Quale storia si cela dietro al successo di Carly Simon? Su Rai 5 verranno svelati tutti i segreti della cantautrice in una nuova puntata della serie in prima visione “The Great Songwriters”, in onda lunedì 26 febbraio alle 22.55.

La storia di Carly Simon su Rai5

La musica possiede milioni di storie dentro ad ogni traccia. Fotografa la società, le tendenze, gli stati d’animo di chi l’ha composta e cantata. Spesso, noi siamo meri fruitori. A volte di queste milioni di storie ce ne arrivano cinque, forse, quando abbiamo un interesse verso un artista o una canzone. Dovremmo imparare ad essere curiosi, per scoprire cosa si cela oltre ciò che non conosciamo.

Carly Simon, per esempio, è una cantautrice che non tutti ricordano (o conoscono) ad oggi, ma proprio per questo possiede un valore aggiunto, quello della ri-scoperta. Il suo successo fu importante negli anni ’70, tanto da stringere amicizia con Mick Jagger. Proprio lui gli fece da voce corista nella hit del 1972 “You’re So Vain”. Sono gli anni in cui lei conosce James Taylor, con il quale si sposerà. Un incontro che non solo le cambiò la vita coniugale, ma che fu una forte spinta per l’ispirazione. Sempre con il marito, all’apice del successo, comparve sulla copertina delle riviste Rolling Stone e People del 1978. Carly divorzierà da James Taylor nel 1983 per finire tra le braccia di un batterista nel 1985, Russ Kunkel.

Quale storia si nasconderà dietro le canzoni di Carly Simon? Vincitrice di Oscar, Grammy e Golden Globe, la cantautrice si racconterà nel nuovo episodio della serie in prima visione “The Great Songwriters”, in onda lunedì 26 febbraio alle 22.55 su Rai5. Nel corso dell’intervista verranno illustrati i dettagli della sua vita privata, del suo lavoro e soprattutto del suo approccio alla composizione, con performance originali di quattro brani.

Su Rai 3 e Rai Storia in onda mercoledì 28 febbraio la storia degli albori del jazz, rispettivamente alle 13.15 e alle 20.30 durante la trasmissione “Passato e presente”

storia di Nick La Rocca e della Original Dixieland Jazz Band

Incontro tra culture e stili diversi, l’America di inizio Novecento era questo e altro, soprattutto un posto dove cercare fortuna. In tanti partirono alla “ricerca del tesoro”. Prima testimone di queste migrazioni è stata la musica. Le diverse contaminazioni hanno fatto nascere il jazz. Proprio la storia di questo genere è la protagonista della puntata di Passato e presente”, in onda mercoledì 28 febbraio alle 13.15 su Rai3 e alle 20.30 su Rai Storia.

Siamo a New Orleans, patria del jazz del primo Novecento. La città è crocevia di merci, etnie, musiche e culture diverse. Sono gli anni in cui gli Stati Uniti entrano in un’era di prosperità senza precedenti. Un’epoca che si concluderà bruscamente con la crisi economica del 1929.

Paolo Mieli e il professor Lucio Villari racconteranno, nel corso della trasmissione, come, a partire dal 1943, l’esercito americano avvierà una enorme produzione discografica per i reparti al fronte. Si tratta dei V disc, i dischi della vittoria su cui viene inciso il migliore jazz dell’epoca. Spediti in Europa e nel Pacifico, insieme ad apparecchi per ascoltarli, i V disc avranno lo scopo di tenere alto il morale ai soldati. Indirettamente, saranno anche uno strumento per propagandare l’«american way of life».

Il jazz è un linguaggio che sembra lontano dall’immaginario collettivo, a volte viene tacciato di avere il naso all’insù, quando in realtà rappresenta le radici del blues, del rock, della musica soul, dell’hip hop. Si può decidere di pensare la musica per generi, dividerla in categorie, in quel caso il jazz rappresenterà (forse) un ostacolo alla comprensione, perché “diverso” da ciò che ascoltiamo di solito. Oppure, si può decidere di pensarla libera, improvvisata, senza schemi prefissati, contro ogni pregiudizio: così è tutta un’altra musica.

Lo Stato Sociale al Festival di Sanremo con “Una vita in vacanza”. Dietro a tanta spensieratezza ci sono valori importanti.

Lo Stato Sociale tra i favoriti di Sanremo 2018
Lo Stato Sociale in conferenza stampa al Palafiori

Sono la scelta giovane del Festival. Provengono dell’ondata indie-pop che ha riempito piazze e palazzetti. Lo Stato Sociale, collettivo bolognese composto da Albi, Bebo, Carota, Checco e Lodo, sul palco dell’Ariston con “Una vita in vacanza“. Si sono formati nel 2009, hanno fatto la gavetta e il loro ultimo risultato più importante risale al 22 aprile 2017, Mediolanum Forum, 9000 persone tutte per loro.

Appaiono frizzanti in sala stampa “Lucio Dalla”, mentre i giornalisti cantano la loro canzone. “Il motivo del nostro nome viene dai giornali – rispondono passandosi il microfono a vicenda. Stavamo sfogliando il giornale, era il 2009 e un tema ricorrente era “lo stato sociale”, quindi ci siamo chiamati così”.

Si fanno più seri quando si parla di lavoro. Per loro lavorare è un valore che non dovrebbe permettere la frustrazione e lo sfruttamento. Uno di loro fu operaio, a conferma del loro pensiero. Sul palco dell’Ariston hanno portato un cartellino ciascuno con i nomi Marco, Domenico, Antonio, Massimo e Roberto, cinque operai Fiat (ora Fca) dello stabilimento di Pomigliano, ai quali, secondo il Fatto Quotidiano: “A fine settembre 2016, il Tribunale di Napoli ha dichiarato illegittimo il loro licenziamento imponendone la reintegrazione. Ma la Fiat a risposto picche. Ed ora i cinque si ritrovano stipendiati ma non graditi in fabbrica”. La scelta di “portarli sul palco” è stata motivata così dallo Stato Sociale: “La storia dei cinque lavoratori di Pomigliano rappresenta il lavoro degradante, lontano dalla ricerca della felicità”.

A chi gli chiede se coglieranno l’Arrivedorci prendendo il posto degli storici cantanti “demenziali”, rispondono sicuri: “Non possiamo prendere il posto di Elio e le storie tese, loro sanno suonare, noi no”. Spazio anche a un piccolo pensiero all’Eurovision Song Contest. Scoprono dalla domanda di un giornalista che la versione “internazionale” delle canzoni deve essere da 3 minuti. Dichiarano che sarebbero felici di partecipare al contest (quest’anno a Lisbona), anche se per farlo dovrebbero arrivare primi al Festival, cosa che trovano difficile. Restano comunque controcorrente, accennando che la musica è libera dal concetto di competizione: “Competition are for horses, non for artist”. Eppure sono al Festival di Sanremo.

A poche ore dal gran finale di questa sera ecco il resoconto della quinta conferenza stampa che conferma il successo del Festival di Sanremo ideato da Claudio Baglioni.

Sanremo 2018: la conferma di un'avventura da record
Baglioni, Hunziker e Favino in conferenza stampa al Palafiori

Quello del 2018 è un Sanremo che continua a collezionare un record dopo l’altro, e la serata di ieri ha nuovamente confermato questo trend: con oltre il 51 per cento si aggiudica prepotentemente ancora il migliore share dal 1999; quattro punti in più rispetto al 2017 e oltre 10 milioni di telespettatori i numeri con cui Claudio Baglioni supera gli ascolti dell’ultima edizione del Festival targato Conti. Della grande macchina sanremese ne stanno  giovando anche tutta l’area social e  le trasmissioni Rai dedicate al Festival: record di ascolti anche per Dopofestival, Prima Festival e La vita in diretta.

Ironizzando sulla durata biblica della puntata di questa sera i conduttori si preparano alla conclusione di questa maratona musicale con qualche nota malinconica per l’avventura che finisce, ma allo stesso tempo la felicità di poter tornare a casa. Sul futuro del Festival Baglioni ha negato nettamente una richiesta della Rai a concedere un bis nel 2019, affermando scherzosamente: “mi sento quasi offeso,  il corteggiamento fa tanto piacere agli uomini quanto alle donne”.

Oltre ai 20 big in gara questa sera calcheranno il palco del teatro Ariston: Laura Pausini, Antonella Clerici, Fiorella Mannoia ed il trio Nek,Francesco Renga,Max Pezzali.

Quinta Puntata (10 Febbraio)

Ordine di uscita

  1. Luca Barbarossa – Passame er sale
  2. Red Canzian – Ognuno ha il suo racconto
  3. The Kolors – Frida (Mai, Mai, Mai)
  4. Elio e le Storie Tese – Arrivedorci
  5. Ron – Almeno Pensami
  6. Max Gazzè – La leggenda di Cristalda e Pizzomunno
  7. Annalisa -Il mondo prima di te
  8. Renzo Rubino – Custodire
  9. Decibel – Lettara al Duca
  10. Ornella Vanoni con Bungaro e Pacifico – Imparare ad amarsi
  11. Giovanni Caccamo – Eterno
  12. Lo Stato Sociale – Una vita in vacanza
  13. Roby Facchinetti e Riccardo Fogli – Il segreto del tempo
  14. Diodato con Roy Paci – Adesso
  15. Nina Zilli – Senza appartenere
  16. Noemi – Non smettere mai di cercarmi
  17. Ermal Meta e Fabrizio Moro – Non mi avete fatto niente
  18. Enzo Avitabile con Peppe Servillo – Il coraggio di ogni giorno
  19. Le Vibrazioni – Così sbagliato
  20. Mario Biondi – Rivederti

Articolo di Roberto Zampaglione.

Durante la terza serata del Festival, Negramaro ospiti d’eccezione, 13 anni dopo la loro prima esibizione sul palco del Festival di Sanremo.

Negramaro: "La standing ovation a Sanremo è come l'Oscar"
Negramaro all’interno della sala stampa “Lucio Dalla”

Da concorrenti ad ospiti, i Negramaro sono tra i pochi artisti ad aver realizzato questo iter. Tornati sul palco ieri sera, durante la terza serata, la reazione del pubblico li ha commossi: “La standing ovation a Sanremo è un po’ come l’Oscar per i musicisti, perché è un gesto estremamente popolare. 13 anni fa la voglia era di misurarci con il pubblico. Il nostro album “Amore che torni” la dice lunga, è la voglia di tornare a misurarsi con qualcosa”.

Sangiorgi fa chiarezza sulla crisi che ha portato al loro ultimo album: “Abbiamo passato un periodo di crisi che non volevamo raccontare, poi abbiamo capito che parlarne sarebbe stata la cosa più giusta. Quello è stato un momento difficile che ha prodotto dei risultati inaspettati, come il disco. Siamo una famiglia da tanti anni, a un certo punto, fisiologicamente, un piccolo screzio è stato il motivo per allontanarsi, avevamo voglia di non risolvere il problema, per poi riunirci. Dovevamo allontanarci un attimo. Sono scappato a New York, pensando che non ci saremmo più visti, quando in realtà sapevamo benissimo che non sarebbe stato così. Abbiamo avuto una grande fortuna insieme. Mi sono reso conto che se avessi avuto successo da solo avrei avuto la testa tra le nuvole.”.

Il tour partirà in estate da Lignano e chiuderà a Lecce, casa loro: “Suonavamo in cantina come se fossimo negli stadi. La musica è sempre un bel gioco, un bel sogno e non ha niente a che fare con altro”.

 

The Kolors in conferenza stampa accompagnati dagli ospiti della serata: Tullio De Piscopo ed Enrico Nigiotti. La canzone in gara, “Frida (Mai, mai, mai)”, ha un suono internazionale, non a caso è tra le favorite.

The Kolors con De Piscopo e Nigiotti in Sala Stampa
The Kolors con De Piscopo e Nigiotti in conferenza stampa al Palafiori

A sorpresa in conferenza stampa, insieme ai The KolorsTullio De Piscopo ed Enrico Nigiotti. Il primo è un mostro sacro della musica, il secondo è un talento che torna dove è partito davvero, il Festival di Sanremo. Raccontano di quanto la loro versione di Frida (Mai, mai, mai) sarà potente, già pronta la versione inglese per un eventuale Eurovision Song Contest. Sono tra i favoriti e sicuramente quelli con un suono particolarmente internazionale. Sulla scelta degli ospiti, i The Kolors rispondono sicuri: “Tullio De Piscopo è un maestro di vita. Ci divertiamo a suonare insieme. Quelle poche cose che dice ti predispongono per una performance più rilassata. Enrico è un talento alla chitarra, ha una mano blues, oggi prenderà parte durante l’assolo”.

Arriva puntale la risposta sul significato della canzone in gara: “Le donne hanno sempre la forza di superare i problemi, è questo l’insegnamento che noi prendiamo da loro. Quale esempio migliore di Frida Kahlo, che nonostante una trave nel bacino è riuscita lo stesso a diventare un’icona nel mondo dell’arte”.

Tullio De Piscopo anima la sala stampa con la tutta la sua energia,  Enrico Nigiotti lo elogia e si toglie anche qualche sassolino dalla scarpa: “Non sono campano, sono toscano, ma Tullio è la storia, io sono cresciuto ascoltando Pino Daniele. Credo che i The Kolors abbiano un sound preciso, moderno, fresco. Stasera sarà una festa. L’anno scorso avevo presentato un pezzo nelle Nuove Proposte e non sono stato preso, quest’anno torno come ospite (gli scappa un un fiero sorriso di soddisfazione, ndr)”.

L’esibizione con gli ospiti sarà determinante per la classifica? Sono loro gli avversarsi da battere in questo Sanremo 2018?

 

Diodato e Roy Paci al Festival di Sanremo con “Adesso”. Li chiamano ‘coppia insolita’, loro invece si conoscono da anni, portano sul palco la loro alchimia.

Diodato e Roy Paci: "Non siamo una coppia insolita" 1
Diodato e Roy Paci in conferenza stampa al Palafiori

L’ultima volta di Diodato sul palco dell’Ariston era quella di “Babilonia”, difficile dimenticarsi di una canzone così forte. La coppia con Roy Paci non è affatto insolita, anzi è giusta, due musicisti che si incontrano facendo ciò in cui sono più abili. La canzone in gara Adesso ha groove, musicalità e scorrevolezza.”Sono laureato in Cinema al DAMS – afferma Diodato – quando scrivo le canzoni lo faccio per immagini. Quando ero ragazzino e ascoltavo i dischi notavo quanto gli artisti riuscissero a parlare di me, questo è ciò che cerco di fare anche io. Il nostro duo è nato anni fa, noi ci conoscevamo prima ancora della mia partecipazione solista al Festival (sotto l’etichetta di Roy, ndr)”.

Se Diodato è la melodia, la voce, Roy Paci è lo strumento, il vero direttore d’orchestra: “Abbiamo inserito dei filicorni baritoni nell’esecuzione del nostro pezzo, inusuali per l’orchestra. Ogni persona con la quale collaboro arricchisce il mio lato artistico. Ci chiamano la strana coppia, ma alla fine noi cosa facciamo? Semplicemente musica”. Dalle scelte controcorrente degli strumenti orchestrali a quella di portare Ghemon, un rapper con un flow old style e un cantato R’n B, in un Festival in cui i rapper non hanno trovato spazio. Finita l’esperienza di Sanremo continueranno i loro tour solisti, ma potrebbero esserci duetti su diversi palchi d’Italia.

 

 

Tutti gli aggiornamenti sul Festival di Sanremo dalla quarta conferenza stampa: ascolti, giuria degli esperti e ordine di uscita della serata del 9 febbraio.

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Conferenza stampa all’Ariston Roof – 9 febbraio© Ufficio Stampa Rai

Quella di ieri è stata la terza serata più vista del millennio, dal 1999 non c’era più stato un audience così alto per la terza serata (share del 50,6%, più di 10 milioni di ascoltatori). Un Festival che convince i giovani analizzando gli ascolti per target d’età. Per quanto riguarda la quarta serata in scena questa sera, cambierà la composizione del voto, il peso sarà il seguente: 50% per il televoto, 30% per la sala stampa, 20% per la giuria esperti. A tal proposito, il presidente sarà Pino Donaggi, mentre la giuria sarà composta da Giovanni Allevi, Serena AutieriMilly CarlucciGabriele MuccinoRocco PapaleoMirca Rosciani e Andrea Scanzi. È previsto il premio alla carriera a Milva. Il verdetto della finale delle Nuove Proposte verrà dato intorno alle 22.30.

Timore per la lunghezza della scaletta considerando 28 esibizioni, ma Claudio Baglioni tranquillizza tutti: “Ci impegneremo perché finisca prima”. Torna in auge un argomento importante, la sede del Festival, messa in discussione da Bonolis tempo addietro, il quale aveva asserito di essere limitato dalle dimensioni del Teatro Ariston. Visti i risultati, viene chiesto al sindaco di Sanremo Alberto Biancheri se è previsto il cambiamento (o la costruzione) della sede del Festival entro il 2020: “Stiamo lavorando per crescere insieme ai risultati raggiunti. Bisogna essere realisti, stiamo parlando di un investimento da 50-60 milioni che è impossibile realizzare, anche solo burocraticamente, prima di 5-6 anni”.

Quarta serata (9 febbraio)

Ordine di uscita

Finale delle Nuove Proposte

  1. Leonardo Monteiro – Bianca
  2. Mirkoeilcane – Stiamo tutti bene
  3. Alice Caioli – Specchi rotti
  4. Ultimo – Il ballo delle incertezze
  5. Giulia Casieri – Come stai
  6. Mudimbi – Il mago
  7. Eva – Cosa ti salverà
  8. Lorenzo Baglioni – Il congiuntivo

Campioni

  1. Renzo Rubino – Custodire
    ospite: Serena Rossi
  2. Le Vibrazioni – Così sbagliato
    ospite: Skin
  3. Noemi – Non smettere mai di cercarmi
    ospite: Paola Turci
  4. Mario Biondi – Rivederti
    ospiti: Ana Carolina e Daniel Jobim
  5. Annalisa – Il mondo prima di te
    ospite: Michele Bravi
  6. Lo Stato Sociale – Una vita in vacanza
    ospiti: Piccolo Coro dell’Antoniano e Paolo Rossi
  7. Max Gazzè – La leggenda di Cristalda e Pizzomunno
    ospiti: Rita Marcotulli e Roberto Gatto
  8. The Kolors – Frida (Mai, mai, mai)
    ospiti: Tullio De Piscopo ed Enrico Nigiotti
  9. Ornella Vanoni con Bungaro e Pacifico – Imparare ad amarsi
    ospite: Alessandro Preziosi
  10. Diodato e Roy Paci – Adesso
    ospite: Ghemon
  11. Roby Facchinetti e Riccardo Fogli – Il segreto del tempo
    ospite: Giusy Ferreri
  12. Enzo Avitabile con Peppe Servillo – Il coraggio di ogni giorno
    ospiti: Daby Touré e gli Avion Travel
  13. Ermal Meta e Fabrizio Moro – Non mi avete fatto niente
    ospite: Simone Cristicchi
  14. Giovanni Caccamo – Eterno
    ospite: Arisa
  15. Ron – Almeno pensami
    ospite: Alice
  16. Red Canzian – Ognuno ha il suo racconto
    ospite: Marco Masini
  17. Decibel – Lettera dal duca
    ospite: Midge Ure
  18. Luca Barbarossa – Passame er sale
    ospite: Anna Foglietta
  19. Nina Zilli – Senza appartenere
    ospite: Sergio Cammariere
  20. Elio e le Storie Tese – Arrivedorci
    ospiti: Neri per Caso

 

Le Vibrazioni tentano il riscatto con “Così sbagliato”. La canzone convince, il ritornello c’è. Sarà loro il brano più trasmesso dalle radio?

Le Vibrazioni: "La musica deve far comunicare le generazioni"
Le Vibrazioni durante la conferenza stampa nella Sala Lucio Dalla al Palafiori 

Suonano come una novità, ma ci sono sempre stati, hanno solo riportato in vita una rock band milanese nata nel 1999. Francesco Sarcina, Stefano Verderi, Marco Castellani e Alessandro Deidda, al grido di Così Sbagliato si trasformano ne Le Vibrazioni e convincono. In un Festival da ballad e operette, loro sono tra i pochi che portano ritmo. Spiazza ritrovarli, spiazza non sentire il giusto fermento per la canzone, perché ha le carte per vincere il premio più importante, quello dei passaggi radio. Il brano in gara anticipa l’uscita di V, il nuovo album di inediti, e un tour primaverile nei club italiani.

Sull’esibizione di venerdì insieme a Skin: “Domani sentirete che la versione di questo brano con lei è una bomba atomica. L’ha fatta sua. Ci auguriamo di poterla pubblicare. Nel momento in cui abbiamo saputo di partecipare a Sanremo, abbiamo pensato con chi fare il duetto o la cover. Quando Baglioni ha cancellato le cover a ridosso dell’inizio del Festival, abbiamo deciso di cantare con una donna perché la canzone si presta molto. A quel punto Stefano Vedreri (chitarrista) ha avuto la prontezza di riflessi di proporre Skin. Lei è stata fantastica, umilissima. Quando ha ascoltato la canzone ha detto: ‘It’s ok!'”.

La reunion

Alla domanda sul loro futuro e su quel che fu lo scioglimento rispondono sicuri: “Noi siamo una band ‘valvolare’. Ci piace suonare senza trucco e senza inganno, come in sala prove. Suoneremo nei club in tour, dimensione giusta e modesta per ritrovare il contatto con il nostro pubblico. Non ci siamo mai realmente sciolti. Abbiamo preso una pausa. Come in ogni relazione, quando si perde l’entusiasmo è meglio fermarsi. Il 26 giugno scorso, durante un concerto a Palermo per Radio Italia Live, quando abbiamo suonato ci ha toccato sentire le persone cantare ‘Vieni da me’. Ci siamo innamorati nuovamente.

Concludono con una riflessione intergenerazionale, loro che hanno fatto il primo Sanremo nel 2005: “Le generazioni cambiano, così come le tecnologie. Quando abbiamo iniziato noi chi voleva scriverti lo faceva per mail. A noi piacerebbe avvicinarci ad ogni generazione. La musica deve far comunicare le generazioni. Questo permetterebbe di non far commettere gli stessi errori, come è accaduto nel passato”.

La sua voce rappresenta il soul in Italia. Nina Zilli ha deciso di dedicare il suo brano “Senza appartenere” alla luce della resilienza che risiede nelle donne.

Nina Zilli
Nina Zilli in Sala Stampa Lucio Dalla

Chi si aspettava una swingata o un pezzo reggae da Nina Zilli si metta in coda oppure ascolti il nuovo disco in uscita, Modern Art. Nina decide di partecipare lanciando un messaggio importante a favore delle donne, anzi delle femmine come ama dire lei. Scelta giusta considerando il peso mediatico del palco dell’Ariston: “(Senza appartenere) celebra la bellezza della donna, la luce della resilienza. Celebra le donne che hanno subito dei traumi, che ce l’hanno fatta, prendendo la paura e trasformandola in coraggio. I dati sul femminicidio sono ancora allarmanti”. Nasce subito la curiosità di conoscere chi sono le donne che l’hanno ispirata: “Nel privato mia madre e mia nonna sono state i miei modelli, sono creature meravigliose. Mi chiamo Nina in onore di Nina Simone, la quale ha lottato per tutti i diritti delle donne e degli afroamericani. Lei mi ha ispirato, come anche Ella Fitzgerald e tante altre.”

Fiera di portare un messaggio così importante sul palco dell’Ariston, non sente la pressione delle responsabilità: “Il peso del messaggio sociale è sempre stato importante nella musica. Una volta, in cui c’era più censura, si scalpitava, si rischiava per dire determinate cose. Penso a “Vecchio Frack” di Modugno sul tema suicidio. Oggi condividiamo tutto e la musica è vista come intrattenimento, quindi vengono messi in risalto amore e divertimento, ma anche altri messaggi sono importanti”.

Michelle Hunziker e Nina Zilli in sintonia sia sul palco, sia sul sociale. La loro complicità si vive in diretta e Nina lo conferma: “C’è una grandissima stima da parte mia verso di lei. Lavoratrice instancabile da quando era giovanissima, è una donna forte, una grande madre, che brilla della luce della resilienza citata prima”. La conferenza stampa si conclude con un pensiero sul duetto di venerdì con Sergio Cammariere: “Ha un lato artistico raffinato ed elegante, questo lo rende perfetto per cantare una canzone dedicata alle donne”.

 

 

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