Fulvio Muzio, i Decibel. Al Festival di Sanremo hanno portato una canzone dedicata (ma non solo) a David Bowie, “Lettera dal Duca”. I nuovi brani affrontano molti altri temi, sempre lungo il cammino del rock. Con citazioni musicali, richiami e rimandi, ma sempre con una personalità unica e non etichettabile.

Un nuovo disco dei Decibel dopo “Noblesse oblige”, l’album che ha segnato il vostro ritorno.

Enrico Ruggeri: A questo disco arriviamo molto caldi, dopo l’album precedente e il tour. Siamo andati in studio come si faceva una volta, provando fino a quando non è venuto il momento di registrare le canzoni. Come sonorità questo è un album molto più compatto rispetto a “Noblesse oblige”, ed è suonato dal vivo dall’inizio alla fine. Ci teniamo a questo aspetto, è suonato diversamente da quello che spesso si sente in giro oggi. Ormai ci siamo impigriti, sentiamo un computer che parte. Anche i concerti spesso sono così: ma allora quello non è un concerto, bensì uno spettacolo.

Silvio Capeccia: Le nostre canzoni hanno un sapore grezzo, per questo “L’anticristo” in vinile suona ancora meglio. Vinile, che sta tornando… anche se oggi non si scaricano più nemmeno le canzoni, si ascoltano in streaming, che è la negazione del percorso che un artista fa.

Una cosa che colpisce subito l’attenzione è la copertina di “L’anticristo”, dove siete tre manager in un futuro apocalittico.

ER: Recitiamo una parte. Siamo manager del primissimo livello, quelli che decidono le guerre, chi sarà il presidente degli Stati Uniti e qual è il livello culturale delle persone.

Il livello culturale?

ER: Non posso credere che fino agli anni ’60 in classifica ci fossero persone come John Lennon e oggi ci siano persone che non dicono nulla. Perché c’è un abbassamento del livello dei testi e delle musiche delle canzoni che non è casuale. C’è una regia che vuole che la gente ragioni sempre meno.

Fulvio Muzio: Per tornare ai manager che decidono i destini delle persone, ricordiamo che la realtà a volte è diversa da come appare, ed è un tema che affrontiamo in diverse canzoni.

“L’anticristo” , com’è nato

Decibel, "L'anticristo": La musica non è salto in alto, è personalità 1Come sono nati i brani nuovi?

FM: Dai nostri viaggi in auto. Durante gli spostamenti per i concerti parliamo molto, ci appassionano gli stessi argomenti che sono poi quelli che fanno da sfondo all’album.

Diversi brani sono piccoli film, uno scorrere di immagini molto nitide.

ER: Cerco di scattare delle fotografie quando scrivo, quindi spero di essere riuscito a lasciare questa impressione anche con le nuove canzoni. Lo faccio da sempre; spesso infatti mi dicono che brani come “Il portiere di notte” e “Il mare d’inverno” siano molto cinematografici.

Enrico, sta ricominciare The Voice. Tu che sei stato giudice in un talent (X Factor), come vedi questi show?

ER: Un talent per forza di cose ti fa scegliere la persona che canta meglio. Gli ultimi 40 anni di musica italiana sono stati fatti da artisti che si chiamano Fossati, Conte, De Gregori, Vasco, Ligabue, portatori non di belcanto ma di progetti. Vai a vedere Vasco perchè ti riconosci emotivamente ed intellettualmente in quello che canta, e questo vale per decine di personaggi. La musica non è il salto in alto, dove oggettivamente si vede che uno è bravo. La musica è personalità, sono cose da dire. Questo è il limite dei talent. Però mi preoccuperei se il talent fosse l’unico modo per trovare talenti, invece nei locali se ne sentono ancora.

Il 13 aprile inizierà il tour dei Decibel nei teatri, un’occasione da non perdere per gustarsi “L’anticristo” e altri brani dal vivo.

“V” è il nuovo album di Le Vibrazioni, anticipato dal singolo sanremese “Così sbagliato”. La nostra intervista alla band.

“V”, la nuova vita e la nuova musica de Le Vibrazioni
Le Vibrazioni. Foto: © Chiara Mirelli

“V” è il nuovo album de Le Vibrazioni, che contiene “Così sbagliato”, il brano presentato al Festival di Sanremo. È un disco di inediti, che arriva 9 anni dopo “Le strade del tempo” e a 15 da “Dedicato a te”, il brano simbolo delle Vibrazioni. Perché nel mezzo c’è stata una pausa che la band si è presa, che così come è iniziata naturalmente, altrettanto naturalmente si è chiusa.

Le Vibrazioni ci raccontano “V”

Perchè vi siete fermati?

Francesco Sarcina: Io e Alessandro (Deidda, nda) suoniamo insieme dal ‘92. Come in tutte le storie, quando manca l’entusiasmo è un problema; puoi amare ma deve rimanere anche l’innamoramento, perciò è stato giusto fermarci. Ognuno di noi ha fatto le sue esperienze, oggi tutti abbiamo fatto due passi indietro sulla linea di quel cerchio che è la nostra voglia di fare bene, con onestà.

Marco Castellani: Separarci è stato un passaggio positivo, oggi abbiamo più entusiasmo di prima.

È stato giusto separarvi, è stato giusto tornare a suonare insieme. Dove è scattata la scintilla?

Ci siamo resi conto, dopo il concerto a Palermo con Radio Italia, che il pubblico cantava con passione le nostre canzoni, e che avevamo un’energia tale per cui era il caso di mettersi a fare cose nuove.

Le canzoni sono nate in maniera fluida?

FS: Sì, abbiamo trovato e ritrovato il suono delle Vibrazioni; noi proviamo tanto in studio perché è proprio in quelle occasioni che esce il nostro sound.

“V”, la nuova vita e la nuova musica de Le Vibrazioni 1
La versione in vinile di “V”.16

Ed ecco l’album “V”

È il frutto del lavoro di due anni. V come quinto album (è il quinto disco di studio del gruppo, nda), V come vita, V come i valori che abbiamo in comune. V anche come onestà, perché le nuove canzoni sono oneste. Questo disco speriamo apparterà a ognuno di voi.

Stefano Verderi: I nostri dischi siamo noi, non ci sono particolari trucchi di produzione, nascono da noi che ci mettiamo in cerchio e suoniamo. Semplicemente, così.

I live sono una parte importantissima della vostra vita.

SV: Partiremo il 16 marzo con una serie di date nei club.

Abbiamo incontrato Jovanotti dopo il primo concerto del suo tour, al Forum di Milano. La nostra intervista su un live che è una grande festa

Lorenzo Live 2018, intervista a Jovanotti dopo la prima data esplosiva del tour
Jovanotti. Foto: © Michele Lugaresi

Lorenzo Live 2018, il tour di Jovanotti, è partito ieri sera dal Forum di Assago, a Milano.

Sono 60 le date di Lorenzo Live 2018 che ha debuttato ieri, 12 febbraio. Sono 12, per la prima volta in assoluto, gli appuntamenti a Milano, e poi 8 quelli al PalaLottomatica di Roma e 9 al Mandela Forum di Firenze: il tour registra già 40 serate sold out.

Il primo concerto di Lorenzo Live 2018 ha incendiato il palazzetto di Assago, fin dall’apertura con “Ti porto via con me”, “Le canzoni” e “Penso positivo”. Lo spettacolo è stato introdotto da un cartoon con protagonista un Jovanotti-Don Chisciotte, con alcune frasi lette da Miguel Bosè.

Lorenzo Live 2018 raccontato da Jovanotti

“Volevo iniziare con un cartoon e una storia”, ha spiegato Lorenzo. “Rileggendo il “Don Chisciotte” mi sono accorto che io e lui abbiamo la stessa età, 51 anni; l’ho preso come un segno. Poi volevo un salone delle feste – perché questo spettacolo è una festa – con un grande lampadario, che poi sono diventati molti splendidi lampadari. Tutto mi è servito per fare uno show divertente, rock ‘n’ roll nello spirito, nei vestiti, nella sua luminosità: questo è uno spettacolo energico, allegro, che esprime una forza che non ti deve mollare un attimo”.

Lorenzo Live 2018, intervista a Jovanotti dopo la prima data esplosiva del tour 1
Jovanotti con Saturnino. Foto: © Michele Lugaresi

E qui, arrivano i ringraziamenti “Alla grandiosa band: a loro ho detto di pensare a suonare al massimo, come sanno fare, che allo show avrei pensato io”. Così è stato: Lorenzo non si ferma un attimo, imbraccia la chitarra, salta, parla con il pubblico. La chiave della riuscita di questo show è la tensione emotiva, che non cala mai pur nei necessari cambi di ritmo: perché si passa dalle canzoni romantiche (“Scriverei solo quelle”) ai brani scatenati che fanno ballare l’intero Forum sempre tenendo le persone legate all’emozione, sia essa intima sia esplosiva.

Insomma, Jovanotti ha messo in piedi un grande show, uno spettacolo multicolore e ricco, assolutamente da vedere. La ciliegina sulla torta è lo spazio che Lorenzo si è ritagliato per un dj set, messo su una piattaforma sopraelevata da cui domina il pubblico: anche questo, un momento scatenato e ben riuscito.

Lorenzo Live 2018: Jovanotti moderno Don Chisciotte

Nella scaletta del live si trovano le canzoni dell’ultimo disco “Oh, vita!” concentrate principalmente nella prima parte, e poi seguono quelle che Lorenzo definisce “Le grandi hit a bomba”. Tutto contribuisce a creare la visione che ha Jovanotti dello show, un grande gioioso inno alla vita, “Che come Don Chisciotte tenta di opporsi alla cupezza. Volevo ricordare la forza della fantasia, dell’immaginazione, il potere della festa e della musica, ricordare la necessità di sentirci vivi”. Missione compiuta, nel migliore dei modi.

Lorenzo Live 2018 sarà a Milano fino al 28 febbraio, poi il grande “salone delle feste” si sposterà a Rimini, Firenze e così via, per chiudere il 30 giugno a Lugano dopo alcune date all’estero.

Le radio decretano i successi del Festival di Sanremo. Sono lo snodo fondamentale per i brani, misurano il gradimento del pubblico. A Sanremo arrivano in massa per seguire il Festival.

Dicono di Sanremo: la parola alle radio

Le radio e il Festival di Sanremo, un legame strettissimo. Sono le radio a decretare i veri successi nati all’Ariston. Quali persone possono essere più qualificate per fare il punto di questo Festival che volte al termine?

Dicono di Sanremo: la parola a Radio Bruno

Dicono di Sanremo: la parola alle radio 1
Georgia Passuello di Radio Bruno davanti al Teatro Ariston.

Georgia Passuello, Georgia come la canzone di Ray Charles. Poteva non vivere di musica? Speaker, giornalista, presentatrice e autrice, collabora con Radio Bruno dal 2009, emittente per cui è a Sanremo per seguire il Festival. Una veterana, che ci racconta così per lei Sanremo.

Da quanti anni segui il Festival da Sanremo?

Questo è il mio undicesimo Sanremo.

Cos’è per te Sanremo? 

Sanremo è la più grande festa della musica. Essendo giornalista musicale e speaker radiofonica il Festival è davvero il momento più bello e atteso. Il mio primo pensiero sul Festival corre all’emozione di intervistare tutti i cantanti che si esibiranno, sempre immensa. E poi penso ogni volta che sono dei giorni talmente intensi da volare via: questa è una settimana piena di adrenalina, emozione, si dorme poco… però è bellissima.

La canzone dei Festival passati che canticchi di più qual è?

Sicuramente “Volare”, e poi quella di Francesco Gabbani, “Occidentali’s karma”, che dall’anno scorso non si smette più di cantare: mi è proprio entrata in testa. Mi piacciono anche le canzoni legate alle grandi emozioni: penso ad esempio ai brani portati a Sanremo da Michele Zarrillo e a quelli di Mia Martini. Sono canzoni legate a momenti unici, davvero struggenti.

 

Ermal Meta e Fabrizio Moro, archiviato il rischio di esclusione dal Festival di Sanremo, si avviano alla finale in arrivo tra poche ore. E lo fanno da favoriti.

Ermal Meta e Fabrizio Moro hanno raccontato il loro brano, “Non mi avete fatto niente”, un inno alla vita anche quando viene travolta da fatti drammatici come gli attacchi terroristici a cui il testo fa riferimento. Al momento, sono indicati tra i favoriti alla vittoria finale del Festival di Sanremo.

Com’è nata la canzone?

Fabrizio Moro: Come abbiamo fatto? In questo modo: la frase finale, non ci avete fatto niente, mi ha riportato indietro nel tempo, a una cosa che già esisteva. La canzone, di cui ben sapete (quella che ha scatenato il caso con rischio di esclusione, poi superato, nda), si chiudeva con “non mi avete fatto neinte”, ma parlava di altro. Io, Ermal e Andrea (Febo, nda) ci siamo chiusi in studio e abbiamo scritto questo nuovo brano.

Meta: Tutto il processo di brainstorming sarà durato al massimo mezzora, in un rimbalzare di pensieri. Ogni cosa che ti accade ti dà qualcosa e, al tempo stesso, ti toglie qualcosa. Noi cantiamo non mi avete fatto niente ma in realtà qualcuno ha sofferto e una parte di quella sofferenza se la porterà con se per sempre. Però ogni volta che qualcosa entra di te qualcos’altro esce. Così fa la musica: le canzoni nascono perché non riesci a tenere dentro tutto.

Moro: Tutto questo è avvenuto senza nessuna difficoltà. In studio poi abbiamo registrato con un’istintività che non mi aspettavo.

Come si fa a far arrivare un messaggio importante come quello della vostra canzone?

FM: Noi non volevamo sottolineare un messaggio importante con un testo pesante, e già così il testo è denso. Una musica un po’ più “leggera” tra virgolette ha reso più fruibile il messaggio.

Come si può combattere la paura?

EM: La paura la proviamo tutti, per diversi motivi. È la paura della paura che ci frega molto spesso. Lo scorrere del tempo tende a edulcorare anche ciò che sembrava immenso, e quando questo qualcosa te lo metti alle spalle comincia ad affievolirsi. Con la nostra canzone vogliamo dire di affidarci di più al presente pensando al futuro. Il mondo si rialza col sorrido di un bambino: è questo.

FM: La musica può aiutare a trasformare l’odio in amore. Questo significa “non mi avete fatto niente”.

Andreste all’Eurovision?

FM: Ma noi andremmo ovunque a divulgare questo messaggio.

EM: E in italiano, non in inglese. Al massimo farei una traduzione in albanese. Iniziamo a esportare, invece di importare musica.

E dopo Sanremo?

FM: Il mio album “Parole rumori e anni” è una raccolta dei brani più rappresentativi del mio percorso, riarrangiati e rimasterizzati. Il tour è la parte più bella per noi: il 16 giugno a Roma, all’Olimpico tornerò a cantare dal vivo, e ho invitato Ermal con me sul palco.

EM: “Non abbiamo armi”  è il mio nuovo disco di inediti. L’appuntamento live è fissato per il 28 aprile al Forum di Milano, e ci sarà anche Fabrizio. Non vedo l’ora.

Ermal Meta e Fabrizio Moro, una coppia artistica con altri progetti in cantiere?

EM: Le nostre strade si incroceranno ancora perché abbiamo voglia di scrivere insieme.

Enrico Nigiotti, ospite con i The Kolors – e insieme a Tullio De Piscopo – al Festival, ci racconta il suo Sanremo. Quello passato (ve lo ricordate?), quello che non c’è stato, e la presenza da ospite in questa edizione.

Dicono di Sanremo: Enrico Nigiotti, ospite con i The KolorsEnrico Nigiotti, finalista di X Factor 11, torna al Festival di Sanremo. Lo farà esibendosi con  i The Kolors, in gara nella sezione Big con il brano “Frida (mai, mai, mai)” stasera, venerdì 9 febbraio.

“Sono molto felice dell’invito dei The Kolors perché sono una band con un sound preciso e il loro pezzo è veramente forte. Oltretutto avrò l’onore di suonare con il grande Tullio De Piscopo: da fan di Pino Daniele sarà un’esperienza ancora più unica”.

Enrico Nigiotti, ospite con i The Kolors: e gli altri Festival?

Enrico Nigiotti nel 2015 ha preso parte al Festival di Sanremo, tra i giovani, cantando “Qualcosa da decidere”, e “Nel 2016 ho provato a presentare un altro brano che però non è stato scelto, era “Cercando miracoli”. A me Sanremo piace, rappresenta un momento che consiglierei di vivere”.

Forte di queste passate esperienze, il Festival dovrebbe creare a Enrico Nigiotti poca ansia, e invece: “Ci penso, anche per stasera e anche se non sono  in gara. Il palco è lo stesso, la vetrina è importantissima. Ovviamente da ospite sono molto più tranquillo. La sera della gara nel 2015 l’ansia era forte”.

Eppure, Enrico ha fatto Amici e X Factor, dimestichezza con la tv ce l’ha: “Sì, ma quello di Sanremo è il palco più storico che esista in Italia per la musica. La vera carta da giocare per fare bene credo sia portare una canzone che sia nelle tue corde al 100%”.

Un lato complesso delle partecipazioni sanremesi? “A volte si concentrano troppi giudizi sulla performance. Il vero risultato, lo sappiamo, si vede quando le radio iniziano a trasmettere i brani: lì si trova il vero vincitore”.

Lapo Consortini, endorser per le chitarre Gibson, è a Sanremo per il suo ruolo di arrangiatore e musicista: si occupa dietro le quinte ma in maniera fondamentale di 6 tra gli artisti in gara. Cosa dice, da tecnico, del Festival?

 

Dicono di Sanremo: Lapo Consortini, musicista e arrangiatore
Lapo Consortini, con una chitarra Gibson N-225.

Lapo Consortini è un arrangiatore e chitarrista, endorser ufficiale delle chitarre Gibson: per lavoro, utilizza ogni tipo di modello Gibson che vi possa venire in mente, “Il suono di questo strumento è il mio suono”, anche se “Ogni chitarra esprime una sua personalità”.

Si trova in questi giorni al Festival di Sanremo dove si occupa di 6 artisti, 4 nei Campioni e 2 tra le Nuove Proposte; in 7 anni ha preso parte a 5 Festival, lavorando principalmente con Diego Calvetti, che è all’Ariston come direttore d’orchestra per Ermal Meta e Fabrizio Moro, Noemi, Lorenzo Baglioni e Ultimo).

La domanda è: qual è il ruolo di un arrangiatore in questa settimana festivaliera?

Dicono di Sanremo: Lapo Consortini

Dicono di Sanremo: Lapo Consortini, musicista e arrangiatore 1“Il nostro lavoro inizia ovviamente in studio, con la realizzazione di un disco, suoni e arrangi le canzoni. Poi, nel mio caso alcuni brani sono arrivati in gara al Festival e quindi sono stati riadattati per essere suonati dall’orchestra”.

Seguono le prove a Roma e a Sanremo: “Le prime prove si concentrano in 50 minuti, in cui bisogna far sì che un artista senta bene, che i musicisti (che sono superprofessionisti) leggano e abbiano chiaro il pezzo, e ci si coordina con il direttore dell’orchestra”.

Il ruolo dell’arrangiatore è quello di indicare qual è il suono da ottenere, “Perchè ogni spartito è interpretabile”. Poi si arriva all’Ariston e “Bisogna sentire come suona tutto l’insieme”. E quindi, l’arrangiatore – in questo caso Lapo – sta in sala durante la diretta del Festival, mentre un’ altra persona è in regia: tutto deve suonare come deve suonare, in pratica.

E l’agitazione che tutti provano a Sanremo? “Un po’ di agitazione c’è perchè è una settimana in cui raccogli quello che hai seminato nei mesi precedenti. Se lavori bene, getti le basi anche per il lavoro dell’anno che segue”.

Fabio Mercurio è al Festival di Sanremo come fashion stylist per Ermal Meta. Come si svolge il suo lavoro qui?

Dicono di Sanremo: Fabio Mercurio, fashion stylist
Fabio Mercurio al Festival di Sanremo.

Fabio Mercurio è un fashion stylist. Si fa in fretta a pensare “sceglie gli abiti”: in realtà lavora in strettissima sintonia con l’artista di cui si occupa per dare maggiore incisività al messaggio che si vuole comunicare. In questo caso, come per il Festival di Sanremo dell’anno scorso, l’artista in questione è Ermal Meta.

Quando è iniziato il tuo lavoro per il Festival, con Ermal?

Questo è il mio secondo Sanremo. Come l’anno scorso, c’è dietro un lavoro di più di due mesi: io scelgo i brand e seleziono le cose che mi sembrano più interessanti. Poi, quando abbiamo avuto la conferma delle selezione del brano per il Festival, abbiamo iniziato a correre. Praticamente, lo facciamo da metà dicembre.

Il ruolo dell’immagine è fondamentale…

Fa da cornice a quanto si canta.

Com’è la tua giornata qui a Sanremo?

Con Ermal ci vediamo al mattino e decidiamo i capi che indosserà durante la giornata. Entrambi siamo molto istintivi, andiamo “a sentimento”. Alla sera, poi, iniziamo a stabilire la giornata successiva. Cerchiamo di avere un look il più possibile personale, di differenziarci anche dagli altri. A me piace mescolare vari stili, ma ovviamente tutto viene discusso e scelto con Ermal.

Dicono di Sanremo: Fabio Mercurio, fashion stylist 2
Little Bug Robot Flowery di Roberto Lonoce.
Dicono di Sanremo: Fabio Mercurio, fashion stylist 3
Little Bug Robot Flowery di Roberto Lonoce.

 

 

 

 

 

 

 

 

La prima sera, elegante in un abito Tagliatore, indossava una spilla particolare.

Sì, è un insetto robot. La spilla è stata disegnata appositamente per Ermal da un designer bravissimo che si chiama Roberto Lonoce.

Il Festival di Sanremo è iniziato. Oltre a tutti i cantanti in gara, gira qui attorno un mondo di musicisti e autori, tra gli altri addetti del settore: come vivono il Festival?

Autori e musicisti cosa dicono del Festival di Sanremo? Sicuramente sono meno esposti degli interpreti, ma la loro presenza è essenziale. Come vivono queste giornate all’Ariston?

Roberto Casalino autore da classifica, cantautore con “Errori di felicità” 1
Roberto Casalino.

Uno degli autori di cui abbiamo recentemente parlato perché ha pubblicato il suo nuovo disco è Roberto Casalino, autore per moltissime voci della musica italiana. Roberto è uno degli autori di “L’essenziale”, canzone che ha vinto il Festival del 2013, interpretata da Marco Mengoni.

“Quella vittoria non me la sono goduta, dal giorno dopo ho iniziato a chiedermi: bene, e ora? Mi domandavo se sarei riuscito a fare di più, perché quello era un termine di paragone importante. Sentivo il peso di questa responsabilità, sapevo che sarei tornato a scrivere ma per due mesi non l’ho fatto”.

Quest’anno nel gruppone di autori e musicisti presenti al Festival Roberto Casalino non c’è: “Ci sono stato sei anni di fila come autore, non ci sono in questa edizione, per cui non ho scritto alcun brano. Penso che a volte sia necessario fermarsi e fare le cose quando hanno un senso. Ho lavorato per il disco di Emma, ad esempio, e ho scritto per altri”. E quindi, quest’anno “Sanremo me lo guardo in tranquillità con gli amici, mangiando una pizza. Niente frullatore emotivo stavolta, perché il Festival alla fine è questo: mi ci è voluto un mese ogni volta per riprendermi”, ride. “Il mio primo Sanremo è stato devastante, ero autore di Nina Zilli: appena tornato a casa ho avuto 40 di febbre per lo stress”.

Emozioni ed esperienze di autori e musicisti a Sanremo

Dicono di Sanremo: autori e musicisti, come vivono il Festival?
Il musicista Giulio Rosa tra una prova e l’altra all’Ariston.

Invece chi c’è e torna, per la seconda volta, è il musicista Giulio Rosa: ha suonato la tuba (insieme ad altri due fiati) in “Adesso”, canzone di Diodato e Roy Paci. Giulio era già stato a Sanremo tre anni fa con Biggio e Mandelli, con Roy Paci (che conosce e con cui collabora da anni) come direttore d’orchestra: “Sono contento che Roy mi abbia chiamato, è un onore ogni volta. È emozionante tornare qui. L’altra volta con Biggio e Mandelli rappresentavamo una parentesi allegra, questa volta portiamo un brano differente: con la tuba diamo suoni scuri alla canzone, creiamo atmosfera”.

Giulio Rosa definisce “Una famiglia il gruppo di persone con cui siamo qui. Diodato e Roy sono davanti, è chiaro, ma sento anche io la responsabilità di suonare con loro. Questa responsabilità non è altro che la “pietra” che porta sulla schiena ogni musicista che suoni dal vivo; la devi sollevare e respirare per rendere al massimo la canzone e amplificare le emozioni del testo. Poi pensi anche ai milioni di persone che seguono il Festival, e allora l’emozione si ingrandisce e rende Sanremo diverso dalle altre esibizioni… ma solo per questo aspetto”.

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