Intervista a Nicita: «Per me è importante scrivere le emozioni»

Alessandra Nicita, di origine salentina ma adottata dal capoluogo emiliano, è cantautrice e scrittrice: con ciò che scrive vuole trasmettere emozioni.

Intervista a Nicita: "Per me è importante scrivere le emozioni"
Alessandra Nicita: il suo ultimo album “Canzoni di nascosto” uscita a Marzo 2017

Cantautrice di origine salentina

Cantautrice di origine salentina ma adottata da Bologna. Lei è Alessandra Nicita, un’artista eclettica e vivace che con le sue canzoni vuole aarrivare al cuore della gente che la ascolta. La sua esperienza nel mondo della musica è iniziata nel 1997, quando ha incontrato Lucio Dalla. Da quel momento in poi la sua carriera è stata tutta una salita, fino ad essere scelta come Ambasciatrice per l’Italia in Moldavia e a scrivere anche due libri. Perché comunque per lei l’importante è «scrivere le emozioni». 

Nel 1997 hai conosciuto Dalla e quest’incontro è stato decisivo per la tua vita. Che insegnamenti ti ha lasciato Lucio?
Lucio era un uomo coltissimo e incredibilmente curioso, proprio come sono curiosa io. Mi ha ricordato che è importante osare, e io non sono una che si tira indietro. Una volta, qualche anno dopo averlo conosciuto, mi disse che avrei dovuto fare questo mestiere, ma  «da  grande»; in quel  momento ero troppo «sensibile e delicata» e avrei dovuto  imparare a fregarmene un po’. Solo adesso comprendo a pieno il senso delle sue parole.

Il tuo singolo Carolina Carolina ha ottenuto un grande successo. Quanto sei legata a questo brano?
Indubbiamente tanto e per un motivo ben preciso: con Carolina Carolina ho iniziato a pensare che le cose che scrivevo non erano più così improponibili. Era giunto il momento di cantare. È un brano che tratta la discriminazione omosessuale: sarebbe cosa buona e giusta comprendere che l’amore è universale e che tutte le persone hanno il diritto di amare ed essere amate.

A maggio è uscito il tuo album Canzoni di nascosto. Che cosa devi nascondere con le tue canzoni?
Da adolescente mi nascondevo nella mia camera per suonare. La mia camera era arredata con microfoni, amplificatori, tre chitarre, una batteria e una tastiera.  Non mi riconoscevo nei desideri e non inseguivo i sogni delle mie compagne di classe: io volevo solo tornare a casa e suonare. Mi nascondevo nella mia camera perché improvvisavo canzoni, mi muovevo suonando la chitarra, saltavo sul letto e immaginavo un pubblico pronto  ad ascoltarmi. In realtà non credo di nascondere nulla cantando quello che canto, semplicemente mi metto anch’io nell’ombra che appartiene a tutti, sperando poi che ognuno di noi scelga la luce e una sana consapevolezza che non guasta mai.

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Intervista a Nicita: "Per me è importante scrivere le emozioni" 1
A destra: Alessandra Nicita

Il disco contiene sei brani brillanti, in cui il filo che le lega è sempre quello dell’amore. Come mai hai deciso di soffermarti proprio su questo tema? Che cos’è per te l’amore?
Non è una scelta che faccio razionalmente. L’amore mi interessa perché rende migliori, perché porta vita e coraggio: che senso ha vivere senza essere innamorati di qualcosa o qualcuno? Amare per me ha un significato più ampio: significa amare la vita e, prima di ogni altro, se stessi.

Hai dichiarato che ti piacerebbe duettare con Zucchero, De Gregori e Levante, oltre a scrivere una canzone con Cremonini e Bersani. Qual è la caratteristica che ti affascina di ognuno di questi artisti?
Di Zucchero mi piace la grinta che si sposa con l’eleganza degli arrangiamenti, di De Gregori ho sempre amato tutto, dalla voce alla sua classe innata, alle cose che canta, al modo in cui dice le cose. Levante mi piace perché ha presenza scenica, si muove con grazia e ha la forza di una pantera, è tenera e non, allo stesso tempo. Cremonini che incontro spesso per Bologna mi ricorda mio fratello, eclettico e simpatico: ha l’aria di essere uno generoso. Bersani è un poeta dal profumo meraviglioso. Quando ci siamo conosciuti gli ho detto «Sai che una notte stavo per addormentarmi e mi hai svegliato?» Lui parlava al telefono nel cortile che portava allo studio di registrazione di Lucio, io dormivo da Stefano Cantaroni, straordinario artista e amico di Dalla. Abbiamo parlato come se ci conoscessimo. In fondo abbiamo avuto in comune un “incontro” speciale.

Sei stata Ambasciatrice per l’Italia in Moldavia. Quanto è stato importante per te rappresentare il tuo Paese all’estero e che cosa ti porti dietro da questa esperienza? Raccontaci qualche curiosità che ti ha particolarmente colpito della loro cultura musicale.
Mi porto dietro l’orgoglio di un’esperienza così importante e anche un po’ la responsabilità. Sono stata accolta dall’Ambasciatrice italiana Valeria Biagiotti  che si è messa a disposizione per sostenermi ed aprire nuovi progetti di collaborazione ed eventi artistici.  Non sapevo che tipo di pubblico avrei potuto trovare: è stato un pubblico caloroso ed accogliente che mi ha fatto sentire a casa.  Mi fermavano per strada facendomi i complimenti per la mia musica e per l’emozione che ho saputo trasmettere. Andando in giro in taxi ho notato che i conducenti ascoltano ad altissimo volume musica tecno e spagnola incuranti del passeggero.   

Hai scritto anche due libri: Sono stata molto delusa dai mirtilli e Arrivò l’amore e non fu colpa mia. Che differenze trovi tra scrivere un libro e un testo per una canzone? In quale ruolo ti trovi più a tuo agio?
Per me è importante scrivere le emozioni, i pensieri e il vissuto, che siano parole per un libro o una canzone non fa differenza. Mi trovo a mio agio in entrambi i ruoli, anche se il mio grande amore resta la canzone.

Cosa vuoi fare da grande?
Voglio essere un’allegra signora rock’n’roll.

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Camilla Dalloco
Camilla Dalloco

Laureata in Lettere all’Università degli Studi di Milano, scrivo per passione e leggo per diletto, fin da piccola. Curiosa, eterna sognatrice ed amante dei viaggi: vorrei fare della mia più grande passione un vero e proprio lavoro perché “il mestiere del giornalista è difficile, carico di responsabilità, con orari lunghi, anche notturni e festivi, ma è sempre meglio che lavorare”.

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