M¥SS KETA diva e divina, sempre mascherata. La definizione di rapper è riduttiva dal momento che è un’icona pop in occhiali scuri. “Una vita in capslock” è l’album in uscita domani, 20 aprile, a cui ha lavorato come sempre insieme al collettivo di creativi milanesi Motel Forlanini.

M¥SS KETA chi è? La diva mascherata di "Una vita in capslock"

M¥SS KETA ha raccontato il suo album “Una vita in capslock” presentandosi con maschera e occhiali da sole, com’era prevedibile Da sempre nasconde la sua identità.

Surreale e realissima, sfacciata e sincera, diva e divina, M¥SS KETA è tutto questo. “Una vita in capslock” è “Un album con senso e significato. Ci siamo fatti – io e Motel Forlanini – le spalle su singoli e lavori one shot, stavolta abbiamo creato un disco che avesse un senso in sé, e siamo entrati anche un po’ più nel profondo”. Perchè, va precisato, “M¥SS KETA è un progetto mio e di Motel Forlanini. Prima di tutto siamo amici, poi vediamo il mondo alla stessa maniera. Questo progetto ci permette di  rivelare questa visione, ed è una cosa che ci fa bene”.

Le sonorità del disco sono “Molto scure, questo è un album per certi versi che guarda all’interno. Mentre scrivevamo le canzoni ci siamo accorti che si trattava davvero di una discesa agli inferi, umilmente in questo senso ci paragoniamo a Dante. Però alla fine si risale nel paradiso. Che poi sia artificiale o di un solo momento è un’altra storia. Non per niente “After amore”, la canzone che chiude il disco, è una luce che entra.

I nuovi brani di M¥SS KETA sono nati “Andando in giro, ascoltando tante cose, magari solamente da una frase o da un beat che ricordiamo di aver sentito. Il titolo “Una vita in capslock”, ad esempio, lo avevamo nel cassetto da anni”. L’ingrediente che non manca nelle nuove canzoni è “L’ironia, che il modo con cui guardo il mondo, non potrei vederlo in altra maniera”.

M¥SS KETA chi è? La diva mascherata di "Una vita in capslock" 1Personaggio di cui si sa poco, o meglio nulla che non siano le sue canzoni, M¥SS KETA si definisce “Donna di spettacolo, spettacolo di donna. Però le definizioni mettono le cose in una gabbia. È molto razionale incasellare le cose, lo capisco, ma a me piacerebbe uscire dalle gabbie”. M¥SS KETA si presenta sempre a volto coperto, maschera e occhiali scuri: “Tutti indossiamo maschere, quante ne abbiamo nei cassetti? M¥SS KETA invece la mostra”. Ma portarla sempre non è di per sè una definizione, quelle da cui questa diva enigmatica vuole fuggire? “La maschera mi definisce tanto, spaventa anche tanto, ma iosono una donna coraggiosa. In una persona guardi le espressioni del viso, gli occhi, cose che di me non si possono vedere. Questo riempie di mistero e affascinante sensualità, scrivilo pure. Tu non sai se questa sono io o una mia sosia, non sai chi c’è qui dietro. La maschera sicuramente pone dei limiti ma ne fa rompere altri, quindi è una scelta che ripaga. In realtà lo faccio per non truccarmi (per M¥SS KETA l’ironia è essenziale, ricordate?, nda)”.

M¥SS KETA da stasera sarà in tour: “Dai concerti vi dovete aspettare uno spirito di ribellione punk. I miei live sono un momento performativo di assoluto sfogo, sono caldi, sono carichi. Stiamo pensando a come mettere tutto in scena, in una sorta di performance art. Con me sul palco ci saranno un dj e Le ragazze di Porta Venezia (con cui Keta collabora da tempo, nda). Avremo molti visual con cui trasmettere il mood di ogni canzone”.

Le date dell’#UVIC Tour:

19 aprile Milano Magazzini Generali

20 aprile Caserta Smav

30 aprile Roma Monk

4 maggio Bologna Locomotiv

5 maggio Livorno The Cage

26 maggio Molfetta (Ba) Eremo Club

Carmen Consoli ha presentato a Milano il suo nuovo album, “Eco di sirene”. Non è il classico disco dal vivo ma una raccolta con due inediti registrata in presa diretta, un lavoro con “un’orchestrina”, definizione sua, in cui c’è tutta l’anima della cantantessa siciliana.

Carmen Consoli, il ritorno con il doppio album "Eco di sirene"

L’“Eco di sirene” di Carmen Consoli torna a farsi sentire, e lo fa in una forma nuova: dopo un tour fortunato e apprezzatissimo, “Eco di sirene” è diventato un album di 22 canzoni arrangiato e orchestrato da Carmen Consoli e registrato in presa diretta al Forum Village di Roma.

Il Forum Village è uno studio aperto da Ennio Morricone, Armando Trovajoli e Louis Bacalov sul finire degli anni ’60 è già di per sé, solo per questo, emana echi di bellezza. “Eco di sirene” ha acquisito il suono caldo dei pannelli di betulla, delle chitarre acustiche di Carmen e degli archi, suonate da Emilia Belfiore (violino) e Claudia Della Gatta (violoncello).

“Avevo voglia di vedere i miei pezzi sotto un’altra luce. Ho messo su un’orchestrina da camera con le mie amiche Emilia e Claudia, e abbiamo riarrangiato i miei brani, per violino, violoncello e chitarra. Abbiamo provato a fare 9 date live. Le date sono andate bene e sono diventate tantissime, è stata una bella soddisfazione. Vuol dire che il pubblico mi incoraggia in questi miei esperimenti, non si è addormentato nessuno, anche se consiglio di non ascoltare queste canzoni in auto (dice con una battuta, nda). Poi abbiamo pensato di registrare queste canzoni, in uno studio storico. Mi sono levata questo sfizio”.

Carmen Consoli, il ritorno con il doppio album "Eco di sirene" 1La scelta di registrare in una sala storica ha portato un tocco di magia, “Ci ha portate a suonare con una intenzione diversa. Abbiamo registrato in analogico, su nastro. Ci siamo dette che visto che siamo fuori moda con questo esperimento, continuiamo a esserlo e facciamo così. Nel disco ci sono imprecisioni umane che noi chiamiamo licenze poetiche, ma non potevamo farci niente: era tutto cantato e registrato sul momento, era impossibile intervenire come si può fare con le tecnologie odierne”.

Nel disco ci sono due inediti: per “Uomini topo” Carmen Consoli ha pensato a “Una fanstastoria in cui gli scienziati incrociano il dna dell’uomo con quello dei ratti. Cerchiamo di mutare noi stessi per adattarci a un pianeta che sarà, mentre stiamo rovinando quello di oggi. L’uomo si modifica, ma quando emerge il topo sapiens cosa succederà? Sarà privato dei suoi sentimenti perché fanno perdere tempo; non si può perdere tempo perché tutto deve essere profitto. Ma noi non siamo uomini topo, siamo uomini”. Si tratta cioè di una critica a una società che toglie empatia, che corre, che anestetizza le relazioni.

Le relazioni sono presenti anche nell’altro inedito, “Tano”. O meglio, come lo chiama Carmen, “L’uomo-Tano. Quello che le donne dovevano sopportare”.

Federica Carta torna con un nuovo disco e un nuovo tour, e tutto l’entusiasmo di una carriera che sboccia

Federica Carta, intervista e chiacchiere sul nuovo "Molto più di un film"Cantautrice, innamorata della musica soul e del pop, come si sa finalista al talent Amici nel 2017, attualmente conduttrice della trasmissione “Top Music” su Rai Gulp dedicata alle classifiche musicali. Instancabile Federica Carta, con l’energia dei suoi 19 anni ha pubblicato il nuovo disco, “Molto più di un film”. Dopo gli incontri con il

pubblico negli instore (a dire la verità anche durante questi appuntenti, in un sovrapporsi di impegni), dal 3 maggio

prenderà il via il suo tour.

Una bella responsabilità per una ragazza di 19 anni, che si è impegnata in un nuovo album che “è stato un po’ sofferto perché ci ho messo tanto, un annetto, per trovare i brani giusti e valorizzarli nella maniera più adeguata”.

Il nuovo disco contiene 11 canzoni inedite prodotte da Dario Faini, Antonio Filippelli e Andrea Rigonat; in questa occasione Federica Carta ha “scritto molti più brani rispetto al primo album. C’è molto più di me in questo nuovo lavoro perché ho avuto più voce in capitolo”. Eppure il primo album si intitolava “Federica”: “Sì, diciamo che questa è Federica.2 semplicemente perché ho potuto fare di più. Giustamente nel tempo si cresce”.

“Molto più di un film” è dunque un disco personale, anche nelle canzoni che non vedono Federica tra gli autori: “Descrive tutto quello che ho vissuto dall’ingresso ad Amici alla quotidianità di oggi, da cantante. Sono cambiata in meglio, sono cresciuta, so affrontare meglio lo stress in studio. Adesso se sbaglio una nota non sbrocco ma mi metto lì tranquilla e la ricanto. Più cresco e più so che quello che c’è nella mia testa vale qualcosa”.

Una parola le viene spontanea per descrivere il suo sound, “Figo. Ma forse è troppo scontato definirlo così”, ride Federica. “È un sound che funziona molto dal vivo, mi rappresenta perché ho avuto voce in capitolo sugli arrangiamenti, nel primo disco non avevo potuto dire la mia perché facevo Amici. Sono stata contenta di aver espresso la mia opnione nel rispetto di chi ha lavorato al disco”.

Sul duetto con i La Rua , “Sull’orlo di una crisi d’amore”, Federica racconta che “Si è presentato Daniele (Incicco, cantante della band, nda) con questo brano di cui mi sono subito innamorata; l’ho immaginato cantato dalla mia voce e dalla sua voce. È un pezzo veramente bellissimo, sono molto contenta dei complimenti che stiamo ricevendo”.

Il legame con Amici per Federica è vivo in varie forme, ad esempio “Elisa ha ascoltato il disco, anche perché suo marito è uno dei produttori dell’album (Andrea Rigonat, nda). L’ho vista, l’ho sentita, mi ha scritto che ho realizzato un disco bellissimo e mi ha fatto un sacco di complimenti. Quando registravo mi ha detto che potevo chiederle consiglio. Non l’ho fatto (anche se mi dicono che mi prestano qualcosa io non la uso) però sapere che lei per me c’è mi dà un bel po’ di carica”.

In queste settimane Federica è impegnata con gli instore (“Non mi va di stare ferma, sento il bisogno di incontrare le persone, mi manca il contatto con loro”) e poi, da maggio, con il tour: si parte il 3 da Treviso. “I primi concerti erano pieni di cover, stavolta farò soltanto brani miei. Io sono sempre la stessa quindi il concerto non cambierà sostanzialmente, il mood è quello, però farò un vero e proprio tour per la prima volta. Sono molto emozionata e felice di questo. Sul palco ci sarà la mia band, che è fortissima”.

Federica Carta e La Rua: guarda il video di “Sull’orlo di una crisi d’amore”

La rubrica di Musica361 sulla vita dei fanclub si arricchisce di un nuovo contributo, quello del Virginio Official Fanclub

Virginio Fanclub News: puntata #01

La “famiglia virginauta”: così li chiama Virginio. A loro abbiamo chiesto di raccontarsi, li ringraziamo per aver accettato l’invito e aver scelto di descrivere così com’è nata la loro passione per Virginio (che piace anche a noi!)

La parola, quindi, al Virginio Official Fanclub.

Sanremo 2006.

Un Sanremo diverso da tutti gli altri. Passa la mezzanotte, ma noi, un piccolo gruppo di amici con la passione per la musica, restiamo incollati davanti alla tv per ascoltare i giovani, le nuove proposte.

È sempre un momento atteso per noi quello dell’ascolto dei brani dei giovani, ma quest’anno è un momento unico. Infatti si esibirà in veste di cantautore un ragazzo di Fondi, Virginio, nostro compaesano.

Quante volte lo abbiamo sentito cantare da bambino nelle piazze e quante volte siamo rimasti incantati dalla sua voce. Quest’anno lo possiamo ascoltare con un suo brano inedito sul palco più importante d’Italia, il palco dell’Ariston.

Che emozione, non stiamo più nella pelle. Siamo tutti molto ansiosi.

Ci piacerà il brano che porta a Sanremo? Ci farà emozionare come quando lo sentivamo cantare da bambino?

Finalmente annunciano il suo brano:

“Davvero”, canta… Virginio!

Virginio Fanclub News: puntata #01 1

In silenzio ascoltiamo l’esibizione e ci rendiamo conto da subito che è una canzone straordinaria, una di quelle canzoni che non potremo dimenticare.

Ancora oggi, a distanza di più di 10 anni “Davvero”, che non abbiamo paura di ritenere una delle canzoni più belle della musica italiana, è uno dei brani che non può assolutamente mancare quando andiamo ai concerti di Virginio.

Ed è proprio con “Davvero” che ufficialmente nasce questo fanclub. Si, perché da quel momento molti altri fan si sono uniti e oggi siamo diventati una grande famiglia, la “famiglia virginauta”, termine con cui ci chiama Virginio, ad indicare il viaggio in cui lo accompagniamo e che compiamo tutti insieme.

Tante storie di amicizia sono nate da allora e tante canzoni hanno unito tutti noi sotto lo stesso cielo in tantissime parti d’Italia.

Cosa ci ha colpito del Virginio cantautore, oltre la sua sensibilità umana e artistica?

La voglia di “sperimentare”, di “contaminare”, se così possiamo dire, la sua musica, il suo gusto con altri generi musicali. La voglia di confrontarsi e di collaborare con altri artisti, nazionali e internazionali, per crescere, per produrre quell’arte mai fine a sé stessa, ma che, oltre che espressione interiore, diventa un ponte tra persone diverse e riesce a essere un linguaggio senza tempo, senza territori e senza confini.

Una musica che parla a tutti.

Il nuovo singolo di Eman, “Icaro”, ha esordito al secondo posto della classifica Viral 50 Italia di Spotify. Il brano anticipa l’uscita del nuovo album di Eman, di prossima pubblicazione.

"Icaro" di Eman, il viaggio è appena iniziato
Eman. Foto: © Henrik Hansson

Eman (Emanuele Aceto) ha scritto e composto il brano, raccontando di un moderno Icaro che trova nuova forza nella caduta. Una bella storia o meglio una lezione di vita, che affonda le radici nella sempre attuale mitologia greca.

Eman ha iniziato appassionandosi al reggae e alla dancehall, e da lì in poi facendo tutti i passi della classica gavetta che lo hanno portato, nel 2016, a pubblicare il suo primo album ufficiale, “Amen”. A giudicare dalle canzoni che ha scritto e cantato finora, Eman non sembra interessato agli album di genere: “No, non mi interessa farli. Ho un’identità musicale che si percepisce in ogni disco, ma non seguo un genere. Anzi, diciamo che il “mio genere” è lasciarmi influenzare dalle sonorità più diverse. Applicare un’etichetta alla musica che si fa significa autolimitarsi”.

L’essenza di quanto fa Eman è quella del cantautorato perché, alla fine, Emanuele Aceto è un cantautore, “Scrivo canzoni che abbiano un senso per me”. “Icaro” trova la sua motivazione nel racconto dell’uomo “Che sfida i suoi limiti e a volte cade. Nella caduta io non ci vedo niente di male, anzi cadere ci insegna cosa siamo e cosa potremmo essere”. E comunque, continua Emanuele, “Nella musica si cade sempre perché hai delle aspettative. Quando ho firmato il contratto con Sony mi è stato chiesto “Adesso, cosa pensi?”. La risposta è stata che penso a fare quello che ho sempre fatto, come prima”.

"Icaro" di Eman, il viaggio è appena iniziato 1

In che modo il brano “Icaro” è rappresentativo del prossimo disco? “Rappresenta l’album perché c’è molta elettronica, con suoni grossi e grassi, con testi che parlano. Sarà un album movimentato, un’evoluzione nel mio percorso: niente reggae, aspettatevi altro. E sarà un concept, il soggetto è Icaro che sono io, tu o chiunque altro. Icaro è la vita”.

Eman presenterà in due anteprime live il nuovo album il 20 aprile al Largo Venue di Roma e il 27 aprile al Santeria Social Club di Milano.

Per chiudere, una curiosità: il nome Eman è un’abbreviazione di Emanuele, “Perché non volevo costruire un personaggio, non c’è differenza per me tra uomo e artista”. Eman, Amen, ma anche name. “Certo, tutto rimanda a tutto”, dice ridendo.

Viene pubblicato venerdì 6 aprile il nuovo album di Motta, “Vivere o morire”, che segue il successo di “La fine dei vent’anni”. A maggio alcune date live

Motta, il cantautore del momento: "Vivere o morire" è il nuovo album
Motta. Foto: © Claudia Pajewski

Motta è il cantautore del momento. Nel 2016 con il suo primo album, “La fine dei vent’anni”, ha vinto la Targa Tenco per l’opera prima; Francesco Motta si presenta quindi a un pubblico carico di aspettative con il suo nuovo disco, “Vivere o morire”

E non le tradisce, perché questo nuovo è un lavoro denso, intenso, che parla di momenti difficili “Ma anche di quelli belli. Sono felice, oggi”.

Tra l’album precedente e questo c’è continuità nel senso che “Mi conosco meglio di prima perché ho passato più tempo con me stesso. La discontinuità invece è rappresentata dal fatto che dopo 100 concerti per la prima volta mi sono fermato e ho guardato indietro. Ho fatto scelte che prima non avevo la consapevolezza di fare. Mi sono accorto di non essere stato all’altezza di certe emozioni ad esempio”.

E qui, arriva la considerazione che non ti aspetti sul concerto che Motta ha tenuto all’Alcatraz di Milano, nell’aprile scorso: “Ero stanco, non ero pronto. Ho rivisto le registrazioni di quella sera solamente pochi giorni fa, dopo un anno. Sono stato eccessivo e non serviva, però sono fiero di quello che abbiamo fatto musicalmente. Per il ritorno all’Alcatraz invece sono molto pronto!”. A questo proposito, segnatevi il live proprio qui il 31 maggio.

Tornando al disco, Motta confessa di aver “Fatto considerazioni a cui prima non ero arrivato. Se con “La fine dei vent’anni” ero affascinato dalla descrizione di un bivio, con “Vivere o morire” ero pronto a prendere una delle due strade. Non so se ho fatto la scelta giusta, ma comunque ho preso una strada”.

Motta, il cantautore del momento: "Vivere o morire" è il nuovo album 1
Motta. Foto: © Claudia Pajewski

Il lavoro su “Vivere o morire” è “Stato sofferto. Rispetto a prima, quando c’era un’ordinata confusione dovuta anche alla mia giustificata ingenuità da cantautore (cantautore, che non è una parolaccia) vista l’età che avevo, stavolta sono andato talmente sul personale che non era giusto scendere a compromessi, a costo di essere scomodo. Detto questo, parto sempre da un gancio emotivo per comporre. Dopo aver scritto queste canzoni mi sono sentito meglio, ho esorcizzato tantissime cose. E l’ho fatto togliendo. Questa sintesi è arrivata nel momento giusto”.

La parola cantautore fa scattare qualche considerazione: “Scrivo canzoni e le canto, quindi mi definisco così”. Oggi il grosso degli ascolti si dividono tra trap e indie: “Il fenomeno della trap è sotto gli occhi di tutti e a questo proposito mi sono sentito per la prima volta molto invecchiato, fortunatamente. Non sono preparato sul mondo della trap, ne resto affascinato anche se trovo una distanza a livello testuale da questi brani. Eppure al tempo stesso ci riconosco una grande verità”. E per quanto riguarda la “Dimensione indie, non lo so. Ci sono canzoni pop belle e canzoni pop meno belle. Ci sono persone che si possono reputare indipendenti e altre che non lo sono, e in queste differenze la discografia non c’entra”.

Dopo qualche data di instore, Motta sarà dal vivo con quattro appuntamenti a maggio: si apre il 26 a Roma e si chiude a Milano.

“Bellaria” è il soprannome di Vegas Jones ma anche il nome di un quartiere della sua città. Per questo l’ha scelto come titolo del suo album, un album che parla di vita e passioni.

Vegas Jones: "Bellaria" sono io

Vegas Jones viene da Cinisello Balsamo. Come Sfera Ebbasta, ricordate bene. Cinisello centro del mondo del rap giovane, a quanto pare. Casualmente forse, ma anche no visto che quello di cui parlano le canzoni sia di Vegas Jones sia degli altri rapper è la vita di periferia, la ricerca di un riscatto.

Matteo Privitera ha scelto il nome d’arte di Vegas Jones ispirandosi in parte al personaggio di Vincent Vega, protagonista del film “Pulp Fiction” di Tarantino, in parte a Nasir Jones, cioè NAS, noto rapper americano.

La nostra chiacchierata, che svela un ragazzo che va oltre gli stereotipi del giovane rapper rampante, si svolge in uno dei barber shop Bullfrog perché, spiega Matteo, “Volevo far ascoltare il mio disco in un luogo dove passo molto del mio tempo. Mi piace presentarmi bene davanti alle persone, ci tengo a barba e capelli. Diciamo che vedendomi qui qualcuno può in parte immedesimarsi in alcuni momenti della mia vita”.

Vegas Jones: "Bellaria" sono io 1

Il titolo del suo disco non poteva che essere “Bellaria”, “Che è anche la prima canzone che ho scritto per questo album. È il mio soprannome, il nome di un quartiere di Cinisello, ed esprime il mio mondo”. Le canzoni sono state scritte in un arco di tempo breve, tra ottobre e dicembre scorsi, “Parlando di quello che vivevo e raccogliendo anche idee messe insieme nell’arco di un anno. A me piace scrivere in inverno, è una stagione che mi ispira”. E che, per contrapposizione, fa cercare il sole e la California in una canzone intitolata “Malibu”, che ha anticipato l’album.

I testi di Vegas Jones parlano di vita e desideri. In “Trappola” dice “Questa è la mia trap / non la puoi paragonare”, ma non ne fa una questione di genere: “Per me la trap è una corrente del rap, è sempre rap perché si tratta in ogni caso di ritmo e poesia”.

I contenuti? La vita, dicevamo, “Soldi, macchine, donne, droga sono argomenti ricorrenti nel rap e nella trap. Parlo anche io di queste cose perché fanno parte della vita, sono temi che tornano ma sceglierli non è per me una costrizione e non lo faccio per omologarmi: io poi dico cose superpersonali, parlo di passioni, di desideri. Esprimo la mia esperienza in immagini. Diciamo che le mie canzoni nascono da dei film che traduco in musica”.

A proposito, la scelta del nome Vegas per via di Tarantino non è quella di un vero e proprio cinefilo: “I film mi piacciono, le macchine e la musica di più. Ma Tarantino lo apprezzo tanto”.

Per il viaggio di musica361 nel mondo appassionato e appassionante dei fanclub, incontriamo I Lupi di Ermal. Che, come è facile intuire, sono il fanclub ufficiale di Ermal Meta.

I Lupi di Ermal Fanclub News: puntata #01
Foto: © Ilenia Bontempo

I Lupi di Ermal hanno accettato l’invito di musica361 a raccontarsi. Ecco come si presentano, come hanno conosciuto Ermal Meta e la sua musica, come ne sono diventati fan, e come sono nati ufficialmente. Galeotto fu un incontro iniziato così…

Febbraio 2016.

Come tutti gli anni si parte alla volta di Sanremo, settimana del Festival, irresistibile per noi che siamo nate e cresciute qui perché si saltava la scuola per venire a caccia di autografi. Si finiva sempre col tornare a casa con scarabocchi di personaggi improbabili, ma eravamo felici lo stesso.

Siamo partite quel mercoledì pomeriggio con lo stesso spirito. Si diceva in giro che Ermal Meta facesse base in centro. Erano anni che cantavamo sue canzoni scritte per altri interpreti, era quindi arrivato il momento di andare a fondo, la curiosità di capire chi fosse e da “dove” arrivassero quelle parole e quella musica che tanto ci coinvolgeva.

L’occasione era propizia: da autore ricercatissimo Ermal si presentava a Sanremo nelle Nuove Proposte come cantautore e si sarebbe esibito quella stessa sera per la prima volta. Lo abbiamo trovato in un caffè adiacente al Teatro Ariston con tutto lo staff dell’etichetta; tra un’intervista e l’altra ci siamo presentate, scambiato qualche parola: immediatamente siamo state folgorate dalla sua umanità e passione per la musica… da lì a promettergli il nostro sostegno per la serata incombente sarebbero passati dieci minuti, anzi nemmeno. Incredibile e affascinante come succedano a volte le cose.

Sapevamo poco, pochissimo di Ermal Meta fino ad allora, ma probabilmente era arrivato il momento di andare oltre, di entrare in una diversa dimensione della musica, di diventarne riverbero.

“Si fa tardi – Prossima intervista – Foto di rito – Stasera saremo con te – Veloce Ermal – Di corsa a Radio Italia – Paola Gallo: In bocca al lupo Ermal – Che il lupo corra accanto a me – Sister abbiamo l’hashtag – I Lupi di Ermal – Ok – Grazie – Voi sapete chi siete – Sì, siamo i tuoi lupi (*)”.

Da quella sera corriamo insieme a Ermal Meta per mano alla sua musica.

(*: Queste righe raccontano lo scambio di battute che ha portato alla nascita e alla scelta, naturale, del nome I Lupi di Ermal).

Da autore a cantautore: è il percorso intrapreso da Giuseppe Anastasi, che ha confezionato un disco molto ben fatto, “Canzoni ravvicinate del vecchio tipo”. E sì, certo che sa cantare, tanto da chiedersi perché non l’abbia fatto prima.

Giuseppe Anastasi e le sue "Canzoni ravvicinate del vecchio tipo"
Giuseppe Anastasi. Foto: © Mirta Lispi

Giuseppe Anastasi come autore di canzoni di successo lo conosciamo bene. Il suo nome è spesso associato a quello di Arisa, per cui ha scritto tra le altre “La notte” “Sincerità”, ma Giuseppe ha scritto anche per Emma, Michele Bravi, Noemi tra i tanti. Recentemente ha scelto di percorrere anche la via del cantautorato, interpretando le sue canzoni. Il risultato è un disco molto ben fatto, di brani che catturano al primo ascolto, in cui si ascolta una voce interessante.

“Canzoni ravvicinate del vecchio tipo” è stato accolto da pareri molto positivi, “Non me lo aspettavo”. Spiega Giuseppe Anastasi che “Il disco per me è bello, ma gli apprezzamenti che ho ricevuto mi hanno piacevolmente colpito perché le mie sono canzoni molto cantautorali, strizzano poco l’occhio alla radio”.

E quindi, ecco spiegato cosa intende per “canzoni del vecchio tipo”. Ma anche, aggiunge, perché questo è “Un album acustico, suonato in tutte le sue parti, con pochissima elettronica e quindi con poca modernità. Un album di canzoni che trattano vari argomenti con un unico denominatore, l’osservazione della vita che mi circonda in tutte le sue sfumature”.

Quella che Anastasi definisce “Una grossa spinta creativa” è stata la paternità: “Le canzoni le ho scritte nell’ultimo anno e mezzo, a parte due che avevo nel cassetto. Da padre guardo al futuro di chi oggi è bambino”. Il brano 2089 parla di un mondo anestetizzato, con il cuore in naftalina.

Giuseppe Anastasi e le sue "Canzoni ravvicinate del vecchio tipo" 1Chissà se per Giuseppe Anastasi questo 2089 è sufficientemente lontano o già troppo vicino… “Forse nei fatti è vicino, ma nella canzone c’è al regola numero 5: mi sveglio e dico facciamo un figlio comunque. Cioè, c’è sempre speranza. Però, per tornare allo sguardo che lancio sulla nostra quotidianità, credo che i miei 20 anni fossero più felici di quelli di oggi”. Attualmente Giuseppe Anastasi è docente presso il CET (Centro Europeo di Toscolano), scuola fondata dal Maestro Mogol, e collabora come autore per la scuola di Amici di Maria De Filippi, per questo parla di ventenni con cognizione di causa: “Li vedo stressati e annoiati. Quando hai tutta la conoscenza possibile a disposizione sul web, annulli la curiosità, o almeno io la vedo così. Invece, bisogna essere curiosi”.

Con questo, non che Anastasi sia contro la tecnologia, “Anzi credo che internet rappresenti un passaggio epocale per l’uomo, come il fuoco e la ruota. Solo, non dobbiamo farci impigrire dalle opportunità che ci dà”.

Piccolo aneddoto: questo 2089 che ha portato a tutte queste riflessioni e che parla di un’umanità da ritrovare è “Nato da un sogno assurdo che ho fatto, popolato di alieni e astronavi”.

Con un disco così, viene da chiedersi perché Anastasi non abbia iniziato prima a cantare: “L’ho fatto dopo che le persone mi dicevano che avrei dovuto provare. Prima non avevo mai avuto questa velleità”. E ha fatto proprio bene. Ma comunque continua a scrivere anche per altri, “Perché di base io scrivo sempre per me. Per evitare lo psicologo”.

Le date del tour di Giuseppe Anastasi sono in aggiornamento: la prossima sarà  il 13 aprile al Palazzo Manzioli di Izola – Isola, in Slovenia.

I Baustelle per la prima volta nella loro carriera presentano un secondo volume: il loro nuovo disco, infatti, si intitola “L’amore e la violenza Vol 2”, e viene pubblicato a distanza di poco più di un anno dal precedente, che aveva lo stesso titolo.

Baustelle, "L'amore e la violenza Vol 2" in 12 pezzi facili
Baustelle. Foto: © Gianluca Moro

Perché “L’amore e la violenza Vol 2”? “Perché quelle nuove sono canzoni scritte durante la tournée di “L’amore e la violenza”: questo fatto di scrivere durante un tour non è mai accaduto ai Baustelle. Le cose che volevamo dire non si erano esaurite con il disco precedente, non potevano essere contenute in un solo album”.

Dunque il tema affrontato, ancora una volta, è l’amore. “Volutamente in “L’amore e la violenza Vol 2” si tratta d’amore e di relazioni interpersonali”, in questi che i Baustelle definiscono “12 pezzi facili, citazione del film con Jack Nicholson “5 pezzi facili” nonché definizione data con una certa ironia, ma soprattutto” – spiegano – “che fa riferimento al fatto che questo è un disco d’amore. Canzoni facili, quindi, perché parlano di un tema molto cantato, logorato se vuoi, codificato nelle canzoni. C’è però la guerra anche qua, non solo nel volume 1: là c’era quella un po’ più vera, quella del contesto storico e sociale che stiamo vivendo, nel nuovo disco è un po’ diversa… ma c’è”.

Baustelle, "L'amore e la violenza Vol 2": le relazioni in 12 pezzi faciliIn un album pieno di suggestioni, “L’amore negativo” è una canzone che salta all’occhio fin dal titolo. “Questo testo”, spiega Francesco Bianconi, “rappresenta l’amore come io lo intendo. Non avrei mai pensato di rispondere a una domanda con la frase “per me l’amore è” (ride, nda). Ma comunque, per me nella migliore delle ipotesi nell’amore ci scappa il morto perché è l’annullamento del sé per adesione all’oggetto altro, fidanzato o fidanzata, Dio, tuo figlio. Filosoficamente l’amore nasce negativo, poi si sublima nel piacere forse più alto che c’è, se riesci a dare all’altro senza chiedere nulla. Ma la società non promuove questa concezione, anzi abbiamo massaggi, palestra, vestiti, vogliamo essere belli. L’amore per me è il contrario di questo, e non c’entra il pessimismo: questa formuletta “amorosa” che ho espresso, infatti, la puoi applicare anche ai monaci zen, ai mistici”.

Per capire questo disco bisogna andare a indagare su un po’ di riferimenti, il Minotauro, Borges, Jesse James e Billy The Kid, rimandi all’attualità. “È giusto, secondo noi, fare un po’ di fatica, un po’ di lavoro interpretativo per entrare nelle canzoni. Così i brani sopravvivono nel tempo: le canzoni che fanno parte dei nostri ascolti più duraturi sono proprio quelle che hanno questa caratteristica”.

I Baustelle torneranno presto anche sul palco: il 7 aprile prenderà il via il tour, da Senigallia (Ancona).

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