Antonella Bucci, una strada chiara fin dall’inizio

L’esperienza con Eros Ramazzotti è un punto di arrivo e di partenza per Antonella Bucci, la cantante che ama Whitney Huston e il teatro.

Antonella-Bucci
Antonella Bucci.

Parlare al telefono con Antonella Bucci è una bella sensazione. La sua voce ha la freschezza e l’argentea vitalità di quell’amica che tutti abbiamo, quella che fa sempre piacere sentire e ci si rammarica di non vedere spesso.

La passione per la musica l’ha manifestata sin da piccola: il padre abruzzese le raccontava che a Hausham, vicino a Monaco di Baviera, dov’è è nata, per evitare che piangesse dovevano tenere accesa la musica. Così, a quattro anni, era già pronta a manifestare le sue intenzioni: fare la cantante. Un sogno molto più grande della sua età.

Ma alle medie il sogno comincia ad avverarsi: ha l’opportunità di cantare nel musical Jesus Christ Superstar, nella parte di Maria Maddalena. L’impatto con il pubblico inizialmente non le era congeniale: avrebbe preferito qualcosa di più riservato.

Arrivarono però i primi riconoscimenti: la vittoria a Castrocaro, e il tour per l’Armenia dove canta insieme a Loredana Berté, Mia Martini, Lorella Cuccarini e Tullio De Piscopo che la porta a firmare il contratto con la DDD.

Qui la nota Eros Ramazzotti che la sceglieva per il duetto di Amarsi è l’immenso per te, inizialmente pensato per Whitney Huston. La cosa la onora doppiamente: non solo duettare con Eros, ma cantare al posto del suo idolo, di Withney che, fin da bambina, si esercitava cercando di imitarne le prestazioni vocali.

Poi il palco di San Remo. “Lì l’esperienza è molto forte. Gli addetti ai lavori ti fanno vivere l’esperienza con la consapevolezza che in quei giorni può determinarsi il tuo futuro, si possono aprire o chiudere contratti. Io però l’ho vissuta da ragazzina; non benissimo da un punto di vista emotivo, per tensioni e responsabilità, ma ho fatto tesoro del vissuto di quella settimana ed è un ricordo di crescita artistica a livello di esperienza e maturità di persona”.

Il brano Il mare delle nuvole, era scritto da Eros. La canzone è bella e complessa, con concetti importanti, ma non immediata. Richiede un tempo di riflessione e riascolto, quindi partiva in svantaggio rispetto a brani più semplici e orecchiabili che in una manciata di giorni, si fanno strada prima nella familiarità del canticchiabile immediato. Il mare delle nuvole al contrario è una canzone che richiede concentrazione e digestione ma che, a distanza di anni, riscuote ancora molto successo.

Arriva quindi l’esperienza in Tv a Domenica in insieme a Mara Vernier. Questo è un nuovo palco, qui molte cose sono nuove: il filtro delle telecamere toglie un po’ di spontaneità, ma alla fine il rapporto con il pubblico può essere comunque veritiero. “Qui ho fatto molte esperienze: ho conosciuto e interagito con ospiti importanti; ho lavorato con grandi professionisti come Joaquin Cortes e altre persone che mi hanno arricchito da un punto di vista sia professionale che umano. Tuttavia non credo di essere portata per il palco televisivo: preferisco quello del teatro. Il teatro crea una magia tra lo spettatore e l’artista, più sana e pura; c’è l’improvvisazione irripetibile non legata alla registrazione e replicazione o ai tempi dello spot. C’è la “persona” come maschera del teatro greco e “l’individuo” invece ti permette di mostrare l’unicità. La televisione rispetto al teatro ti limita, ti fa essere più “persona” e meno “individuo”. Questo almeno a livello personale.”La canzone nella quale si riconosce di più è I don’t know how to love Him, il brano di Maria Maddalena del musical Jesus Christ Superstar, che ha segnato il suo esordio musicale e The greatest love of all di Whitney Huston anche per il messaggio: trovare l’amore più grande, la stima per se stessi. È la base per amare in modo corretto anche gli altri e di conseguenza l’ambiente ricambia l’amore per quello che tu sei.

Dei suoi brani quelli a lei più cari sono Il mare delle nuvole, Amarti d’immenso e Lacrime sporche, un brano che ha scritto di pancia, in un momento di grande sofferenza, nato da una riflessione allo specchio, in uno di quei momenti in cui l’immagine riflessa non ci rassomiglia più. Quel rapporto duale fra come si è realmente e come ci si sente.

Per il futuro i progetti sono tanti (sorride): bisogna valutare e discernere fra quello che si vuole fare e quello che la realtà musicale ti permette di fare. Fra i più concreti ci sono il musical di Valentino: Valentine’s secret insieme a Sergio Moses con una produzione norvegese; i live estivi con alcuni brani e cover, più due nuovi suoi inediti.

Un altro progetto a cui si sta dedicando è una ricerca sullo sviluppo cognitivo della musica nell’infanzia, un argomento che le sta a cuore come cantante, insegnante e madre; un altro modo per dedicarsi al continuo perfezionamento e il cesellamento della tecnica che non abbandona mai.

Mi saluta con una bellissima riflessione: “Penso che sarò così anche a 90 anni: sempre alla ricerca di qualcosa, perché è quello che ci fa stare bene. Altrimenti è finita”.

Articolo di Paolo Linetti

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