Il cantautore ligure, celebre autore di alcuni successi di Tiziano Ferro, torna in Liguria, a LaClaque di Genova, con un concerto dedicato ai 10 anni dal suo primo EP “Ci troveranno qui”.

Emanuele Dabbono - La Claque Genova

A distanza di 6 mesi dall’uscita dell’ultimo album “Totem”,  Emanuele Dabbono si esibirà sabato 21 aprile 2018 a La Claque di Genova, ore 21.30, per un concerto in una speciale dimensione live. In occasione dei 10 anni dal suo primo EP “Ci troveranno qui”, pubblicato nel corso della sua esperienza ad XFactor 2008, il concerto sarà interamente registrato al fine di realizzare un album in versione live di prossima uscita. Con lui sul palco una band composta da Michele Aloisi, Fabrizio Barale (Ivano Fossati), Fabio Biale, Marco Cravero (Francesco De Gregori), Giuseppe Galgani, Matteo Garbarini eGianka Gilardi.

Sabato torni in Liguria, suoni in uno dei club più importanti di Genova, La Claque. Cosa c’è da aspettarsi da questo concerto, che, oltre a riproporre il tuo primo album “Ci troveranno qui”, verrà anche registrato live?

Vorrei dire alle persone che non sanno se venire che stiamo sfiorando il sold out ed è una cosa bellissima. Non è mai scontato portare a casa il risultato. Come tu hai detto verrà registrato un album live e forse anche un DVD. Abbiamo deciso di cambiare veste a “Ci troveranno qui”. Dopo che proponi le canzoni in un concerto, nelle scalette, queste prendono pieghe diverse. Anche solo cambiando musicisti la canzone sembra un’altra. Per questo ho deciso di dare vita nuova a queste canzoni. Dentro “Ci troveranno qui” c’è una traccia che si chiama “Mio padre”. Nel corso degli anni ho pensato che, quando l’ho registrata, non avevo avuto l’intenzione giusta. La riproporremo e registreremo nel concerto in chiave acustica, come se fosse una lettera a una persona che, ahimè, non è più vicina a me, ma che sento sempre accanto.

Il tuo rapporto con il pubblico che importanza ha? Cosa ti porta ad amare maggiormente suonare live rispetto a suonare in un disco?

Da quando ho memoria, amici e critici dicono sempre che riesco molto di più dal vivo che in uno studio. Proprio per questo motivo il disco precedente, “Totem”, l’abbiamo registrato dal vivo in una chiesa sconsacrata, per catturare quell’urgenza che viene cancellata dalle sovraincisioni chirurgiche sistemate in studio. Insieme al pubblico la magia è sempre stata la condivisione del palco. Spero che chi ci stia sotto non debba subire le canzoni, ma ne voglia far parte, non solo perchè ha pagato un biglietto. Vorrei che il pubblico fosse protagonista tanto quanto le persone che stanno suonando quelle canzoni.

Negli ultimi anni alcuni tuoi colleghi hanno improntato il live sulle sequenze, rendendo quantizzato anche il concerto dal vivo. Pensi sia “l’imprecisione” a dare vita alla musica?

Si. Non voglio criticare chi usa le sequenze. È più un discorso di estrazione: io vengo dalla musica suonata, mi viene più naturale pensare che se voglio suonare una canzone la riarrangio anche. Quello che fanno Springsteen, Dylan e molti altri. A volte fai fatica a riconoscere alcune canzoni ad un concerto, perché sono suonate in modi diversi. Per ascoltare il pezzo tale e quale al disco c’è già il disco stesso.

L’ultima volta in cui sei stato intervistato su Musica361 era in occasione delle tracce per “Il mestiere della vita” di Tiziano Ferro, di cui tu sei autore. Ad oggi Emanuele Dabbono, dopo aver registrato “Totem” e aver suonato sabato a LaClaque di Genova, che nuovi obiettivi e direzioni ha? 

La mia prossima mossa è la felicità (sorride). Da autore non ti posso dire molto, stiamo lavorando a tante belle cose, penso che il 2019 sarà un anno bello, forse anche il 2018. Non mi voglio dimenticare di scrivere canzoni senza l’assillo o la pressione di scrivere una hit a tutti i costi. Mi godo il mio percorso da cantautore, fatto per essere libero dai dettami della moda.

A proposito di “dover scrivere delle hit”. Quanto può essere complesso e, talvolta, frustrante? Quali sono le difficoltà più grandi e in che modo ti approcci a questa richiesta? 

La fortuna di lavorare con un editore, che è un tuo amico e una superstar, come Tiziano Ferro non mi genera alcuna pressione del tipo: “Dobbiamo fare la hit”. Non è il suo linguaggio. Mi dice: “Facciamo qualcosa che resti”. Cerchiamo di fare qualcosa che ci commuova. Se ci scatta la lacrima facile mentre scriviamo, per sentimento di riconoscimento succederà anche a chi ascolterà la canzone. Penso che non ci sia la ricetta per la hit, c’è un concentrato di emozioni, una spremuta di cuore. Nel caso di “Lento/Veloce” il tutto è nato come uno scherzo e ha fatto due dischi di platino. Giuro che non l’avrei mai immaginato. Uguale per “Il conforto”, io pensavo fosse un brano da album. Quando mi hanno detto che sarebbe stato un singolo non ci volevo credere, anzi avevo anche un po’ paura, perchè a livello musicale non è una canzone semplice, ha bisogno di due o tre ascolti. So che sono le major a chiedere agli autori: “Adesso è il momento di sfornare una hit”. Quel tipo di pressione lì ti schiaccia e ti annienta, in più ognuno di noi è autocritico, quindi ti viene da pensare se la canzone che stai scrivendo è più forte delle altre che hanno funzionato. Compiacersi, poi, impedisce di migliorarsi. Io questa pressione da Tiziano non la ho, me la metto da solo (ride).

In vista de La Claque è appena uscito il tuo nuovo singolo, “Parole al vento”. Che significato c’è dietro il video ufficiale?

L’intenzione delle riprese era quella di fotografare la Bretagna con il mio profilo migliore, ovvero quello di mia moglie. Quindi le ho chiesto di partecipare con il suo volto e credo sia il video in cui sono venuto meglio, perchè di me c’è soltanto la voce e la musica. È stato bello fare questo viaggio insieme alle due mie bambine, come se fosse il filmino delle vacanze, ma disponibile per tutti.

Un disco che si è perso nel tempo, nei concorsi, è la News of the Week della settimana. Diego Esposito ha prodotto una perla nascosta troppo bene tra le rocce del mare.

News of the Week: Diego Esposito - È più comodo se dormi da me

“È più comodo se dormi da me” di Diego Esposito è un disco uscito il 5 gennaio del 2017. Se per molti il concetto di “News of the week” significa calcare la novità del momento, in un certo senso è una novità anche un disco non conosciuto al pubblico mainstream. Quindi, avremmo potuto parlare delle ultime hit che sentirete tutta l’estate, ma che gusto ci sarebbe a ricalcare gli articoli di altri colleghi? “È più comodo se dormi da me” è una grande novità e ha anche una vita travagliata.

Dati alla mano Diego Esposito ha 231 ascolti mensili su Spotify. Le canzoni chiave del disco, “Le parole quando vanno da sé” e “Come fosse primavera”, hanno totalizzato rispettivamente 4.015 e 3.763 ascolti l’una. Pochi rispetto alla media degli artisti del suo calibro. Ad aggravare la situazione c’è il caso Area Sanremo. “Come fosse primavera” è stata la finalista dell’edizione 2016 del concorso, ma non selezionata per partecipare alle Nuove Proposte del Festival di Sanremo 2017. Al posto di Esposito vennero preferiti Valeria Farinacci e Braschi. Quell’anno vinse Lele con “Ora mai”. Non troverete nascosto tra queste righe un confronto tra gli artisti che hanno partecipato al Festival e Diego Esposito. Lui meritava quel palco, meritava la possibilità di far ascoltare a tutto il pubblico quel capolavoro, quanto la musica merita di andare oltre la competizione e il giudizio critico di una commissione.

“È più comodo se dormi da me” è un disco che dovrebbe avere di più: più di stare su una piccola testata online e più di qualche ascolto su Spotify. È quell’album che verrà a galla nel momento in cui il cantante di Castelfiorentino avrà la fortuna di essere riconosciuto da un pubblico ampio e omogeneo. Stiamo parlando d’arte, un’arte sopraffatta da quanto spingi economicamente in promozione, da quanto sei disposto a concedere per arrivare in radio, perché nemmeno la meritocrazia ti salva a volte (vedi gli ascolti su Spotify). Allora ascoltate “È più comodo se dormi da me”. Se vi smuove qualcosa, dalla rabbia alla gioia, se vi fa sentire vivi in quel momento, consigliatelo a qualcuno e quel qualcuno vi ringrazierà.

Una manciata di note tengono in ballo momenti, emozioni e ricordi. Lasciamo un pezzo di noi nell’arte. A noi restano gli attimi spesi a cercare quel pezzo.

Quel pezzo di noi che lasciamo dentro l'arte
Photo by Mohammad Metri on Unsplash

Alcune canzoni sono nostre. Tutti ascoltiamo determinate canzoni, eppure abbiamo la sensazione che alcune canzoni siano nostre. Chi le ha scritte le ha donate alla comunità, è consapevole di questo. E fa strano quando incontri qualcuno che ha in comune la tua stessa canzone: avrà provato le tue stesse sensazioni al primo ascolto? Quale parte gli piace di più, la prima strofa o il ritornello?

Che mi dici, invece, quando proprio quella canzone parte a un concerto? Quale tipologia di esplosione atomica si sente dentro? È innegabile, alcune canzoni sono proprio nostre. E le ascoltiamo, a volte le consumiamo, ma non dovremmo. Ci vorrebbe una posologia. Sono delle gocce per la vita, un calmante sano, un energizzante naturale.

La verità è che lasciamo un pezzo di noi nell’arte, qualunque essa sia. Non l’abbiamo creata, ma ci sentiamo dei fruitori possessivi. Quel pezzo non se ne va, non si cancella, anche negli anni, anche se è stato calpestato dalle vicende. Le canzoni sono come i profumi, le riconosceresti anche in mezzo a un autobus all’ora di punta. Per questo dobbiamo cullarle come un figlio, consegnarle solo alle persone più fidate. Più saranno nascoste nei dischi, più saranno salve dalla rotazione musicale. Più ci appassioneremo ad artisti poco conosciuti, più scopriremo delle perle per pochi.

La musica accompagnerà ogni fase importante della nostra vita. Poco importa se in mezzo alla strada vi tornerà in mente un amore infranto o se al lavoro vi ricorderete della vostra serata migliore. L’epifania avverrà nel momento in cui il vostro cervello ricondurrà quella somma di note a quella precisa emozione. È una questione di attimi. Il tempo di dirlo ed è già passato. Quella, ma prioprio quella, si chiama felicità.

 

Il player personalizzabile più nerd di sempre: Winamp. Una skin al giorno toglie il medico di torno. Qual era la vostra preferita?

Un giradischi accattivante rende più bella la propria casa? È a tutti gli effetti un oggetto di arredamento? Per quanto si parli sempre di musica, anche l’occhio vuole la sua parte. Per questo, quando alla fine degli anni novanta nacque Winamp, la musica digitale subì una nuova piccola fase: la personalizzazione del proprio player.

Windows è sempre stato il sistema operativo del popolo. È innegabile che, fino a Windows Vista, l’interfaccia a finestre diventasse monotona con il passare degli anni. Così, a furia di vedere sempre lo stesso Windows Media Player, i nerd hanno preferito Winamp come programma predefinito per ascoltare la musica. Era gratis, si scaricava facilmente ed era personalizzabile con tante e particolari skin (interfacce) di terze parti (che talvolta si portavano dietro qualche tenero trojan horse).

MusicAmarcord - Winamp, il player persolaizza 1
Skin dedicata a “The Fast and The Furious: Tokyo Drift”

Winamp venne rilasciato per la prima volta nel 1997, da due ex studenti dell’Università dello Utah, Justin Frankel e Dmitry Boldyrev, che integrarono l’interfaccia utente di loro creazione con l’Advanced Multimedia Products (AMP), motore di riproduzione per file mp3. Il nome Winamp (in origine WinAMP) nacque appunto dall’unione di Win e AMP. Successivamente il programma venne distribuito anche su Apple, che di lì a poco vide la nascita del proprio player e store: iTunes (dando vita al fenomeno iPod).

Oggi si è persa la curiosità (e la noia) che portava generazioni di nerd a voler cambiare completamente l’interfaccia di un computer o di alcuni software. Oggi è tutto più veloce: se non ci piace qualcosa, la cambiamo o la sostituiamo. Eppure, nella gioventù di qualcuno, rimarrà il ricordo e la soddisfazione di lanciare una canzone sulla propria skin preferita, ricercata in un pomeriggio vuoto e installata con pazienza. Che goduria.

MusicAmarcord - Winamp, il player persolaizza
Skin di Winamp a forma di stereo

 

È uscito “America”, il nuovo album dei Thirty Seconds To Mars, ricco di power hit per l’alta rotazione musicale.

News of the Week: Thirty Seconds To Mars - America

Il nuovo lavoro mainstream dei Thirty Seconds To Mars si chiama “America” e firma un ritorno importante. Un’evoluzione verso il pop, che si distacca dai vecchi dischi e che contiene diverse power hit. Anticipato dal singolo Walk on Water, ciò che spicca nel disco è sicuramente la potenza vocale di Jared Leto, artista a tutto tondo, rock star e premio Oscar. La voglia di riascoltare l’album nasce dalla presenza massiccia di canzoni radiofoniche. Detta così potrebbe sembrare un album di plastica, ma gli spunti sono interessanti, anche perché veder calati i Thirty Seconds To Mars nel mood che propongono non è scontato.

L’obiettività di un articolo giornalistico può non essere coerente con il pensiero dei fan. La scelta di buttarsi a tutto tondo sul pop, sintetico e poco distorto, può far storcere il naso agli affezionati di questo grande gruppo. Dall’altra parte può favorire la nascita di una nuova fan base. Effettivamente in questi anni Jared Leto, icona della band in quando frontman, è stato riconosciuto come grande attore. Questa nuova era dei Thirty Seconds To Mars si porta dietro anche questo tipo di popolarità. Da questo, forse, nasce l’esigenza di essere maggiormente alla portata di tutti, insieme anche al cambiamento esponenziale del mercato musicale rispetto a quando i Thirty Seconds To Mars cantavano “The Kill (Bury me)”.

Ma al di là del contesto storico-musicale, “America” è un lavoro valido e di alto livello, anche per quanto riguarda le sonorità. Nella rubrica “News of the Week” non troverete sviolinate dedicate alle ultime uscite. Ogni disco descritto equivale a una semplice equazione: entra a far parte della rubrica qualsiasi album che, dopo il primo ascolto, ti faccia desiderare di ascoltarlo nuovamente. Ecco perché oggi parliamo dei Thirty Seconds To Mars (anche perché dell’album “Vivere o Morire” di Motta ne abbiamo parlato qui, nda).

Si chiama “Porta Nuova” il singolo rilasciato dai BrickLane lo scorso 21 dicembre, che ha colpito nel segno e creato interesse intorno a loro.

BrickLane, una nuova promessa dell'indie italiano 1
I BrickLane sono una band genovese molto interessante che sta emergendo nel panorama indipendente italiano. In passato legati al britpop, oggi cantano in italiano. Il loro singolo “Porta Nuova” è stato una breccia, perché spacca ed è assolutamente coerente con lo stile itpop ascoltato negli ultimi anni (Thegiornalisti, Ex-Otago, etc.). Insomma, sembrano seguaci e devoti a Matteo Cantaluppi, produttore dei gruppi citati precedentemente. Non manca esperienza alla band composta da Matteo Milazzi (voce e chitarra), Alfredo Cantelli (chitarra), Gabriele Pallanca (controcanto, basso, nonché sound designer) ed Eugenio Ruocco (batteria e controcanto). Se i BrickLane hanno in serbo altre canzoni come “Porta Nuova”, prestate attenzione alle classifiche.

Qual è la storia che si nasconde dietro la vostra musica?

Siamo nati a Genova nel 2009 tra i banchi dell’università grazie all’idea di Alfredo ed Eugenio. All’inizio eravamo una cover band, poi abbiamo iniziato a scrivere pezzi nostri in inglese sulla riga delle nostre band preferite (Arctic Monkeys, Jet, Beatles, ecc.).

In un periodo storico dove la parola “indie” viene abusata, su di voi calza a pennello. In una delle vostre fasi, come avete accennato, avevate in piedi un progetto seriamente indie rock, con tanto di testi in inglese. Come mai avevate fatto questa scelta? Volevate esportare la vostra musica all’estero?

Si appunto, il genere era quello del britpop e l’inglese ci è sembrata la lingua più facile per avvicinarci ad esso. L’idea era quella di affacciarci sul mercato estero tanto che nel 2012 abbiamo pubblicato un singolo negli USA con la 272 Records e abbiamo anche fatto un tour in UK.

Poi un cambiamento radicale, avete deciso di non cambiare il vostro nome, ma la lingua del cantato e siete passati all’indiepop italiano, quello con i sintetizzatori insomma. La scelta è stata premiata dal pubblico, il vostro singolo “Porta Nuova” è piaciuto molto. Da dove nasce l’esigenza di una rivoluzione stilistica della band? 

Dopo che suoni da tanti anni insieme l’esigenza di trovare nuovi stimoli e restare al passo coi tempi si è fatta sentire. Scrivere in italiano è stata davvero un’esigenza per poterci esprimere al meglio. L’inglese non ci bastava più. Ma perché cambiare nome? Siamo sempre noi. Se ci pensi un sacco di band italiane hanno fatto così, passando soltanto a cantare in italiano (Afterhours, Zen Circus, ecc.).

Come mai non avete deciso di continuare sul vostro vecchio stile indie rock, ma in italiano? Torneranno le chitarre nei pezzi nostrani oppure è qualcosa di impensabile secondo voi?

Ma le chitarre ci sono sempre. Poi dal vivo siamo sempre rock. Tastiere e un po’ di elettronica, ma senza stravolgerci.

Quali sono i vostri prossimi obiettivi? Cosa c’è da aspettarsi dai BrickLane?

Beh sicuramente uscirà un nuovo singolo in italiano molto presto con, speriamo, una piccola chicca di cui non diciamo nulla. E poi stiamo lavorando al nuovo album ovviamente, tutto in italiano.

Intorno al 2000 il mercato musicale ha subito uno dei suoi più grandi stravolgimenti: la nascita del lettore mp3. Da quel momento cambiò tutto.

La scorsa settimana, per MusicAmarcord, è stata raccontata l’importanza storica dell’iPod, un device che ha dato vita al mercato musicale online. Ma non tutti potevano accedere al livello di coolness che aleggiava intorno ad Apple, per questo le aziende concorrenti hanno inventato i lettori mp3.

I lettori mp3 nascono nel 1998, ma esplodono in parallelo con l’iPod. La grande fortuna di questi dispositivi era un funzionamento analogo a una chiavetta USB con un jack per le cuffie. A differenza di iPod, costretto a passare per iTunes per la sincronizzazione della musica, il lettore mp3 era molto meno complesso e laborioso per il caricamento dell’arte melodica. Grande fortuna per l’utente, un po’ meno per il mercato. Se Apple aveva cercato un modo per fidelizzare gli utenti al più grande portale di vendita online di musica, i lettori mp3 erano strettamente collegati all’utilizzo di software per il download “illecito”. Certo, venivano venduti con il proposito di riversare le canzoni copiate dai CD acquistati legalmente, ma la realtà è sempre stata un’altra.

Il ché fa riflettere, ancora una volta, sulla perdita di importanza dei CD ad oggi. Se prima del 2000 il CD era il top dell’avanguardia tecnologica, con il lettore mp3 la musica inizia a diventare portatile, le macchine negli anni acquisiscono la possibilità di avere una porta USB nell’autoradio ed ecco che il CD diventa bypassabile. Inoltre, avanza un mercato parallelo che diventerà un culto: le cuffie. Bose, Sennheiser, Marley, Beats, Sony, Philips e molti altri marchi devono la loro fortuna alla musica che cammina insieme all’uomo.

Tutti siamo stati possessori di almeno un lettore mp3. Se avete avuto soltanto iPod buon per voi, vi siete comunque persi un pezzo. Un brindisi a quel piccolo pezzo di metallo e plastica, con due cuffiette veramente terrificanti, che ha accompagnato le nostre estati del 2000. Hai fatto il massimo. Anche tu hai dato vita alla musica, per questo ne farai sempre parte.

Tutti i giovedì di aprile, nel locale “Lo Stacco” di Milano (via Noto 10 – Traversa di via Ripamonti, MI) andranno in scena diversi spettacoli a partire dalle 22.00, con cena dalle 20.30.

"Aprile in scena" a Lo Stacco di Milano
Anche i Jalisse saranno protagonisti nei giovedì del mese de Lo Stacco

Nei quattro giovedì del mese di aprile, alle ore 22.00 (inizio cena alle ore 20.30), presso Lo Stacco, via Noto 10 (Traversa di via Ripamonti), nel contesto del programma CenaSpettacolo, è previsto un cartellone di quattro appuntamenti in cui la musica, il teatro e lo show animeranno le serate primaverili di un pubblico variegato. Ospiti del mese di aprile: A.S.D. Showtime con il Galà del MusicalEraldo Moretto con Eros Grimaldi in FollieAlfredo Nocera con il suo Show di Istant Fashion e per concludere i Jalisse, duo musicale, vincitore del Festival di Sanremo 1997 con Sanremo Live Songs 2018

Giovedì 5 aprile – Galà del Musical: 14 artisti di varie età e una vasta gamma di costumi di scena accenderanno i riflettori su una serata all’insegna del Musical. Lo spettacolo si articolerà in due tempi in cui verranno presentati brani cantati e coreografati tratti dai popolari Musical, Hairspray, Grease, 42nd Street, Pinocchio, The Bodyguard. Le esibizioni saranno interamente dal vivo.

Giovedì 12 Aprile – Follie (spettacolo teatrale Liberamente tratto da Il Vizietto) – Renato e Albin sono una coppia che da 20 anni gestisce un night a Saint Tropez. Albin è anche la stella del locale conosciuto dal pubblico con il nome di Zaza. Da un vizietto di Renato accaduto anni prima, si sviluppa tutta la storia. E proprio dalla versione cinematografica, torna in scena con l’allestimento e la regia di Eraldo Moretto ”Follie”. Si ride e ci si diverte moltissimo per l’ironia dei personaggi, senza però mai dimenticare il lato umano e sentimentale con cui è trattata la storia. Ma Follie è sopratutto l’apoteosi dei due interpretiEros Grimaldi, scatenato in un gioco isterico-malinconico, dà spessore umano ad un personaggio tradizionalmente votato al macchiettismo.

Giovedì 19 aprile –L’instant Fashion di Alfredo Nocera è immediato, chiaro e istantaneo. A volte alla base di un successo c’è un’idea semplice. Fantasia, gusto, eleganza, intelligenza, e grande manualità sono gli elementi principali del suo spettacolo. Un’originalità compositiva gli consente, in una manciata di secondi e senza tagliare o cucire, di trasformare semplici tessuti in fantastici abiti da sera modellando direttamente sul corpo della mannequin. Con gusto e manualità d’autentico giocoliere fonde moda e spettacolo, coinvolge il pubblico in un divertente gioco e stupisce creando spettacolari drappeggi, strascichi, giacche e pantaloni. Due saranno i temi proposti durante la sera: “Il guardaroba istantaneo”  e “L’evoluzione della Moda”. Partendo dalla “Belle Epoque” per arrivare al “2010” e contro ogni canone della moda, un solo tessuto attraversa 100 anni di storia della moda, arriva ai giorni nostri cambiando stile e forma ma sempre al passo di ogni nuova decade. Protagonisti: Musica, video e accessori.

Giovedì 26 aprile – Sanremo Live Songs 2018 in compagnia dei Jalisse – Quest’anno sono 21 anni dalla vittoria del Festival con Fiumi di Parole che diventa un evergreen. Per questa occasione, Alessandra e Fabio hanno scelto di riarrangiare alcune tra le più belle canzoni del Festival riviste in chiave moderna, per poter accontentare i nostalgici e avvicinare i giovani a quelle che sono le canzoni della storia della musica italiana come Caffè nero bollente, La notte dei pensieri e Vacanze romane. Verranno riproposti brani di Mango, dei Matia Bazar, Michele Zarrillo e dei Decibel. Dal loro repertorio non mancheranno: Liberami, Vivo, Tra rose e cielo, E se torna la voce, con la “ciliegina sulla torta” di Fiumi di parole.

Biglietti: Cena + Spettacolo €uro 30.00 – Solo spettacolo: €uro 15.00

Per informazioni e prenotazioniinfo@lo-stacco.it – tel. 02/37052223 – www.lo-stacco.it

Instagram: lostacco
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Erica Mou torna con “Bandiera sulla Luna”, un disco che vede al centro diverse facce delle relazioni di coppia.

News of the Week: Erica Mou - Bandiera sulla luna 1

Tra note e parole, dopo aver ascoltato il nuovo album di Erica Mou “Bandiera sulla luna” viene da chiederle: “Chi è il protagonista di queste storie? Chi ti ha fatto vivere queste sensazioni?”. Una convivenza mancata, un rapporto che col tempo perde il suo stato di grazia, un amore estivo. Ci sono tante fasi delle relazioni di coppia in “Bandiera sulla Luna”, diverse facce di altrettante storie. L’album sembra rappresentare anche una confessione a se stessi, sembra un disco cantato allo specchio, vis-à-vis con la propria anima.

A metà del viaggio una cover di “Azzurro” viene calzata dalla limpida voce della giovane artista. La cantante dona una nuova veste a un classico italiano. Tutto il disco è la conferma di come questa ragazza, pugliese di origine, sia una storyteller. Ogni parola viene messa sul piedistallo, a lei il dono di cantarla delicatamente. C’è anche ironia e sarcasmo in “Bandiera sulla Luna”, difficili talvolta da trovare generalmente nel cantautorato, ma che rappresentano Erica, non tanto come artista, quanto come persona

Sebbene sia sbagliato esprimere giudizi soggettivi sull’arte, che ognuno interpreta a suo gusto, “Canzoni scordate” e “L’unica cosa che non so dire” sono due capolavori. È giusto premiare l’idea, le parole, tutto quanto. Siamo di fronte all’ennesima artista capace di catapultarci in un mondo parallelo, disegnato da lei tramite musica e parole. “Qui ci vorrebbe un applauso da cinema pieno”. Dici bene Erica, te lo meriti tutto.”Bandiera sulla Luna” è la News of the Week.

Ascolta “Bandiera sulla Luna”

La neonata TRX Radio è già un successo. Nasce da un’idea di Paola Zukar e i rapper italiani che hanno fatto la storia.

TRX Radio nella storia delle AppRadio in Italia 1

La radio sta vivendo un periodo di mutamenti. Da qualche anno ha appoggiato la crossmedialità, accedendo a nuovi contenuti paralleli come i canali YouTube, le dirette televisive e social. Un nuovo modo di comunicare la vita radiofonica. Ma in questa rivoluzione, il messaggio è sempre stato chiaro, la vera radio si fa sulle frequenze medie, non sul web. Fino a qualche giorno fa.

Da un’idea di Paola Zukar con Clementino, Fabri Fibra, Gué Pequeno, Marracash, Salmo ed Ensi, in veste di direttori artistici, è nata TRX Radio, che propone l’ascolto di brani italiani e internazionali del genere che ha segnato le loro rispettive carriere e il loro presente. Le canzoni che vengono trasmesse sono accuratamente scelte e compilate dal team di artisti e di personalità della scena nazionale, per offrire il panorama più ampio e completo del rap mondiale.

In un’era in cui il rap guida le classifiche, TRX sceglie di nascere come app, la forma più vicina alle esigenze del suo pubblico, per regalare 24 ore su 24 la migliore musica rap attuale, passata e futura. Scelta curiosa e intelligente, considerando che proprio i più giovani seguono tutte le vicende del rap. Cosa utilizziamo maggiormente tutti i giorni? Lo smartphone. La vecchia teoria della web radio, quindi, scema a favore della app radio, da portarsi dietro tutti i giorni. Scelta premiata dal primo posto su Apple Store e Google Store.

Per rendere ancora più speciale l’esperienza, Clementino, Ensi, Fabri Fibra, Guè Pequeno, Marracash e Salmo avranno le loro personali playlist quotidiane, trasmesse in orari differenti della giornata. Oltre a questi pesi massimi del rap, TRX Radio ospiterà di volta in volta le playlist dei brani scelti da molti altri artisti, italiani e internazionali.

Provare per credere:

TRX Radio su App Store

TRX Radio su Google Play

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