15 anni di Blue Note

In occasione delle celebrazioni per i tre lustri del tempio del jazz di via Pietro Borsieri in zona isola a Milano, Locali361 vi apre le porte del Blue Note.

15 anni di Blue Note

Era il 19 marzo del 2003 quando nello spazio di una ex fabbrica di tendaggi apriva il Blue Note, primo locale in Europa ispirato all’originale format del club del Greenwich Village di New York: «Nacque per volontà della prima proprietà, una società di amanti di jazz. Da un anno e mezzo la gestione è stata ereditata da Casta Diva Group, holding company che si occupa di produzione audiovisiva e comunicazione di grandi eventi: hanno portato una nuova energia, sono presenti persino in ogni dettaglio dei recenti festeggiamenti», spiega soddisfatto Daniele Genovese, che lavora da 12 anni nel celeberrimo locale della zona isola. «Dopo la laurea e un breve master ho trovato posto qui come coordinatore organizzativo tra i vari uffici, il direttore artistico Nick The Nightfly, e un collega che da New York ci supporta per il booking internazionale. E a tempo pieno: il locale è aperto 6 giorni a settimana 9 mesi all’anno». Alcune delle numerose stelle del jazz che si sono avvicendate sul palco nel corso di tre lustri sono ritratte nelle foto stampate sui festoni che decorano le pareti del locale per l’anniversario, da Ron Carter a Clark Terry ma anche Paolo Fresu, Stefano Bollani o Fabrizio Bosso: «Questa sala ha lanciato Mario Biondi, Ivan Segreto, Rapheael Gualazzi ma ricordo anche il primo concerto in Italia di Gregory Porter, Beckett Stevens o Zara McFarlane e Jazzmeia Horn, giovani talenti della scena internazionale».

Esteticamente nel locale, che si estende su una superficie di 1000 metri quadrati su 3 diversi livelli con 300 posti a sedere, si ritrovano elementi che richiamano l’omonimo newyorkese: una sala pervasa da un’atmosfera da elegante jazz club nel quale la platea può ascoltare le esibizioni ad un passo dai musicisti con il massimo della qualità acustica da ogni posizione, compresa la balconata. A predominare è ovviamente il blu, «in riferimento all’aggettivo inglese blue che identifica tanto il colore quanto un senso di nostalgia e tristezza tipico della musica afro-americana, così come percepita dagli ascoltatori europei. La caratteristica però che contraddistingue il Blue Note milanese rispetto a qualsiasi altro nel mondo (Stati Uniti, Giappone, Cina, Hawaii e Rio) è che il nostro è il più grande». Il menù, composto da specialità italiane e internazionali semplici ma raffinate, viene aggiornato ogni due mesi compresa un’ampissima carta di vini italiani e francesi, liquori e più di 200 voci nella drink list». Il servizio è molto efficiente in modo da appagare il pubblico prima dell’inizio del primo set di ogni concerto, dal martedì alla domenica a partire dalle 9: «La nostra offerta comprende in un’unica serata ristorazione e due concerti, prevalentemente con artisti internazionali di alto livello. Ogni artista richiama un pubblico statisticamente differente, che va dagli appassionati del grande jazz agli avventori del venerdì o sabato in cerca di una serata piacevole, agli incuriositi allievi di istituti musicali milanesi».

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Nick The Nightfly © Rita Cigolini 2018

Figura fondamentale del jazz club milanese è, insieme a Genovese, il direttore artistico Nick The Nightfly, che una volta a settimana conduce da un’apposita postazione all’interno del locale la sua trasmissione Monte Carlo Nights: «Quando ho presentato quest’idea all’editore Hazan è stata subito approvata con entusiasmo: non c’è altro locale al mondo che abbia all’interno una radio nazionale, gli artisti stranieri che vengono qui non ci possono credere». In questi giorni anche Nick è impegnato nei preparativi per le celebrazioni che hanno interessato non solo la struttura, impreziosita da tanti piccoli lavori come le installazioni di Marco Lodola, ma anche gli eventi speciali come la Blue Vinyl Nite, serata dedicata al dj set destinata a ripetersi con cadenza regolare, o il flah mob in galleria Vittorio Emanuele con l’Italian Gospel Choir. Nick ricorda così il giorno di inaugurazione 15 anni fa: «Ci fu una festa ad inviti, erano presenti tanti personaggi del mondo della musica come Renzo Arbore e Carlo Pagnotta di Umbria Jazz. Il socio fondatore Paolo Colucci e io eravamo seduti in uno di quei tavoli e ammiravamo i particolari del locale ultimato e pronto per ospitare il primo concerto. Quando finalmente abbiamo visto entrare Chick Corea con la sua band, nostro padrino, ci siamo guardati negli occhi emozionati come dire “Sta accadendo davvero!” Per Milano ma anche per l’Italia fu un sogno diventato realtà».

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Blue Note, sala interna © Rita Cigolini 2018

Il Blue Note ha riportato Milano e l’Italia sulla mappa delle tappe fondamentali del circuito internazionale ma non esclusivamente per star del jazz: «Mi piace intendere il jazz soprattutto come sinonimo di bella musica creativa dato che la maggior parte dei generi musicali deriva da quella matrice. Il compito mio e del team è stato ed è quello di far conoscere non solo il jazz ma anche i suoi figli». Gli amanti della musica non prediligono solo un genere, per questo «nella nostra galleria di star trovi anche Noel Gallagher e Pino Daniele, Ornella Vanoni, Fabio Concato e Eugenio Finardi insieme a talenti nuovi ed altri fidelizzati come Steve Gadd e McCoy Tyner, che hanno contribuito a creare un solido “fan base”». La musica ha sempre rispecchiato ogni società e riguardo l’attualità del jazz Nick risponde: «Certi maestri assoluti hanno inventato ciò che prima non c’era per questo vengono ancora venerati ma il jazz è un genere che andrebbe reinventato. Robert Glastbury, esempio di jazzista che contamina il suo stile con hip hop e soul, in una delle sue prime interviste anni fa dichiarò che il jazz aveva bisogno di un calcio nel sedere: c’è bisogno di giovani come lui che abbiano una visione della storia ma sappiano dare nuove chiavi di interpretazione. Sarebbe bello veder nascere non solo nuovi nomi ma anche nuovi generi: questa era digitale sta cambiando non solo la musica ma anche il suo valore e la sua importanza».

L’ultima sorpresa svelata è la Wall of fame, un muro esterno allestito appositamente per esibire i calchi delle mani dei più rilevanti artisti che si esibiranno qui: «Lo inaugurerà sabato 24 marzo Toquinho, protagonista della serata durante la quale gli verrà assegnato il Blue Note Award, nostro riconoscimento per musicisti, autori, scrittori, giornalisti o personaggi operanti a favore della divulgazione musicale». Pensando a quanto ancora potrà offrire il Blue Note conclude: «È un locale che diventerà ancora più importante nel tessuto sociale di Milano e dell’Italia. E più a lungo vivrà più successo avrà: Long live the Blue Note!»

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Luca Cecchelli
Luca Cecchelli
Laureato in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Milano con una tesi in linguistica italiana e da sempre interessato al mondo dello spettacolo, scrive per diverse testate e rubriche di teatro e musica, parallelamente all’attività di ufficio stampa. Cinefilo quasi attore, scrittore, critico, melomane e appassionato conoscitore di musica rock, è assiduo frequentatore di sale e concerti oltreché batterista per passione presso alcune formazioni.
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