Tre artisti che sono stati colonna sonora per intere generazioni si uniscono per un progetto live imperdibile, che partirà il 18 gennaio.

MAX NEK RENGA, le date del tour
Foto © Luisa Carcavale

Max Pezzali , Nek  e Francesco Renga  si sono uniti per dar vita a un tour del tutto nuovo e che si prospetta interessante ed emozionante. Tre artisti con la A maiuscola, con una carriera di tutto rispetto alle spalle, si mettono in gioco con un lavoro innovativo. Per la prima volta da quando hanno iniziato questa professione, infatti, Max, Nek e Renga interpretano i loro più grandi successi a tre voci.

I tre cantanti sono stati un punto di riferimento per intere generazioni, alle quali hanno fatto da vera e propria colonna sonora di vita. La loro tournée – dal titolo MAX NEK RENGA, il tour – inizierà nel 2018.

La prima data è il 18 gennaio, a Pala Arrex di Jesolo. Si continua il 20 all’RDS Stadium di Genova,  il 26 e il 27 al Pala Alpi Tour di Torino, il 29 all’Adriatic Arena di Pesaro, e il 31 al Pala Sele di Eboli. Il primo febbraio si esibiscono al Pala Partenope di Napoli, il 3 al Pal’Art Hotel di Acireale, il 4 al Palasport di Reggio Calabria, il 12 e 13 febbraio al Pala Bam di Mantova, il 16 all’Arena Spettacoli Padova Fiere di Padova, il 20 al Nelson Mandela Forum di Firenze, il 21 al Modigliani Forum di Livorno e il 23 all’Unipol Arena di Bologna. Le ultime date, per il momento, sono il 4 e 6 aprile al Pala Lottomatica di Roma, l’11 aprile al Pala Florio di Bari e il 19 e 20 aprile al Mediolanum Forum di Assago di Milano.

Il tour è stato anticipato da un brano, Duri da battere, di Max Pezzali, contenuto nel suo ultimo disco Le canzoni alla radio, in uscita il 17 novembre. La nuova canzone, interpretata da Pezzali insieme ai suoi due nuovi compagni di avventura, è disponibile in radio e in tutte le piattaforme digitali, oltre ad esserci il video ufficiale diretto dai Manetti Bros.

Nel videoclip i tre protagonisti sono nei panni dei famosi eroi dei film: Max è come Indiana Jones, Nek come l’agente Ethan Hunt di Mission Impossibile e Renga come James Bond.

Parte il 14 novembre, da Torino, l’Emotional Tattoos Tour, in cui PMF porterà in giro per il mondo nuovi brani e vecchi successi

Premiata Forneria Marconi, date di Emotional Tattoos Tour
Premiata Forneria Marconi.

Sono passati 14 anni da quando PMF – Premiata Forneria Marconi ha pubblicato il suo ultimo album di inediti. Ora la band torna sulla scena musicale con un album internazionale e proiettato già nel futuro. Mondiale lo si capisce già dal titolo del disco, Emotional Tattoos; proiettato in avanti lo dimostra l’immagine di copertina dove, come ha dichiarato la band, «si vede una fantastica nave spaziale guidata da Franz e Patrick, una nave che ci porta in luoghi mai esplorati prima, accompagnando il pubblico nel nuovo mondo PFM, dove la musica non ha solo un’identità ma si evolve e abbraccia molti generi».

Emotional Tattoos è stato pubblicato il 27 ottobre per InsideOutMusic/SonyMusic in due versioni diverse, una italiana (la cui tracklist è 1. Il regno, 2. Oniro, 3. La lezione, 4. Mayday, 5. La danza degli specchi, 6. Il cielo che c’è, 7. Quartiere Generale, 8. Freedom Square – instrumental, 9. Dalla Terra alla Luna, 10. Le cose belle, 11. Big Bang) e una inglese (che contiene 1. We’re not an island, 2. Morning Freedom, 3. The lesson, 4. So long, 5. A Day we share, 6. There’s a fire in me, 7. Central District, 8. Freedom Square – instrumental, 9. I’m just a sound, 10. Hannah, 11. It’s my road).

Le due versioni dell’album ci danno una visione molto attuale del mondo in cui viviamo e analizzano il rapporto tra la musica e il sogno, che stimola l’immaginazione dell’ascoltatore nel migliore dei modi. I brani contenuti, infatti, vengono descritti non come semplici canzoni, ma come tatuaggi emotivi che puoi sentire sulla pelle.

Il gruppo, che recentemente è stato premiato al 50° posto nella Royal Rock Hall of Fame dei 100 artisti più importanti del mondo, ha in programma un tour, che porterà in giro per il mondo i loro più grandi successi e questi nuovi singoli.

Emotional Tattoos: al via il tourPremiata Forneria Marconi, date di Emotional Tattoos Tour
PFM, la cover dell’album Emotional Tattoos.

Ecco le tappe dell’Emotional Tattoos Tour:

  • 14 Novembre a Torino(Teatro Colosseo)
  • 15 Novembre a Genova(Teatro Carlo Felice)
  • 23 Novembre a Trento (Auditorium Santa Chiara)
  • 25 Novembre a Zoetermeerin Olanda (De Borderij)
  • 1 Dicembre a Padova(Gran Teatro Geox)
  • 2 Dicembre a Varese(Teatro Openjobmetis)
  • 29 Dicembre a Bari (Teatro Petruzzelli)
  • 30 Dicembre a Castrovillari(Teatro Sybaris)
  • 9 e 10 Gennaio a Tokyo (Billboard – Doppio concerto)
  • 11 Gennaio a Osaka(Billboard)- Doppio concerto
  • 31 Gennaio a Bologna(Teatro Duse)
  • 2 Marzo a Milano(Teatro Dal Verme)
  • 9 Marzo a Brescia(PalaBrescia)
  • 11 Marzo a Assisi (Teatro Lyrick)
  • 12 Marzo a Roma(Teatro Olimpico)
  • 13 Marzo a Napoli(Teatro Augusteo)
  • 23 Marzo La Spezia (Teatro Civico)
  • 24 Marzo a Montecatini (Nuovo Teatro Verdi)
  • 20 Aprile a San Paolo (Espaco das Amaericas)
  • 21 Aprile a Rio De Janeiro (Vivo Rio)
  • 22 Aprile a Porto Alegre(Bourbon Country)
  • 23 Aprile a Belo Horizonte(Teatro Palacio dad Artes)
  • 25 Aprile a Concepcion (Teatro de la Universidad de Concepcion)
  • 26 Aprile a Santiago Del Chile(Teatro Oriente)
  • 28 Aprile a Buenos Aires(Teatro Coliseo)
  • 30 Aprile a Lima
  • 3 Maggio a Città Del Messico (BlackBerry Hall)
  • 6 Maggio a Gettysburg (Majestic Theater)
  • 7 maggio a New York(Highlineballroom)
  • 8 maggio a Chicago(Reggies Live)
  • 12 Maggio a Legnano- Teatro Galleria

Un nome particolare, un grande senso dell’umorismo e tanta voglia di fare punk rock.

Monsieur Blumenberg, esce Divertissement Avec Du Punk
Monsieur Blumenberg, esce Divertissement Avec Du Punk.

La passione di Monsieur Blumenberg è il punk rock, anche se tra il primo album – uscito nel 2001- e il secondo sono passati diversi anni e si è dedicato al genere lounge insieme al fratello. La cosa più importante nella musica, però, per l’artista è il senso dell’umorismo che definisce “fondamentale“. 

Monsieur Blumenberg. Come mai hai scelto questo nome d’arte?
Monsieur Blumenberg sarebbe un mio ipotetico cugino franco-tedesco che vive a Strasburgo (Blumenberg è Montefiori in tedesco) appassionato di Wunderkammer, da cui Wunderkammer Music.

Il tuo primo disco, Musique et Couleurs, del 2001 ha avuto grande riscontro in Italia e non solo. Ti aspettavi tutto quel successo?
No, me ne aspettavo di più. Scherzo, è stata una gratificante e piacevole sorpresa.

Torni sulla scena musical dopo sedici anni. Come hai trascorso tutto questo tempo? Ti sei dedicato solo alla musica o hai coltivato altre passioni?
In questi anni mi sono dedicato maggiormente al progetto Montefiori Cocktail con mio fratello.

Il tuo nuovo disco, Divertissement Avec Du Punk, ossia Divertimento con il Punk Rock, rende omaggio alla vecchia scuola Punk Rock. Che cos’ha in più, secondo te, rispetto ad altri generi musicali?
Il punk rock ha un’immediatezza che pochi generi musicali hanno: si basa su forme musicali semplici, ma che, in realtà, trasmettono una spontaneità da musica folk, popolare.

Monsieur Blumenberg, esce Divertissement Avec Du PunkCiò che ti caratterizza è il senso dell’umorismo. Quanto è importante saper scherzare anche nel mondo musicale?
Per me è seriamente fondamentale.

Nell’album ci sono anche due brani originali, la traccia del titolo di apertura e Sex, Bugs, Rock and Roll. A cosa e perché la scelta di inserire queste due canzoni? Raccontaci un aneddoto, una curiosità di questo disco, qualcosa che non hai mai raccontato a nessuno.
La traccia di apertura è come un’introduzione all’album, mentre la seconda è un chiaro tributo a Ian Dury. Un aneddoto? L’idea della versione di Should I Stay mi venne mentre ascoltavo Cha Cha Cha D’Amour di Dean Martin: gli cantai sopra i Clash e mi accorsi che ci stavano perfettamente.

Ci terrai informati delle tue prossime progettualità, continuerai a fare musica per i tuoi fan?
Mais oui, bien sur.

Finalmente arriva per la prima volta in Italia BLUE MAN GROUP, uno degli spettacoli più visti, colorati e interessanti al mondo.

BLUE MAN GROUP arriva in Italia e parte da Milano
Un momento dello spettacolo dei BLUE MAN GROUP.

Il BLUE MAN GROUP , parte l’8 novembre da Milano, precisamente dal Teatro degli Arcimboldi, e si continua al Teatro Politeama Rossetti di Trieste dal 22 novembre.

Il gruppo, che attualmente ha all’attivo produzioni stabili a New York, Boston, Chicago, Las Vegas, Orlando e Berlino, è nato in America più di 25 anni fa e in tutto questo periodo è riuscito a conquistare il cuore di oltre 35 milioni di persone di età, cultura e nazionalità differenti proprio perché è “as colorful as life“.

Lo spettacolo che viene messo in scena, infatti, ha come punti di forza la musica e il colore: si tratta di una vera e propria performance art in cui i tre protagonisti blu comunicano, stando sul palcoscenico di un teatro, tutta la gioia e l’amore che provano verso la vita e i rapporti interpersonali.

Gli spettatori possono avere l’occasione di prendere parte ad un’esperienza del tutto unica e indimenticabile, grazie a ironia, sarcasmo, arte, musica, teatro, poesia, divertimento, energia, tecnologia e colore. Tutti magicamente uniti in un mix che si può ritenere perfetto e che fa di tutto per combattere l’isolamento dell’uomo e rendere i teatri dei luoghi gioiosi in cui condividere questi bellissimi ideali che esaltano la vita alla massima potenza e che, dopo tutto, sono dentro ognuno di noi.

BLUE MAN GROUP arriva in Italia e parte da Milano
BLUE MAN GROUP.

Un esempio di questo coinvolgimento è la cosiddetta “Splash Zone“, l’area delle prime file di platea dove gli spettatori ricevono in regalo un poncho impermeabile per non essere coperti dalle esplosioni di colore, ma soprattutto per essere essenzialmente protagonisti dello show.

Se vedendo lo spettacolo rimarrete a bocca aperta, la stessa cosa succede scoprendo cosa c’è dietro la creazione di ognuno di essi. Ci vogliono circa 17 crew members, 60 pelli di tamburo, 16 piatti per la batteria, 64 bacchette per le percussioni, 190 litri circa della speciale pittura in 3 colori, 14 kg di gelatina, 8 scatole di cereali Cap’n Crunch, 40 pezzi di cioccolato bianco Toblerone, 385 marshmallows, 44 scatole di Kinder Brios, 21 cuffie per nascondere i capelli dei Blue Men, 28 confezioni di make up blu.

Per quanto riguarda il gruppo, si è formato nel 1991 quando tre amici, Matt Goldman, Phil Stanton e Chris Wink, si sono esibiti per la prima volta al teatro Astor Place, inaugurando l’era dell’intrattenimento Off-Broadway. Ad oggi, i tre, oltre allo show, hanno girato il mondo con il Megastar World Tour, la parodia di un concerto rock, e hanno prodotto tre album, uno nominato ai Grammy. Inoltre, per il loro 25° anniversario è stato pubblicato anche Blue Man World, un trattato che esplora il personaggio protagonista, proprio Blue Man, dal punto di vista antropologico.

La canzone scritta da Secondo Casadei è pronta a fare il giro del mondo

Romagna Mia: arriva il Bando di InternazionalizzazioneAvete presente Romagna mia? La canzone è stata scritta da Secondo Casadei nel 1954 e il ritmo è quello del valzer. Almeno una volta nella vita l’avrete sicuramente ascoltata, anche perché è diventata una sorta di “inno nazionale” per la Romagna, terra che viene cantata in modo nostalgico dall’autore.

Questo famosissimo brano, però, non è rinchiuso tra i confini della Romagna. Grazie all’etno folk band dei Kachupa e Tonino Carotone, – che l’hanno tradotta in lingua spagnola – e alla produzione di Giordano Sangiorgi del MEI e Giuliano Paco Ciabatta della Casadei Sonora – Romagna Mia sta facendo il giro del mondo.

La traduzione spagnola è stata fatta da Riccarda Casadei, figlia di Secondo, proprio per celebrare i 70 anni di attività della Casadei Sonora. Inoltre, è stata registrata, stampata su cd e distribuita online grazie soprattutto alla band dei Kachupa.

La “nuova” canzone è stata presentata alla stampa spagnola venerdì 15 settembre al Mercato della Musica Viva popolare di Vic in Catalogna. Erano presenti membri della stampa internazionale della musica folk e di festival famosi, oltre che produttori di musica folk e popolare in tutta Europa. Al MEI, invece, è stata fatta conoscere nella serata di apertura del 29 settembre a Casa Spadoni, a Faenza. Inoltre, è stata fatto sentire nelle principali fiere e festival di tutta l’area latina e mediterranea.

Non bisogna scordarsi che il brano è stato internazionalizzato proprio per dare importanza al mondo del liscio della Romagna, alle sue 100 orchestre, 50 balere e altrettante scuole di ballo che fanno sempre un grande lavoro per farsi conoscere in tutto il mondo. Tutto il progetto, infatti, è sostenuto da Mibact e Siaec grazie al bando Sillumina che cerca di allargare l’interesse del liscio alle nuove generazioni, sia nazionali sia internazionali.

Pronti a ballare il brano che siamo abituati a sentire in un modo tutto diverso?

Alle spalle ha esperienze musicali in paesi stranieri, lavori in altri campi artistici e la partecipazione come componente di una band: ecco che Luca Gemma racconta di tutto ciò e del nuovo disco a Musica361.

La felicità di tutti è il nuovo album di Luca Gemma
Luca Gemma.

La felicità di tutti è il nuovo album di Luca Gemma. Un artista che ha alle spalle esperienze musicali all’estero, esperienze lavorative in altri ambiti artistici – la televisione, la radio, il cinema e il teatro – e un passato come componente di una band e che si sta mettendo in gioco facendo conoscere questo suo nuovo lavoro che definisce come «una questione di attimi». 

La felicità di tutti è il tuo sesto album. In cosa si differenzia dai precedenti e cosa aggiunge? Definisci con un aggettivo i tuoi sei album.
Un disco nuovo significa avere qualcosa di nuovo da raccontare, provando a scrivere canzoni più belle, senza la paura di cambiare, ma anzi sfruttando la sorpresa e a volte anche l’errore. Su questo io e Paolo Iafelice, che produce insieme a me, andiamo molto d’accordo: quando ci mettiamo al lavoro sappiamo solo in parte dove andremo a finire. Nella fattispecie questo disco credo abbia quell’intensità e quella verità che ho sempre cercato, ma che trovavo più spesso e più facilmente nelle ballad lente. Invece i brani di questo nuovo lavoro sono tutti molto ritmici e intensi al tempo stesso. E di questo sono contento.
Per definire i miei dischi direi che Saluti da Venus è ingenuo e liberatorio, Tecniche di Illuminazione è denso e complicato, Folkadelic è potente e carnale, Supernaturale è leggero e carnale, Blue Songs è intenso e malinconico, La Felicità di tutti è intenso e ballabile ed è il migliore.

Il titolo dell’album colpisce molto e rimanda ad un concetto che nella società odierna si insegue molto. è un augurio? Come mai lo hai scelto? Che cos’è per te la felicità?
Per me la felicità è una questione di attimi, nel senso che non ho la presunzione di vivere in uno stato di gioia perenne. Però penso che per cogliere quei momenti bisogna farsi trovare pronti. Il titolo, invece, parte dalla constatazione che nella società odierna la ricerca della felicità individuale porta a fregarsene completamente di quella altrui. Io invece penso che la propria felicità, così come la libertà, trovi il suo limite laddove comincia l’infelicità di un altro. E quindi la felicità di tutti è un’ambizione un po’ fricchettona, un invito a mettersi nei panni degli altri e a uscire dall’egoismo sfrenato, che è una caratteristica che governa il mondo e i rapporti interpersonali di questi tempi.

La felicità di tutti è il nuovo album di Luca Gemma
La felicità di tutti è il nuovo album di Luca Gemma.

La copertina del tuo nuovo disco è molto particolare, ispirato a Exile on Main St. dei Rolling Stones del 1972. Ci racconti nel dettaglio qual è il messaggio che vuoi arrivi ai tuoi fan? I Rolling Stones sono una scelta casuale o hanno influenzato la tua musica? Che cos’è per te la musica?
Gli Stones sono così grandi e iconici da aver influenzato la musica di tutti, quindi anche la mia. L’idea di comporre un puzzle di foto in copertina mi è venuta dal loro disco e dall’aver scelto per il mio album un titolo al plurale, appunto La felicità di tutti. Avevo poi la fortuna di poter disporre delle numerose foto in formato quadrato scattate dalla fotografa Glu La, alle quali si è aggiunto un mio ritratto del maestro Ray Tarantino e un autoritratto dell’artista e poetessa Tiziana Cera Rosco. Guardando le foto che compongono la cover avrai un’idea dei protagonisti delle canzoni dell’album, ovvero quelli che a buon diritto reclamano la felicità.

Nel tuo disco hai inserito Cajuina di Caetano Veloso. Perché proprio questa canzone?
Perché è una canzone bellissima di un artista che mi piace molto. Quando nei miei dischi ho interpretato canzoni di altri, da Modugno a Morricone a Paul Weller, ho sempre scelto pezzi molto belli: diciamo che ho buon gusto. In questo caso poi mi sono preso la libertà di scrivere e aggiungere un testo in italiano, lavorando molto sul suono delle parole, perché è stato proprio il suono del testo originale di Veloso a colpirmi al primo ascolto.

Hai scritto brani per altri cantanti, per la televisione, per la radio, per il cinema e per il teatro. Come cambia la musica nei vari ambiti?
Sono tutti casi in cui le canzoni o la musica che scrivi sono funzionali ad altri media. In pratica sei costretto a muoverti all’interno di confini precisi dati da altri o da altre forme espressive, ma usi questa costrizione come grimaldello per fare uscire qualche idea, un po’ di creatività. è molto stimolante.

Hai fatto tour non solo in Italia, ma anche in Australia, Francia, Lussemburgo e Inghilterra. Come è stato emotivamente? Hai vissuto e sentito delle differenze tra il pubblico straniero e quello italiano?
Ho montato un piccolo film sul tour australiano del 2016, visibile su YouTube. Si chiama 15 Minutes in Australia, a sottolineare per paradosso la sensazione fortissima di lontananza che ho provato arrivando “laggiù”. Oltre alle 22 ore di volo che danno il senso della distanza geografica, ti accorgi della mancanza totale delle sovrastrutture culturali tipiche che abbiamo noi europei. è un luogo giovane, selvaggio, ingenuo e quindi molto affascinante. Il pubblico francese invece mi piace sempre molto perché ha una forte predisposizione all’ascolto e ha un orecchio raffinato, con una grande attenzione per le parole. è un pubblico ancora avvezzo ai silenzi e alle pause.

Quando frequentavi l’università a Milano hai fondato i Rossomaltese insieme a Pacifico. Quanto sei maturato musicalmente con l’esperienza in un gruppo? Quanto è importante secondo te accettare e condividere idee musicali?
Un gruppo musicale è sempre frutto di un’alchimia umana che porta allo sviluppo di un suono: due cose fondamentali che caratterizzano e danno senso a una band. Così è stato anche per i Rossomaltese. E io ho imparato tantissimo in quei dieci anni da tutti i miei compagni di viaggio. Dopodiché la musica ha sempre una componente di solitudine e una di condivisione con altri musicisti, prima di essere condivisa definitivamente con chi ti ascolta.

Farai un tour di promozione del nuovo album? Se si, quali saranno le prime tappe?
Abbiamo cominciato il 13 e 14 ottobre con i primi due concerti, molto belli, in Francia. Il 4 novembre suoniamo all’Acqua Cheta a Tremezzina (Co) e il 21 novembre presento il disco a Milano, a La Salumeria della Musica, all’interno della Milano Music Week. Poi faremo uno showcase radiofonico a Nizza, a France Bleu Azur, la radio nazionale che ci ha ospitato già con il disco precedente. Con me dal vivo, come sul disco, ci sono Roberto Romano, fiati e percussioni, Nik Taccori, batteria, e Andrea Viti, basso e percussioni. E sono molto bravi.

 

Se le vostre passioni più grandi sono la musica e i videogiochi, allora questo è l’articolo che fa per voi.

Master di I Livello in Musica per videogiochiD’ora in poi, nessuno più vi potrà dire «Stai sempre attaccato al joystick e non studi mai» perché l’Accademia Italiana Videogiochi e il Conservatorio di Santa Cecilia hanno istituito un nuovo corso di studi che mette insieme questi due campi: stiamo parlando del Master di I Livello in Musica per videogiochi.

Ma di che cosa si tratta nello specifico? ll Master, che dura solamente un anno, mette a punto un percorso ad hoc per chi nella vita desidera scrivere musica per videogiochi.

Gli sbocchi professionali previsti sono molti e variegati: si parte da figure che possono lavorare nell’industria del videogioco o in start up innovative, fino ad arrivare a programmatori sonori, compositori, orchestratori, arrangiatori, music editor e sound designer.

Il piano di studi, formato da 364 ore di frequenza, si divide essenzialmente in due parti. La prima prevede attività formative di base, come quelle dello studio e della composizione della musica; la seconda, invece, attività più specifiche, come il campionamento sonoro, la programmazione midi e l’orchestra virtuale. Nel corso delle lezioni ci saranno anche incontri importanti con realtà produttive nel territorio e con aziende leader del settore, sia nazionali sia mondiali.

Per la prova finale gli studenti devono essere in grado di comporre una colonna sonora con la C maiuscola, per dimostrare al meglio ciò che hanno appreso durante l’anno. Inoltre, tutti i partecipanti hanno la possibilità di realizzare delle composizioni, che poi sono anche registrate da un’orchestra professionale.

«Siamo molto soddisfatti di questa nuova collaborazione che dimostra la qualità della nostra offerta didattica, l’expertise che siamo capaci di garantire e, soprattutto, le opportunità formative e gli sbocchi lavorativi che il mondo dei videogiochi può offrire. Nell’ambito del Master AIV si occuperà dell’insegnamento delle materie affini e integrative relative la programmazione e il game building, attraverso lo studio di Unity e dei linguaggi C# e Javascript» ha dichiarato Luca De Dominicis, Fondatore e Direttore dell’Accademia Italiana Videogiochi.

Per poter partecipare al Master, che è riconosciuto ufficialmente dal Ministero dell’Istruzione dell’Università e della Ricerca, oltre al diploma di Conservatorio o alla laurea triennale, occorre superare la prova di ammissione che consiste in un elaborato scritto e in colloquio motivazionale.

Personalità forte, stile elegante e naturale. Il tutto racchiuso in un nome: Linda D.

È appena uscito il suo nuovo singolo, Senza indugio, ed è pronta a sbarcare al cinema con un lungometraggio che racconterà tutta la sua vita. Stiamo parlando di una ragazza dalla personalità forte, dallo stile elegante e naturale. Il tutto racchiuso in un unico nome: Linda D.

Intervista a Linda D.: la musica e un film sulla sua vita
Intervista a Linda D.: la musica e un film sulla sua vita.

Senza indugio, il tuo ultimo singolo, quanto ti rappresenta? Quanto c’è di te in questa frase e in questa canzone?
Molto. Nella vita bisogna osare e non fermarsi mai davanti agli ostacoli, trasformare gli eventi negativi. Mi alzo ogni mattina e sorrido perché la vita può sbocciare anche senza il sole.

Nel 2013 sei stata finalista a Sanremo Giovani con Anima rotta, canzone dal titolo significativo. Qual era il messaggio che volevi trasmettere al tuo pubblico? Pensi che Sanremo abbia portato il tuo messaggio?
Quello di gridare, pregando e cantando il dolore e l’orrore. Attraverso la musica tirare fuori quello che a volte le donne violentate, stalkerizzate e a volte uccise, non hanno il coraggio di fare. Sanremo, si sa, è molto seguito dai media. 

Anima rotta è anche il titolo del tuo secondo album, con il quale hai iniziato una battaglia contro il femminicidio. Quanto è importante per te e per la tua musica trattare un tema così attuale?
È fondamentale e vitale,: attraverso le mie canzoni mi sento utile. Ho vissuto nella violenza, so cosa significa, e cantando affronto quello che è  un problema e una piaga sociale.

Il brano Anima rotta è stato anche tradotto in spagnolo, Alma quebrada. Grazie a quest’ultimo hai ricevuto i complimenti dalle più alte cariche dell’America Latina perché trasmetti il messaggio che “la vita è un dono”. Quali consigli ti senti di dare a chi si trova in un momento difficile?
Sicuramente quello di non chiudersi. Bisogna parlare, denunciare, essere forti.

Intervista a Linda D.: la musica e un film sulla sua vita
Intervista a Linda D.

Sei apparsa in numerose trasmissioni tv. Come mai hai deciso di parlare di te al pubblico in maniera così profonda?
Raccontando la mia storia di vita spero di poter essere di aiuto agli altri, soprattutto a  quelle persone che nel buio non riescono a trovare una via d’uscita, che si sono perse nel male, dentro l’amarezza di questa vita, e far si che abbiano la forza di ricominciare al di là del male. Voglio portare una speranza.

Nella scena musicale vanti numerose collaborazioni, anche con artisti internazionali. Quali sono le differenze tra il modo di fare musica italiano e straniero?
Ho trovato più umiltà negli artisti americani: mi hanno insegnato che,  per essere grandi, bisogna imparare ad essere prima piccoli.

Hai vinto premi e riconoscimenti in Italia, come il Premio Ettore Scola, il Premio Lando Buzzanca e la nona edizione di Tulipani di Seta Nera Festival Internazionale del Corto sezione Social Clip. Qual è l’ingrediente in più, secondo te, che ti ha portato al primo posto sul podio?
Al primo posto non mi ci sento e neanche lo vorrei, troppo impegnativo. La formula vincente è la semplicità,  l’essere vera, genuina e umile. Io sono diretta con il mio pubblico.

Che cosa ci riserverai per il futuro? Hai già in mente nuovi progetti? Ci parli del lungometraggio che porterà la tua storia al cinema?
Tante cose belle, tra cui un film che racconterà la mia magnifica vita, piena di ostacoli da saltare, e il mio metodo segreto per poterli superare.

Per la prima volta una mia canzone farà parte di un film! Semplice,  il mio nuovo singolo, sarà la colonna sonora del nuovo film di Federico Moccia.

Semplice di Elodie nella colonna sonora del film di Moccia
La locandina del nuovo film di Federico Moccia.

Esordisce così sui social Elodie Di Patrizi, cantante italiana che si è fatta conoscere ad Amici di Maria De Filippi  e che con la sua voce particolare e il suo stile inconfondibile ha conquistato il pubblico, e non solo: infatti, Federico Moccia ha voluto che partecipasse al suo nuovo film. Non in veste di attrice, ovviamente, ma facendo sì che una sua canzone, Semplice, uscita lo scorso 6 ottobre, entrasse a far parte di Non c’è campo, al cinema dal 1° novembre.

Si tratta di un film che viene definito un «esperimento sociale» dallo stesso regista. Non si ha rete per telefonare, si sta senza WhatApp, Instagram, Facebook e Twitter. La nostra vita cambierebbe radicalmente senza i social? Vivremmo meglio o peggio? Questo è quello che il film, con artisti quali Vanessa Incontrada, Gian Marco Tognazzi, Mirko Trovato, Eleonora Gaggero e Neva Leoni, ci vuol far comprendere. Il tutto attraverso una divertente gita scolastica in un paesino pugliese in cui alunni e professoresse si ritrovano “senza campo”, a riscoprire il mondo senza tecnologia.

La colonna sonora del film viene arricchita con il brano di Elodie, il terzo singolo estratto dal suo ultimo album, dopo Tutta colpa mia, presentato al Festival di Sanremo 2017, e Verrà da se. Per la cantante, classificatasi al secondo posto della quindicesima edizione del talent show di Canale 5 vincendo anche il premio della critica Vodafone e il premio RTL 102.5 si tratta della prima esperienza cinematografica.

Nel mondo musicale, ha già a suo attivo due dischi d’oro e uno di platino. Ha partecipato a numerosi eventi tra cui il festival di Sanremo, ad Amiche in Arena all’Arena di Verona, Mtv Music Awards in Piazza del Popolo a Roma e Radio Italia Live in Piazza Duomo a Milano. Il suo successo è segnalato anche sui social, dove conta milioni di followers e di like.

Chrysma, rapper giovanissimo e con una carriera di tutto rispetto alle spalle, ci parla delle sue esperienze passate, del nuovo album e dei progetti futuri.

Intervista a Chrysma, il rapper parla del nuovo album
Intervista a Chrysma, il nuovo album è “Giganti”.

Giovane e già con lavori e collaborazioni importanti alle spalle. Stiamo parlando di Chrysma, rapper originario di Parma, che ha da poco pubblicato il suo album d’esordio. Alcune delle canzoni al suo interno appartengono al genere del trap, ma lui non si definisce un trapper, preferendo mantenere una linea del tutto personale. 

Sei giovanissimo, ma già da anni sei entrato a far parte del panorama del rap e dell’hip hop. Hai studiato da autodidatta o hai seguito dei corsi?
Assolutamente no, non ho mai intrapreso corsi: ho imparato a rappare ascoltando molta musica, provando e riprovando sempre sugli stessi beats e imparando ad andare a tempo. Piano piano vedevo che ci stavo riuscendo, così ho potuto poi trovare la corrente giusta, il mio stile. Per i testi, invece, è stato ancora più semplice perché scrivevo già poesie: il mio approccio con la scrittura era già nato tempo prima.

Hai fondato anche una tua crew, la Master Prod, poi hai collaborato con Naym e infine hai intrapreso un percorso da solista. In quale veste ti senti più te stesso?
Non nego che mi sono divertito tantissimo con loro; avere una crew t’insegna sempre tanto, soprattutto a non pensare solo a te stesso ma ad un collettivo. Quando sei in gruppo hai delle responsabilità come le hanno tutti gli altri, l’opinione di tutti va ascoltata (almeno nella mia crew era così) e hai più menti che ragionano. Se devo essere sincero, però, ora come ora mi trovo meglio da solo: la mia mente è cambiata e sono maturato molto artisticamente. Non nego che nel futuro mi piacerebbe collaborare di nuovo con Naym, eravamo un bel duo.

Hai avuto modo di collaborare indirettamente con artisti come Mondo Marcio, Raige ed essere giudicato da Gue Pequeno, cosa c’è di loro nella tua musica?
Quando sei piccolo e apri il concerto di qualche artista che ti piace e che stimi, sei gasato al mille per mille: era il 2012/2013 quando coi Master Prod ho aperto i concerti di Mondo Marcio e Raige nella mia città natale, Parma. Fu un periodo bellissimo, credetemi: ero piccolo, ultra spensierato, mi stavano capitando cose molto positive e quell’età pensi solo a spaccare il mondo. Per quanto riguarda Guè, quel concorso che facemmo online ebbe i suoi frutti: in città cominciarono più a parlare di me e Naym e, anche se non vincemmo il concorso, avemmo molte views al brano ai tempi. 

Nel tuo curriculum compare anche una partecipare a Italia’a Got Talent. Raccontaci qualche aneddoto riguardo quest’esperienza.
Fu divertentissimo, anche se eravamo molto agitati perché portavamo un brano d’amore a cappella, poiché ci avevano detto di non portare basi. Quando arrivammo scoprimmo invece che potevamo portarle. Naym per l’emozione si scordò un pezzo di canzone, ma non ci fermammo dalla vergogna o dal timore, tanto se ci eravamo giocati la possibilità di vincere lo avevamo già fatto. Un’esperienza davvero interessante ma che non rifarei: c’erano pochi cantanti e pensavamo di poter fare la differenza, ma non è stato così.

Nel 2016 sei anche arrivato in finale a Area Sanremo 2016 con il brano La prima volta. Quanto sei cresciuto dopo il Festival?
Area Sanremo è stata un’esperienza che, senza ombra di dubbio, mi ha segnato, emotivamente e artisticamente. Ho avuto a che fare con professionisti del settore, ho potuto ascoltare consigli, opinioni  e soprattutto confrontarmi con altri artisti, senza mai cadere nelle rivalità. Sono felice per chi è riuscito a salire sul palco dell’Ariston: significa che se lo meritava veramente. Dopo quel periodo sicuramente sono maturato molto e non nego che mi piacerebbe riprovarci. 

Da poco è uscito il tuo album d’esordio, dal titolo Chrysma. Che cosa rappresenta per te questo disco?
Rappresenta il mio primo “amore”. L’espressione vera e propria di Chrysma tocca ogni parte interiore di me che ho vissuto fino ad ora, ogni tasto dolente e/o positivo viene rappresentato in questo album. Sicuramente, essendo il mio album d’esordio, ho la possibilità di cercare di arrivare a più persone possibili, per farmi capire a pieno e andare oltre le apparenze di quello che sembro al pubblico. Sono orgoglioso di quello che abbiamo realizzato con Giuliano Boursier.

Intervista a Chrysma, il rapper parla del nuovo album
La cover di Giganti.

Hai definito Giganti, una delle canzoni dell’album, un brano trap. Ci spieghi meglio di che genere musicale si tratta?
Giganti è senza dubbio un brano trap, soprattutto per la strumentale. Ho definito il mio disco “crossover” perché volevo esprimermi in più stili del rap. Non voglio essere messo nella categoria dei “trapper”, quel genere che ora in Italia sta spopolando a dismisura, voglio mantenere una linea mia. Ci sono tre brani trap nel mio disco oltre a Giganti, proprio perché ho voluto pensare a quei fan a cui può piacere più quel genere rispetto a un rap più classico. La trap è la nuova espressione rap che si è creata nel nostro paese, un diverso modo di esprimersi e di rappare. L’artista trap più in voga in questo momento è sicuramente Ghali.

Dopo l’uscita dell’album hai già in mente nuovi progetti?
Certamente non sto smettendo di scrivere canzoni. Sto pensando a quale singolo buttare fuori nei prossimi mesi  e a un possibile disco futuro, ma è ancora tutto da decidere. Sono molto lunatico, un giorno penso una cosa, un altro giorno un’altra:  sono un disastro. Per adesso penserò al progetto che è uscito: di lavoro ce n’è ancora molto dietro questo disco.

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