Antonella Ruggiero, cantante versatile e sempre più libera

Dopo i concerti di Busto Arsizio e Milano abbiamo parlato con Antonella Ruggiero, attualmente in tour col suo ‘Concerto versatile’ e prossima alla pubblicazione del cofanetto “Quando facevo la cantante”.

Antonella Ruggiero, una cantante sempre più libera
Antonella Ruggiero

Una delle voci più interessanti e importanti del panorama italiano come solista ma nella memoria pop del grande pubblico inevitabilmente legata ai Matia Bazar, dal 1975 al 1989, che oggi ricorda come «l’inizio di un percorso nel mondo della musica e di un periodo di grandi viaggi che mi ha permesso di conoscere nuove mentalità e costumi al di fuori della mia città e dell’Italia, dall’ancora esistente U.R.S.S., al Giappone all’America latina. E poi le prime sperimentazioni con canzoni che ancora oggi ripropongo, sempre molto amate dal pubblico, seppure con arrangiamenti diversi». ‘Matia’ era il soprannome di Antonella e oggi “portano il suo nome” altri ma «anche Dior non esiste più eppure la sua produzione continua», afferma la Ruggiero, «è diventato comune che certi marchi vengano acquistati da altri chiamati a portarne avanti il nome nonostante l’assenza dell’anima che ha dato vita ad un progetto». E riguardo la nuova formazione precisa: «Mi fa piacere sapere che abbiano preso parte giovani ragazze dato che solitamente le donne sono spesso in minoranza nel mondo musicale e non solo».

Non stupisce il maturo e garbato distacco della Ruggiero, affatto nostalgica e sempre più libera, come il titolo del suo primo omonimo album del 1996: «Dopo l’abbandono dei Matia Bazar ho volutamente passato sette anni isolata dal mondo delle case discografiche e delle tournée dedicandomi a nuove esplorazioni personali e professionali. C’è voluto tempo per liberarmi psicologicamente da quel tipo di pressione, pur necessaria, ma che non ho mai amato. Trovo conflittuale una visione musicale dominata dal business anzichè dall’arte in quanto tale: sono prospettive che si sono sempre male accordate ai grandi numeri o che raramente hanno trovato un equilibrio». Il gusto di scoprire diversi generi musicali Antonella lo coltiva sin da piccola abituata ad ascoltare in casa l’opera, canzoni popolari e musica sacra: «A 7 anni mio nonno mi portò nella chiesa di Santa Maria di Castello nella quale per la prima volta ascoltai l’organo liturgico: rimasi folgorata da quel suono e soprattutto prodotto in quel luogo. Quel ricordo mi ha sempre accompagnato durante lo studio della musica sacra, appassionandomi nella ricerca di brani anche poco noti che poi ho riproposto negli album Cattedrali e Sacrarmonia: è stato come riprendere in mano qualcosa che ho sempre amato».

In questi mesi è in tournée insieme a Mark Harris e Roberto Colombo con il suo ‘Concerto versatile’, piccola summa di carriera con brani dalle influenze di diversi generi ed epoche insieme a classici del repertorio anni ’70 – ’80: «C’è molta creatività ed improvvisazione, versioni riarrangiate e omaggi da De André alla PFM, repertorio che ogni sera prende forma in sintonia all’emotività del pubblico,  mia e dei musicisti: questa è la bellezza che rende ogni concerto versatile ma soprattutto non replicabile».

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Domenica 18 marzo tappa anche a Milano dopo l’esibizione ad Expo 2015, città che Antonella conobbe la prima volta negli anni ’70, in un momento storico profondamente mutato rispetto ad oggi: «È una delle città internazionali più illuminata e ricca di giovani creativi. Ho cantato in meravigliosi luoghi come l’Orto Botanico, Piazza Duomo o all’interno di certi splendidi palazzi. La musica mi ha permesso di conoscere con grande stupore luoghi affascinanti, siti e borghi d’Italia nei quali la storia ha lasciato tracce suggestivamente straordinarie». In tema di città italiane non si può non citare Genova, profondamente misteriosa e introversa i cui abitanti, artisti e navigatori, hanno sempre manifestato il desiderio di esportare la loro cultura nel mondo e col mondo avere scambi: «Sembra quasi inevitabile allontanarsene: anche io, come molti figli di quella terra di esploratori, ho provato questo spirto di fuga. Ci ho vissuto fino ai 20 anni e oggi, pur abitando lontano, spesso ci torno col pensiero, soprattutto a quegli stili di vita che si rispecchiavano nella sua tradizione musicale estinta con gli anni ’70. Tutto cambia, si evolve o si involve».

E mantenendo uno sguardo al passato Antonella racconta anche del suo ultimo progetto discografico, il cofanetto “Quando facevo la cantante”, la cui uscita è stata posticipata tra maggio e giugno. Si tratta di 110 brani, alcuni inediti, per un totale di 6 CD, ognuno dedicato ad un genere, dalla musica sacra a quella popolare da quella orchestrale al jazz: «Ogni traccia è stata registrata dal vivo nel corso degli scorsi anni da Roberto Colombo allo scopo di regalare oggi la mia concezione musicale assolutamente scollegata da schemi discografici. Vuole rappresentare uno stimolo a fare musica a mente libera, interagendo con musicisti di culture che provengono da mondi lontani nel tempo e nello spazio ma uniti dal fil rouge della bellezza e della sacralità, che purtroppo con la musica pop mi sembra che abbia sempre meno a che fare. Il messaggio che intendo dare a molti giovani è che il panorama musicale non è statico: il musicista è un artigiano che realizza il suo lavoro in ogni dettaglio sempre con le sue mani e la sua mente».

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Antonella Ruggiero © Riccardo Panozzo

D’altra parte la creatività non si può fermare, parola di chi è stata sedotta da tante ispirazioni: «Amo entrare nelle dimensioni musicali che sanno emozionarmi, non è mai un lavoro freddo, ogni volta che ho indagato l’anima della musica popolare o ebraica è perché ho sentito di volerlo fare. A oggi penso di aver affrontato quasi tutti i generi, compresa la musica contemporanea con Adriano Guarnieri, forse il momento più impegnativo della mia carriera». Più che sperimentare probabilmente ad Antonella piace più indagare nel tempo e nei luoghi della memoria che hanno lasciato dei segni nell’umanità e continuano a farlo: «A prescindere dai miei progetti futuri voglio proseguire una ricerca nei solchi di questo pianeta che continua a lasciarci in eredità storie e opere meravigliose, anche se talvolta di autori sconosciuti o che non saranno mai citati dai media».

Alla luce di tutte queste considerazioni, cos’è la musica per Antonella Ruggiero? «Una dimensione che appartiene da sempre all’umanità, legata ad una poetica intimità e ad una visione profondamente personale del mondo: sono sicura che persino le musiche primitive, comunque furono, sono state appassionanti al punto di toccare cuori e menti dei contemporanei. E nonostante oggi si avvii verso soluzioni formalmente sempre più ipertecnologiche, la musica resta per me prima di tutto un’arte sacra, nel vero senso del termine. C’è tanta bruttura nel mondo ma attraverso la musica si può ancora recuperare un po’ di bellezza».

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Luca Cecchelli
Luca Cecchelli
Laureato in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Milano con una tesi in linguistica italiana e da sempre interessato al mondo dello spettacolo, scrive per diverse testate e rubriche di teatro e musica, parallelamente all’attività di ufficio stampa. Cinefilo quasi attore, scrittore, critico, melomane e appassionato conoscitore di musica rock, è assiduo frequentatore di sale e concerti oltreché batterista per passione presso alcune formazioni.
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