Nata nel 1857, Pastiglie Leone festeggia un traguardo importante e guarda al futuro, senza dimenticare la tradizione.

Pastiglie Leone, 160 anni di storia
Pastiglie Leone raggiunge i 160 anni di storia.

La tradizione che guarda al domani: così si potrebbe riassumere la filosofia di Pastiglie Leone, storica azienda italiana (per la precisione piemontese) fondata nel 1857 che proprio quest’anno festeggia i 160 di storia. E che storia, affascinante, dolce, di successo.

Con i suoi colori iconici – come quelli di uno stilista – i suoi profumi dolci e famigliari – come una madeleine di Proust – riporta indietro nel tempo ma, contemporaneamente, apre la prospettiva sul futuro, ricco di nuove storie da raccontare.

Pastiglie Leone è un brand inconfondibile, legato alla dolcezza e anche alla raffinatezza, declinate nel corso degli anni secondo le evoluzioni del tempo, delle tendenze e dei gusti.

I segreti artigiani e l’eleganza delle confezioni, i colori pastello e la creatività sono caratteristiche tipiche di tutti i prodotti di Pastiglie Leone: caramelle, gommose, gelatine (in una miriade di varianti) e cioccolato.

La Collezione 160° Anniversario è la linea dedicata alla celebrazione di un “compleanno” importante: è composta da 5 lattine (le scatole da passeggio lanciate da Luigi Leone, fondatore dell’azienda, sul finire del 1800) in edizione limitata in stile art nouveau contenenti Pastiglie Leone, e 5 cofanetti in latta, da collezione, che contengono gelatine di frutta.

Pastiglie Leone, 160 anni di storiaSempre per celebrare i suoi 160 anni Pastiglie Leone si è incontratata con Cedral Tassoni per creare un nuovo gusto di pastiglie, ovviamente il gusto Cedrata Tassoni, che si va ad aggiungere agli altri 40 sapori già esistenti.

Ogni anno vengono confezionate circa 3 milioni di scatolette di pastiglie in totale, vendute in Italia e all’estero. I gusti più richiesti sono cannella e violetta.

Oltre alle Pastiglie Leone, vero simbolo dell’azienda, vengono ancora prodotte le gocce di rosolio, piccolissime caramelle sferiche dal fascino vintage intramontabile: cariche di ricordi, così come le violette e altri tipi di caramelle dalle forme e dai gusti più vari.

Dopo il successo del singolo “Believer” è in arrivo il nuovo disco degli Imagine Dragons, un inno alla positività nonostante tutto.

Imagine Dragons, il nuovo album “Evolve” dal 23 giugno
Imagine Dragons (Foto © Eliot Lee Hazel).

Imagine Dragons colorati? Musicalmente, oggi sì. Se vi ricordate il loro album precedente, “Smoke + Mirrors”, avrete in mente un’atmosfera scura. Il nuovo “Evolve” (arriverà il 23 giugno prossimo), al contrario è una pennellata di luce, composto da un gruzzolo di canzoni che puntano a rinverdire i successi di brani come “Radioactive” e “On the top of the world”. Nel nuovo album troviamo anche il singolo “Believer”, già certificato platino in Italia.

Di “Evolve” abbiamo parlato con Dan Reynolds, Wayne Sermon, Ben McKee e Daniel Platzman, gli Imagine Dragons.

Come mai questo cambiamento di atteggiamento tra il nuovo disco e il precedente?
Perché cerchiamo di evolvere, appunto, in ogni nostro album. E poi (spiega Dan, nda), l’ultimo anno è stato molto positivo per me e questo ovviamente si è riflesso nelle canzoni e nella musica che abbiamo scritto.

Come sono nati nuovi brani?
Per la maggior parte, lavorando ognuno per sé; solo in un secondo momento abbiamo messo insieme i diversi apporti e rifinito tutto. Per una band è complesso scegliere quale strada seguire nella sperimentazione, senza snaturarsi: noi vogliamo rimanere fedeli a noi stessi, questo è un punto fermo per gli Imagine Dragons.

Come definireste i suoni del nuovo album?
Pensiamo che il sound di “Evolve” sia compatto, e anche colorato.

Colorato?
Sì, come dicevamo è differente dal mood cupo di “Smoke + Mirrors”, che rifletteva un momento di vita in cui vedevamo poca luce. Possiamo dire senza ombra di dubbio che “Evolve” sia il nostro disco più colorato. È stato scritto in un momento positivo, di riconnessione con gli affetti e, per quanto riguarda Dan, di una salute migliore (alcuni anni fa gli è stata diagnosticata la spondilite anchilosante, malattia con cui non è semplice convivere, nda).

Imagine Dragons: Evolve
Imagine Dragons (Foto © Eliot Lee Hazel).

Dan, in che modo la malattia ha influenzato le canzoni?
Intanto sto meglio, grazie alle cure e allo yoga. Posso dire che l’ultimo anno sia stato molto positivo: attraversare le difficoltà e il dolore ti fa capire che devi essere grato per tutto, anche per i momenti difficili, perché insegnano e ti fanno crescere. Io sono così positivo che ho perfino scritto per questo nuovo album un paio di canzoni d’amore: mai fatto prima!

Come mai hai cambiato idea?
Se l’è chiesto anche mia moglie (ride, nda). La verità è che ho sempre pensato che l’amore cantato fosse un cliché, ma vivere la quotidianità con le mie bambine e mia moglie mi ha influenzato creativamente: ho sentito che l’amore era un tema importante di cui parlare.

Quando vi vedremo live?
Intanto saremo ospiti il 6 giugno ai Wind Music Awards, e poi torneremo con il nostro tour: il 4 luglio a Lucca per Lucca Summer Festival e il 10 luglio a Verona.

Ottava edizione per Carroponte, dall’8 giugno al 10 settembre, 4 mesi di musica ed eventi nella storica struttura dell’area ex Breda di Sesto San Giovanni.

Carroponte 2017 Sesto San Giovanni
Carroponte Sesto San Giovanni (Foto © Andrea Caristo).

Pronti per Carroponte? L’ottava edizione sarà aperta l’8 giugno (chiusura il 10 settembre) dal concerto di Dente, la location è come sempre la struttura dell’area ex Breda di Sesto San Giovanni. In calendario confermati tra gli altri Niccolò Fabi, Ex-Otago, Francesco Gabbani, Ermal Meta, Interpol, Megadeth, Damian Marley e via così, in un alternarsi di nomi nazionali e stranieri di tutti i generi musicali.

Fabio Paolo Costanza, direttore artistico di Carroponte, spiega che sono in calendario «Quasi 100 giorni di programmazione musicale e cinematografica, cosa che ci rende orgogliosi per l’eterogeneità e la diversità dell’offerta che siamo riusciti a proporre». Il calendario sarà aggiornato anche con altri nomi, annunciati nei prossimi giorni.

Dente sarà il primo a esibirsi a Cartoponte: «Sono molto felice di questa occasione, essendo cantautore mesto porterò mestizia… (ride, nda) Naturalmente porterò sul palco tutta la gioia di aprire i live di Carroponte, dove ho già suonato qualche anno fa. Proporrò un concerto con una band nuova per me, i Plastic Made Sofa, che hanno un’attitudine un po’ più rock rispetto alla mia – e quindi il nostro sarà un live più spumeggiante rispetto ai miei soliti. Avrò almeno due ospiti con me: uno è il poeta Guido Catalano, dell’altro ospite non ho ancora svelato il nome. E non lo svelo nemmeno adesso».

 Andrea Caristo).
Carroponte Sesto San Giovanni (Foto © Fabrizio De Plano).

Dieci film a ingresso gratuito per Carroponte Cine Club (con titoli che vanno da “Amici miei” a “Quarto potere”), laboratori per bambini, serate a tema, il festival della letteratura migrante “Fuori luogo” (dal 16 al 18 giugno) completano l’offerta di Carroponte.

Non manca l’area Mangia&Bevi, con quattro punti ristoro e quattro bar. Quest’anno oltre alle offerte presenti anche nelle scorse edizioni il menù prevede i sapori siciliani di Cose Nostre e i gelati e le granite di Na’Ranita, più la polpette di The Meatball Family, prodotti a marchio Coop Lombardia e una selezione di birre Beck’s tra cui la nuova Berlin Golden Bock, birra ufficiale di Carroponte.

La stagione di Carroponte viene aperta da Streeat Food Truck Festival, appuntamento itinerante che farà tappa a Sesto San Giovanni dal 26 al 28 maggio, come goloso prologo con offerta di cibi di strada, birre artigianali e musica selezionata da Barley Arts. A settembre un secondo appuntamento chiuderà la stagione di Carroponte.

Il nuovo album della cantautrice scozzese è “Under stars”, una raccolta di canzoni nate osservando la vita che scorre ‘sotto le stelle’.

Nuovo album Amy Macdonald, Under stars
Nuovo album Amy Macdonald, Under stars.

Ricordate il primo grande successo di Amy Macdonald? Era “This is the life”, ed eravamo nel 2008. Quello è stato l’esordio sfolgorante della cantautrice scozzese dagli occhi di ghiaccio.

Oggi, a 29 anni, Amy Macdonald ha venduto 5 milioni di dischi nel mondo, gruzzolo considerevole che – va da sé – punta ad aumentare con il nuovo album “Under stars”.

Ci presenti questo tuo nuovo lavoro?
È una raccolta di canzoni che sono nate in momenti diversi, da esperienze che ho vissuto, ma che mi sono resa conto potessero stare molto bene insieme. Alla fine, quello che ho pensato è che siamo tutti sotto le stesse stelle.

L’ispirazione da dove può arrivare?
Onestamente da tutto, da ogni esperienza della vita, dal mondo che osservo, magari anche stando qualche ora in un bar sorseggiando caffè. Leggo libri, guardo la tv e qualcosa si mette in movimento: tutto mi parla in maniera diversa. Ad esempio, trovo molto interessante il personaggio di Frank Underwood, il protagonista della serie tv “House of cards”. Cerco ispirazione ovunque, e spero che quello che scrivo faccia sorridere o commuovere chi lo ascolta.

Più sorridere o più commuovere?
Nessuno vuole andare a un concerto e sentire roba triste per due ore. Ho amici che attraversano momenti molto complicati, quindi con la mia musica cerco di rendere tutto un po’ più leggero.

Nuovo album Amy Macdonald, Under stars
La cover di Under stars, di Amy Macdonald.

Sei nel mondo della discografia da una decina d’anni, è tempo di bilanci?
10 anni sono tanti, sono molto cambiata per ovvie ragioni. A volte penso che sia bizzarro essere ancora qui, album dopo album, a suonare con la mia band. Ed è meraviglioso, ovviamente, ho vissuto esperienze pazzesche e grazie alla musica ho trovato conoscenze che dureranno tutta la vita. Dal punto di vista personale, sono la stessa di sempre: soliti amici, stessa città (Glasgow, nda).

Sei stata recentemente ospite ad “Amici”: hai avuto modo di informarti un po’ sulla musica italiana?
Per la verità non sono molto al corrente e me ne dispiaccio. Spero di tornare presto in Italia e di poter rispondere a questa domanda conoscendo davvero la vostra musica e dando un parere basato su una comprensione vera della vostra produzione musicale.

Tornerai magari in tour?
Non ho ancora fissato delle date ma mi piacerebbe moltissimo suonare in Italia. Anni fa mi sono esibita in alcuni festival e mi è piaciuto moltissimo, vorrei proprio rifare questa esperienza.

Noi italiani siamo tra i protagonisti europei di Music Travel, indagine di Volagratis.com che dimostra come video e canzoni ci ispirino nella scelta delle mete di viaggio.

Music Travel
#MusicMakesYouTravel.

I millennial italiani volano sulle ali della musica? Sì, certo, lo sappiamo: streaming, visualizzazioni di video, tutto online. Però attenzione: l’indagine di Volagratis.com (motore di ricerca per voli) su quanto la musica incida sulle nostre scelte di viaggio ha messo in risalto il fatto che i millennial prendano fisicamente un aereo, anche per voli di migliaia di chilometri, pur di partecipare a un evento musicale o a un concerto.

Noi italiani, millennial o meno, ci facciamo indirizzare nella scelta delle destinazioni da visitare anche dai video musicali. Insomma, siamo in piena moda Music Travel, una tendenza sottolineata da Volagratis.com e Spotify che hanno realizzato il progetto #MusicMakesYouTravel: musica e vacanze vanno a braccetto, e l’esistenza dei tormentoni estivi (quest’anno Despacito” di Luis Fonsi, magari?) ne è la dimostrazione.

Per il 95% dei nostri connazionali la musica stimola a fuggire dal trantran quotidiano e contribuisce a dare un senso di evasione e di vacanza: in questo distacchiamo di molto gli inglesi (67%), abbastanza i francesi (89%), di poco gli spagnoli (94%).

La musica non solo ci mette voglia di prendere e partire, ma ci dà lo spunto anche per scegliere la meta: ben il 78% degli italiani, secondo l’indagine, è spinto a viaggiare dopo aver ascoltato un brano o aver visto un video. Il 50% del campione intervistato visiterebbe volentieri una località legata alla musica o viaggerebbe per assistere a un concerto.

I più disponibili a fare viaggi – anche lunghi oltre 2000 km – per inseguire le note e la passione per un cantante, sono i millennial. Quindi via verso i Beatles e l’Inghilterra, Abbey Road a Londra o su fino a Liverpool, o New York dove venne assassinato John Lennon. O magari si prende un volo verso la west coast americana, inseguendo “Californication” dei Red Hot Chili Peppers o le canzoni del grunge di Seattle.

Anche i festival musicali europei spingono il 60% degli italiani a fare le valigie. Prima di prendere l’aereo siamo veri pianificatori: ci informiamo sulla scena musicale del paese che visiteremo, oltre al festival che vogliamo vedere cerchiamo club, locali, artisti e canzoni del posto, e quasi 4 italiani su 5 preparano addirittura delle playlist da ascoltare durante il viaggio. E lo facciamo più di spagnoli, francesi e inglesi.

Ma, attenzione: se abbiamo qualche scheletro nell’armadio, qualche brano kitsch o trash nella nostra playlist, noi italiani preferiremmo non doverlo svelare mai.

Per accontentare chi viaggi sulle note dei Music Travel, Volagratis.com con Spotify ha realizzato un minisito, #MusicMakesYouTravel, dove si trovano le mappe interattive di alcune delle città più importanti dal punto di vista musicale con i luoghi d’interesse, playlist speciali e guide delle località personalizzate da 6 artisti.

La band genovese propone in nuova veste, con featuring e remix, il successo di “Marassi”

Ex-Otago, album Marassi in nuova versione
Ex-Otago, esce album Marassi in una nuova versione.

Avete mai guardato “Gli occhi della luna”? Gli Ex-Otago sì. Hanno scritto una canzone che porta questo titolo, l’hanno cantata e cantata ancora, stavolta insieme a Jake La Furia.

La loro non è stata una semplice collaborazione, ma la miccia che ha acceso l’idea di realizzare una nuova versione dell’album “Marassi”. E così abbiamo uno ‘StraMarassi’, come lo chiamano gli Ex-Otago, una versione con due cd che comprende l’originale “Marassi” e 16 versioni nuove dei brani, realizzate con featuring e remix.

“Marassi” profuma di mare, Genova (è il quartiere dove i componenti della band sono nati e cresciuti) e calcio, tanto che il video di “Gli occhi della luna” è stato realizzato proprio dentro allo stadio.

Com’è stato girare sul campo da gioco di Marassi?
E’ stato bellissimo ma faceva molto freddo, c’era puzza di concime, il campo era bagnatissimo. Però per noi è stata una specie di sogno, essendo cresciuti lì. Quando ci è venuta l’idea di girare il video dentro lo stadio ci siamo detti ‘ci diranno di no’. Ad ogni modo, abbiamo mandato un’email: la risposta è stata ‘sì sì, certo, quando volete”. Questo è stato un bel segno da parte di Genova.

Ex-Otago, album Marassi in nuova versione
Gli Ex-Otago e Jake La Furia durante le riprese del video “Gli occhi della luna”

Cosa avete regalato a Jake La Furia in quanto portafortuna? Ha dato vita a un “Marassi” collaborativo e ben riuscito.
Una maglia del Genoa. Anzi, no, non si può dire (ridono, nda).

Com’è nata la collaborazione con lui?
In maniera naturale e amichevole.

Dicono tutti così, ed è anche ovvio che sia andata in questa maniera…
E’ stato proprio lui a dirci che gli sarebbe piaciuto cantare dal vivo con noi “Gli occhi della luna”, ed è stata un’esperienza che poi abbiamo voluto proseguire. Per questo abbiamo chiesto ad altri (tra cui Eugenio Finardi, Levante, Dardust, Willie Peyote, nda) di collaborare con noi e dare nuova vita alle nostre canzoni. Ci piace uscire dalla nostra zona comoda, da salotto, e proporre cose stimolanti.

Amate il cambiamento?
Fa parte di noi: siamo una sorta di pentolaccia che si regge su un equilibrio non proprio stabile che però crea cose belle.

C’è qualche collega che avreste voluto avere nel disco ma non è stato possibile averlo?
Calcutta e Cosmo sono due amici che per mille ragioni non riusciti a esserci. Lo avevamo chiesto anche ai Coldplay ma Chris non ha potuto (ridono, nda).

Vi siete esibiti al concerto del Primo Maggio a Roma ma, cambiando totalmente palco e pensando al Festival di Sanremo, andreste anche lì?
Lo faremmo, sì. Sarebbe bello vedere un Festival che premia artisti indie, come Cosmo, Motta, Brunori Sas – per fare qualche nome. Francesco Gabbani? Quest’anno ha portato la canzone più fresca di tutte.

La collezione di profumi Rock & Riot si ispira alla musica degli anni ’70 e ’80. Parola del suo creatore, lo stilista camaleonte Franck Boclet

Franck Boclet, profumi che sanno di musicaFranck Boclet ha sempre vissuto nel mondo della moda, con la sua anima da stilista camaleonte.

Motociclista, dandy con uno stile chiaro e personale, creatore di una moda controcorrente, questo è Franck Boclet.

Dopo aver lavorato dagli anni ’80 con i più grandi nomi della moda, Boclet si dedica alla creazioni di profumi dalla personalità forte, come la sua. Le nuove fragranze della collezione Rock & Riot si ispirano alla musica anni ‘7o e ’80: sono la fruttata Ashes, la legnosa Heroes, la fruttata e ambrata Angie e Cocaine, con le sue note solari e fiorite: hanno un packaging che ricorda i vinili, neri e lucidi con targhette di metallo cromate.

Dagli abiti alle fragranze.
Sì, già da tempo mi dedico ai profumi. Dopo tanti anni nella moda – che è un rincorrersi di progetti, disegni, sfilate, e poi di nuovo così ogni 6 mesi – mi è venuta voglia di cambiare. Era necessario farlo: amo la vita, e amo fare esperienze diverse.

La musica ha una parte fondamentale nella tua quotidianità?
L’ha avuta di più nel passato. Come ho detto, amo cambiare e anche le mie passioni variano col tempo. Oggi è un piacevole sottofondo che mi aiuta a vivere bene. Non posso definire la musica veramente una passione; se ne ho una, è proprio quella di fare sempre qualcosa di diverso nella vita.

Franck Boclet, profumi che sanno di musica 1Le canzoni come ti hanno ispirato per la creazione dei tuoi nuovi profumi, di cui portano i nomi?
Non mi ha ispirato tanto la musica quanto i testi. Di Heroes (brano di David Bowie) ad esempio mi piace proprio la singola parola, l’idea di essere un eroe, a cui ho dedicato una fragranza legnosa e orientale. “Angie”, che fa riferimento alla canzone dei Rolling Stones, l’ho scelto come nome per una fragranza fruttata perché è una canzone d’amore per una ragazza. Tutto è nato da un feeling tra le essenze, le suggestioni e le parole.

 

 

 

Tour mondiale per Il Volo che, dopo gli Stati Uniti, torna in Italia e in Europa. Appuntamenti live per il trio, ma anche progetti discografici e di solidarietà.

Musica361 intervista Il Volo
Il Volo (Foto © Angelo Trani).

Dopo 15 sold out negli Stati Uniti, Il Volo torna in Europa e in Italia. Appuntamento stasera, 5 maggio, al Pala Alpitour di Torino per una serata da tutto esaurito in cui il trio propone “Notte magica. A tribute to the three tenors”.

Il debutto del tour mondiale è avvenuto il 4 marzo scorso con il successo incassato al Radio City Music Hall di New York. A settembre, sarà la volta dell’America Latina e successivamente Australia, Nuova Zelanda e, per la prima volta, Il Volo si esibirà in Giappone – «Solo perché vogliamo mangiare il vero sushi», scherzano Piero Barone, Gianluca Ginoble e Ignazio Boschetto.

Quale repertorio proporrete i questi concerti?
Non mancherà il nostro ultimo disco, che è proprio “Notte magica. A tribute to the three tenors”, registrato a Firenze, e poi classici italiani, napoletani e americani, e canteremo anche arie d’opera. L’incoraggiamento per proporre questo progetto ce l’ha dato il maestro Placido Domingo, che è recentemente stato sul palco con noi. Canteremo anche due canzoni che non abbiamo proposto a Firenze, “Ave Maria mater misericordia” (scritta appositamente per noi) e una versione sinfonica di “Grande amore”.

Musica361 intervista Il Volo
Il Volo (Foto © Angelo Trani).

Avete qualche timore di paragoni con i tre grandi tenori?
Ma noi non ci paragoniamo a loro! Pensiamo però che il nostro sia l’unico modo possibile per far conoscere il “Nessun dorma” e le arie delle opere a un pubblico giovane, che magari non le conosce.

A proposito dell’Ave Maria di cui avete parlato, c’è un progetto speciale a cui state lavorando…
Innanzi tutto, avremo un’udienza con il Papa a cui regaleremo il disco con il brano – speciale, solo per lui: non sarà pubblicato. E poi stiamo lavorando a un progetto con la Caritas per regalare una serata di musica alle persone meno fortunate di Roma, entro la fine dell’anno.

Tutti i vostri impegni comprendono anche un nuovo disco pop?
A fine anno lavoreremo sul nuovo album: speriamo che sia per noi una conferma di quello che siamo e del nostro percorso. Ci sarà un grande lavoro dietro, per scegliere le canzoni e definire il nostro suono.

State già selezionando le canzoni?
Le stiamo cercando. Vogliamo mantenere la particolarità di Il Volo, l’impronta sulla melodia italiana che ci contraddistingue dall’inizio, però daremo tanto importanza ai testi, oltre che alla voce. Il nostro amico Ermal Meta ci ha mandato dei brani, forse canteremo qualcosa di suo. Ma ci penseremo poi.

Perchè nel frattempo il tour continua.
Sì, dopo l’Italia e l’Europa in settembre saremo in America Latina, e poi in Australia, Nuova Zelanda e Giappone. Ma, tra l’altro, siamo impegnati con Emilio Estefan (produttore discografico cubano, marito di Gloria Estefan, nda) per la realizzazione di un disco latino: è arrivato il momento di un album di inediti in spagnolo. Non faremo Despacito, ma saremmo capaci di cantarla: sappiamo cantare in modo pop ma tante persone non lo sanno.

Voi avete partecipato all’Eurovision Song Contest: quest’anno tocca a Francesco Gabbani.
Stimiamo Francesco, ha una bella personalità forte: farà bene e otterrà un grande risultato.

Il brano “You don’t know me” di Jax Jones, con la voce di Raye, ha venduto un milione di copie nel mondo. È boom su Spotify per il dj e producer inglese.

Jax Jones, incontro con l’autore della hit “You don’t know me”
Il dj Jax Jones.

Conoscete Jax Jones? Dj, polistrumentista e produttore inglese, ha lanciato il singolo “You don’t know me” realizzato con il featuring della cantante Raye. Il brano ha venduto più di 1 milione di copie nel mondo, disco d’oro in Italia, top 40 tra i brani più trasmessi in radio, stabile da settimane nella top 10 dei singoli più ascoltati in Italia su Spotify e fisso nella top 50 degli streaming mondiali sulla stessa piattaforma.

Numeri alla mano, non si può che dire che questa “You don’t know me” sia un successo.
Non mi aspettavo tutto questo riscontro, a essere sincero. Certamente pensavo che a qualcuno sarebbe piaciuta, ma essere qui a parlare della mia canzone ha dell’incredibile. Soprattutto sono in Italia, consapevole della storia della house di questo paese: sono qui con molto rispetto verso quello che avete fatto. E’ un onore che tanta gente apprezzi il mio brano.

“You don’t know me” è una delle canzoni più cercate su Shazam (app che ‘ascolta’ una canzone e ne indica il titolo): vuol dire che non la conosciamo…
Vero (ride, nda)! Hai ragione, per 3 o 4 settimane è stata addirittura la canzone più cercata su Shazam dopo una di Ed Sheeran. Perché le persone non la conoscevano, è vero, ma anche perché qualcosa del brano le aveva colpite e volevano saperne di più. Non ne conoscevano il titolo ma “You don’t know me” piaceva. E continua a piacere.

Intervista a Jax Jones sul brano You don’t know meCosa apprezzi di più del lavoro creativo con cui dai vita a una canzone?
La pagina bianca da cui si parte: è elettrizzante dopo poche ore avere davanti un brano completo, che poi verrà ascoltato migliaia di volte su Spotify. E poi, è emozionante affrontare il lavoro ogni volta con nuovi interpreti: sono una bella scoperta, spesso sono nomi nuovi mai sentiti prima e questo è elettrizzante.

Le novità vere della musica secondo te oggi arrivano dai dj-producer?
Starei attento a giudicare da dove arriva ‘il nuovo’, perché non importa chi tu sia, quali ascolti tu faccia o cosa tu abbia proposto in passato. Di sicuro noi dj abbiamo la possibilità di fare molta musica e molto velocemente, da soli. Siamo slegati dal classico percorso singolo-album.

A proposito, un album non è nei tuoi pensieri?
Se me lo avessi chiesto 4 mesi fa, avrei risposto di no. Adesso però non vorrei realizzare solo singoli, voglio fare un disco espressione di un percorso. Mi piacerebbe arrivasse a fine anno, per darmi la possibilità di fare uno show con tutta la mia musica: la finalità vera non è andare in radio con i miei brani (cosa che comunque ha fatto con “You don’t know me”, nda), ma piuttosto fare un live proponendo le canzoni con cantanti e dj sul palco.

Syria torna con IO+IO, l’album che festeggia i 20 anni di carriera con duetti, inediti e una cover di un brano di Ambra: una conferma della sua ecletticità.

Syria torna con IO+IO, il nuovo album
Syria.

Ricordate Syria  quando vinse tra i giovani al Festival di Sanremo con il brano “Non ci sto”? Era il 1996. In questi giorni per festeggiare la sua ventennale carriera ha pubblicato l’album “IO+IO”, che contiene i brani da lei interpretati con una serie di amici (Paola Turci, Emma, Noemi, Emiliano Pepe tra gli altri) durante il concerto tenutosi tempo fa al Teatro Grande di Brescia, più canzoni inedite.

Il titolo che hai scelto per l’album è sia 10 + 10 sia io + io. È così?
Ha una valenza doppia, mi sono detta “creiamo un po’ di confusione”! Spero di crearla sempre per cause positive e per sperimentare. Questo titolo, e questo disco, sono un concentrato di me. Ho voluto dividerlo in 10 anni, che sono stati in un modo, e altri 10, che sono stati in un altro. Credo di non essermi mai fermata, penso di aver inciso 105, 110 canzoni, senza contare i duetti: che bella soddisfazione! Mi resta sempre la voglia di tentare strade diverse, fare esperienze teatrali, tributi ad altri artisti… sono un’interprete al servizio della musica.

Qual è stato il confine tra questi 10 + 10 anni?
Il confine è stata l’esperienza teatrale con Paolo Rossi (nel 2005, con lo spettacolo “Chiamatemi Kowalski. Il ritorno”, nda), che ha ribaltato i miei ritmi e la mia visione su tante cose. È stata una scuola, con lui come professore. Da lì sono scattate altre cose, utili ad aprirmi ad ambiti per me nuovi, a cercare autori e collaborazioni con artisti che hanno un pubblico diverso dal mio. Poi c’è stata Airys, il mio alter ego con cui mi diverto alla consolle anche se non sono una dj: voglio solo stare dentro la musica.

E poi, il punto fermo (per ora), con questo disco.
È una raccolta di quello che è stato fatto al Teatro Grande di Brescia, una serata speciale in cui ho messo in fila tutti i miei successi. Ero accompagnata da un’orchestra di 50 elementi diretta dal maestro Bruno Santori (un’occasione unica, come se fosse Sanremo, mi sono fatta un regalo) e dalle mie amiche. Per i 20 anni di carriera ho pensato che un best si potesse anche fare, inserendo gli inediti che avevo nel cassetto.

Ti vedi come autrice?
No, per carità. Ci ho provato ma ho voglia di essere aiutata da un autore, ne nasce sempre un bel confronto, e poi mi piace essere interprete.

Attrice?
“Bellissime” è uno spettacolo teatrale dedicato alle donne della musica italiana, facendolo mi sono accorta che non potrei volere di più. Però no, non faccio l’attrice nemmeno nei monologhi. Ho la possibilità di dedicarmi a questo spettacolo e continuo a farlo.

Porterai le canzoni di “IO+IO” dal vivo?
Ho pensato a un tour in chiave elettroacustica; sul palco vorrei fossimo al massimo in trio.

Syria torna con IO+IO, il nuovo albumAvrai ospiti con te sul palco?
Sono aperta a tutto. Ambra mi ha detto che se voglio lei passa volentieri a cantare con me. Io comunque per queste cose non programmo niente, di solito mando un messaggio dicendo ‘suono in città, vuoi venire?’.

Dici di Ambra perché nel disco hai inserito la cover di un suo brano, “Io te Francesca e Davide”.
Era per Airys ma non ho resistito. Tanto il mio pubblico non si stupisce più (ride, nda). Quando ero ragazzina questa canzone mi piaceva. Sarebbe bello fare un video con Ambra e Cosimo Alemà, che nel video originale era attore (oggi è regista).

Che sogno ti resta da realizzare?
Sogno di portare in scena Gabriella Ferri. Non sarà facile, ma è un mio desiderio fare un concerto teatrale, forse raccontare storie come in “Bellissime” e leggere le sue poesie, con il rispetto che le si deve.

E Sanremo?
Mi piacerebbe rifarlo. L’ultima volta ci stata nel 2003. Ci ho provato quest’anno, la canzone non l’ho inserita in questo cd. Al Festival mi metto in fila, come al solito, anche per il prossimo anno.

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